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Tra i grandi meriti di Helenio Herrera, vero e proprio rivoluzionario del pallone, si deve ricordare l reinventato Armando Picchi nella posizione di libero battitore. Il Mago lo riscopr come perno della difesa dopo una vita da girovago del campo da gioco. Picchi, ai tempi delle giovanili del Livorno, aveva infatti giocato come attaccante prima e come centromediano poi. Col passare degli anni aveva quindi messo radici sulla fascia destra e Angelo Moratti l acquistato nel proprio come terzino dalla Spal. Herrera, approdato sotto la Madonnina nello stesso anno di Armandino, cos chiamato dagli amici di sempre, quelli con cui trascorreva le vacanze ai “Bagni Fiume” di Livorno, ha il compito, nemmeno troppo celato, di portare i nerazzurri sul tetto d Il tecnico argentino vuole da subito dare la propria impronta alla squadra stravolgendo l il che gli costa due stagioni piene di difficolt e senza alcun trofeo.

Alla fine della stagione arriva l che cambia la storia nerazzurra: “Picchi, prova a giocare come libero!”. La grandezza di questa scoperta trova facile riscontro nelle prestazioni di Picchi che diviene in poco tempo uno dei massimi interpreti del ruolo. “Nel calcio, battitore libero (o semplicemente libero), il giocatore della difesa che, schierato alle spalle del centromediano, ha il compito di ostacolare l che raggiunge l di rigore e di rilanciare il pallone verso la propria linea d L Treccani spiega cos il ruolo del libero che, in pratica, doveva avere una straripante personalit doveva saper leggere ogni seconda palla e ogni movimento dell in anticipo: doveva essere un muro invalicabile.

Picchi approdato in nerazzurro a 25 anni, nel pieno della sua maturazione calcistica. Nel 64 Bolchi viene ceduto al Verona: l ha bisogno di un nuovo capitano. Herrera ha creato un buon mix di giovani e veterani plasmando la compagine che passer alla storia. Nel l morattiana un gruppo solido e competitivo, trascinato da senatori dal carattere forte, cos forte da essere leggermente indigesto al Mago, che malsopporta le persone ostinate e decise, proprio come lui. Picchi un punto di riferimento per la squadra e non pu che essere lui il successore di Bolchi. La fascia attorno al braccio sinistro non fa altro che sottoscrivere una leadership consolidata nei primi tre anni in nerazzurro. Picchi libero, non solo per la posizione in campo. Il suo modo di porsi urta Herrera, che ad ogni sessione di mercato lo inserisce al primo posto nella lista dei partenti.

Moratti stravede per il Mago e fa sempre il possibile per accontentarlo, ma su Picchi pone un chiaro veto: non si muove. Il Capitano porta l sul tetto d d e del mondo, diventando un esempio vivente di come debba essere interpretato il ruolo di libero battitore. Eppure, nonostante la grandezza del personaggio, qualcosa non va e la stagione emblematica della fine di un I nerazzurri perdono la finale di Coppa dei Campioni contro il Celtic e si lasciano scappare il campionato all giornata. Sembra che la Grande Inter sia giunta a un punto morto. A fine stagione, dopo aver deglutito l boccone, Herrera consegna a Moratti la consueta lista dei partenti. Questa volta per pone un diktat al presidente: o Picchi o me. Per Moratti come dover scegliere tra due figli, prendendo una decisione contro natura e illogica. Nonostante la scomodit della richiesta del Mago, Moratti acconsente e Armandino viene ceduto al Varese.

Dopo tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali il capitano saluta un commosso Moratti e i contrariati compagni di squadra. Non si cerchi per una qualche giustificazione anagrafica! Nel 1967 Picchi ha 32 anni, non pi di quanti ne avesse avuti il giorno in cui era sbarcato a Milano. Gi come se fosse non fosse mai invecchiato e fosse da sempre un distinto signore che conosce il mondo e gli uomini, sa come porsi nei confronti della vita e vive semplicemente per essere libero. Non nasconde la delusione per la scelta di un Herrera, a suo modo di vedere, irriconoscente nei confronti dei calciatori che lo avevano consacrato nell degli allenatori.

