ugg vendita on line Elena Santarelli oggi sposa

So che vi sono mancata, ma le signore di una certa età in questo periodo hanno l’obbligo dei bagni termali per la rimise en forme. E quindi ho pensato bene per la mia rentré di parteciparvi delle nozze del giorno: convolano oggi e per sempre (se Dio lo vorrà) la coppia Elena Santarelli Bernardo Corradi. Lui ex bellone del calcio (sono certa che qualche solerte lettrice ricorderà un “importante” calendario in cui veramente poco era lasciato all’immaginazione); lei bellissima soubrette dalle misure extraterrestri.

Location scelta per giurarsi amore eterno le colline del Chianti, in provincia di Siena, dove già altri colleghi “calcionari” hanno deciso di pronunciare il fatidico sì (vedi Montolivo e Immobile). Allora passiamo ai dati dell la sposa avrà un abito con inserti di pizzo francese con scarpe abbinate come richiede il decalogo del perfetto matrimonio. Il velo verrà sostenuto da due damigelle d’onore le nipotine di Elena, Ginevra e Virginia , vestito romantico, color avorio,
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senza a quanto pare scollature.

Dopo la cerimonia religiosa ci sarà un cambio di abito e con il secondo, per la festa, la bella Elena si concederà un briciolo di audacia in più (se non se la permette lei!!). I testimoni per la sposa sono Federica Ridolfi, Marika Foglia e Silvia Coppini, compagna di Jacopo, il fratello di Bernardo. Per Bernardo suo fratello,
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poi il ristoratore senese Marco Certosini e il suo amico e commercialista, Roberto Di Paola.

ugg in Element collezione uomo Autunno Inverno 2016

Element presenta la collezione uomo pensata per il prossimo Autunno inverno 2016, che vede un’importante collaborazione con l’acclamato e premiato duo inglese Kai Sunny.

Diventati noti negli ultimi anni grazie al loro lavoro che esplora forme naturali attraverso bellissime e dettagliate immagini ispirate alla natura, la collezione pensata con loro non poteva che ispirarsi al motto di Element ‘Wind Water Fire Earth’, con opere basate sui 4 elementi che sono rappresentati su t shirt, scarpe e tavole.

Altro elemento della collezione è l’Element Perspective Project, conosciuto come la piattaforma fotografica di Element, che è cresciuto fino a diventare una piattaforma artistica in continua evoluzione che mostra i lavori degli Element Brand Advocate, artisti riconosciuti e talenti emergenti. Artisti e fotografi da tutto il mondo si riuniscono ogni stagione per contribuire a formare l’eredità artistica di Element che è iniziata più di 20 anni fa. L’arte creata è mostrata attraverso stampe e tavole, creando una gallery continua di immagini e grafiche avvincenti. Gli Element Perspective Project dell’Autunno 2016 propongono lavori degli Element Advocate Chad Eaton Timber!, French Fred, Brian Gaberman e gli artisti recentemente introdotti Fernando Elvira, Nat Russell, Mason McFee tra gli altri.

La Travel Well collection è costituita dai capi “Essential” rigorosamente “lightweight”. La collezione è composta da giacche e borse ripiegabili e richiudibili disegnate per accompagnarti ovunque. Travel well, travel light! (Viaggia bene, viaggia leggero!)

La Wolfeboro collection continua a proporre giacche classiche e si concentra anche su stili più tecnici sotto l’etichetta ‘Authentech’ di proprietà del marchio, la tecnologia di Element per proteggerti dalle forze della natura. Gli elementi chiave delle giacche Wolfeboro Authentech sono: impermeabilità 5K to 10K, imbottiture in piuma d’oca, 3 strati in 1.

La collezione denim a 5 tasche Element Made To Endure utilizza tessuti filati dai famosi Cone Mills Denim Fabric Suppliers, sinonimo di alta qualità, autenticità e tecnologia. La collezione propone lo stile senza tempo del denim tradizionale a 5 tasche, una parte essenziale dell’abbigliamento moderno con le sue radici ben piantate in un patrimonio vicino al cuore di ogni skateboarder, il “blue collar worker”. Si uniscono cosi le caratteristiche del tradizionale abbigliamento da lavoro in tessuto pesante, costruzione durevole e stile funzionale con l’essenziale modernità della sua elasticità. Per l’Autunno 2016,
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l’Element Flex program è stato esteso da denim e pantaloni a camicie e t shirt. Tutti i prodotti Flex forniscono comfort ed elasticità che non sono solo indispensabili per lo skateboarding ma anche per la vita di tutti i giorni. “Element Flex, ride without restrictions”

Per quanto riguarda gli accessori, la collezione di scarpe, Element Footwear, è costituita da 2 linee differenti, le ‘Element Keep Discovering’ e la ‘Element Emerald Collection’. Entrambi i segmenti integrano la componente Conscious by Nature con l’utilizzo di materiali eco sostenibili e tecniche di produzione come suola in gomma rigenerata, colle a base d’acqua, soletta in EVA rigenerata e confezioni senza colla.

La gamma Element Keep Discovering continua a proporre classiche scarpe da skateboarding e si basa su 3 modelli principali, la Topaz, la Preston e la Darwin tutti e 3 i modelli in diversi materiali e rifiniture adatte ai giorni più freddi. Una nuova aggiunta alla linea è la Mattis, una scarpa vintage che può essere indossata per lo skateboard o meno. Il Discovery Pack propone il modello Preston con fodera in sherpa, lacci da hiking, pelle scamosciata idrorepellente, disponibile in due colorazioni. Il NTV pack, invece, è ispirato agli indiani nativi e propone la Preston in camoscio cerato con rivestimento in tessuto a strisce. Come parte dell’Element Perspectve Project, la linea racchiude 2 stili di scarpe la Topaz C3 e la Preston con fotografie dell’Element Advocate French Fred sia all’interno che sulla confezione. Infine, il Premium Leather pack propone la Preston e la Topaz C3 in pelle con lacci cerati e rivestimento in lana.

Ispirata sempre dai tre temi principali di Element la Element Emerald Collection propone la Mitake, modello ispirato al trail running e la Donnelly, ispirata a una scarpa da hiking con soletta in phylon, pelle di prima qualità e stile vintage. Un’aggiunta alla linea è la Gibson, modello ispirato dal “desert boot” in pelle o scamosciato, suola in gomma naturale al 100% e dettagli in contrasto come lacci gessati; la Gibson nasce in 4 diverse colorazioni. Un’altra novità è la Bankton, ispirata a uno stivale da lavoro con tomaia in pelle o scamosciata, una suola ultraleggera in phylon e rifiniture in sherpa;
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la Bankton è disponibile in 3 diverse colorazioni.

stivali ugg australia Elektro con Shad e Marco Klefisch

Continua il blogging dell’esposizione sul writing milanese Mi name is di Triennale Bovisa, con le interviste realizzate per il catalogo in edizione limitata: qui il fantomatico re dei mixtape vecchia scuola, DJ Elektro.

SHAD. Raccontami dei primi tempi, di quando hai iniziato ad accostarti al b boying e alla musica electro?

ELEKTRO. Erano i primi anni ’80. Io ho cominciato ballando il robot in giro per Milano, poi ho frequentato la zona del Duomo e lì una domenica pomeriggio ho incontrato FlyCat, che mi ha portato fino al Muretto. Da allora, quindi dall’81, il Muretto è stato il mio posto fisso. Quando l’ho conosciuto Fly era giovanissimo. Ai tempi lui ballava l’electro, faceva le mosse e gli scatti da electro, poi pian piano ha iniziato a disegnare anche lui, però a quei tempi era più intrippato con il ballo.

S. Da dove arrivavano gli spunti per il ballo? Perché il breaking in Italia è arrivato proprio in quegli anni e prima di voi non c’era nessuno da cui imparare. E la scelta del posto, il Muretto, che a Milano è un posto storico per antonomasia, a che cosa era dovuta?

