real ugg boots on sale Pietro Anastasi

E’ il caso, bisogna dire proprio così, a catapultare Pietruzzu, Pietru u turcu, il Pelé bianco, all’anagrafe Pietro Anastasi, nel mondo del grande calcio.

Era nato il 7 aprile 1948, a Catania, e i primi calci li aveva dati in piazza, marinando la scuola, spesso a piedi nudi per non rovinare le scarpe. Comincia a giocare per davvero nella sua Catania, nella Massiminiana, in serie D e da lì lo rapisce il destino.

Succede che il rubicondo Alfredo Casati, uomo di fiducia di Giovanni Borghi, il re dei frigoriferi allora proprietario del Varese Calcio, perde l’aereo che doveva riportarlo a casa e decide di ingannare il tempo dell’attesa accogliendo un invito di andare a vedere l’enfant prodige del luogo, Pietruzzu appunto. E’ amore a prima vista e Pietro parte per il centro sportivo di Comerio, dove si allena anche la grande Ignis, dominatrice nel basket. Il Varese, in quella stagione 1966 67, gioca in serie B e grazie anche alle prestazioni di Anastasi ottiene la promozione in A: e il 4 febbraio 1968 Varese Juventus termina 5 0, con 3 reti di Pietruzzu. Subito si evidenziano i pregi del piccolo attaccante: ha uno scatto ed una velocità impressionanti, grazie ai quali riesce quasi sempre a raggiungere il pallone prima dell’avversario, sopperendo così alla sua lacuna più evidente, lo stop approssimativo. Valcareggi lo chiamerà in nazionale ed Anastasi segnerà, al volo, in mezza rovesciata, il goal del 2 0 destinato a laureare l’Italia campione d’Europa. Nel frattempo, già in procinto di passare all’Inter, mentre anzi sta disputando un’amichevole contro la Roma in maglia nerazzurra, segnando anche due gol, apprende di essere stato acquistato dalla Juventus. Autore dello scippo l’Avvocato in persona che, colpito dalle doti di fantasia e imprevedibilità di Pietruzzu, brucia sul tempo Fraizzoli e conclude l’affare direttamente col patron Borghi, per una cifra esorbitante, attorno ai 650 milioni di lire, più, si dice, una fornitura di motori per frigoriferi alla Ignis.

L’accoglienza a Torino è uno choc: Pietro si presenta in sede con i capelli lunghi e senza cravatta e il presidente Catella lo congeda invitandolo a ripresentarsi con un abbigliamento più consono, camicia, cravatta e capelli corti. Anche l’allenatore, il ‘sergente di ferro’ Heriberto Herrera, il ‘ginnasiarca’ perfezionista ed intransigente, lo riprende sovente nel corso degli allenamenti.

Ma il pubblico invece accoglie con molta simpatia il picciotto catanese, tutto estro, istinto e generosità, perdonandogli qualche lacuna tecnica. Il primo anno segna 14 reti e il secondo, quando l’allenatore è il compianto Armando Picchi, suo ex compagno di squadra nel Varese, va a segno 15 volte. Quando Picchi si ammala, gli subentra ‘Cesto’ Vycpalek, che rimprovera spesso a Pietro i suoi atteggiamenti esuberanti, talora persino spocchiosi.

Sogna i mondiali messicani, Pietro, ma non partirà: la sera prima della partenza uno scherzo malandrino quanto pesantemente inopportuno da parte di un massaggiatore,
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che lo colpisce con un asciugamano bagnato ai genitali, gli causa un trauma che lo costringe ad operarsi ed a saltare l’avventura mondiale.

Dopo una stagione anonima, nella stagione 1971 72, con l’arrivo di Bettega che per i suoi colpi di testa può valersi (almeno fino a metà gennaio, quando purtroppo si ammala) dei cross dell’altruista Anastasi, arriva lo scudetto, ed anche Pietruzzu segna 11 gol importanti, ribelli e impossibili. Un altro scudetto (con 16 gol), poi una finale persa di Coppa Campioni e la partecipazione ai mondiali del 1974.

Sempre problematici i suoi rapporti col mister. Un giorno, si racconta, Pietro, entrando nello stanzino dell’allenatore senza bussare, protesta con Vycpalek perché gli ha preferito Altafini, più anziano ma, in quel periodo, più tonico; gli grida sul naso: “Io sono Anastasi!!!”; e “Cesto”, pacioso e imperturbabile, ribatte: “E quello lì si chiama Altafini!!!”.

L’anno successivo inizia la fase declinante della carriera di Anastasi, che non è più brillante, ha perso la sua verve, non è più la star, soppiantato dai nuovi leaders Bettega, Causio e Furino.

Il 27 aprile 1975 il nuovo allenatore Carlo Parola lo lascia in panchina contro la Lazio; Pietro non nasconde il malumore e, entrato nel secondo tempo, sotto la spinta dell’adrenalina, nel giro di 5 devastanti minuti, segna 3 gol 3 ai biancocelesti.

Ma il suo tempo a Torino è finito: forse il suo gioco tutto istinto, i suoi scatti a ripetizione lo hanno logorato; Boniperti lo cede all’Inter ricevendone in cambio il più anziano Boninsegna e cento milioni; e “Bonimba” con la Juve vincerà due scudi e una coppa UEFA, mentre Pietruzzu non riesce più a segnare come sa: 7 reti in 46 partite e solo una Coppa Italia.

Ma forse la Juve gli è rimasta dentro, perché la prima volta che affronta la sua ex squadra sbaglia due reti madornali; e corre voce che, appena tornato negli spogliatoi, fosse solito chiedere subito il risultato della Juventus.

E anni dopo dice: “Alla Juventus è dove mi sono trovato meglio e rimarrò sempre un tifoso juventino”.

Il ragazzo dagli occhi scuri e dalle gambe svelte, partito dalla Sicilia a 18 anni in cerca di gloria, conclude piuttosto mestamente la sua storia sui campi di calcio, militando per tre stagioni nell’Ascoli e una nel Lugano.