Al Varese continua a giocare con la consueta personalit ed efficacia, riprendendosi anche la nazionale. Valcareggi lo convoca per l dei quarti di finale degli Europei. Il 6 aprile a Sofia, contro la Bulgaria, un gravissimo incidente di gioco schianta i suoi sogni messicani. La diagnosi impietosa e parla di frattura del tubercolo sinistro del bacino. Picchi deve dire addio al Mondiale del appendere le scarpe al chiodo e decidere cosa fare della propria vita. Accetta la panchina del Varese calandosi con la consueta seriet e il solito carisma nel nuovo ruolo. Nel scende in Serie B subentrando ad Aldo Pulcinelli per salvare il suo Livorno dalla retrocessione. Allena la compagine toscana per una sola stagione portandola ad una tranquilla salvezza.

Italo Allodi, ex dirigente dell e grande estimatore di Picchi, segue con molta attenzione il campionato del Livorno e insieme a Giampiero Boniperti, suo collega nella dirigenza juventina, offre ad Armando la panchina bianconera. L azzeccatissima: il nuovo tecnico lancia campioni del calibro di Capello, Bettega e Causio portando la squadra ai quarti di finale di Coppa delle Fiere. Il 7 febbraio 1971 la Vecchia Signora cade a Bologna e Picchi viene espulso per proteste. Conscio di aver esagerato, abbandona il campo con la consueta signorilit senza sapere per che non potr mai pi guidare la sua squadra dalla panchina.

Un mese prima aveva avvertito un forte dolore alla schiena durante la partita contro la Lazio, presagio di un male che lo avrebbe distrutto nei mesi successivi. La malattia degenera nel giro di poche settimane. Picchi muore alle ore 16 del 26 maggio 1971 nella casa di Sanremo dove si era da poco trasferito con la moglie e i due figli. Aveva 36 anni. Poche ore dopo viene giocata la finale di Coppa delle Fiere tra Juventus e Leeds United. La partita finisce 0 0 ed dominata da un pioggia, triste saluto di un cielo in lutto per la morte di un uomo libero, libero da tutto.

11:15 FFP, SERVONO 70 MILIONI ENTRO IL 30 GIUGNO 2018. SUNING VUOLE LA CL, A GENNAIO OPERAZIONI ALLA GAGLIARDINI 11:00 TS INTER, L’ARRIVO DI BASTONI ANTICIPATO A GENNAIO 10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO 09:15 TS INTER, OBIETTIVO ESTERNO D’ATTACCO: DA VERDI A DEULOFEU, PASSANDO PER DI FRANCESCO: TUTTI I NOMI

EDITORIALE di Gabriele Borzillo

SALI SUL CARRO, SCENDI DAL CARRO

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.
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Javier Adelmar Zanetti detto Tractor o pi semplicemente Capitano ragazzo argentino dal volto pulito e dai capelli perennemente in ordine che in una gara casalinga di campionato contro il Vicenza di esattamente diciannove anni fa andava a fare il suo debutto ufficiale con la maglia della Beneamata, stato il simbolo per eccellenza di un generazione d Quella travolgentemente innamoratasi, ai tempi delle scuole elementari, della formazione granitica e vincente di mister Trapattoni. Quella che, passata ad incendiare i banchi delle scuole medie con la propria ardente fierezza nerazzurra, iniziava a conoscere le apprezzabili doti del neo arrivato Javier ma parallelamente osservava delusa gli indigesti trionfi dei compagni di svago rosso bianconeri. Quella frequentante le scuole superiori mentre Zanetti si vedevano clamorosamente soffiare sotto il naso due scudetti, in circostanze perlomeno cupe, dalla Juventus dei futuri radiati dirigenti Giraudo e Moggi: una generazione diventata adulta riempiendosi gioiosamente gli occhi con le fantastiche giocate dei diversi fuoriclasse acquistati dal presidente Massimo Moratti ma anche fastidiosamente le orecchie con il borioso e avvilente coro avversario vincete mai emblema per antonomasia di un sinistro periodo in cui l gente interista era spesso beffata da fragorosi quanto inverosimili errori arbitrali ed al contempo derisa, quando ancora certi fatti di cronaca giudiziaria potevano rientrare solo nell dei sospetti e certe attesissime risposte tardavano volontariamente a pervenire, da chi quegli stessi arbitri, guardalinee e designatori si sarebbe successivamente scoperto essere in grado di manovrare ad hoc. Una generazione che una volta imboccata la via del mondo del lavoro, nel momento in cui le braccia oggi perfettamente oliate del Capitano cominciavano a sollevare un trofeo dopo l sino a ergersi progressivamente campione di tutto, ha per poi meritatamente ottenuto la migliore delle rivalse: sette consecutive stagioni caratterizzate da quindici titoli e un mix gaudentemente esplosivo di gremite ed elettrizzanti feste di popolo, notti felicemente insonni, storici rivali alle prese con seri e imbarazzanti problemi in materia sia sportiva che legale, leggendarie imprese quasi inimmaginabili e orgogliose bandiere ripetutamente sventolanti per le strade, allo stadio e fuori dalle finestre di casa.