E. Abbiamo imparato molto da Phase. stato lui, assieme a FlyCat, che ha mosso l’Italia in tal senso. Soprattutto Milano, da dove è partito tutto. Anche Kaos, Sean, TopCat, Jad (degli Articolo31) facevano parte del Muretto, perché era l’unico punto d’incontro a Milano.

S. Forse perché c’erano gli specchi?

E. Sì, avevamo gli specchi che servivano a guardare le mosse e a migliorare. Inoltre, era più facile per gli stranieri trovarci, perché eravamo a due passi dal Duomo. Nella galleria sotto girava un sacco di gente.

S. Eri l’unico a fare il robot o ti sei ispirato a qualcuno?

E. Il mio insegnante è stato David Jad, che ha partecipato a parecchie trasmissioni in radio e in TV, e che poi ballava anche in giro. Tramite il ballo robot ho conosciuto tutto il resto, quindi anche l’electro, che è però molto differente dal robot. Fare il robot in fondo è fare il mimo, non è breaking né electro.

S. Quand’è che hai smesso di usare gli occhiali con le lucine? E i guanti da cameriere dove li compravi?

E. Gli occhiali li ho abbandonati nel 2000 circa. I guanti nei normali negozi di forniture.

S. Quand’è che avete iniziato a ballare per terra e chi eravate?

E. Da quel che ricordo è iniziato nell’85. Ai tempi c’eravamo io, Kaos, Spit. Anche Sean era mitico. Sean era veramente bravo a terra. Poi c’era Pane, che era un altro di quelli che spaccavano al Muretto. Gli altri non me li ricordo, purtroppo.

Klefisch. Tra di voi esisteva un rapporto di scambio?

E. Sì, c’era molto scambio, da loro ho imparato molto. Kaos, per esempio, era molto bravo coi fumetti, per me era un maestro. Pane mi insegnava l’electro, io gli insegnavo un po’ il robot.

S. In quei tempi sono girati dei film.

E. Uno dei film sulla breakdance che ricordo è Beat Street. Sarà stato l’88 89.

S. In che anno hai iniziato ad andare al Muretto con il blaster?

E. Dall’86 in poi. Ma facevo i mixtape già da bambino (risate), registravo le fiabe (risate)

K. E invece il mondo dell’aerosol com’era? La gente iniziava passando dal Muretto o vi incontravate anche da altre parti in giro per la città?

E. Passavano tutti dal Muretto, da FlyCat a Tawa, Sky4, i TDK, MadBob, ma anche altri che ora non ricordo. Al Muretto ci si scambiavano informazioni sull’hip hop in generale, non c’era solo il ballo, da lì partiva tutto quanto, partiva tutta l’arte dell’hip hop.

K. Quando avete iniziato a scendere nella metro e a fare le tag sui treni, come nella vecchia scuola di New York?

E. Questo non me lo ricordo.

S. Abbiamo iniziato con i mondiali del ’90. Ricordo bene che il primo a scendere è stato Dumbo (DeeMo), quello di Bologna. Questa storia l’ho sentita dire, non so se poi effettivamente sia andata così. Fatto sta che lui voleva assolutamente andare a fare la metro, perché era intrippato come tutti quanti. Non mi ricordo però se ha dipinto o se il pezzo era incompleto, a Porta Genova con gli sgami per entrare del giornalaio, io il pezzo non l’ho mai visto. So solo che Fly è impazzito, perché uno venuto da Bologna era entrato nella metro prima di lui. Comunque, che io sappia, è stato il primo. Anche Spyder andava spesso da solo, poi con Fly avevano una hall of fame dietro a un deposito a Cologno. Spyder raccontava di aver fatto un treno, ma non l’aveva fotografato, quindi non si sa la data precisa. Anche Tritalo aveva dipinto un treno, credo da solo. Comunque dal 1990 abbiamo iniziato a entrare nella metro ogni settimana, perché coi Mondiali abbiamo avuto un sacco di bombolette. Una volta scoperto il modo per entrare a Porta Genova entravi ovunque con il trucco dalla scala mobile abbiamo iniziato a fare Porta Venezia, Loreto. A Gioia, invece, c’era il tombino. Elektro aveva la tecnica per entrare dai tombini. Lui sapeva quali tombini erano aperti e aveva la forza per tirarli su, anche quando eri giù nella scala. Una cosa incredibile, perché un tombino pesa sicuramente più di 20 chili. Con Elektro ho scorazzato per tutte le linee, ci accompagnava per fare il palo. All’inizio entravamo da Cimiano e con Sky4 si facevano i tag tour alla sera, perché dovevamo rientrare presto. Quando facevamo gli assalti a Cimiano e alle stazioni vicine, tipo a Crescenzago, noi aspettavamo, imboscati, che il treno si fermasse, saltavamo la staccionata, lo massacravamo tutto e poi schizzavamo via. Primo bombing alle nove e mezza di sera. Poi un giorno Fluido ha fatto un’innovazione tecnica, anzi più che tecnica direi folcloristica: è entrato in bicicletta! Si è nascosto dentro la metro e con la bici è arrivato fino a Loreto. Quello è stato uno dei momenti storici del bombing: si è fatto due volte Loreto sulla Linea 1 (di cui una volta per Natale) e poi, sempre in bici, è arrivato sulla Linea 2. Passava da un livello all’altro. La 1 con il binario ad alta tensione era pericolosa. Ha fatto prima i pezzi che si vedono nella fanzine, quello in cui ha scritto “Soul” in grigio con le Duplicolour e poi “Too Mad”. Fluido in quel periodo si faceva chiamare Mad. Aveva messo in ginocchio tutti quanti. Poi la cosa è diventata un po’ pericolosa. A volte Elektro veniva ad aiutarci, anche se lui aveva una sua altra crew”.

K. Tu hai conosciuto Spyder? Passava anche lui al Muretto?

E. No, perché prima, a dir la verità, non si sapeva neanche chi fosse. Poi Fly me l’ha fatto conoscere in corso Buenos Aires. Spider era un mio fan, cosa che io non sapevo. Quando ci siamo conosciuti abbiamo fatto un viaggio insieme, siamo andati fino a Zurigo a un party. Eravamo Spyder, Sky4 ed io e mi pare che ci fosse anche MadBob, se non sbaglio. Eravamo in pochi ad andare ai party all’estero, lo facevano solo quelli che dipingevano. Quella volta eravamo gli unici italiani. Doveva venire anche Fly, ma aveva dei problemi e non è potuto partire. Siamo andati, mi ricordo, con una Lancia Delta.

K. E gli “zulu” là com’erano? Com’era la scena in Svizzera?

E. La scena era differente dalla nostra, perché da noi, all’epoca, era molto chiusa, era limitata alla strada, non avevamo locali o gente che ci lanciava. A Zurigo era molto più semplice, avevano il “Palladium” e l’hip hop lo conoscevano. Erano molto più informati, perché, probabilmente, avevano un legame molto più forte con l’America.