Ma non importa: negli occhi dei tifosi della Juventus, che pur, si sa, sono esigenti di natura, rimangono i suoi gol straordinari, con guizzi abbaglianti e tiri che sono vere sciabolate, frutto di un’istintiva astuzia; rimane il suo gioco, fatto di intùito,
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di genio e sregolatezza, pur se di tecnica non eccelsa, un gioco che non si nutre di senso tattico, ma dà la caccia al gol: e il gol è la magìa del calcio.

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Affidiamo, con piacere, la descrizione di tali permanenze litiche del paesaggio salentino alla scrittura accorata e partecipata di Luigi Ponzi, fissata nel volume Monumenti della civilt Contadina del Capo di Leuca della Congedo editore:

Argini e muri di chiusura dei campi

Bonificarla, vuol dire rompere la roccia affiorante per liberare la terra rossa, rimuovere questa perch il sole la fecondi. Una volta bonificata, liberata dai sassi, si ammucchiarono questi, senz’ordine, lungo i margini del campo.

Sorsero cos i primi argini di pietre voluti dalla necessit e diventati limiti del campo medesimo.

Poi il mucchio informe di pietra prese un aspetto definito, prese forma e dimensioni, si sollev dal terreno, si snell, assunse delle particolari caratteristiche e funzioni specifiche a seconda dello scopo al quale venne destinato.

Per questo si sviluppo un’arte tutta particolare che da padre in figlio venne tramandata attraverso i secoli e che sarebbe veramente meritorio poter conoscere da che parte ebbe origine (.) Si recinse il campo e il muro assunse la funzione di chiusura per innumerevoli pezzi di terra, grandi e piccoli, smisurati e piccolissimi campi chiusi: “cisure” o “chisure”.”

“Poi i muri plebei, tirati su dallo stesso contadino, che pi accorto e pi capace aveva rubato un p di quell’arte allo specialista, quando, ragazzo trasportava a spalla la pietra adatta alla parte esterna della costruzione o quella minuta per il riempimento del muro. Muri plebei dunque e, per questo, rappresentanti pi numerosi di queste costruzioni erette per la necessit di liberare il campo dal petrame, senza intenzione o pretesa di far opera d’arte.

Il tempo e gli elementi hanno sciupato e diroccato in parte le pi antiche di queste opere rurali, la vegetazione spontanea impossessata di esse, l’asparagina (smilax aspera) arrampicatasi fin sulla pietra pi alta, ha innalzato le sue infiorescenze dal profumo dolce e penetrante, e fatto pendere da lass i suoi frutti a grappoli di fuoco.”

Muri patrizi con “scarpe” e “cappello”

“Muri vecchi che recingono tenute poderi appartenuti a casati di gran nome, sono muri gentilizi, sono muri nati dalla mano dei migliori artefici del luogo senza risparmio n di materiale n di tempo, rappresentano quello che di pi perfetto ci sia rimasto in questo genere di costruzioni, eretti con maestria da artisti, dalle pietre tute uguali, sfaccettate alla stessa maniera, disposte in fila le une alle altre, in righe sovrapposte diritte ed eguali, collocate con un senso architettonico tutto particolare, che lasciano vedere uno stile.

Sono quei muri che non mancano di quei particolari accorgimenti dettati dall’arte e dalle consuetudini.

Poggiano su fondamenta adeguate all’altezza (“scarpa”) e terminano in alto con i “cappelli”, pietre pi grosse, scelte alla bisogna, ben squadrate, situate in sommit del muro, in una riga orizzontale a completamento dell’opera.

In basso, a livello terra, sono attraversati da feritoie, “chiaviche”, distanti fra loro lunghezze variabili, che permettono il passaggio dell’acqua piovana, perch questa nel suo flusso non arrechi danno al muro.

Ancora ad altezza variabile, nel muro medesimo sono stagliati in un certo numero dei piccoli nicchi quadrati detti “finesce”, che stanno ad indicare il diritto di propriet dell’intero muro, che diversamente si intenderebbe per met fra i due proprietari confinanti.

Sono pietre su pietre,
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sembrano messe le une sulle altre per gioco da ragazzi, che al primo soffio di vento debbono venir gi tutte quante.

Da secoli sfidano lo scirocco impetuoso ricco di salsedine, che spinge i flutti del mare ad infrangersi sulle scogliere, che conobbero la nave di Enea. Ma queste trincee dalle mille feritoie sono ancora ritte al loro posto in righe uguali ed armoniche, lungo il declinare della scogliera, distribuite come ordini di armati pronti a fronteggiare il nemico. Trattengono la salsedine caustica, fermando la furia del vento, che arrecherebbero danno alla pianta, ma lasciano passare il flusso dell’aria, la brezzolina temperata che viene dal mare, che tanto giova all’anticipata maturazione dei frutti.”

“Ancora pietre, sono muri che, fungendo da riparo e chiudendo pochi metri quadrati di suolo, formano “lu ncurtaturu” o “lu curtale” ove veniva custodito il bestiame: il vitello, l’agnellone, due pecore, una capra. Piccolo allevamento della famiglia contadina, che, quasi sempre, era una delle attivit predominanti verso il capo di Leuca, Gagliano, Castrignano, Salignano, Pat, in quanto la terra offriva poco spazio coltivabile fra sasso e sasso.

Sono dei piccoli fortini quasi sempre di forma rettangolare, con muri alti fino a quattro metri, che verso gli angoli si elevano a forma di una prora di nave. Qualche volta nel muro perimetrale trovasi incluso il trullo, che era il ricovero del contadino, mentre nell’interno del “curtale” vi sono dei piccoli ricoveri per le bestie, un abbeveratoio, la pila e la greppia.”

“I trulli sono delle costruzioni monocellulari col tetto a falsa cupola, costruite con pietre a secco, elementi antropogeografici, caratterisitici in questo ambiente di pietrame.