Una generazione sempre pronta, nelle fasi di sofferenza come in quelle di giubilo, ad esserci a prescindere e a trasmettere passione alla squadra ed al suo vigoroso e generosissimo numero quattro, un valoroso jolly dai dribbling a perdifiato e dalla forza devastante giunto ventiduenne a Milano dal piccolo Banfield nell 1995 con le sole scarpette da calcio messe in una borsa di plastica a fargli da bagaglio ed il collega di viaggio albiceleste Sebastian Rambert (giovane attaccante frettolosamente spacciato per asso, ma ben presto ceduto in quanto rivelatosi meteora di doti modeste): giacca beige, camicia turchese, cravatta vagamente pittoresca e sciarpa nerazzurra che recitava da protagonisti nel giorno della presentazione ufficiale alla Terrazza Martini al cospetto del monumentale Giacinto Facchetti, del quale, non soltanto per il sorriso gentile e mai stanco e per il maniacale taglio di capelli equilibrato che ne hanno delineato il marchio di fabbrica, Javier in seguito si sarebbe dimostrato il legittimo erede. Legittimo erede del grande Cipe, tuttora il biglietto da visita pi confacente e luminoso della saga dell per qualit in comune tipo l fedelt perpetuamente vista come scelta e non come sacrificio palesata ad un vessillo e a determinati ideali, per le splendide virt agonistiche da prode maratoneta ribaltafronte, per la moralit priva di macchia, per la professionalit da dieci e lode esibita con quotidiana umilt per l tenacia e la lealt antica, per la considerevole abnegazione spesa pure nel dar forma ad opere di solidariet fuori dal campo (doveroso citare la Fondazione PUPI creata assieme all moglie Paula, fiabesca partner di vita da quando El Tractor era un ragazzo di diciannove anni, a sostegno della disagiata infanzia abitante le zone maggiormente povere d e per l voglia di vincere senza tuttavia prevaricare l cui ha sempre donato e da cui ha sempre ricevuto estremo rispetto. Come accaduto al Facchetti non pi giocatore, appunto, Zanetti oggi in procinto di diventare la persona in grado di rappresentare degnamente il Biscione dinanzi alle alte sfere e in ogni angolo del globo: la recente nomina a vicepresidente della societ meneghina, unita nel frattempo allo studio della lingua inglese da affiancare alle gi conosciute spagnolo ed italiano, probabilmente da intendersi in tale direzione. Una direzione che si spera possa sfociare in quell braccio destro della propriet che in Corso Vittorio Emanuele manca tremendamente dal 2006, al quale affidare il fondamentale incarico in sede di politica sportiva.