S. Mi ricordo 14K, la prima fanzine. Dopo le fanzine le abbiamo fatte anche noi. I primi sono stati i TDK, poi io e in seguito Fly e Pongo. Giravano anche On The Run, fatta a Monaco e 14K di Zurigo.
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ugg for kids El Campero rilancia lo stivale anni ’80

Torna El Campero, il mitico brand di calzature 50 anni or sono ma poi di fatto tolto dal mercato non appena la moda sorpass lo stile dei suoi stivali che tanto piacevano ai paninari negli anni 80. Torna nei pi esclusivi negozi a partire dall di settembre con una collezione, autunno inverno, studiata da due anni, da quando nel 2009 Sorore, azienda aretina, ha acquisito il marchio con l di rilanciarlo nelle versioni uomo donna e bambino, puntando molto sul mercato interno ma anche sull Per i primi due anni alla Sorore si lavorato sul rinnovamento del logo, sulla ricerca e sviluppo dei materiali (dai metalli alla suola) e delle tecniche di lavorazione. Una volta ottenuto un buon prodotto si guardato alla collezione autunno inverno 2011 2012 come inizio di una nuova vita di El Campero. con alcune decine di importanti punti vendita dislocati nel nostro territorio ha spiegato Davide De Cicco, presidente dell toscana, poi ci allargheremo a macchia leopardo, puntando anche su paesi come gli Stati Uniti, la Russia e il Brasile con cui abbiamo avviato contatti piuttosto importanti e che guardano a El Campero con una certa simpatia. Pensiamo che questi paesi siano in grado di recepire la nostra qualit la tradizione, il grande lavoro che c alle spalle di ogni calzatura. Ci siamo posti l di avere una grande visibilit nell di cinque anni puntando, fino al 2013, di affinare ancor pi la nostra ricerca sui materiali, di rilanciare uno stivale classico toscano e tutta la collezione di calzature. Per distinguerci dagli altri abbiamo inserito una stellina di riconoscimento all dello stivale sinistro mentre una pennellata di rosso sotto la suola garantir che tutti i passaggi di controllo qualit sono stati eseguiti e che la calzatura perfetta Nel 2012 Sorore guarder anche all iniziando dalle borse per poi,
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eventualmente, puntare anche, fra tre anni, sull nascondiamo ha detto ancora De Cicco, siamo interessati a rilevare eventuali altre aziende con tradizione e innovazione, prodotti distinguibili cos come vero che siamo in trattative per l di altri brand, soprattutto di pelletteria. Abbiamo trascorso due anni a pensare e creare delle scarpe in linea con la tradizione El Campero puntando su un prodotto decisamente di qualit Abbiamo inventato nuove tinture come quella di calce, abbiamo avviato ricerche per trovare, in tutto il mondo, pelli pregiate e abbiamo lavorato sul logo, rinnovandolo completamente, con caratteri ridotti, snelliti. Siamo legati alla tradizione ma guardiamo al futuro con trattamenti sperimentali come quelli presentati all edizione del Pitti. Noi vogliamo produrre solo scarpe di alto livello. Il numero non ci interessa. Un paio di nostri stivali richiede 20 passaggi manuali e quindi facile capire che ci interessa la qualit a scapito della quantit Sorore, nome che ricorda il primo ciabattino misericordioso toscano, in questi primi due anni ha anche sviluppato lo stabilimento produttivo, allargandolo, trovando nuove location.
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ugg biker boots Eiaculazione femminile

Chi ha analizzato i dati di navigazione del web sulle ricerche sex più digitate nei motori di ricerca non credeva ai suoi occhi, ma la parola più ricercata dalle donne italiane sul web è squirting, ovvero quella che può essere definita leiaculazione femminile quando lei è al culmine dellorgasmo.

Secondo le cifre riportate dal settimanale Cosmopolitan, infatti, nella classifica internazionale delle parole più ricercate sui motori di ricerca dalle donne in fatto di sessualità, sono le donne italiane le più interessate allo squirting, perché che piazzano la parolina al 1 posto in classifica delle ricerche su Google; seguono come termini più ricercati le seguenti parole: amatoriale Napoli; Milf; teen; mom. Un interesse dunque ben superiore alle donne americane, per esempio, che piazzano al primo posto le parole Amore lesbico.

Intanto allontaniamo subito un sospetto: non stiamo parlando di una qualche pratica sessuale strana, o qualche nuovo gioco erotico e diciamo che siamo nel campo della sessuologia medica, ovvero della disciplina che studia la fisiologia della sessualità dal punto di vista medico scientifico.

Lo squirting è lemissione, a volte a schizzo, a volte a getto, di liquido dalla vagina nel momento in cui la donna raggiunge il picco massimo del piacere e dellorgasmo; equivale cioè alleiaculazione maschile dello sperma, ma non è né urina, né liquido seminale.

Ma non tutte le donne riescono ad emetterlo. E ciò spiega forse perché la parola figuri ai primi posti degli interessi delle donne in fatto di sesso; forse si tratta di quel circa 50% di donne che non riesce ad arrivare allorgasmo e che non essendoci mai arrivate non sanno dire se ciò che provano è orgasmo , squirting o cosaltro; o quelle donne che lo hanno sempre avuto ma pensano che fosse una anomalia, vergognandosene con il loro partner, anziché una testimonianza di piena predisposizione a godere del rapporto sessuale.

Il prof Emmanuele A. Jannini,
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docente di Endocrinologia e Sessuologia Medica alluniversità Tor Vergata di Roma, che ha pubblicato uno studio sul Journal of Sexual Medicine sullargomento, spiega:

lo squirting non è urina, è un eiaculato prodotto dal rene, stoccato nella vescica e viene espulso attraverso luretra. Quindi teoricamente è urina. Ma è così diluito da essere più simile allacqua che allurina.

una specie diriflesso incondizionato, che viene innescato stimolando solo il clitoride, oppure, molto più frequentemente, la parte iniziale della vagina, nella parete anteriore, su cui è appoggiata la vescica. Una zona che una volta veniva chiamata punto G, e che ora viene denominata complesso clitoro uretro vaginale.

Spiega ancora il docente di Endocrinologia e Sessuologia Medica: Questa stimolazione sollecita direttamente la vescica, e sembra favorire tutto il processo. Oltre allo squirting, abbiamo anche evidenziato la presenza di un altro eiaculato, più denso e meno copioso, che viene espulso sempre dalluretra. Analizzandolo in laboratorio abbiamo scoperto che è molto simile allo sperma, tantè vero che contiene unaltissima quantità di psa, un enzima che negli uomini viene secreto dalla prostata. Questo fluido viene prodotto da residui di ghiandola prostatica presenti e attivi solo in alcune donne.

Leggi anche: Il cervello femminile durante lorgasmo

Perché alcune donne squirtano ed altre no?

La risposta non viene dalla medicina ma dalla psicologia. Dal punto di vista fisiologico tutte le donne sono in grado di produrre quel liquido e di espellerlo nel momento del massimo orgasmo. Può variare forse lintensità dello schizzo e può variare la quantità. Sono stati segnalati casi di piccoli zampilli come di vere e proprie fluide emissioni tali da bagnare così copiosamente da dover raccogliere il liquido a terra come fosse acqua.

Poiché però leiaculazione avviene dietro una specifica stimolazione il cui effetto è lorgasmo, se vengono meno sia la stimolazione che lorgasmo, è impossibile che possa arrivare anche leiaculazione femminile. E poiché secondo una recente indagine una donna su due finge lorgasmo, ecco spiegato perché lo squirting sia per la metà del cielo una speranza.

Leggi anche: Ecco perchè le donne fingono lorgasmo

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La Dieta del Minestrone è una delle diete che più suscitano la curiosità e l’attrazione di chi è alla ricerca della dieta giusta. Perché avviene questo? Semplice, questo tipo di regime alimentare è efficace, veloce, facile da seguire e, grazie alla dieta di mantenimento, consente di conservare i risultati acquisiti nel tempo.

La Dieta del Minestrone è generalmente consigliata a chi è in sovrappeso di 7 8 kg, mentre è del tutto sconsigliata a chi ha solo qualche chilo di troppo. Per fugare qualsiasi dubbio, comunque, sarebbe come sempre opportuno consultare un dietologo. Questo tipo di dieta non prevede il calcolo delle calorie, poiché la perdita di peso è determinata dalla limitazione qualitativa, non quantitativa, degli alimenti.

Tale regime alimentare prevede una riduzione, e in alcuni giorni addirittura l’eliminazione, dei grassi e dei carboidrati. L’obiettivo della dieta del minestrone è quello di far perdere al soggetto il maggior numero di chili il più rapidamente possibile e la perdita di peso diventa prioritaria su tutto, anche sull’equilibrio dei nutrienti.