Questo tipo di costruzione, da circa un secolo, ha interessato i maggiorenti della cultura, sollevando incertezze e contraddizioni circa le sue origini. Mi limiter a dire che sono delle costruzioni a falsa cupola, formata da anelli concentrici di pietre, orizzontalmente disposti gli uni sugli altri in modo tale, che a grado a grado ciascuno sporga di poco sul sottostante, dalla parte interna del cerchio, facendosi a mano a mano sempre pi stretti fino alla sommit, cos da chiudere lo spazio in alto con una grossa pietra piatta detta “chianca”.

L’origine di queste costruzioni certo antichissima, probabilmente megalitica, dato che restano a testimonianza di questa ipotesi le “specche” che hanno relazione di somiglianza nella struttura e nella forma. Queste costruzioni, anche in questo estremo Salento, presentano delle variet formali. La forma tronco conica presente specie nell’estremo capo di Leuca, mentre pi a nord, verso Presicce, Salve, Matino e fino a Gallipoli e Otranto,
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predomina la forma a gradoni. “

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La tradizione popolare (e la quotidianità del ‘popolino’) l’hanno identificata in molti modi: dalla ‘moglie’ di Babbo Natale a quella vecchia e povera dell’anno appena trascorso. La Befana resta comunque una figura fortemente radicata nell’immaginario, anche perché il nome stesso è proprio una storpiatura del termine Epifania (Epifania > Pìfania > Beffanìa > Befanìa > Befana)

La festa dell’Epifania (termine greco per indicare una manifestazione, un’apparizione ma anche una venuta o la presenza divina) coincideva con l’arrivo dei Re Magi a Betlemme e la consegna dei doni per la nascita del “Bambinello” (così è chiamato quello della Chiesa dell’Ara Coeli), per questo inizialmente, soprattutto a Roma, ci si scambiavano i regali il 6 gennaio e non il 25 dicembre.

La vecchina romana ne era la trasposizione popolare e ‘pagana’ (con tanto di ‘morale’ derivata da quella cattolica): durante l’anno costruiva i giocattoli per i bambini meritevoli, mentre preparava cenere e carbone per quelli che si erano comportati male. L’iconografia invece è cambiata col tempo: se agli inizi era una vecchina brutta e sciatta, con un gran naso e un gran mento (tanto da essere invocata dalle mamme capitoline come spauracchio e impersonata dagli uomini venditori di dolciumi, i cosiddetti ‘Befanari’), è poi diventata una anziana e simpatica signora con scialle, grembiule e toppe colorate.

Un’altra tradizione mutata col tempo è quella legata al luogo dove tradizionalmente si celebra la festa. Da oltre un secolo è piazza Navona,
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ma nell’ottocento la scopa volante (ma inforcata al contrario altro elemento pagano consolidato negli anni e preso in prestito dalla letteratura sulle streghe) ‘atterrava’ in piazza Sant’Eustachio. Il suo ‘domicilio’ di fantasia invece, è da sempre in via della Padella al numero 2, dove vive insieme ai suoi aiutanti, i “Befanini”.

Pur essendo una festa che ‘tradisce’ alcuni valori storici, il Fascismo se ne appropriò (cosa che fece con tanti simboli della romanità). Da qui la rivisitazione di una delle più popolari filastrocche dedicate alla vecchina dei doni. L’originale infatti recitava:

Il Regime trasformò quelle “toppe alla sottana” in un “vestito alla romana”, che poi ridiventò per alcuni un “cappello alla romana”, per riportare la poesia in ambito popolano. E, proprio legata al lato più popolare di Roma, è rimasta l’immagine della vecchina nonostante la triste deriva commerciale. Tanto che vogliamo chiudere questa breve storia con un sonetto del Belli, datato 1845 (la ‘Pasqua’ di cui parla, è ovviamente un termine romanesco generico per indicare una festività),
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intitolata “La matina de pasqua bbefania”.

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sono una ragazza di 25 anni. Da circa un anno e mezzo ho iniziato a soffrire di uno strano dolore sul dorso di entrambi i piedi, misto a pesantezza. Il dolore venuto con l’inizio dell’estate, quindi in principio pensavo fosse un disturbo stagionale dovuto al troppo caldo. Ma cos non stato. Ho continuato ad avere dolore anche con l’arrivo dell’inverno, e ce l’ho tutt’ora.il dolore mi arriva specie quando sto molto ferma, e si accentua considerevolmente con le scarpe basse e a pianta larga (con i tacchi sembra diminuire), quando si presenta sento i piedi caldi, affaticati, pulsanti, e mi vien voglia di rigirare le caviglie con forza, quasi che non riuscissi a tenerle ferme. Aumenta quando sono a letto ( come una “tensione” costante ai piedi che li rende caldi e irrequieti, impedendomi di addormentarmi)e quando mi sveglio al mattino (i primi passi appena scesa dal letto sono molto dolorosi).Ho notato che talvolta,quando il dolore particolarmente fastidioso, nella zona dolorante noto in trasparenza delle vene bluastre che a volte formano un livido. Il piede per non gonfio.Ultimamente mi anche comparso un dolore al ginocchio destro che, anche questo, aumenta con le calzatura basse, e con movimenti di torsione. Inoltre, pi forte quando, da seduta, mi alzo improvvisamente.Ho pensato che tutto ci derivi da un leggero piattismo ai piedi (ipotesi mia) perch quando avevo 7 8 anni,
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l’ortopedico mi disse che avevo i piedi leggermente piatti e mi prescrissse degli esercizi che io non feci con la giusta perseveranza.Tuttavia, ad una visita ortopedica ai piedi risalente a circa due anni fa (con radiografie accluse), non fu riscontrato nulla di patologico, ma semplicemente una leggera tendenza al valgismo dell’alluce (credo sia ereditaria; mia madre si operata all’alluce valgo al piede destro) , e mi furono prescritti dei divaricatori notturni.Ho inoltre pensato che il dolore ai piedi sia conseguente alla cattiva portura : ho infatti un’iperlordosi lombare e una lieve scoliosi destro convessa, ma compensata. Di queste alcune possono essere prese in considerazione con vario ruolo e diversa importanza. E’ impossibile fare ipotesi senza vederLa direttamente, senza esaminare i piedi, senza analizzare la postura e il passo, senza capire se ci sono problemi circolatori, ecc ecc. Tanto meno si pu valutare la possibilit di un intervento chirurgico senza avere fatto prima una diagnosi.Le consiglio una attenta visita specialistica ortopedica meglio se presso un esperto in patologie del piede. A Napoli, ad esempio, pu rivolgersi alla Chirurgia del Piede del Cardarelli (grazie mille per la sua pronta risposta e per le preziose informazioni.Intanto mio padre aveva gi prenotato una visita ortopedica ,che ho effettuato luned scorso.Ecco la diagnosi:dolenzia diffusa alle articolazioni sottoposte a caricoconsigliata ginnastica in discarico e/o nuoto.il dottore ha inoltre affermato che non ho niente di patologico, ma che semplicemente sono pi “elastica” del normale, e questo mi porta ad avere dolori diffusi ai piedi e ad un’accentuazione della curva lombare.Ho iniziato, nell’attesa dell’iscrizione in palestra, a praticare 10 minuti di ginnastica a casa mia la sera prima di andare a letto, e il problema sembra leggermente migliorato.Ho inoltre acquistato delle scarpe con 4 5 cm di zeppa e calzata anatomica e ho notato che mentre le porto,
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il dolore ai piedi sparisce miracolosamente.