Cuore nerazzurro, indole pacata e riflessiva, prestigio internazionale, lunga e gloriosa esperienza sul rettangolo verde da mettere a disposizione, capacit di trovare la parola giusta al momento giusto: un compito che pare cucito su misura per le peculiarit costantemente mostrate dalla primissima operazione di mercato targata Massimo Moratti patron che aveva rilevato l dalle mani di Ernesto Pellegrini nel febbraio 1995 e che, subito dopo aver ratificato un accordo sottoscritto da Pellegrini stesso con l Maurizio Ganz, fece di quel giovane esterno sudamericano gi nel giro della Nazionale la prima pietra della sua gestione nonch l calciatore che lo avrebbe scortato attraverso tutti i suoi diciotto emozionanti anni di presidenza che sin dalle iniziali recite con la casacca del Biscione cominci a scatenare dagli spalti convinti commenti d apprezzamento. Quel numero quattro cresciuto nel modesto quartiere Dock Sud della nativa Buenos Aires, che con le proprie cosce di marmo solcava ininterrottamente la fascia destra senza quasi provare fatica e a cui era pressoch impossibile staccare il pallone dai piedi, apparve all un acquisto azzeccato. Un affare concretizzatosi grazie alla segnalazione dell centravanti Antonio Valentin Angelillo, che un notturno Moratti seduto col figlio davanti al videoregistratore immediatamente avall con entusiasmo e che per diciannove stagioni consecutive avrebbe garantito alla Beneamata un atleta dal rendimento assolutamente disciplinato,
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puntuale, ammirevole ed eclettico, in grado di ricoprire con profitto una marea di ruoli (terzino destro e sinistro, centrocampista centrale, ala destra e sinistra, esterno ed interno di centrocampo) secondo la filosofia del che il principale dovere di un giocatore sia quello di mettersi al servizio della squadra spesso ripetuta da Javier e che sovente traccia il confine tra ottime individualit e campioni, categoria quest per gente alla Zanetti. Categoria che un giorno i sostenitori interisti si augurano possa annoverare anche il nuovo capitano Andrea Ranocchia, talentuoso difensore che dell compagno argentino non potr gi avere il carisma costruitosi in anni di spogliatoio ma che ha sicuramente l il culto per il gruppo e la professionalit necessarie per divenire un esempio da seguire.

Un modus operandi che per quasi un ventennio stato stabilmente incarnato dall recordman di presenze nerazzurre 858 gare totali disputate, arricchite da un bottino di 21 reti realizzate capace di conquistare a Milano la bellezza di sedici titoli, pi di qualunque giocatore che, in oltre un secolo di blasonata storia, abbia mai indossato la maglia del Biscione: cinque scudetti, quattro coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, una coppa Uefa (il primo alloro, vinto nella finalissima parigina 1997/ grazie pure ad un suo spettacolare gol), un Mondiale per Club ed una Champions League, orgogliosamente sollevata al cielo nella epica nottata madrilena e poche ore dopo anche al cospetto dell radiosa ed indimenticabile di un San Siro inebriantemente vestito a festa. Una dorata ed encomiabile carriera passata altres per per momenti non facili come il probabilissimo addio all con destinazione Real Madrid sfiorato ad inizio millennio e fortunatamente sventato in extremis da Moratti (la medesima e paternalistica persona che, onde evitare spiacevoli sorprese indonesiane in stile Ivan Cordoba, lo scorso maggio ne ha rapidamente preannunciato la vicepresidenza), come l dai Mondiali 2006 e 2010 e gli zero trofei vinti con la casacca della Selecci malgrado un curriculum impreziosito da ben 145 presenze, come le sciocche dicerie mormorate da taluni (in concomitanza, ovviamente, di risultati opachi) sul fantomatico degli argentini capeggiato da Javier che ogni cosa disponeva dentro e fuori le mura di Appiano Gentile, come la rottura del tendine d a trentanove anni, come l repentinamente dipinta alla stregua di una virt da fessi sia prima che dopo l dello scandalo definito tempo fa da Zanetti macchia enorme e una figuraccia per il calcio italiano agli occhi di tutti, che incredibilmente c ancora qualcuno che tenta di negare Una carriera agonistica conclusa ufficialmente tre mesi fa sul terreno del Chievo, a distanza di una settimana dalla suggestiva serata contro la Lazio in cui i suoi tifosi hanno voluto da protagonisti per riavvolgere metaforicamente in circa un paio d un nastro lungo diciannove stagioni, andando a gonfiare l del di sperticati cori, lacrime ed applausi per l e coraggioso Capitano di una generazione. Il minimo che si potesse fare per celebrare un eroico oplita classe 1973 nato nella magica notte di San Lorenzo, quella capace a volte di far sognare anche in assenza delle agognate stelle cadenti, divenuta inconsapevolmente ancor pi magica in un pomeriggio di sole di ventidue anni e diciassette giorni dopo. Nella vita di molti uomini ci sono date che ne cambiano la storia, che la segnano a tal punto da farla mutare in un storia. Il 27 agosto 1995 stata forse una di queste date.

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La d dell a Crotone ha avuto un effetto indiretto anche sulla corsa salvezza, rimettendo clamorosamente in gioco i pitagorici. A tal proposito, si espresso il direttore generale dell Marcello Carli, che ai microfoni de Il Tirreno ha spiegato che ora la lotta per la sopravvivenza in Serie A apertissima: “Ora tutto azzerato, ripartiamo da capo. Il Crotone stato bravo a battere l e, in sostanza, inizia un nuovo campionato fatto di 7 partite. Ci aspettano due mesi intensi e difficili. Ne verr fuori chi ci metter pi qualit quantit e carattere”.