Tale situazione non è certo ottimale, per questo motivo la dieta del minestrone può essere seguita solo da soggetti in grave sovrappeso, tanto che viene prescritta a persone in procinto di essere operate chirurgicamente per migliorare la situazione generale dimagrendo velocemente qualche chilo.

La dieta del minestrone rimane comunque una delle più richieste, non solo vi farà perdere qualche chilo, ma vi aiuterà anche per depurare l’organismo. L’importante sarà seguirla scrupolosamente almeno per sette giorni. Essendo ancora in un periodo caldo, ecco la versione estiva ed il menu da preparare per il minestrone protagonista di questa efficace dieta.

La durata della dieta, come vi dicevamo, è di 7 giorni, a cui seguirà un periodo di mantenimento che varierà a seconda della persona e dei risultati raggiunti nella prima settimana. L’efficacia è data solo se fatta per il numero di giorni indicato e, in linea di massima, bisognerà pesarsi il quarto giorno ed aver perso almeno 3 chili e l’ottavo giorno in cui si saranno persi almeno 5 chili. Se si sarà perso di più sarà utile arricchire la dieta alla colazione con 3/4 fette biscottate integrali e anche il pranzo con 120 140 g di pasta o riso integrali.

Attenzione: la dieta deve essere fatta per massimo due settimane consecutive e poi se si volesse ripetere bisognerebbe farlo a distanza di almeno tre mesi. A seguire, quindi, il menù da seguire, nessun alimento può essere sostituito e quelli per cui non sono indicate le quantità potranno essere consumati senza limiti.

Cena: minestrone; 200 g di patate lesse con 10 g di burro

Variante: le patate con il burro possono essere sostituite da 350 a di funghi cucinati con 2 cucchiaini di olio extra vergine di oliva

Colazione: tè o caffè; pere e ananas

Spuntino: succo di frutta senza zucchero

Pranzo: minestrone; carote e carciofi crudi o cotti

Merenda: succo di frutta senza zucchero

Cena: minestrone; peperoni, melanzane e zucchine alla griglia

Variante: le pere e l’ananas della colazione possono essere sostituite da frutta a scelta (escluse uva e banane), che può essere anche cotta o in scatola senza zuccheri aggiunti

Colazione: cappuccino preparato con 200 ml di latte scremato; banane

Pranzo: 200 g di yogurt magro; una banana

Cena: minestrone; un frappé preparato con 200 ml di latte e una banana

Variante: i 200 9 di yogurt del pranzo possono essere sostituiti da 150 g di ricotta o da 120 g di mozzarella o di gorgonzola o di caciotta

Bere 1,5 2 litri di acqua oligominerale

un cavolo verza grande (può essere sostituito da un broccolo verde);

4 5 rape bianche (possono essere sostituite da 500 g di sedano intero (può essere sostituito da un finocchio intero);

uno o 2 barattoli di pomodori pelati in base al gusto (i pelati possono essere aboliti);

spezie e aromi vari a piacere.

tagliare le verdure a pezzi piccoli, metterle in una pentola con il dado vegetale e coprire con acqua. Aggiungere il sale, portare ad ebollizione e lasciare sul fuoco per 10 minuti a fiamma alta, abbassare la fiamma e far cuocere lentamente per il tempo desiderato.
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Più calore e morbidezza. Impazza il montone, non solo per il cappotto.

Lo si riconosce subito al tatto. Soffice e avvolgente, come una coccola sempre disponibile nei giorni più gelidi dell’anno, è di shearling che si ammanta il guardaroba di stagione. Il giaccone zippato di Acne è un omaggio assoluto al tema, come pure il classico parka con cappuccio di Zara . Più grintoso il chiodo di Kenzo , dal collo ricoperto in montone, mentre il cappotto di Joseph sfodera il pelo nella sua versione più liscia con un grafico effetto black white. Altrimenti la tentazione più forte viene dalla giacca di Marni , quasi un bolero con le profilature in pelle, con l’aggiunta di candido fur. Variazioni riuscite? La gonna di Mayet di gusto minimale, il pull di Cedric Charlier con pannellatura in shearling smeraldo, il blazer destrutturato di Anneclaire , da portarsi slacciato come un cardigan.

Per le borse si spazia dal modello compunto e squadrato di Loewe alla tote bag di Fendi con vivaci geometrie di colore, passando per la clutch di Proenza Schouler in un edito giallo mimosa. Le scarpe, poi, mostrano il montone dal collo risvoltato: è il caso degli stivaletti di Burberry e delle sneaker di Tory Burch , che si permettono sulla tomaia una tarsia di cuoio e cavalino. Sfiziosità in aggiunta, il collier di Fendi che adagia la consueta catena d’oro sulla lana e i paraorecchie di Ugg Australia , irrinunciabili per le più freddolose.
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ugg dakota sale effetto nuovo millennio sulla spesa degli italiani

A cavallo del nuovo millennio i consumi degli italiani sono sensibilmente cambiati. Il dato emerge con evidenza guardando le statistiche relative alla suddivisione settore per settore delle spese effettuate dagli italiani tra il 1997 e il 2008. In linea generale, si riscontra una contrazione del peso sul budget familiare di vestiario, alimentari e trasporti, a fronte di una crescita di telefonia, ristorazione e altri servizi.

I settori che perdono rilevanza

Meno scarpe, meno vestiti, meno mobili. sono diversi i settori che negli anni compresi tra il 1997 e il 2008 hanno assunto un peso via via inferiore all’interno della struttura di spesa mensile degli italiani. Per quanto riguarda i consumi nel campo del vestiario e delle calzature, per esempio, l’incidenza percentuale sul totale dei consumi mensili è passata dal 9,2% del 1997 all’8,1% del 2008. Una riduzione simile si è rilevata per quanto riguarda il comparto dei mobili, il cui peso nei consumi totali è sceso dal 3,5% al 3%. Anche il settore delle spese alimentari ha evidenziato una perdita di rilevanza, scendendo dal 14,8% al 13,7%, mentre l’incidenza della spesa per l’acquisto di mezzi di trasporto è calata dal 4,4% al 3,7%.

I settori che acquistano peso

Se ci sono settori che perdono peso, ce ne sono altri che, con il passare degli anni, diventano sempre più importanti all’interno dei consumi mensili degli italiani. Per i servizi di telefonia, per esempio, nel 1997 gli italiani impegnavano l’1,4% delle loro spese mensili, nel 2008 tale percentuale risulta pari al 2,7%. A fronte della minore importanza delle spese alimentari, poi, va registrato che quella degli consumi nel settore della ristorazione nei pubblici è aumentata, crescendo dal 6,8% al 7,4%. In crescita anche la rilevanza dei servizi ricreativi e culturali (passati da un’incidenza del 2,4% a una del 2,7%) e quella delle spese per prodotti medici (passati dall’1,8% al 2,2,%).

