ugg style boots I video del convegno in Triennale del Premio Europeo Ugo Rivolta

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In Triennale il 25 novembre Premiazione e inaugurazione della mostra dedicata ai risultati del Premio Rivolta, giunto quest’anno alla sua seconda edizione. Occasione per un dibattito sul tema dell’housing sociale e la sua qualità architettonica, cui hanno partecipato numerosi relatori, moderati dalla brava storica Maria Vittoria Capitanucci.

Daniela Volpi, presidente del nostro Ordine, promotore dell’evento, si è soffermata sulle difficoltà determinate dal disagio abitativo, allargando i confini del dibattito a livello europeo. Il premio vuole porre l’attenzione sulle relazioni tra processi di sviluppo e trasformazione della città, tra progetti e politiche urbane, su strategie efficaci e sostenibili.

Ricorda anche che il premio è dedicato all’architetto Ugo Rivolta, esemplare figura di progettista attento ai processi di costruzione dello spazio collettivo, espressa attraverso la sua opera.

Giacomo Borella inizia la passerella degli interventi presentando il progetto che lo Studio Albori ha realizzato per la Biennale di Venezia del 2008.

Un’inedita formula di recupero di eco mostro, in specie della stazione FS mai completata di San Cristoforo, sui navigli a Milano, progettata da Aldo Rossi negli anni ’80, in cui sono rappresentati alcuni temi cruciali del concetto di sostenibilità: il riciclo di contenitori tetrapak del latte come tamponamento coibentante. Oppure l’utilizzo dei serramenti di recupero, dismessi paradossalmente grazie alle agevolazioni fiscali, che semplicemente accoppiati restituiscono un valore ottimale di isolamento, oltre che di produzione passiva di calore se opportunamente orientati grazie all’effetto serra prodotto dalla intercapedine creatasi nel loro accostamento.

Uno sviluppo che è ‘polifonia’ sociale, funzionale, tipologica, strutturale, etc, ma soprattutto attenta a non sacrificare la ‘coralità’ dei brani di città in cui ci troviamo a lavorare.

L’assessore alla Casa del Comune di Milano Giovanni Verga, sollecitato da Maria Vittoria Capitanucci riguardo allo stato dell’arte del Piano Casa di Milano, il suo finanziamento e la politica del riuso, ci tiene a sottolineare come la definizione di ‘alloggio sociale’ dato dalla comunità europea, quindi alla legge italiana ad esso dedicata, provenga dal ‘laboratorio’ milanese, che è ‘edilizia al servizio della città che persegue la coesione sociale’.

Promette entro Natale il bando per l’attivazione dei fondi immobiliari, sottolineando l’azione della Regione sia orientata alla semplificazione delle procedure, oltre che a riconoscere bonus volumetrici finalizzati al mix sociale, sia pur a basso costo.

Sottolinea infine la bontà di iniziative come il Premio Rivolta, che ci mostrano esempi che dimostrano come anche nella nostra città si possa esercitare virtuosamente.

Leonardo Cascitelli, responsabile del Marketing territoriale di ALER ex Istituto Case Popolari, che si presenta come principale immobiliare di Milano, con 80.000 alloggi di proprietà e la gestione di 130.000 , è pronto a smentirlo: “la legge 13 non produrrà molto a Milano”, lamentando invece il fatto di non aver ritenuto utile da parte dell’Amministrazione Pubblica continuare a investire e lavorare sui ‘Contratti di Cantiere’ , strumento che ha portato a riqualificazioni significative su programmi complessi vedi Calvairate/Molise.

Riprendendo il canone citato da Umberto Eco come proprio del nostro tempo, sottolinea come il mescolamento il mix sociale, l’accostamento di diverse compagini sociali, sia espressione del bello contemporaneo, ovvero il ‘politeismo’ cui si deve puntare.

Meno ottimista è apparso Enrico Bertolino, noto uomo dello spettacolo e storico abitante del quartiere popolare Isola di Milano, che si incarica di parlare più che di ‘sviluppo sostenibile’ di ‘sostegno allo sviluppo necessario’.

Riguardo al ‘bello e responsabile’, propone che chi progetta abbia l’obbligo di risiedere almeno 2 anni nella propria opera. Ricorda che a Londra i parcheggi si fanno fuori dalla città, mentre a Milano in centro, inducendo ulteriore traffico.

Dinamiche che hanno portato gli abitanti dell’Isola da ‘isolani a isolati’.

Il suo è un invito accorato a guardare a chi abita prima di fare case, a guardare le persone, le botteghe, l’interscambio sociale, ad una azione che sia rispettosa per chi abita.

Se ne è occupato di fatto negli ultimi due anni, a partire da una ricerca sociologica curata da Makno e dal dott. Abis, dedicata alle modalità di vita degli italiani, e alla contaminazione tra i diversi tipi riconosciuti: fa l’esempio delle casa Bunker e casa forum, definite tali in funzione delle relazioni costituite con l’esterno.

La scommessa della casa a basso costo non è il costo in sè Caltagirone costruisce con 760/mq quanto la qualità e la corrispondenza tra abitante e abitazione, ovvero la qualità dell’abitare.

Così è stato a Cesenatico per una sua azione di architettura partecipata, in cui solo al termine del processo le persone coinvolte hanno rioconosciuto l’opportunità di un azione condivisa: ma la sperimentazione è essenziale.

Il tema dell’energia influenzerà radicalmente il modo di costruire dei prossimi anni. E solo se si fanno queste sperimentazioni, riferendosi al suo progetto della casa da 1.000 /mq, induci il mercato al cambiamento. Ma la strada è lunga.

La sfida è il kit a catalogo per montare ciò che crea la complessità che chi abita vuole, perché nella comunità la responsabilità di costruire passa attraverso la capacità di dialogo.

A geniale chiusura del suo intervento la presentazione di un esperienza di sostenibilità compiuta su un isola della Cornovaglia, Garnisch Island, in cui l’oculata sequenza di impianto di essenze a protezione del suo interno, ne ha fatto nell’arco di 100 anni un giardino tropicale a latitudini improbabili.

Infine Pierre Alain Croset, presidente della giuria del Premio Rivolta, ha raccontato dei criteri di giudizio adottati e della unanimità a premiare il bel progetto Ungherese di Kis Péter pìtészmuterme a Budapest, che in un suo breve intervento ha spiegato come “quando si è poveri si compera solo un paio di scarpe, che sono le migliori”, ma che non sono i soldi a definirne la qualità.

Infine il convegno si conclude con la premiazione del vincitore della seconda edizione del Premio Europeo di Architettura Ugo Rivolta, Kis Péter pìtészmuterme, da parte del Presidente dell’Ordine degli Architetti di Milano, Daniela Volpi. Vengono premiati inoltre i tre progetti segnalati dalla giuria: Giorgio Macola e Adolfo Zanetti, 48 alloggi a Forte Gazzera (Italia), Javier Terrados Cepeda, 30 social dwellings Conil de la Frontera (Spagna), e Agence Kagan Architecture, 83 appartamenti sociali a Port Saint Martin, Rennes (Francia).
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