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Candreva dona la maglia celebrativa dell

Una maglia celebrativa per ricordare la partita numero 800 della Nazionale, quella contro l disputata lo scorso 9 ottobre a Scutari, stata donata dagli azzurri oggi al Museo del Calcio di Coverciano, dove sar esposta dai prossimi giorni. A consegnare la divisa al presidente della Fondazione Museo del Calcio Fino Fini stato l Antonio Candreva, autore del gol che ha deciso la sfida. La nuova maglia riporta sulle spalle proprio il nome del centrocampista azzurro e sul petto il numero 800, oltre al dettaglio della partita e alle patch ufficiali delle Qualifiers

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candidato alla presidenza del Bahia

Si chiama Fl Alessandro da Silva Filho, ma meglio noto come Binha de S Caetano, ha 57 anni e per la seconda volta si candida alla presidenza della sua squadra del cuore, il Bahia. Con me il Bahia vincera Coppa, Campionato, Copa Libertadores e Mondiale per club. Dimostrer a societ come S Paulo, Santos, Corinthians e Palmeiras come si gestisce un club. Il Bahia uguale all al Real Madrid e al Barcellona; un gigante del calcio brasiliano e mondiale”.

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Cambiasso fa il Chivu nella difesa a tre

Tre, il numero perfetto. Tre partite con la difesa a tre, tre gol rifilati questa sera al Neftchi, tre punti conquistati in ognuna di queste gare. Stramaccioni propone fin da subito un inedito 3 5 2 con Cambiasso al centro della difesa affiancato da Silvestre e Juan. Modulo che cambia a seconda delle fase di gioco, diventando spesso e volentieri un 3 5 1 1 con Coutinho che si abbassa spesso e volentieri tra centrocampo e attacco per cucire gioco. L nerazzurro riesce perfettamente nell di creare superiorit numerica a centrocampo, grazie alle linee di gioco propiziate dall posizionamento degli esterni. Mudingayi fa da scudo ai tre difensori, mentre Obi e Guar ci mettono la giusta potenza e contrastano egregiamente un centrocampo azero, fin troppo labile.

In assenza di Chivu, ottime indicazioni da Cambiasso. L imposta bene da dietro l dando possibilit agli altri suoi due compagni di reparto di allargarsi creando pi soluzioni di passaggio. Le qualit tecnico tattiche dell Real Madrid mettono l nelle condizioni di ripartire sempre palla a terra, ma al momento stesso di subire poco quando il Neftchi gioca in profondit Ottimo il lavoro di Pereira e Jonathan, che seppur non sempre perfetti palla al piede, riescono a interpretare nel migliore dei modi ci che gli era stato chiesto dall ovvero proporsi in maniera costante nelle due fasi di gioco.

La mobilit di Coutinho si rivela l nella manica di Stramaccioni. Grazie al brasiliano, l riesce a trovarsi in superiorit numerica anche quando parte schiacciata. Il giovane n.7 nerazzurro quando parte palla al piede manda in tilt tutta l tattica degli avversari. Avversari tecnicamente troppo modesti per poter palleggiare e proporre gioco, meno pronti fisicamente di quanto ci si potesse aspettare alla vigilia. L va a nozze: tanto possesso, molti inserimenti da parte dei centrocampisti (quelli che sono mancati nelle ultime gare), e ritmi mai fin troppo elevati.

Guar monumentale quando recupera palloni e si propone con regolarit in fase offensiva, dove propizia tre reti su tre. Ultima nota su Livaja: il giovane attaccante croato fa tanto lavoro sporco. Poche iniziative palla al piede, ma movimenti e appoggi preziosi per il compagno di reparto Coutinho. Stramaccioni ha avuto anche modo di far esordire il giovane Garritano. Insomma, l nodo adesso resta proprio il viaggio.

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calze da uomo e unisex

I dettagli fanno la differenza in un look: una maglietta bianca e un paio di jeans, se accessoriati nel modo giusto, possono essere più originali di qualunque stampa o taglio particolare di tessuto, così come il classico little black dress, il tubino nero, è solitamente la base da impreziosire come sbizzarrendosi su una tela.