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TERAMO I carabinieri hanno perquisito la casa di Salvatore Parolisi, tornato nella sua abitazione di Folignano (Ascoli Piceno), dove il caporal maggiore viveva con la moglie Melania Rea, trovata morta a Ripe di Civitella del Tronto il 20 aprile scorso, e la figlia piccola di 19 mesi.

I militari dell’arma hanno prelevato diversi oggetti dall’appartamento che si trova in piazza Dari.

A Parolisi, che a quanto si apprende non ancora assistito da un legale, gli inquirenti hanno gi sequestrato il computer e numerosi effetti personali, tra cui anche un paio di scarpe (consegnate dal caporalmaggiore al termine di un interrogatorio fiume avvenuto mercoledi scorso nel napoletano).

Probabilmente i carabinieri stanno anche cercando gli occhiali da sole di Melania, che la donna indossava sempre e che non sono stati ancora ritrovati.

SI CERCANO UNA CHIAVETTA USB E I DIARI DI MELANIA

TERAMO Da quel che si appreso i carabinieri stanno cercando nella casa di Folignano, dove abitavano Melania e Salvatore, una chiavetta Usb ed eventuali diari tenuti dalla donna.

I militari, operano sia i Ris che i Ros, cercano di appurare se la Rea avesse ricevuto minacce o messaggi equivoci.

La perquisizione in corso si definisce tecnicamente “a tutela della defunta”. Si avuta conferma che non stata a sorpresa: a Parolisi l’atto stato notificato ieri sera.

Dopo aver perlustrato tutto l’appartamento, i carabinieri sono ora scesi nel garage.

FORSE UN NUOVO INTERROGATORIO PER PAROLISI

TERAMO Secondo fonti del tribunale di Ascoli, possibile che Salvatore Parolisi venga di nuovo interrogato, nelle prossime ore, dagli inquirenti che indagano sull’omicidio della moglie Carmela Melania Rea, trovata uccisa con 32 coltellate nel Bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella,
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nel teramano, il 20 aprile scorso.

Oggi il caporalmaggiore dell’esercito tornato nel capoluogo piceno, per assistere, insieme al fratello e alla sorella, a un sopralluogo dei carabinieri presso la sua abitazione di Folignano, in Piazza Dari.

I militari hanno prelevato diversi oggetti dalla casa dove Parolisi ha vissuto con la moglie e la figlia di 19 mesi, fino al 18 aprile scorso, data ufficiale della scomparsa della donna.

Al momento l’uomo non ancora indagato. Ma l’accelerazione recente delle indagini potrebbe portare a una svolta nell’inchiesta.

IL FRATELLO DI SALVATORE: “SIAMO A DISPOSIZIONE”

TERAMO “Non sappiamo se resteremo o meno. Siamo a disposizione”.

Lo ha detto ai cronisti che stazionano davanti alla casa di Folignano il fratello di Salvatore Parolisi, Rocco.

Non entrato nel merito della perquisizione, dicendo genericamente che sono state acquisite prove utili a ricostruire la vicenda.

Poi, sempre rivolto ai giornalisti, ha detto: “So che state facendo il vostro lavoro, ma state anche distruggendo delle famiglie. Quando la verit verr a galla, vedrete che avete distrutto qualcuno”.

TERMINATA LA PERQUISIZIONE IN CASA DI PAROLISI

TERAMO durata tre ore si conclusa intorno alle 18.30 la perquisizione la perquisizione da parte dei carabinieri nell’abitazione di Salvatore Parolisi, il vedovo di Melania Rea, a Folignano in provincia di Ascoli Piceno.

I militari dell’arma hanno prelevato diversi oggetti dall’appartamento che si trova in piazza Dari, hanno portato via un grande sacco di plastica simile a quelli usati per la spazzatura, uno zainetto tattico (Parolisi un sottufficiale dell’esercito) e altri oggetti.

Il caporal maggiore Parolisi appena uscito dal garage dell’abitazione stessa per rientrare dal portone principale della palazzina in cui abita.