Per una comprensione più approfondita dei dati bisogna rilevare i fattori che hanno inciso sulla dinamica dei consumi. In alcuni casi, infatti, i consumi sono stati influenzati in maniera importante dall’andamento dei costi dei vari prodotti. Per quanto riguarda servizi di telefonia e medicinali, infatti, è opportuno notare come le scelte di consumo siano variate anche in funzione di una tendenza favorevole dei prezzi, cresciuti in questi settori in maniera inferiore rispetto alla media del totale dei consumi familiari.
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ugg prezzi bassi Edward Hopper e le annunciazioni senza messaggio

Nei quadri di Hopper possiamo guardare le scene pi familiari e sentire che sono essenzialmente remote, addirittura sconosciute. I personaggi guardano nel vuoto. Paiono essere altrove, persi in una segretezza che i dipinti non possono svelare e che noi possiamo solo cercare di indovinare. come se fossimo spettatori di un evento cui non siamo in grado di dare un nome. Sentiamo la presenza di ci che nascosto, di ci che senza dubbio esiste ma non viene rivelato. Formalizzando l fornendole uno spazio in cui pu venire osservata senza essere violata, il potere di Hopper viene esercitato nei nostri confronti con estremo tatto. (Strand 1994: 85)

Cos un poeta, Mark Strand, sintetizza l di un pittore, Hopper. In queste parole risuona, per molto di pi di una semplice schematizzazione. A parlare una segreta corrispondenza, quella che lega la scrittura alla pittura nell movimento espressivo in cui ha luogo il manifestarsi dell quei territori dell spaesamento contemporaneo, infatti, incontriamo presenze spettrali che si aggirano tra luoghi desolati, nascosti dalla banalit del quotidiano, dall ripetizione di gesti automatici e inautentici. Tutto appare sprofondato nel presente dove ormai nessun evento pu pi davvero aver luogo perch lo spazio di manifestazione nella vita ordinaria sembra completamento saturo di accadimenti sempre identici. Il tempo insomma si chiude, bloccato nel suo movimento di sistole e diastole, in un presente intemporale ben lontano dall kairotico e destinale. Non c spazio per l n per il suo ingresso nel tempo attraverso l non c a possibile ma solo ossessiva ripetizione che frattura le estasi temporali disperdendo irrimediabilmente t skop Non resta che l del presente con l pesantezza dell (cfr. Levinas 1948: 24).

Tutto questo ritroviamo proprio nelle scene dipinte da Hopper, luoghi familiari, spesso intimi, forme chiaramente riconoscibili ma che esprimono un profondo senso di estraneit di lontananza. Sguardi vuoti, persi in direzioni occultate alla vista dello spettatore, figure isolate avvolte da un silenzio impenetrabile. Silenzio che, in pittura, pu essere rappresentato solo sinesteticamente, attraverso la cancellazione di ogni movimento e di ogni ritmicit temporale, nella piatta immobilit di forme isolate e non dialoganti. Non c narrazione possibile in questi quadri dove tutto sospeso e in perpetua attesa. la luce zenitale a creare questo effetto, luce scoperta dopo decisive peregrinazioni che hanno portato il pittore a sperimentare mezzi espressivi differenti: acqueforti e incisioni, acquarelli e pitture a olio. E anche luoghi differenti in cui la luce si via via rivelata: Parigi soprattutto, ma poi Cape Cod nel Massachusetts e, inevitabilmente, New York (cfr. Levin 1995).

La luce uno degli elementi fondamentali della pittura di Hopper, una luce tersa, in grado di creare atmosfere dense, ottenuta tramite un procedimento molto semplice che lui stesso descrive parlando della sua pittura: direttamente sulla tela, senza cose strane, diciamo cos Uso trementina quasi pura all e aggiungo olio andando avanti, finch il solvente diventa puro olio (Hopper 2000: 60). Il procedimento piuttosto elementare, costituito dalla progressiva densificazione del solvente gi steso sulla tela, che si ispessisce dando corpo a delle figure che restano, comunque, sempre diafane e trasparenti, giacch la pesantezza del colore viene diluita per farlo vibrare di una luminosit neutra. Parlando di Second story sunlight (Secondo piano al sole, 1960) Hopper aggiunge: quadro un tentativo di dipingere la luce del sole bianca, con nessuno o quasi nessun pigmento giallo nel bianco. Ogni interpretazione psicologica dovr essere aggiunta dall ma dipingere la luce non stata la spinta iniziale. Io sono un realista e reagisco ai fenomeni naturali. [ La luce un risorsa espressiva, per me, ma non in modo cos conscio. il mio modo naturale di esprimermi (Hopper 2000: 66).

Con il procedere della sua pittura, Hopper presta sempre maggior attenzione alla luce, non in quanto fine a s stessa ma come elemento espressivo fondamentale in grado di creare atmosfere dense di attesa. Per farlo occorre epurarla da ogni traccia colorica, facendola brillare nella sua tersa e diafana trasparenza attraverso l di un bianco brillante, il bianco di zinco, sperimentato ad esempio in Ground swell (Risacca) del 1939, dove ritrae una scena marinara fortemente dominata dal chiarore e dalla bianchezza immobilizzante, rafforzata dalla geometrica composizione che riunisce in un triangolo barca, boa e vela al cui centro si posizionano statiche figure umane fissamente rivolte alla boa. Le scene ritratte assumono forme sempre pi semplificate, con un decisivo rifiuto di ogni aspetto decorativo ottenuto anche tramite il colore. La crescente attenzione alla luce comporta inevitabilmente una semplificazione della tavolozza con schemi cromatici tendenzialmente ripetitivi e semplificati, dove scarsa attenzione viene data agli accordi di colore a favore di una misurata sobriet di tono. A dominare, allora, sono i volumi e le campiture, con livelli differenziati di complessificazione a seconda che si tratti di persone, alberi o edifici. Le linee si fanno pi nette, gli angoli pi decisi, le forme curvilinee tendono a sparire. La struttura geometrica dei dipinti rigorosamente composta anche se l sembra dominare, spingendosi quasi al confine del quadro, per fuoriuscire da esso, proponendo allo spettatore il compito di immaginare gli spazi, gli elementi e le forme che si trovano oltre i confini della scena dipinta.

In fondo, ed lo stesso Hopper a riconoscerlo, questa pittura rimane ancorata all non nel senso dei canoni pittorici o delle tecniche impiegate, ma del principio essenziale che vuole l impegnato nella rappresentazione delle sue impressioni immediate. Ci che deve essere dipinto l prodotta a contatto con il mondo, nelle sue piccole variazioni restituite sulla tela con estrema freschezza. Il fulcro della poetica pittorica di Hopper risiede proprio in questo profondo realismo che detta la necessit di esprimere le intime sensazioni, ma senza approfondimento psicologico, senza struttura narrativa. Non dobbiamo, per pensare a lui come un semplice epigono del movimento artistico europeo. Se l di fondo a rimanere invariata, ci che cambia il contesto rappresentativo sia paesaggistico sia sociale. Non tanto da un punto di vista tematico. Non la americana ad imporsi, come accade nel caso del cosiddetto degli otto cui spesso lo stesso Hopper viene ricondotto malgrado il suo netto dissenso, ma la natura intesa in un senso molto ampio[1]. L di trascrivere nel modo pi esatto possibile le impressioni prodotte e suscitate in lui dalla natura continuer ad essere l profondo che Hopper non vorr mai abbandonare. Tale anche la direzione di ricerca che individua per il futuro se nel programmatico Note sulla pittura scrive:

nessuno pu prevedere esattamente quale sar l della pittura nei prossimi anni, ma sembra, o almeno mi sembra, che ci sar una rivolta contro l di un disegno arbitrario e stilizzato. Ci si sforzer ancora, credo, di cogliere la sorpresa e gli eventi della natura, di compiere uno studio pi intuitivo e penetrante dei suoi umori, e insieme nasceranno un nuovo stupore e una nuova umilt in chi ancora capace di queste reazioni essenziali. (Hopper 2000: 13)

L richiesto al pittore quello della meraviglia che nasce dallo stupore, la conoscenza che emerge dall fenomenologica del mondo in cui la messa tra parentesi di ci che abituale e che diamo per scontato permette l di un nuovo sguardo, pi attento alla realt e ancora in grado di sorprendersi di fronte alla natura. Questa messa in opera dello sguardo attraverso lo spazio pittorico produce una sospensione della rappresentazione favorendo il puro darsi delle cose nella loro essenza manifestativa. Per questo potremmo parlare di una epoch pittorica giacch lo spazio pittorico a mettere in opera le condizioni di visibilit e il modo dell in quanto evento. e insorgenza di un mondo sotto lo sguardo sotto uno sguardo che non di nessuno questo l della pittura (Escoubas 1995: 36). Cos Eliane Escoubas sintetizza il mistero della pittura i cui fondamenti ontologici rimandano ad un fenomenologica dello spazio pittorico come luogo dell e del venire in presenza del fenomeno del mondo.