Calze e calzini fanno parte di quegli accessori cui si rivolge maggiormente l’attenzione quando si tratta di interpretare un look classico: negli ultimi anni si è assistito ad un fiorire di fantasie sui collant da donna, ma il meglio è stato spesso presentato proprio nelle collezioni dedicate agli uomini, ricche di righe e riquadri jacquard che si intravedono tra la fine del pantalone e l’inizio della scarpa.

Questa particolare attenzione al “dettaglio calzino” muove la creatività del marchio americano Nice Laundry, nato dalla fantasia di Ricky Choi e Phil Moldavski dopo anni di riunioni in ufficio con uomini che indossavano, a detta di Choi, solo banali calzini bianchi sportivi.

La fondazione di Nice Laundry avviene ad Aprile 2013 con una startup su Kickstarter per la raccolta fondi necessaria ad avviare la produzione e una filosofia che si può riassumere in due parole chiave: unisex e riciclabile.

I calzini di Nice Laundry sono prodotti in Corea del Sud in una piccola fabbrica per mantenere i costi molto contenuti. L’idea vincente del marchio è stata la scelta di vendere solo online, con uno staff minimo di gestione, e a pacchi di sei paia di calzini originalissimi alla modica cifra di 39 dollari (circa 36 euro, escluse le spese di spedizione e la dogana extra Stati Uniti che potrebbero far lievitare il prezzo).

Le tipologie di stampa e colore sono suddivise in sei pacchetti speciali da 6 paia ciascuno Chief, Dreamer, Exec, Ladies Man, Visionary, Wild Child con la possibilità di cumulare le tipologie di scelta a seconda dei gusti: Exec e Chief sono naturalmente i più basici, dedicati a chi non ama troppo discostarsi dal classico, mentre chi ama le stampe e preferisce osare può dedicarsi a Wild Child e Ladies Man, decisamente più particolari.

I sei tipi di calzini di Nice Laundry

Indecisi su quali regalare? Ci sono anche delle comode Gift Card di importi differenti a seconda delle esigenze personali, oppure si può fare la follia e acquistare per 99 dollari il set completo della collezione, con 18 paia di calzini da scoprire.

Ciò che anima principalmente Nice Laundry, però, è l’ecosostenibilità: l’azienda collabora con una compagnia che si occupa del riciclo di tessuti usati. Il programma di riciclo è facilissimo: si segnalano quante paia di calzini vecchi si debbano riciclare e si inviano, gratuitamente, a Nice Laundry, che provvede a mandarli al riciclo; una larga parte delle fibre tessili viene riutilizzata, contribuendo ad un minore impatto sull’ambiente. Purtroppo e per ora è valido solamente negli Stati Uniti, ma l’idea è veramente notevole.

Per acquistare i calzini di Nice Laundry potere andare direttamente sul sito e dedicarvi allo shopping unisex: la taglia unica calza perfettamente i numeri più classici da uomo, mentre da donna si calcola dal 38 in su.

calcione a Balotelli ed espulsione Video

Follia di Francesco Totti. Un gesto antisportivo, un fallo cattivo, con l’aggravante dell’atteggiamento da bullo di quartiere che va a schernire l’avversario a terra dopo averlo scalciato senza ragione. Siamo al 43 minuto del secondo tempo di Inter Roma, finale di Coppa Italia. I giallorossi sono sotto e cercano di recuperare, hanno ancora poco per sperare di riagguantare i nerazzurri, ma da ormai 5 minuti sembrano non avere più la speranza di impensierire l’Inter.

Da troppo i giallorossi sono caduti nella trappola del fallo sistematico sui ragazzi di Mourinho a cui non riescono a togliere il pallone in maniera pulita, sono saltanti i nervi. Già 20 minuti prima Totti aveva mostrato il suo nervosismo andando a colpire in maniera punitiva Milito che gli aveva rubato palla a suo parere in maniera irregolare rimediando un giallo che era un classico arancione. In una situazione del genere, il Capitano, l’uomo più carismatico ha due alternative: provare a prendere per mano la squadra o perdere la testa guidando i compagni ad una vendetta fatta di calci e gioco violento.

