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ROVERETO L’acqua. Il bene primario. Ma anche, di questi tempi, uno dei temi più discussi dalla società italiana. L’acqua e la possibilità di privatizzare alcuni servizi ad essa collegati irrompono nella programmazione del Festival. Lo fanno durante il pro e contro. Funziona così. Prima di tutto una domanda: la gestione dell’acqua deve essere totalmente pubblica? Poi una prima votazione da parte del pubblico e di una giuria di studenti. Segue la discussione tra un esperto “pro” (in questo caso Ugo Mattei) e uno “contro” (Antonio Massarutto). E infine la votazione verdetto. Il risultato? Vincono i favorevoli ad una gestione completamente pubblica dell’acqua, che raggiungono il 59% dei votanti, mentre i contrari si fermano, a dibattito concluso, al 25%. Ma c’è anche un altro dato da segnalare. I cittadini, almeno quelli che hanno partecipato all’incontro, vantano idee molto chiare sul quesito: le cifre tra la prima e la seconda votazione sono quasi invariate.

Rovereto, come città ospite di alcuni incontri del Festival dell’Economia, parte col botto. La sala conferenze del Mart è piena quando si inizia con il primo voto, quello, per così dire, non orientato dal dibattito. I presenti danno nettamente ragione a chi vuole mantenere totalmente pubblica la gestione dell’acqua: sono 59% i pro, 24% i contro e 18% gli astenuti.

Poi, prima di lasciare la parola ai “contendenti”, Carlo Scarpa docente di Economia politica all’Università di Brescia e qui moderatore delinea il contesto in cui si colloca il quesito in esame. La storia della gestione dell’acqua in Italia ha conosciuto varie fasi e nel sistema ereditato, la legge Ronchi, favorevole alla privatizzazione di alcuni servizi idrici, introduce senza dubbio un mutamento di rilevo. Nel panorama attuale, infatti, la presenza massiccia dei privati nel settore si limita alla Sicilia. Il percorso verso una forma di privatizzazione è criticato dai promotori di due referendum, uno volto ad abolire l’articolo 23 bis del decreto Ronchi, l’altro pensato per impedire la presenza di una quota di remunerazione del capitale investito nella tariffa dell’acqua.

Dopo questa introduzione, la parola passa ad Ugo Mattei professore di Diritto internazionale e comparato presso l’Università di California Hastings e Diritto civile all’Università di Torino che esordisce criticando la forma del quesito proposto. “L’espressione sistema totalmente pubblico afferma dà l’idea di un qualcosa di inefficiente, centralista e statalista;
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non è certo questo ciò che noi vogliamo” . Mattei difende la possibilità di un intervento pubblico virtuoso sulla base di considerazioni di carattere locale e sovranazionale. In un futuro in cui l’acqua sarà una risorsa sempre più precaria e causa scatenante di guerre, l’eventualità che sia controllata da poche multinazionali mette in allarme. Inoltre, i rapporti di potere tra pubblico e privato, nella nostra società globalizzata appaiono radicalmente mutati: gli economisti parlano di “teoria della cattura”, per indicare una capacità sempre maggiore delle potenze economiche di controllare la politica. “Perciò ora la questione non è più quella di dover difendere e tutelare la proprietà privata, ma quella di intraprendere un percorso verso una maggior riequilibrio tra i due sistemi” conclude Ugo Mattei, che con un colpo di scena, chiama in suo favore un testimone. Francesca Caprino racconta al pubblico quanto avvenuto in Bolivia e Colombia, paesi teatro di casi di privatizzazione sconsiderata dell’acqua, che ha messo in crisi la sopravvivenza di intere popolazioni.

A difendere, a certe condizioni come lui stesso precisa , un ingresso dei privati nella gestione dell’acqua, c’è invece Antonio Massarutto, docente di Economia pubblica presso l’Università di Udine. “L’acqua è una risorsa pubblica e l’accesso ad essa è un diritto del cittadino sacrosanto e fuori discussione esordisce ciò che è, invece, in discussione è la scelta dell’idraulico, cioè chi fa entrare ed uscire tale bene dalle case dei cittadini”. Lo fa lo Stato o un’impresa? Entrambe le possibilità presentano vantaggi e svantaggi come dimostrano casi di studio a livello nazionale e internazionale. Indipendentemente dalla scelta, comunque, secondo Massarutto, “non ci saranno bevute gratis”, perché l’aumento delle tariffe non dipende dal tipo di gestione pubblica o privata ma dal brusco calo di investimento della fiscalità generale in questo settore. Le conclusioni della tesi “contro” sono due. Prima di tutto, la gestione pubblica funziona bene solo se opera con principi aziendali e imprenditoriali. E, in secondo luogo, è solo la concorrenza tra modelli che produce miglioramento.

Due opinioni contrastanti e chiare dunque che però non hanno praticamente mutato il pensiero complessivo di pubblico e giuria. I pro restano al 59%, i contro salgono di un punto percentuale raggiungendo il 25%, gli astenuti sono il 16%.
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