ugg bags uk Ecco le faglie che ci distruggeranno

rivenditori ugg italia Ecco le faglie che ci distruggeranno

Alle 16 e 53 di martedì, le 22 e 53 in Italia, Haiti è stata colpita dal sisma più potente che abbia mai devastato la piccola nazione caraibica: la scossa, intorno ai 7 gradi della scala Richter (un colpo 35 volte più potente dell’atomica che distrusse Hiroshima, qualcosa di simile a quello che avvenne nel 1908 a Messina, quando i danni furono amplificati dallo tsunami), aveva il suo epicentro a 15 chilometri della capitale Port au Prince. Sono seguite tre potenti scosse di assestamento, tra i 5,5 e 5,9 gradi (come la più importante di quelle che lo scorso 6 aprile devastarono l’Abruzzo). Alla fine le vittime, dirette e indirette, potrebbero essere centinaia di migliaia. [1]

Quello che ha distrutto la capitale di Haiti non è stato un terremoto particolarmente forte ma a causa della bassa profondità focale dell’epicentro e della prossimità con i poveri sobborghi di Port au Prince potrebbe diventare quello che ha causato più vittime, più di quello che il 28 luglio del 1976 a Tangshan, in Cina, provocò la morte di 255.000 persone. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia: Si tratta di una scossa forte, più forte di quella de L’Aquila, ma dalla quale, almeno in linea di principio ci si può difendere adottando sistemi di costruzione degli edifici con norme antisismiche capaci di resistere alle scosse più forti. Del resto si conosceva già che l’intera area era esposta a questo rischio. [2]

Quando si parla di terremoti, Haiti è una delle zone più a rischio della Terra. Gianpaolo Cavinato (Istituto di geologia ambientale e geoingeneria del Cnr): Lo racconta la sua storia, lo mostrano le mappe geologiche dove si vede l’isola al bordo di una piccola placca stretta fra altre gigantesche. Giovanni Caprara: Negli ultimi cinquecento anni nell’area si sono già verificati 12 terremoti più violenti dell’attuale superando i 7,5 gradi della scala Richter. La crosta della Terra è suddivisa in tanti pezzi che i geologi chiamano placche con uno spessore variabile da dieci chilometri a oltre settanta, a seconda dal luogo, negli oceani o sui continenti. Le placche si scontrano fra loro, alcune si inabissano sotto le altre, e altre ancora scivolano sullo stesso piano e dove vengono a contatto il movimento sviluppa energia. Questo accade lungo le faglie, cioè le fratture, che segnano la spaccatura della crosta. [3]

La placca caraibica da cui emerge Haiti è come una zattera in moto verso est. Caprara: A nord si scontra con la grande placca nordamericana in viaggio invece verso ovest alla velocità di 2 centimetri all’anno e a sud con la altrettanto estesa placca sudamericana che si sposta a nord ovest di 1,5 centimetri all’anno. Quindi la “zattera” si trova stretta fra imponenti masse che agiscono di continuo sul suo territorio. [3] Stretta come in un sandwich di placche, Haiti è rimasta stritolata. Ci fosse stato uno tsunami, le cose avrebbero potuto andare ancora peggio. Richard Allen, direttore aggiunto del Laboratorio sismologico di Berkeley: Uno tsunami ha bisogno di una magnitudo 8 e di una scossa provocata da una faglia che scivola sotto all’altra. Nessuna di queste condizioni si è verificata. [4]

Tra quelle misurate, la scossa più terribile della storia (9.5) fu quella che nel ’60 colpì il Cile (5 mila morti). Nel 2004, epicentro a Sumatra (9.3), terremoto e tsunami fecero 68 mila morti nella sola Indonesia. [5] In media ogni anno ci sono 17 terremoti di magnitudo 7 8. Allen: Non c’è nessun aumento. Siamo solo più attenti a registrare i sismi ovunque avvengano. [4] Cavinato: Il nostro pianeta è come una macchina termica con un cuore incandescente. proprio il calore che ha al suo interno ad alimentare un’energia capace di spostare le placche. Caprara: Così il volto della Terra continua a cambiare e a rimodellarsi. Circa 300 milioni di anni fa c’era il supercontinente unico, Pangea, che lentamente si è diviso nei continenti attuali. Ma non era la prima volta che accadeva. Per il nostro pianeta è un fatto ciclico e già in precedenza si era verificato: insomma, è un continuo comporsi e scomporsi proprio grazie al calore che, come in una pentola, quando bolle sposta il coperchio. [3]