2. La presenza del bosco e il mistero della natura

Resta per ancora da chiarire che cosa intenda Hopper per natura. Sarebbe, infatti, riduttivo pensare alla natura nella sua sola accezione ambientale e paesaggistica, come fosse un semplice oggetto sottoposto allo sguardo del pittore e piegato alle sue esigenze compositive, ridotto a mero decoro o scenario della raffigurazione. Il termine natura dice di pi se intesa nel suo doppio aspetto di natura naturans e natura naturata. In questo modo riusciamo ad afferrare la sua doppia matrice, attiva e passiva, il logos dinamico che abita la generazione e al contempo il mistero che racchiude il suo essere creata.

Potremmo dire che la visione hopperiana profondamente romantica, coerentemente con quanto Robert Rosenblum ha cercato di mostrare nel suo testo La pittura moderna e la tradizione romantica del Nord nel quale ipotizza una linea espressiva tipicamente nordica che, affondando le proprie radici nella pittura fiamminga e tedesca, troverebbe la sua massima espressione nel Romanticismo protraendosi poi fino alla contemporaneit anche oltreoceano, in opposizione all mediterraneo il cui fulcro viene individuato nella Parigi del XIX secolo. Questa ipotesi, di certo suggestiva, arriva a ravvisare permanenze, oltre che tematiche, anche di assetto architettonico topologico del quadro al punto da affermare: potente struttura spaziale di Friedrich e di altri romantici si ritrova anche in artisti americani quali Edward Hopper, che ripropone costantemente e indubbiamente senza alcuna conoscenza diretta di quei prototipi il contrasto evocativo creato da un primo piano profondo al cui bordo siamo costretti a fermarci bruscamente per contemplare vaste distese vuote, pi facilmente accessibili coi sentimenti che fisicamente (Rosenblum 1975: 130).

Natura, dunque, non solo come fonte di ispirazione creatrice e madre di forme ma anche come luogo del mistero reso ancor pi emblematico ed evidente se messo in contrasto con gli elementi antropici. (Le sette del mattino, 1948) o gli alberi svettanti in misurata progressione dietro due facciate bianche sormontate da tetti spioventi di Second story sunlight (Secondo piano al sole, 1960) o ancora la compatta boscaglia al di l della strada e del distributore di benzina di Gas (Benzina, 1940) e di Four lane road (Strada a quattro corsie, 1956). Si tratta soltanto di alcuni dei numerosi esempi in cui appare evidente il contrasto tra l artificiale costruito dall segno della progressiva modificazione dell paesaggistico alla luce dell progresso, e l naturale, gli alberi, tendenzialmente indistinti tra loro, a formare una compatta e pi scura unit nella superficie del quadro, spostata quasi sempre in secondo piano, segno della permanenza del mistero. Il sacro il volto occultato della natura, impenetrabile allo sguardo umano il quale, costretto dalla presenza degli alberi ad arrestarsi al limite del muro invalicabile di colore, vaga errante perdendosi tra gli altri elementi della scena dipinta.

La natura non si presenta pi come panoramica e aperta ma oscura, nascosta, a volte pesante, profondamente meditativa. E questo appare ancor pi evidente e rivelativo in tre quadri sui quali sar opportuno soffermarsi perch pur se dipinti in un arco temporale piuttosto ampio, ci mostrano, attraverso la loro semplicissima organizzazione geometrico spaziale caratterizzata dalla completa mancanza di figure umane, la tensione dialettica che spinge lo sguardo verso il confine materiale della tela, verso il vuoto che diventa assenza metafisica.

Nel primo caso, Stairway (Scala 1949), lo spettatore, in prospettiva frontale, si trova proiettato all di uno spazio domestico, nel mezzo di una scala che conduce verso una porta aperta. Oltre la soglia, l dalle scure tonalit di un bosco quanto mai indistinto. Lo sguardo condotto verso l ma l prodotto dalla geometria del quadro frustrato dall effettiva di uscire, perch il punto di fuga invisibile, pu essere solo immaginato. In questo modo Hopper ci blocca all della casa e la porta aperta si rivela in realt non un punto di passaggio, un luogo di transito, ma una trappola visiva, sfruttata nella sua valenza semantica concreta a fini tutt che realistici. Non solo non c collegamento tra interno ed esterno, ma preclusa la possibilit dell inducendo pertanto nel fruitore un senso di separazione nei confronti dell e di profondo isolamento. Ci che oltre, nascosto nell e oscuro bosco, resta irraggiungibile, avvolto dalla pi cupa tenebra cromaticamente suscitata da un colore verde con fortissima pigmentazione nera, bassissima luminosit e profonda saturazione.

In Rooms by the sea (Stanze sul mare, 1951) ritroviamo la stessa opposizione tra interno ed esterno, e ancora una porta aperta, questa volta direttamente sul mare. In primo piano una camera vuota, una parete e la porta, in secondo piano, appena visibile da un taglio verticale sul lato sinistro, un camera, ammobiliata, in cui si scorgono, completati dall oculare, un divano, un quadro appeso e una cassettiera. A dominare la luce che dall penetra con forza verso l obbligando lo sguardo a muoversi da destra verso sinistra, dal mare verso la stanza arredata, dal naturale verso l Il movimento quindi inverso rispetto a Stairway, ma non per questo bisogna credere che ci sia passaggio. La porta, pur facendo penetrare la luce, non permette nessun attraversamento. La luminosit naturale che domina all nella brillantezza del mare e nel diafano azzurro del cielo, giunge all ma senza produrre nessuna manifestazione rivelativa, con l effetto di evidenziare maggiormente l isolante dell accresciuta ancor di pi dal doppio spazio domestico.

Infine, Sun in an empty room (Sole in una stanza vuota, 1963). Qui ritroviamo ancora una stanza vuota, questa volta l Non c alcun mobilio e i colori sono spenti. Al posto della porta c una finestra dalla quale penetra abbondante luce che crea un gioco chiaroscurale molto netto, con angolazioni precise e ben delineate. Ci che si intravede dalla finestra la chioma di un albero dal verde luminoso cui corrisponde, in basso, un colore sempre pi cupo, tendente al nero. C inoltre, uno spicchio di cielo. La luce quella del meriggio, entra dall finestra nella stanza ma ricade nell per ben due volte a causa di una parete leggermente rientrante e dall che essa forma. nel 1963 nota Strand [questo] l grande dipinto di Hopper, una visione del mondo senza di noi; non solo un luogo che ci esclude, ma un luogo svuotato di noi stessi. La luce, ora un giallo sbiadito sulle pareti color seppia, pare stia recitando le battute finali della propria caducit della propria storia nuda che si avvia a conclusione (Strand 1994: 83).

Ad attirare lo sguardo dello spettatore dunque la zona liminare tra l e l rappresentata nei primi due casi da una porta, nell da una finestra[2], da cui penetra una luce, dalle caratteristiche tonali differenti, che non semplicemente illumina le stanze, ma sembra annunciare l di un mistero. Non si tratta, tuttavia, di un dispositivo ottico volto a produrre una figurazione narrativa, ma piuttosto di un luogo di sospensione in grado di creare un intervallo tra l e l l e il naturale, il visibile e l il rappresentabile e l L di ogni elemento generatore di narrazione fa implodere lo spazio della rappresentazione, differendo la figurazione del mistero in un tempo ucronico imminente e sempre di l da venire. Malgrado l densit dei formanti figurativi presenti nei quadri, non c instaurazione di un dialogo tra le unit narrative, per cui l pittorica e la rap iconica rimangono prive di e, di fatto, come sospese, in attesa che qualcosa avvenga e la narrazione abbia finalmente inizio (cfr. Greimas 1984).

