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Ci sono alcuni oggetti che, isolati, possono assurgere a un ruolo totalmente diverso da quello dellaloro funzione d’origine, oggetti che finiscono per significare qualcosa in un determinato momento storico, di cui spesso diventano l’incarnazione fisica. una cosa che succede spessissimo alle cose che indossiamo: solo nel secolo scorso svariate giacche, minigonne, scarpe e magliette hanno più volte abbandonatole ante del guardaroba per trasformarsi nella divisa ufficiale di questo o quel sentimento politico e sociale, diventando di moda nel senso più letterale del termine, ovvero correnti, appartenenti al presente, legate al qui e ora. E se c’è qualcuno, o qualcosa, che può reclamare quell’intoccabile status antropologico di fiero vessillo che non conosce classi di sorta (estinte, disagiate o

Che sia messo a verbale: l’estate 2017 è quella in cui le Birkenstock fanno il giro completo e si lasciano alle spalle tantoche i propri piedi non vadano mai mostrati in pubblico quantodegli anni Settanta raccontate recentemente da Rachel Lubitz suMic, tanto le influencer delle foto geometriche dall’alto, quelle che fotografano i libri ma c’è chi dice che non li leggano quanto, infine,
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la categoria umana che sembra aver fatto da apripista, la meno sponsorizzata dai personal essays: i turisti tedeschi, quelli del sandalo col calzino bianco che immaginiamo popolino più sottotitoli diRepubblicache la Germania quella vera, sempre e rigorosamente over 65. Nel 2017 le Birkenstock sono di tutti per davvero, sia perché possono vantare un’accanita schiera di oppositori come succede solo ai veri fenomeni, le cui lamentele possono spaziare dal generico “dovranno passare sul mio cadavere” al più specifico “alla fine non sono poi così comode” (perché sì, è vero, la suola di sughero non è cosa da tutti, un po’ come gli scogli), sia perché hanno ispirato tante di quelle copie che dire “modello Birkenstock” è come dire “modello Gucci, ma di Alessandro Michele eh, non Tom Ford”. Sono ovunque, addosso a chiunque, non conoscono stagioni né latitudini e, soprattutto, non accennano ad andarsene, semmai ritornano,
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come i grandi classici. Anche se qualche sciagurato magazine ha provato più volte a dichiararle “out” dallo street style fasullo cui assistiamo annoiati fuori dalle sfilate. successo invece che si stanno estinguendo, quel tipo di street style e quasi quasi pure le fashion week: ma loro, Arizona, Gizeh o Madrid che preferiate, godono di ottima salute.

Alla fine dei conti, sono una filosofia di vita tanto annacquata e ampia che anzi, forse, sarebbe meglio definirle una religione. Tutto questo però, commenteranno gli accorti, lo sapevamo già. Lo sapevamo almeno da quando Phoebe Philo le ha sdoganate sulla passerella di Céline e da lì sono comparse ai piedi di tutto l’Instagram, segnando la rivincita morale di tutte le ragazze che studiavano sociologia tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila: allora non si vestivano poi così male! Ma la consacrazione finale (e qui si ritorna seri) è avvenuta poco più di un mese fa nel tempio sacro della moda che fu, ovvero la settimana della moda di Parigi, dove Birkenstock, per la prima volta nei suoi 242 anni di storia, ha sfilato in passerella con un collezione di vestiti che mantenevano il mood degli amati sandali. Operazione cementificata poi da cose come ildi Berlino, pronto a invadere il mondo con il suo concept di design. Non a caso,
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Luke LeitchsuVogueche le Birkenstock sono un po’ come i cavoli: Non sono né glamourous né esotiche non sono come gli asparagi o la quinoa ma fanno sentire le persone a posto con se stesse, quasi virtuose.

Ed è questo il segreto del loro successo. Tanto più nell’epoca del consumo responsabile, del compro/scrivo meno e meglio, della ricerca del senso di community e della spedizione più veloce, Birkenstock funziona perché è un altro: un’azienda “etica” che ha saputo precorrere i tempi e ora si gode con serafica calma l’affanno di tutti gli altri. Ci sarebbe molto da dire, tra l’altro, su questa contemporanea fissazione per l’outdoor e il vestiario che ne è corollario, qualcosa che va molto oltre il normcore, i pantaloncini con le tasche e l’understament, gli hippie e la new age e si assesta invece in un territorio più vicino a quella strana passione letteraria per. Certo è che, seportano con sé troppe controversie su cui è difficile soprassedere (inquinano, sono scomode e perlopiù brutte, ma sono anche l’unica opzione in fatto di calzature per moltissime persone in larghe porzioni di mondo, il che dovrebbe farci riflettere), per i sandali del dottor Birkenstock possiamo ancora mettere la mano sul fuoco soprattutto perché, almeno a noi che a quella religione ci siamo votati in più momenti della nostra vita, non ci tradiranno mai.
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