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Katia Bidognetti resta in carcere. Ecco gli ampi stralci delle intercettazioni della DIA di Napoli e dell’ordinanza di custodia cautelare

Formia: Il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso degli avvocati difensori di Katia Bidognetti, la figlia di Francesco Bidognetti “Cicciotto e Mezzanotte”, arrestata lo scorso 2 febbraio, insieme, tra gli altri, alla sorella Teresa, finita ai domiciliari. Katia Bidognetti dunque resta in carcere.

E’ accusata di aver assunto ruoli importanti nel clan, tra cui quello legato alla spartizione degli stipendi e alla raccolta delle estorsioni, come vi stiamo raccontando nei nostri focus dedicati all’ordinanza che la vede, suo malgrado, “protagonista”.

Katia Bidognetti contro la moglie pentita del padre: “Che la possano uccidere.”

Katia Bidognetti aveva una gran voglia di vendetta nei confronti della donna che a suo dire aveva inguaiato la famiglia e cioè Anna Carrino, oggi collaboratrice di giustizia. La donna, nel video che pubblichiamo. è stata ripresa in uno dei colloqui in carcere con il padre Francesco detto Cicciotto e Mezzanotte.

Nei colloqui Katia Bidognetti riceveva gli ordini del padre Francesco riguardanti la gestione delle attività illecite del clan usando sempre un linguagguo criptico fatto di doppi sensi, allusioni e mimiche facciali.

Alcune frasi sono giudicate agghiaccianti dagli inquirenti: padre e figlia hanno mantenuto negli anni un atteggiamento di astio nei confronti di Anna Carrino che secondo loro aveva rovinato la famiglia: “Che fortuna che tiene dice Katia che la possano uccidere come dove sta mo lei (Teresa) la mamma (Anna Carrino) e tutta la famiglia della mamma.” La frase rievocherebbe passate sentenze di morte: il 30 maggio 2008 emissari del clan Bidognetti guidati da Giuseppe Setola e dall’ultimogenito della Carrino Gianluca Bidognetti, tentarono di assassinare la sorella della collaboratrice di giustizia Maria Carrino e la figlia di quest’ultima Francesca.

Nel link sottostante l’intercettazione video della DIA di Napoli:La vendetta del clan dei Casalesi. Quando fu ferita la nipote di Anna Carrino. Le sue dichiarazioni hanno incastrato Teresa e Katia

Quando Anna Carrino ex compagna di Francesco Bidognetti Cicciott e Mezzanotte decise di collaborare con la giustizia scattò, immediatamente la vendetta del clan dei Casalesi.

Lo scopo era colpire i familiari più stretti della donna. I killer ferirono la nipote della collaboratrice di giustizia Francesca Carrino. L’agguato si consumò a Villaricca nel Napoletano. Francesca aveva all’epoca 26 anni. Fu colpita da un proiettile che penetrò all’altezza dello stomaco e uscì dalla schiena. Francesca finì all’aospedale Cardarelli in gravissime condizioni. Era il 2008. Ecco come. Uno per uno, i ruoli di ognuno dei 35 indagati per 416 BIS

Come sempre, il capo A CHE PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE IN CALCE ALL’ARTICOLO, è illuminante per comprendere i nuovi assetti organizzativi del gruppo di Cicciott e Mezzanotte, all’indomani dell’arresto di Umberto Venosa. Tra le contestazioni alla figlia di Cicciotto e di Anna Carrino anche il tentativo di imporre a un noto centro estetico di Casal di Principe l’assunzione di una ragazza.

I capi A di ogni ordinanza rappresentano l’elemento irrinunciabile per comprenderne l’impianto logico e la costruzione fondamentale di quella che è l’accusa principale. Nelle grandi ordinanze di camorra, quella di oggi sicuramente lo è, per volume fisico e peso specifico di molti degli indagati, di solito, il capo A elenca i nominativi di coloro ai quali viene contestato il reato padre e cioè l’associazione a delinquere di stampo mafioso o camorristico che dir si voglia, regolato, nel codice penale, dall’articolo 416 bis.

Ovviamente, l’ordinanza odierna non sfugge a questa regola consolidata. Poi, chi nutre interessi per l’analisi, per l’approfondimento dei temi di contenuto, li legge e ne garantisce la conoscenza ai suoi lettori. Nel caso del capo A di oggi, la sintesi diventa anch’essa struttura fondamentale per la comprensione delle linee generali dell’indagine, attraverso le motivazioni addotte dai magistrati inquirenti della dda e dalla gip del tribunale di Napoli Maria Luisa Miranda che ha firmato le 1200 pagine di questo volume summa dell’ultima conformazione assunta dal gruppo Bidognetti del clan dei Casalesi, dicevamo, attraverso le motivazioni illustrate per la contestazione del reato associativo.