Nonostante le insistenze non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione ai giornalisti presenti. Avvicinato dai cronisti, il fratello Rocco ha invece detto che se ne ritorneranno nel Napoletano,
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non appena Salvatore avr firmato il verbale al Comando provinciale dei carabinieri.

ugg boots classic Perché te lo dice mamma

Una madre divorziata e tre figlie. Due sono già sistemate, al terza non trova marito. La madre si industria a trovarle l perfetto, anche con colloqui di nascosto dopo selezioni on line. Ovviamente quello bello, ricco (imprenditore) e insopportabile le appare meglio di quelle bello, vedovo con un figlio e buono come il pane. Lei tiene il piede in due scarpe (o meglio, detto senza troppi giri di parole: va a letto con entrambi, alternativamente) e non sa decidersi. E rischia di perdere il buon partito. E quando scoprirà gli intrighi della goffa madre (pronta però a redimersi) si sfiorerà il dramma,Di drammatico, in realtà, c solo il livello di questo film, tra le commedie hollywoodiane peggiori degli ultimi anni. Tra le colpe più eclatanti di “Perché te lo dice mamma”, che innalza il livello di volgarità già in aumento negli ultimi tempi in un genere che una volta era per tutti (e poi ci si lamenta se la gente “normale” va poco al cinema), c la figuraccia che “regala” a Diane Keaton. L che fu cara a Woddy Allen e a una generazione di cinefili negli anni è condannata dal copione a urla, mossette, smorfie ma soprattutto a scene da American Pie della terza età che sarebbe stato il caso di evitarle.,Qualche spunto interessante poteva esserci: il tema della madre possessiva, pur non nuovissimo;,il personaggio del musicista, ovvero il “buono”, che sembra il solito sregolato e invece è molto meglio di quanto la madre sessantenne possa immaginare; il terzetto composto da lui, dal piccolo figlio e dal nonno ancora giovanile e piacente che suscita simpatia. Spunti buttati via, in un film banale, che parla superficialmente di amore e matrimonio e che in extremis cerca di rifilare una morale accomodante (la madre capisce i suoi errori, non si intrometterà più nelle scelte della figlia).,Non è male neppure Mandy Moore, cantante ormai lanciata nel cinema da alcuni anni; non ha meno smorfie di Diane Keaton, ma sono più intonate al personaggio; e ha una carica notevole. Ma la sceneggiatura non la sorregge e regala ovviamente anche a lei volgarità fastidiose (in una scena spiega e “mima” alla madre cos un orgasmo, in un si scambia con le sorelle resoconti sui rispettivi record amatorii). Volgarità che, saremo all in una giovane fanciulla fanno sempre una terribile impressione.,
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Antonio Autieri

ugg falsi PERCHE’ CALVINO E RIGONI STERN

Condannato alla lettura S accaduto: un diciassettenne che aveva rubato quattro libri a un antiquario, stato condannato dal giudice alla lettura del Marcovaldo di Calvino, del Sergente nella neve di Rigoni Stern e di altri due libri a scelta. accaduto all’Aquila .

Condannato a leggere per avere rubato dei libri. La decisione del giudice per le udienze preliminari del tribunale dei minorenni dell’Aquila, Federico Eramo, che ha deciso di impartire una lezione a un diciassettenne di Pescara sorpreso a rubare. Per evitare il quasi certo rinvio a giudizio con l’accusa di furto il ragazzo stato “condannato” a leggere quattro opere di narrativa e a chiedere scusa all’antiquario pescarese al quale aveva sottratto quattro volumi molto rari.

Il giudice, che figlio di una bibliotecaria, non si limitato a infliggere la “pena” ma ha indicato anche i titoli di due dei quattro volumi da leggere entro dicembre. Gli altri due saranno scelti a piacere dal condannato. Quelli obbligatori sono Marcovaldo di Italo Calvino e Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern. Il ragazzo dovr anche dimostrare di aver assimilato adeguatamente il contenuto dei due libri.

Ma perch il giudice ha scelto Calvino e Rigoni Stern? libri molto diffusi nelle scuole risponde Federico Eramo e costituiscono un ottimo strumento educativo. Ricordo di aver letto Marcovaldo in giovent e di averlo trovato interessante. Il sergente nella neve, inoltre, un testo in cui l descrive la sofferenza e credo che possa essere d per i giovani. E poi non volevo fargli leggere i volumi che aveva rubato, roba da studiosi Al ragazzo sono stati trovati un codice del Regno delle Due Sicilie, una raccolta di poesie di Carlo Maria Maggi, la Oratio a Papa Urbano VIII e un libro di storia del 1769.

Che tipo di insegnamento potr trarre il giovane dalla lettura di questi libri? una grande considerazione della lettura in genere puntualizza il magistrato poich credo che possa lasciare un segno nell di ognuno. Un furto di libri non pu essere paragonato al furto di motorini. Il giovanotto si render conto che i testi letterari non sono solo merce ma hanno un valore che va al di l di quello commerciale. questo lo spirito della prova A questo stesso sistema si ispirava anche Che Guevara che puniva i suoi luogotenenti Pombo e Urbano obbligandoli a leggere i capolavori della letteratura mondiale. E a leggerli bene.

Nel caso del giovane pescarese sar il giudice stesso a vigilare sull lettura: che la lettura sia stata approfondita conclude Eramo altrimenti il ragazzo verr processato Il diciassettenne dovr chiedere scusa al derubato ed evitare cattive compagnie. Per questo sar tenuto sotto controllo da un assistente sociale.(Da La Repubblica) Maria Allo

Un autore da avvicinare nel periodo post adolescenza inizio giovinezza? Calvino s forse

Non cerco una sintesi, non si pu ridurre la letteratura. La letteratura parla per s non in s con tutto il portato di evidenti paradossi e reciproche ripetizioni. Chi copia chi comunque arduo da stabilire, quello che si pu fare pi agevolmente delimitare stili e aggregare generi. In questo Calvino non si discosta molto da quello che altri autori hanno fatto. Tendenzialmente orientato a raccontare in uno stile epico, non pu essere tuttavia considerato un autore fantastico perch manca di effettiva inventiva nella ri configurazione e codifica di universi alternativi. Riscrive epicamente le gesta quotidiane, e questo gi letteratura, ma non inventa niente.