Francesco Totti sceglie questa seconda alternativa, nonostante in tribuna ci fosse quel Marcello Lippi che spera di portarlo al Mondiale per usarlo come arma in più della sua nazionale. Taddei era appena entrato duro su Thiago Motta, la palla finisce a Balotelli che porta il pallone verso il fondo, ci sono due giocatori giallorossi a pressarlo, Totti lo insegue e con inusitata violenza lo colpisce alle spalle. L’interista cade al suolo, Rizzoli si avvicina, ma Totti non è ancora contento e colpisce Balotelli con la punta della scarpa sulla testa quasi a zittirlo.

Bruxelles e Girona low cost

Sistemati gli zaini in camera, prendiamo la metro e in poche fermate siamo nei pressi del Petit Sablon.

La giornata grigia ma non fa molto freddo, la citt per completamente diversa da come l lasciata la scorsa estate. Visitiamo la bella chiesa del Petit Sablon e passiamo al Grand Sablon dove visitiamo l chiesa ed il quartiere circostante. Laddove sorgeva a suo tempo un carinissimo mercatino d ora c un semplice parcheggio, mentre le viuzze dove in estate c i tavolini all erano semideserte con gran parte degli esercizi addirittura chiusi.

Proseguiamo verso la Piazza Reale ed il Palazzo Reale, attraversando il parco sino a giungere alla cattedrale che ci fermiamo a visitare. Si prosegue in direzione della Gallerie du Roi ma con la coda dell occhio il nostro Ivan intravede LA MORTE SUBITE un localino gi adocchiato sul web, ma trovato quasi per caso.

Ci sediamo ed ordiniamo 7 birre diverse affinch ciascuno di noi potesse avere gi un idea di ci che ci aspettava. Il locale caratteristico e carino, la birra fantastica. A parte il nome poco invitante questo locale lo consigliamo vivamente.

Qualcuno gi mezzo lucido ma tra risate e qualche capogiro si prosegue per la Gallerie du Roi, dove ammiriamo le bellissime vetrine ornate di cioccolati. In centro c per fortuna qualcuno che passeggia, ma noi precipitiamo in un altro locale per il secondo giro di birra. La qualit non la stessa del precedente ma per scaldarci un po va pi che bene. Superata la Grand Place ci incamminiamo verso il Manneken Pis che per passa in secondo piano dal momento che proprio di fronte alla misera statuetta espongono dei gaufres di tutto rispetto.

Il gruppo si lascia andare e si concede vari mattoni, con doppia panna montata + noci + nutella + pezzi di banana a sviluppo verticale, quasi quasi pi alti del Manneken Pis. C addirittura chi se lo fa cadere a terr vabb non si sa come, distrugge una scarpa (dice di essersi incastrato da qualche parte quindi bisogna rimediare ed acquistarne un altro paio e proprio mentre entriamo ed usciamo dai negozi scoviamo il Tempio della Birra, uno store per veri intendindori.

Qui Moreno si lascia andare acquistando quanto di pi alcolico si trovi sul mercato e, dal momento che i liquidi non possono essere portati a bordo dell si decide di consumare in loco, anzi per strada.

L della bottiglia avviene in maniera rudimentale con l di un a m di cavatappi, con tappo che salta via in mezzo all folla.

I bicchieri non esistono, ma ci mettiamo veramente pochi problemi Sardegna diciamo Bruncu Iniziamo a cercare qualcosa per la cena attraversando un paio di volte la Roue de Bouckers e mandando al diavolo i ristoratori che in ogni modo, in maniera invadente cercavano di portarci dentro il loro locale. Uno addirittura continuava a ripetere SIETE ITALIANI EH CAVALLO la nostra risposta in lingua sarda (come in genere avviene dopo che si pronuncia il nome dell stata in CODDIDI per ben due volte. Chi sardo mi capisce al volo, chi non sardo magari pu immaginare

Inizialmente orientati su Chez Leon, ma visti i prezzi abbiamo ripiegato per un men moules, frites e birra a 10 a Les Vieux Colombiers: alla fine ci siamo cascati. Le cozze erano in putrefazione, l di marcio che fuoriusciva dai piatti non lo auguro neanche al mio peggior nemico. Lasciamo tutto l purtroppo paghiamo 10 per non aver mangiato n bevuto (anche la birra e le patatine facevano veramente pena).

Brozovic il migliore

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EDITORIALE di Gabriele Borzillo

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.