I tre quadri di cui abbiamo abbozzato un sebbene siano disposti su un notevole arco temporale, permettono inoltre di esemplificare l di natura hopperiana, una natura che l non vuole solamente imitare, secondo un canone realistico semplicisticamente inteso, ma prendere come modello nei suoi aspetti fenomenici, reiscritti sulla base di nuove significazioni, deformati perch passati attraverso l del pittore e riproiettati poi sulla tela lasciandoli aperti a una profonda indeterminazione semantica che spetta al fruitore delimitare.

Tali soglie, in Hopper, sono per la maggior parte aperte grazie alla luce, nel suo manifestarsi tra dimensione naturale e dimensione artificiale. Basta solo osservare le innumerevoli variazioni in cui la luce incontra edifici, come ad esempio in Early sunday morning (Domenica di primo mattino, 1930), o penetra e si diffonde all di luoghi chiusi come in Chair car (Carrozza passeggeri, 1965) o in Western motel (Motel nell 1957) o pi fondamentalmente investe figure umane. In que caso la luce pu essere artificiale, isolando ancor di pi il soggetto nelle tenebre notturne come in Nighthawks (Nottambuli, 1942) o Automat (Tavola calda, 1927), oppure naturale e colpire il corpo quasi a volerlo penetrare, avviluppandolo senza per riuscire a mostrare alcunch La potenza della sorgente luminosa diventa in questi casi magnetica, attira a s il soggetto che viene colpito, quasi ipnotizzato da quella presenza. Gli esempi a questo proposito non mancano.

3. L dell e l dell coal town (Cittadina mineraria in Pennsylvania, 1947) ritrae un tardo pomeriggio in una sperduta cittadina americana. Dalla strada vediamo una casa la cui sagoma fuoriesce dal confine del quadro, a breve distanza un minimo scorcio ombreggiato della casa accanto. In mezzo una striscia di prato e un uomo, nel cuore ottico del dipinto, con un rastrello in mano. A dominare la luce obliqua del tardo pomeriggio, densa di pigmentazione giallognola, che si proietta sulla casa e sulla figura al centro della scena. Ad essere interessante lo sguardo dell distratto dalla sua attivit di giardinaggio, e come attirato dalla sorgente luminosa. L che si ha quella di uno sguardo sollevato quasi per distrazione e poi magneticamente catturato dalla luce. A nostra volta siamo attirati verso ci che non vediamo, verso il fuoco dello sguardo del personaggio che rimane a noi precluso: non riusciamo a vedere ci che lui sta vedendo, eppure sappiamo che qualcosa sta accadendo. Si tratta quasi di una manifestazione assente, di una presenza assente o, per dirla ancora altrimenti, di un visibile che invisibile.

Merleau Ponty ci ha ormai educato all che non il contrario del visibile: il visibile ha esso stesso una membratura di invisibile, e l la contropartita segreta del visibile, non appare che in esso (Merleau Ponty 1964: 230). Non bisogna, infatti, pensare l come un al di l del visibile, come se fosse un altro visibile possibile. Occorre invece considerare il loro rapporto in termini di latenza, di reciproca interconnessione secondo un ordine laterale. Solo cos sar possibile concepire la membratura comune che li unisce in una differenza non ipostatizzata. L allora il rilievo del visibile, il punto o il grado zero di visibilit l di una dimensione del visibile (Merleau Ponty 1960: 65).

Il rapporto tra visibile invisibile, concepito in questi termini, appare dunque come scarto interstiziale che annuncia la loro reversibilit giacch propria del visibile di avere un doppio di invisibile in senso stretto, che il visibile manifesta sotto forma di una certa assenza (Merleau Ponty 1961: 58 9). Questo ci permette di pensare in termini diversi la profondit come dimensione del nascosto che rende pi nitide le cose, le rende visibili, insomma. Perci essa non va annullata, perch non viene pi concepita come lo scrigno del vero oltre l ma come luogo stesso che permette l cos il cuore fenomenologico dell in qualche modo gi messo in evidenza da Husserl in Idee I, dove ci spiega la modalit di apprensione di un oggetto d
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16 ottobre 2012 Per parlare di alimentazione, essendo oggi la giornata mondiale dedicata a questo tema, abbiamo scelto di condividere una nota arrivata da don Munir, da poco rientrato dalla Siria, un paese dove secondo le ultime stime le persone che hanno bisogno di alimentari i urgenti sono 1,5 milioni.

“La mattina di mercoled 26 settembre ho intrapreso il viaggio via terra per Damasco con un di servizio pubblico. Durante il viaggio ho potuto dialogare con le persone che condividevano l con me, ed abbiamo parlato a lungo della condizione dei profughi siriani il Libano, della sofferenza in cui ora vive la popolazione.

Il mio arrivo a Damasco, alle ore 12.30, coinciso con la fase finale dell al Ministero della Difesa: l citt era in allerta e piena di posti di blocco dell Questo mi ha dato un assaggio del clima di paura, tristezza e insicurezza che si respira nella capitale siriana. A causa dell solo con grande difficolt sono riuscito a raggiungere il Centro Salesiano.

A Damasco ho incontrato i confratelli della comunit e ho potuto dialogare a lungo con loro. La comunit composta di quattro confratelli: il direttore egiziano, due italiani, e un giovane sacerdote venezuelano. Abbiamo parlato a lungo della vita comunitaria a Damasco in questi momenti, delle loro attivit con i giovani e delle attivit con gli sfollati, ospitati in varie scuole governative.

La comunit si trova in una zona abbastanza sicura e stanno cercando di dare segni di speranza ai giovani e alle famiglie, cercando di organizzare incontri formativi, spirituali e ricreativi. Il Centro sta diventando un di pace, condivisione e accoglienza, sempre pi prezioso per i giovani della zona. Tutti i confratelli mi hanno confermato la loro ferma volont di rimanere in Siria e di servire i giovani. In occasione della mia visita abbiamo rilanciato le visite nelle case delle famiglie dei bambini e dei ragazzi pi giovani che non si recano al Centro per paura dei pericoli che incontrano lungo il cammino, cercando di sostenerli sia al livello spirituale che morale e materiale.

L’INCONTRO CON I GIOVANI DI DAMASCO

A Damasco ho avuto modo di incontrare vari giovani e le loro famiglie. Molti mi dicono cio Basta violenza e tristezza, vogliamo solo la pace. Ho anche costatato che molti di loro hanno il forte desiderio di lasciare il paese. Questa visione di molti giovani che hanno perso tutte le loro speranze nell e nel futuro del loro paese mi ha molto rattristato, in quanto costituisce il crollo di una vita di insegnamenti basati sulla fiducia nell e mi ha rimandato all di una Siria senza cristiani e senza futuro, come sta capitando in altre zone del Medio Oriente.

Il sabato 29 settembre sono partito con un bus dalla stazione di Damasco per recarmi a Tartous, citt che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Il viaggio in autobus stato complicato da un al motore del mezzo di trasporto che andato a fuoco e ci ha lasciati in una zona di intensi scontri, da cui siamo partiti grazie all dell siriano che ha assicurato la prosecuzione del nostro viaggio con vari mezzi di fortuna.

A Tartous ho incontrato il vescovo dei maroniti e il suo parroco, che ci hanno ringraziato dell svolta dai Salesiani di Kafroun, che fanno parte della loro diocesi. Dopo pranzo sono partito per il nostro Centro di Kafroun, attraversando vari villaggi e trovando innumerevoli immagini di morti negli scontri.

A KAFROUN: LE PORTE SALESIANE SEMPRE APERTE

Sono arrivato a Kafroun lo stesso giorno e sono rimasto fino alla mattina di marted L ho incontrato il salesiano che era stato destinato a questa casa per l insieme a due giovani confratelli ed poi rimasto nella Casa insieme ad un nuovo confratello che lo ha raggiunto per questa nuova missione.