Calvino non un autore totale, un genio della realt ri costruita, quelli a cui vorresti telefonare per parlarci come diceva il giovane Holden (che non c nulla con Baricco, come sappiamo), ma un autore di formazione di quelli che leggi per entrare in un certo mondo, quello dei grandi. Ti d le chiavi per vedere in un certo modo, sottostando categoricamente al portato stilistico del primo dopoguerra.

Colto, raffinato, un uomo di immagine: senza dubbio. Un autore che non pu essere considerato senza considerare la sua vita di intellettuale organico impegnato nella costruzione di un modello culturale preciso.

Poi, improvvisamente, venendo a mancare la spinta dal basso, leggasi rivoluzione (alla quale fra l non si pu pensare che lui stesso credesse), il modello culturale della sinistra italiana come conduttore di cambiamenti totali, piombato in una convalescenza lunga tutti gli anni 70 e 80.

Il progetto ripartito, con i disinganni del caso e con prospettive diverse, con gli anni 90 per poi arenarsi di nuovo di fronte ad una recrudescenza del rampantismo da un lato e alla limitatezza degli orizzonti dall (non mi riferisco alla sinistra di governo: a buon intenditore Fissato a sommi capi il contesto, necessario scavare nella produzione di Calvino per cercare di classificarlo, perch capirlo non poi cos difficile.

Calvino secondo me, un po il Bukowski della letteratura italiana. Poco originale in tutto, fortemente ancorato su standard che altri hanno introdotto non pu essere considerato geniale ma ottimo s Come Bukowski una lettura da avvicinare nel periodo post adolescenza inizio giovinezza, diciamo dai diciassette ai vent’anni. Dopo i vent’anni, se cogli in quelle pagine emozioni formidabili, vuol dire che sei ancora un po immaturo ma rispettabilissimo. Se non senti nulla di particolarmente significativo ma ti orienti nelle metafore e sorridi al grottesco, vuol dire che cominci a capire qualcosa.

Se non provi nulla di tutto ci ma analizzi con parsimonia ogni ovviet probabilmente ti stai avviando ad una carriera da critico letterario ma non che sei poi tanto simpatico.

La costruzione del prodotto editoriale di successo sempre programmata con intelligenza. Dopo tutto Calvino stesso ad ammettere che il su primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno, stato scritto in venticinque giorni su invito di Pavese, dopo l da parte della Einaudi.

In questo il Calvino narratore s esemplare per stile ma nel contempo poco incline all’innovazione. Inserito in un quadro gi fatto, partecipe di un progetto: costruisce il prodotto con la sapienza dell ma non con la genialit dell Un po Bukowski che al di l del maledettismo cronico (peraltro ereditato e riprodotto) di certa letteratura americana, non fa altro che rileggere Miller e adattarlo agli anni 60. Indice di poca perseveranza verso l il fatto che si chiude nel mondo alcolico senza sondare quello degli stupefacenti che in quegli anni spopolano. Anche lui si muove in un modello.

Il passo seguente per Calvino la trilogia composta dagli acclamati Il barone rampante, Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente. una saga ben orchestrata, con chiari tentativi di indottrinamento ideologico che per appare troppo lunga e alla fine stanca. Dopo aver finito il terzo romanzo sullo stesso genere, sei da un lato contento per non essere uscito del tutto dal contesto dell dei racconti ma dall lato ti accorgi che qualcosa manca. come un amore giovanile durato troppo che diventa noioso nel momento in cui i giovani amanti vogliono fingersi grandi accasandosi rispettivamente e presentandosi alle famiglie. S rimane l ma qualcosa sfuma irrimediabilmente.

Secondo me bastava un solo romanzo del genere, senza voler strafare con la trilogia, che irrimediabilmente appare come un’imposizione di mercato.

Meglio sarebbe stato fermarsi in tempo, come un grande di quel periodo ha effettivamente fatto. Il Paolo Monelli delle Scarpe al sole (Cappelli, Bologna, 1921) l che, accostato a Calvino, fa vedere come le cose potevano andare. Non a caso questo giornalista quasi miope si impone con un bellissimo romanzo di guerra (la prima guerra mondiale) per poi rifuggire la logica del prodotto editoriale ripetibile e ritornare al giornalismo. L di riconoscere di non aver altro da dire su quegli argomenti ne fa un apprezzabile, quanto bistrattato, maestro del Novecento. Calvino lo cita a proposito delle olimpiadi di Helsinki del 1956 ma solo in considerazione del fatto che si tratta di un ottimo giornalista.

La produzione saggistica conferma l dell inquadrato in un modello ben definito. Collezione di sabbia e Lezioni americane sono sintesi ben congeniate e riproducono sensazioni condivisibili. Non peccano in nulla in quanto a critica ragionata e spunto di riflessione sul contemporaneo, frutti anche questi dell’appartenenza a un contesto che si propone un Preferisco, fra tutti, il posteriore Eremita a Parigi, che, per uno strano gioco editoriale, racchiude il Diario americano. un esempio efficace di come scrivere di s e forse per s Non per un pubblico identificato e fedele.

Analizzando l degli anni 50 attraverso poche pagine Calvino offre una lettura illuminante dell americana e del mondo culturale del periodo beat. Punta il dito con distacco e seleziona il buono che c in un mondo che riconosce, con una punta di malinconia, come pi avanzato del nostro dal punto di vista dell culturale.

Sorvolo su Palomar. Non riesco a trovarvi nulla di interessante se non il pezzo sui formaggi francesi, per ovvi motivi di simpatia gastronomica.

I racconti, secondo me, sono la pi bella prova letteraria di Calvino. Non mi piace Marcovaldo, troppo didattico. Sono invece sempre affascinato dalle varie raccolte, ripubblicate negli Oscar negli anni successivi alla scomparsa dell Semplici ed efficaci disegnano mondi godibili. Sembrano l frutto di una fatica giovanile. Anche qui si ritrova il tentativo epico della descrizione ma essendo prodotti corti, rendono meglio.

vero che rielaborano spesso gli esempi di autori stranieri pi efficaci e grandi dello stesso Calvino ma, bagnati nel contesto del modello culturale della sinistra istituzionale, ritrovano vigore e non mancano di spunti originali.