La regione dei Caraibi è tra le più calde, come testimonia la catena di vulcani attivi presenti lungo la costa pacifica del Nicaragua. Caprara: proprio risalendo lungo la linea dei vulcani che si incontra la famosa faglia di Sant’Andrea che separa la placca nordamericana dalla placca pacifica. qui che si aspetta il Big One, il super terremoto che potrebbe scuotere disastrosamente la costa californiana riportando alla memoria il tremendo ricordo di San Francisco con il tragico mattino del 18 aprile 1906 e l’imponente incendio che fece più vittime del sisma. In quell’occasione si misurò uno spostamento della faglia di 6,5 metri. Ma più recentemente, e ripetutamente, la terra ha tremato a Los Angeles. Nel 1994 ci furono una settantina di vittime e anche nel luglio 2008 il fenomeno seminò paura. Anzi alcuni scienziati hanno interpretato quest’ultimo come un preavviso del Big One. [3]

Vicino Parkfield (una cittadina tra Los Angeles e San Francisco), per tentare di scoprire con qualche anticipo quando potrebbe scatenarsi il Big One i geologi americani hanno scavato un buco profondo 3,2 chilometri. Caprara: L’idea ha preso forma nel 2002, quando i geologi del Geological Survey statunitense hanno cominciato una perforazione sperimentale per mettere a punto la tecnica derivata dalle estrazioni petrolifere. [6] Per l’area della baia di San Francisco, sottoposta alle più sofisticate analisi oggi possibili, una stima parla del 62% di probabilità di un terremoto di magnitudo 6.7 entro i prossimi trent’anni. [7]

Il “big one” italiano, l’incubo perfetto per geologi e ricercatori marini, potrebbe essere scatenato da un gigantesco vulcano sottomarino a poche miglie dalla costa sud siciliana. Marco Guzzetti: Si chiama Empedocle: a ricercatori e scienziati ha mostrato i segni della sua potenza. Nessuno può dire con esattezza quali siano i reali rischi che si corrono. Se dovesse svegliarsi, un’esplosione vulcanica gigantesca in mezzo al mare potrebbe sprigionare un’onda anomala pronta a spazzare per centinaia di chilometri le coste del Mediterraneo. Lo tsunami si potrebbe abbattere sulle coste siciliane in soli 13 minuti. Per calcolare il battito di Empedocle e la sua esatta posizione, sono stati necessari oltre dieci anni di studi e spedizioni subacquee. Ora, persino la Royal geographical society, ha ridisegnato le mappe dei fondali. Ha la forma di un ferro di cavallo e si estende su un’area di circa 35 chilometri per 20, ed è grande quasi quanto l’Etna. [8]

La caccia al gigante inabissato partì nel 1999. Guzzetti: L’unica certezza era la presenza di Ferdinandea, l’isola apparsa di fronte a Sciacca nel luglio del 1831 e sprofondata negli abissi appena qualche mese dopo. Le ricerche su Ferdinandea ed Empedocle sono partite per la testardaggine di Domenico Macaluso. Esperto di subacquea e grande conoscitore di quei fondali, insieme agli scienziati dell’Ingv di Catania è riuscito a risolvere il giallo: “Abbiamo scoperto Empedocle l’ultimo giorno di ricerche nella spedizione del 2006, quasi per caso”, racconta Macaluso: “Non lontano da Ferdinandea, abbiamo trovato un altro cratere. Abbiamo riconosciuto una faglia, in pratica una frattura in cui si incontrano due grandi pezzi della crosta terrestre. Lungo quella lesione erano allineate almeno tre gigantesche colonne di gas. A oltre cento metri di profondità, ognuna aveva un diametro di oltre 30 metri”. [8]

La presenza di Empedocle è stata confermata dagli esperti dell’Ingv. Guzzetti: Un dato e una data su tutto preoccupa gli scienziati: il 17 gennaio del 2007, quando in prossimità di una delle bocche del vulcano, si registra u

n aumento repentino della temperatura dell’acqua. Circa tre gradi in più. Anche in questo caso l’ipotesi più probabile è la presenza nei fondali del vulcano, così vasto da riscaldare persino il mare. Per capire come stanno le cose, servono ulteriori prelievi nelle colonne di gas sprigionate da Empedocle. Macaluso: Lo studio di quei campioni ci dirà se il vulcano in attività sia una pistola che ha appena sparato o se i segnali sono quelli di una miccia appena accesa. [8]

Nel passato i supervulcani hanno causato gravissimi disastri. Secondo alcuni esperti (catastrofisti), l’esplosione di quello che si trova sotto il parco di Yellowstone potrebbe distruggere una larga parte degli Stati Uniti e modificare il clima della Terra, dando origine a una nuova era glaciale. [9] Cavinato: Purtroppo gli scienziati possono fare ben poco per anticipare lo scatenarsi di un sisma. Ci limitiamo a misurare e valutare gli spostamenti superficiali del suolo o a cogliere qualche indicazione in profondità per tentare, ad esempio, di calcolare l’accumulo di energia. Sono dei tentativi perché le faglie sono lunghe centinaia e centinaia di chilometri e studiando un solo punto non possiamo decifrare come e dove i fenomeni possono accadere e con quali caratteristiche. [3]
ugg bags uk Ecco le faglie che ci distruggeranno