La casa salesiana di Kafroun usualmente aperta solo durante l ma quest abbiamo deciso di lasciare la casa aperta tutto l per continuare ad ospitare gli sfollati di Aleppo: circa quaranta persone tra le famiglie dei confratelli salesiani, dei cooperatori e dei nostri giovani collaboratori. Attualmente il numero di questi sfollati sta aumentando rapidamente a causa dell degli scontri. La casa sta anche portando avanti attivit educative e ricreative con i giovani sfollati provenienti dalla citt di Homs, la pi colpita dagli scontri. Il Centro anche impegnato nell oratoriana con i giovani della zona.

La vita comune degli sfollati e della famiglia salesiana organizzata secondo uno stile familiare basato su un programma preciso che coordina i momenti di vita comune, quali i pasti, il lavoro e la preghiera. Gli ospiti sono impegnati nei lavori della casa, quali la manutenzione, la cura dell la cucina e la lavanderia, e nel lavoro pastorale con gli altri sfollati e con i ragazzi della zona.

Nonostante queste famiglie siano qui al sicuro, sono sempre in ansia per i loro cari rimasti ad Aleppo e per l pensiero del futuro, diviso tra la paura per la casa e i parenti e amici rimasti in citt la voglia di fuggire all e la speranza di poter tornare alle loro case.

Sono partito per Aleppo il pomeriggio del 2 ottobre, viaggiando su un autobus da venticinque posti insieme ad un cooperatore salesiano di Aleppo. L gi carico dei beni che gli sfollati portavano con s era anche carico di tensione e di timori per il viaggio, che ci avrebbe condotto attraverso le zone pi colpite dagli scontri, e le aspettative degli sfollati che speravano di tornare alle loro zone di origine per cercare di raggiungere i propri cari. Uno dei problemi che ci siamo trovati a fronteggiare stato quello della mancanza di benzina, giacch i distributori non sono pi in funzione. Alla fine abbiamo risolto il problema tramite un viaggiatore che conosceva un venditore che ancora disponeva di risorse che teneva nascoste.

Lungo l deserta si notavano i segni della guerra: macchine e carri armati bruciati, case colpite e abbandonate, vari blocchi stradali da parte dell siriano che ci ha fermato per controllare i nostri documenti. Dopo un tratto di strada al di fuori del controllo dell siriano, ad un da Aleppo, abbiamo incontrato un posto di blocco dei ribelli che ci hanno controllato i documenti e poi ci hanno fatto passare. Dopo un ulteriore posto di blocco dei ribelli abbiamo raggiunto Aleppo, consapevoli della fortuna di averla raggiunta senza essere stati colpiti. Prima della partenza tutti ci avevano avvertiti che il viaggio sarebbe andato wa h augurandoci cio fortuna!

Arrivati verso le 19.30, ci hanno accolto due salesiani siriani, un prenovizio siriano ed alcuni giovani che giocavano a pallavolo nel piccolo cortile. Tutti sono rimasti sorpresi e contenti di questa visita. Alle 21.00 abbiamo recitato una decina del Rosario.

Il mercoled 3 ottobre, dopo la messa delle ore 7.00, abbiamo cominciato le lodi alle 7.30 e alle 7.40 il convento ha tremato, provocando la rottura di alcuni vetri, a causa di un grande attentato nella piazza principale di Aleppo, che dista 8 minuti di cammino dal convento. Alle ore 9.00 avrei voluto visitare, insieme ad un altro salesiano, il luogo dell che ha provocato circa 50 morti e pi di cento feriti al centro di Aleppo; ma questo stato impossibile, perch si temevano nuovi attentati.

Abbiamo continuato la nostra visita ai quartieri cristiani, che sono attualmente colpiti da lanci di mortai, cecchini e autobombe. Da questi quartieri provengono tutti i ragazzi ed i giovani che frequentano la casa Salesiana. Abbiamo riscontrato una grande atmosfera di tristezza, paura di essere colpiti da un momento all ansia di come fuggire e di come sopravvivere tra la mancanza di cibo, medicine, carburante, per di pi con il carovita che ha toccato tutti i beni di consumo.

CON LA BANDIERA DELLA SIRIA NELLA SCARPA

Lungo la strada siamo stati riconosciuti da molti oratoriani che ci hanno invitato nelle loro case e ci hanno raccontato le loro storie. Un bambino che conoscevo e che frequenta l mi ha raccontato che la sua famiglia si stava organizzando per partire, lasciando suo padre a guardia della propria casa. Il ragazzo, che tutti ricordavamo perch molto vivace, mi ha spiegato che sapeva essere molto pericoloso viaggiare, se portava con s segni che potessero ricondurre all ad uno delle due parti in lotta, quali bandiere della Siria, distintivi, canti e poesie ecc. Abbiamo visitato tanti giovani pieni di paura, di tristezza e di insicurezza per la sopravvivenza delle proprie famiglie. Ci hanno detto che la nostra guerra una guerra fatta non solo da atti di violenza, ma psicologica e morale. Le strade sono piene di blocchi e di gente e vetture armate, si vedono armi dappertutto.

Al pomeriggio, tornando all ho incontrato varie famiglie con i loro ragazzi e qualche giovane. Tutti ormai parlano il linguaggio della guerra, i bambini conoscono i nomi delle armi, e quando avviene una esplosione riconoscono il tipo di arma usata. Purtroppo, quando sentivamo colpi di armi, mi dicevano: normale e siamo abituati I bambini e i ragazzi non vanno a scuola, perch le scuole sono state colpite o occupate dagli sfollati, solo poche scuole sono aperte in alcuni quartieri meno colpiti.

In serata si intensificava il ritmo delle esplosioni, spari e colpi di armi pesante che ti facevano addormentare con un enorme senso di precariet I ragazzi dicevano che sognavano di addormentarsi, svegliarsi e trovare che tutto era risolto.

Ad Aleppo ho potuto effettuare vari incontri con la comunit salesiana e abbiamo parlato a lungo di come continuare a sostenere i giovani e le loro famiglie in questa emergenza, a livello sia spirituale che materiale. La casa di Aleppo si pure trasformata in un di pace. I pochi giovani e i ragazzi con le loro famiglie arrivano a partire dalle 16.30 e restano fino alla sera. Dopo un pomeriggio di giochi e di condivisione delle proprie vicende e delle proprie sofferenze, la giornata termina con una preghiera alla Madonna.

I Salesiani con l dei cooperatori ed i collaboratori laici avevano iniziato le attivit con gli sfollati presso le scuole statali, ma questa attivit era stata poi interrotta a causa di alcune minacce. Attualmente le attivit sono ricominciate anche grazie ad un gruppo di giovani sacerdoti di diversi riti che si sono uniti nell ai ragazzi e alle famiglie sfollate. Anche vari gruppi di laici si stanno organizzando per riprendere questo tipo di lavoro. Questo, il valore di donarsi agli altri e il fatto di credere ancora nella convivenza, un tempo orgoglio della Siria, uno dei segnali di speranza che ho trovato durante il mio viaggio.

Sono partito da Aleppo il 7 ottobre recandomi con un taxi speciale verso l per prendere il volo per Damasco. Anche questo tragitto stato molto pericoloso, al punto che il taxi costato pi del volo aereo, a causa dei grossi rischi che l ha corso per accompagnarmi.

Questo viaggio ha toccato la mia vita dal punto di vista umano, cristiano e salesiano. Mi ha portato a vedere gli orrori della guerra che con tanta rapidit ha portato distruzione, insicurezza, tristezza, odio e divisione nel mio paese. Mi ha anche mostrato l degli uomini che con forza chiedono solo pace e sicurezza, ed hanno compreso che la soluzione pu venire solo attraverso il dialogo. Ho anche assistito ad un forte ritorno alla fede e alla preghiera, e alla voglia di vivere, al punto che paradossalmente aumentato il numero dei matrimoni.
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