Torno per al punto di partenza. Li ho goduti a vent’anni, non dopo. Pi che altro li ho usati per entrare in un mondo, anche se diverso da quello immaginato dalla retorica di sinistra di quegli anni, che corrisponde all adulta vissuta in questi anni.

Per entrarvi non mi sono pentito di aver utilizzato Calvino e Bukowski, come del resto Hemingway, Marquez, Conrad, London e altri. Poi, scavando, da lettore pi maturo, ho avvicinato altri.
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FORLI’ Morta una Sapro se ne pu fare un’altra, magari pi sana, ma anche pi moderna.

“In questo momento capisco sia le ragioni di chi teme gli effetti di questo fallimento, sia quelle di chi lo auspicava perch ci sia un passo ulteriore in avanti”, spiega l’economista, che precisa di non voler entrare in merito di una vicenda che dalle pagine dell’economia inevitabilmente presto si trasferir in quelle della cronaca giudiziaria. Cosa accadr ora? Ci sar quel disastro economico che in molti esperti del settore paventano? “In generale una perdita secca di capitale e risorse, che non avvantaggia nessuno in un momento di crisi”.

Continua Ciapetti: “Il fallimento impatter sui soci, gli enti pubblici, attualmente gi indeboliti. Sulle banche, invece, l’effetto sar diverso per chi negli ultimi anni si aperto al capitale esterno. L’effetto sull’economia locale, in generale, potrebbe essere pesante soprattutto perch in coincidenza con una congiuntura dove non c’ crescita economica”. Previsioni pi circostanziate, al momento, potrebbero essere un azzardo.

Ma il direttore di Antares guarda lontano e si domanda: di cosa ha bisogno il territorio per il futuro? “Sapro poteva essere un soggetto moderno quando stata fondata, ma non ha saputo cogliere la grande trasformazione degli ultimi dieci anni. Non si adattata alle velocit del cambiamento”. E si domanda Ciapetti “Sapro poteva essere un’agenzia per lo sviluppo? Se cos era, l’urbanizzazione delle aree industriali solo una delle necessit ma non certo quella che esaurisce l’intera mission, dove per esempio ci doveva essere il rapporto tra impresa e universit l’aprirsi a progetti europei. Sapro non ha avuto nel suo Dna l’apertura all’esterno”.

E secondo l’economista questo che serve oggi: un’agenzia che si prenda in carico lo sviluppo del territorio a tutto tondo. E’ quello che, secondo l’analista, dovrebbe sorgere sulle ceneri di Sapro. “Il salto pi grosso trovare le competenze ad esempio per la progettazione europea, per la capacit di attirare investimenti continua Ciapetti , quello che intendo dire che dobbiamo disancorarci dal terreno”. Per questi obiettivi ci sono risorse umane adeguate? “Siamo messi piuttosto male”, rileva il direttore di Antares, che per cita le esperienze positive di “Cise, Centuria, Rinnova”.

Che siamo queste le basi di una tale agenzia? E che dimensioni dovrebbe avere? “Anche in questo caso bisogna ragionare: deve rimanere limitata alla provincia di Forl oppure ampliarsi ad un territorio pi ampio, come per esempio la Romagna?”, la domanda che lascia aperta l’economista.

R: Forl Sapro. L Ciapetti: “Si faccia un per lo sviluppo”

La proposta fatta da Ciapetti una proposta interessante che per chi capisce qualcosa di sviluppo locale ha fondamenti ben precisi. Lo sviluppo locale va sostenuto e coordinato. Non si tratta di investire nuove risorse, non si deve sperpreare nulla ma di far funzionare meglio quello che c con un buon spirito visionario e con tanta buona volont Ma leggendo qualche “commentucolo” sotto, credo che sia sempre pi facile e comodo sparare sentenze.

R: Forl Sapro. L Ciapetti: “Si faccia un per lo sviluppo”

Quando ho letto questa proposta non credevo ai miei occhi. Ma allora non la finiranno mai? La politica ha gi gli strumenti per coordinare lo sviluppo del territorio, e sono strumenti prettamente politici che, se usati senza clientelismi e favoritismi, sono e possono essere il volano di uno sviluppo armonico del territorio. Non c bisogno che questi quattro politicanti rimettano le loro manacce sui soldi. Questo signor Ciapetti conosce gli strumenti urbanistici attualmente vigenti? Ha mai letto il piano di coordinamento provinciale ? Il POC il RUE e compagnia bella? Prima di dire che la nostra classe politica anela allo sviluppo del territorio, ci dica come ci pu avvenire se a monte ci sono norme che ingessano ogni iniziativa. Se si anela allo sviluppo del territorio ci si deve dotare di strumenti semplici e snelli, non si devono mettere in atto forche caudine che scoraggiano e puniscono chi ha iniziative e per realizzarle non ritiene di dover sottostare ai potentati politici. SAPRO,
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l gi detto e lo ripeto, pu essere una grande occasione, ma solo per renderci conto che la politica non pu fare imprenditoria, e tantomeno con i soldi pubblici, pu essere il punto di partenza, non per creare altre SAPRO, ma per rivedere tutte le consociate ancora in essere, che sopravvivono nel sottobosco della nostra politica e dei nostri Enti pubblici, con mille finalit e uno scopo solo, dare una sedia ad un dirigente e quattro segretarie. Signor Ciapetti, i cittadini sono ESASPERATI, perch da una parte assistono a questo scempio di denaro pubblico, e dall subiscono la mentalit Feudataria di questi amministratori che troppo spesso dimostrano di sentirsi i padroni del territorio.