Gli elementi fondamentali del capo A non sono tantissimi, pur essendo la sua stesura lunga e apparentemente complicata in relazione al numero molto alto di indagati. Prima di esaminarli chiariamo che dei 31 destinatari di custodia cautelare in carcere o ai domiciliari, solo Teresa Bidognetti, ridotta agli arresti domiciliari in quanto incinta, non è stata indagata per il reato più grave, cioè ai sensi del 416 bis.

Lo è invece, l’altro detenuto ai domiciliari Giovanni Lubello, marito di Katia Bidognetti, sorella di Teresa Bidognetti e unitamente a questa, figlia di Francesco Bidognetti, alias Cicciotto e mezzanotte, e di Anna Carrino, seconda moglie di questi e oggi passata dalla parte dello Stato con cui coopera da collaboratrice di giustizia.

Dunque, nell’elenco in basso leggerete tutti i nomi degli arrestati, eccettuato quello di Teresa Bidognetti, colpita da ordinanza per altri capi di incolpazione che poi, forse già da oggi per qualcuno, ma sicuramente nei prossimi giorni, andremo ad illustrare analiticamente.

Oltre ai nomi dei 30 arrestati, sempre tra gli indagati di associazione a delinquere di stampo camorristico ci sono 5 indagati, formalmente a piede libero, anche se si trovano in carcere per altri motivi. Si tratta di Gianluca Bidognetti, del pentito ed ex reggente del clan Umberto Venosa, di Raffaele Venosa, Raffaele Flocco e Saverio Di Martino.

Dato un ordine razionale alla ripartizione degli indagati in quella che è la relazione tra misure cautelari applicate e contestazione del reato più grave, cioè di quello associativo, passiamo agli annunciati aspetti fondamentali.

Alla ripartizione delle zone di Castel Volturno tra i vari gruppi, eredi del reggente Umberto Venosa, dedichiamo un articolo a parte. In questo qua, invece, sottolineiamo il ruolo molto importante, tutto sommato, sorprendentemente importante, svolto da Katia Bidognetti, cioè dalla sorella maggiore, la quale, secondo i magistrati ha veramente preso le redini dell’organizzazione, occupandosi di tutto e anche di più: organizzazione delle attività estorsive, stipendi agli affiliati, rapporti e colloqui con i vari capizona, assistenza di tipo logistico e anche di tipo, come possiamo dire, umanitario nei confronti delle famiglie dei detenuti. Il tutto in base a un costante rapporto relazionale con il padre Francesco Bidognetti, da cui, in maniera molto creativa e attraverso un accurato linguaggio in codice, acquisiva e assorbiva gli ordini, fornendo comunicazioni anche su come le cose funzionavano all’esterno.

La lettura del capo A che pubblichiamo integralmente in calce, permetterà a chiunque voglia comprendere bene i fondamentali di questa grande operazione, di acquisire informazioni precise sul contenuto di ogni singolo ruolo dei 35 indagati ai sensi del 416 bis. Leggerete di Vincenzo Bidognetti e della sua importante attività di raccordo anche con gli altri gruppi, esercitata insieme a Katia Bidognetti, la quale, spesso e volentieri si relazionava ad Antonio Iovine, a Michele Zagaria e a Nicola Schiavone. Sempre Katia Bidognetti, su richiesta del fratello Gianluca avrebbe dovuto imporre inoltre a Veronica Tartarone, sorella del collaboratore di giustizia Luigi Tartarone, l’assunzione nel centro estetico “Bellezza e benessere”, da essa gestito di via Firenza 39 a Casale, di Maria Borrata, evento che alla fine non si concretizzò per motivi non adducibili alla volontà della citata Katia Bidognetti.

Ugualmente importante l’attività di Gaetano Cerci, il quale appare molto meno in disarmo di quanto si era pensato fosse negli ultimi anni trascorsi tra carcere e brevi soggiorni a piede libero. Quello che colpisce è anche il numero, sicuramente ingente, di soldati, cioè di persone che il gruppo Bidognetti aveva la possibilità di utilizzare come esattori materiali delle estorsioni che, con questa disponibilità ampia, si potevano sviluppare su una grande fetta di territorio e ai danni di tantissime attività economiche.

Il tutto per tenere in piedi la struttura del clan, per consentire a Katia Bidognetti di incanalare i soldi introitati per gli stipendi ma anche per il pagamento degli avvocati.
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