R: Forl Sapro. capire chi evitare e con chi invece avremo un perfetta.” Che faccio, giro in CC ad ANTARES o al curatore fallimentare ? schietto! Guarda che non ci resta, davvero, che prenderla con ironia. La classe dirigente che ha espresso sapro ancora l se ne fai un ne fai un uguale. Ne riparliamo fra 10 anni quando Di Maio, se sar politicamente consolidato, avr un partito che gli somiglia di pi (auguri, davvero !). Chiaro che gli enti locali debbano (anche) pianificare lo sviluppo del territorio ma un conto fare l un conto fare il giocatore. Io penso che il comune sia arbitro, forse lo studioso pensa che debba pure essere giocatore, tutto qui. Le linee generali espresse dall solo “dobbiamo fare cose giuste, evitare di fare cose sbagliate”. Sono d ma mi sembra Rutelli . o l di hARdCORE, scegli tu.

R: Forl Sapro. L Ciapetti: “Si faccia un per lo sviluppo”

Apprezzo che si faccia una proposta, non so valutarla nel dettaglio, ma avverto che la strada giusta nelle sue linee generali: lo sviluppo va guidato e sorretto. E pia illusione credere che tutto ci non serva. I territori pi avanzati hanno soggetti in grado di incentivare la crescita Se Sapro ha avuto una classe dirigente mediocre che l portata al fallimento anche perch probabilmente nata da un background sociale fatto di scarse competenze (come ammettiamolo quello di Forl fatto di gente che ritiene di risolverla tutta parlando il dialetto oppure buttandola sulla derisione dopo 10 secondi. Tutto simpatico, tutto di pancia. Io preferisco ragionare sulle cose. E come al solito dal ragionamento ne beneficieranno tutti, anche quelli che “so tutto io”

R: Forl Sapro. L Ciapetti: “Si faccia un per lo sviluppo”

Uei, a leggere della roba cos poi ci credo ch ti viene da piangere. Dice “Sapro poteva essere un soggetto moderno . ma non ha saputo cogliere la grande trasformazione degli ultimi dieci anni. Non si adattata alle velocit del cambiamento”. “Il salto pi grosso trovare le competenze ad esempio per la progettazione europea”. No, puren, un n un adscors ad cumpetenzi d L un scors ad baiocc, i mi, i tu, quei ad chi lez paroli: quei chi ia strasin e quiei che adess un gne pi T capi ? Ades ciapa so l e tot s pugi e torna a ca a stugi va l ch fett men dan. [Mi scuso profondamente e umilmente con i cultori romagnolisti per l quantomeno malferma del dialetto,
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che so parlare ma non so scrivere. Era solo un tentativo un po rabberciato per rimarcare ed enfatizzare il mio disappunto. Perch quando ho letto le righe ove suggeriva la costruzione di un sapro . la mano mi corsa al revolver .]

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Promosso dal Dipartimento di Economia dell degli Studi di Foggia, il congresso, il primo congiunto delle due societ di economia agraria SIDEA e SIEA, ha il patrocinio di: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l dell agraria), Regione Puglia, Citt Metropolitana di Bari, Province Bat, Brindisi, Foggia e Lecce, Comune di Bisceglie, Consorzio di bonifica terre d e GAL Ponte Lama.L sabato mattina, a partire dalle 9.30, nel Padiglione 18 della Fiera del Levante (AGRIMED), con il convegno tra Universit e Pubblica Amministrazione per lo sviluppo del settore agroalimentare Dopo i saluti dei presidenti di SIDEA e SIEA, rispettivamente, Francesco Marangon e Pietro Pulina, interverranno: Leonardo Di Gioia, assessore alle Politiche Agricole della Regione Puglia, Gianluca Nardone, direttore del Dipartimento dell della Regione Puglia, Danilo Lolatte, Coordonatore Regionale di Agrinsieme, e Gianni Cantele, Presidente della Coldiretti Regionale. A moderare il dibattito sar Barbara Valenzano, direttore del Dipartimento della Mobilit Qualit Urbana, Lavori Pubblici, Ecologia e Paesaggio della Regione Puglia. Sono previsti i saluti del Governatore pugliese, Michele Emiliano. A lavori conclusi, gli ospiti saranno invitati a visitare il padiglione Agrimed.Intanto ieri a Bisceglie, a Palazzo Tupputi e nel Teatro Garibaldi, si svolta con successo la prima giornata congressuale. Il convegno infatti, su Circolare e Innovazione nel settore agroalimentare stato un importante momento di confronto con la partecipazione di economisti ed esperti del settore provenienti da ogni parte d e con gli interventi, dopo i saluti del sindaco di Bisceglie, Vittorio Fata, e di Marangon e Pulina, tra gli altri, di Lorenzo Becchetti, economista dell Tor Vergata di Roma che ha parlato della di creare un modello economico inclusivo, il cui unico modo per farlo operare dal basso scegliendo le imprese meritevoli e votando col portafoglio Monsignor Luigi Renna, vescovo della Diocesi di Cerignola Ascoli Satriano, citando l sii di Papa Francesco, ha detto: circolare fa bene ai poveri e aiuta a superare le iniquit Dalla Scuola Superiore dell di Pisa arriva Federica Gasbarro che ha illustrato il ciclo virtuoso dell circolare fondato sulla minimizzazione dell delle materie prime e dei rifiuti. Le conclusioni sono state affidate a Francesco Cont direttore del Dipartimento di Economia dell di Foggia, il quale, lanciando la proposta di costituire un gruppo di scienziati che si occupi dell dei minimi, ha detto: iniziare a sporcarsi le scarpe su questi temi per far s che l sociale diventi una risorsa, facendo nascere l circolare all del settore agroalimentare L stato moderato da don Lucio Ciardo, della Fondazione De Finibus Terrae.Leonardo Di Gioia, Assessore alle Politiche Agricole della Regione PugliaDurante l sono previsti i saluti di Michele Emiliano, Governatore della Regione PugliaUfficio StampaSpazio Eventi Maria Grazia Rongo.
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