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Il lemma, correntemente registrato nei dizionari di lingua pi recenti nella forma f al singolare si riferisce, regionalismi a parte, a usi figurati propri del linguaggio militare (“nelle opere di fortificazione, tipo di baluardo collocato davanti alla cortina, .”, “tattica militare degli antichi Romani”), del linguaggio sportivo (“movimento compiuto rapidamente dalle gambe di un atleta nel salto in alto”, “in alcuni tipi di lotta, nome di particolari colpi per far cadere l “nel calcio e nel nuoto, lo stesso, ma meno com., che sforbiciata”, “in alpinismo, [.] tipo di salita adottata in scalate particolarmente impegnative e nell artificiale[.]”), del linguaggio economico (“differenza tra i prezzi all e quelli al minuto, che pu crescere o diminuire”). All tratto dal Vocabolario Treccani , aggiungiamo un ulteriore significato riferito al linguaggio cinematografico in cui forbice traduce l clapp per indicare l a strisce diagonali alternate bianche e nere che batte sul ciack per determinare il sincronismo tra la macchina da presa e il registratore audio” (cfr Dizionario dei termini cinematografici). Solo ZINGARELLI 2007 attesta anche per forbice il valore di “strumento chirurgico per tagliare” e quello letterario di “grande e pesante cesoia”.

Negli stessi dizionari di lingua il significato di “strumento per tagliare formato da due lame d incrociate e fermate al centro da un perno, che hanno all due anelli in cui si infilano l e il pollice della mano” (GRADIT 2007) preceduto dalla specificazione “per lo pi al plurale” (GDLI, Vocabolario Treccani e Devoto Oli 2008) o “specialmente al plurale” (GRADIT e ZINGARELLI 2007). Solo nel Sabatini Coletti 2008 troviamo semplicemente: “Al plurale strumento da taglio .”; pi categorico il De Felice Duro (uscito nel 1974, ma cos anche nell 1993), che annota “Si usa sempre al plurale”. Andando ancora indietro nel tempo, il Vocabolario della lingua italiana di Giulio Cappuccini (edizione 1935) ha addirittura il lemma al plurale (forbici), con la notazione di “antiquato” per il singolare. Lo stesso vocabolario, nell curata dieci anni pi tardi da Bruno Migliorini, cambia la notazione per forbice in “antiquato e regionale”, formulazione adottata successivamente dall 1965 del Dizionario Garzanti; il riferimento alla regionalit si trova anche nel GDLI e nelle recenti edizioni del Vocabolario Treccani e del Devoto Oli.

Dall del panorama dialettale della penisola, possibile attraverso l della carta 1545 dell “Le forbici”, risulta che, denominazioni dialettali a base etimologica diversa a parte, l settentrionale preferisce l di forme riconducibili a la forbice/la forbicia; l centrale (Toscana, Lazio, Marche e Umbria) mostra compattamente il femminile plurale (le forbice o le forbici), mentre si ha di nuovo prevalenza del femminile singolare in Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria. Infine nelle estreme propaggini di Calabria e Puglia presente il maschile plurale (i forbici e simili); ancora plurale maschile in Sicilia, soprattutto nord occidentale, mentre nel resto dell torna il singolare femminile. In Sardegna convivono, accanto al tradizionale e molto diffuso sos ferros (i ferri) e suoi diminutivi, il singolare femminile al nord e il femminile plurale in area occidentale. La scelta a livello di italiano regionale sar probabilmente influenzata dalla forma dialettale locale, il che render la forma plurale praticamente obbligatoria in Italia centrale, ma improbabile o almeno non scontata in buona parte del resto della penisola.

Per ci che riguarda la tradizione letteraria la maggioranza degli autori sembra adeguarsi al modello toscano (e centrale) propugnato gi a partire dalla prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca. anche vero che si trovano parallelamente, se pur minoritarie e sempre in autori non toscani, attestazioni dell del singolare: per citare solo alcuni degli autori considerati nel corpus Bibit, lo troviamo pi volte nei componimenti poetici del napoletano Giovambattista Marino (XVII secolo), nell di Vincenzo Monti, e poi in Foscolo, in Leopardi (sempre in associazione allo strumento usato dalla Parca Atropo), nelle Poesie giovanili del Manzoni e nelle opere di Verga; d parte questi stessi autori mostrano anche l del plurale. Resta comunque il fatto che l del singolare affiora anche nei grandi autori della letteratura nazionale; rivelatore e forse un po provocatorio, vista la sua posizione antitrecentista riguardo alla questione della lingua, un passo riportato anche in GDLI del romagnolo Giulio Perticari (1779 1822), il quale parafrasando Dante scrive: “L nobilt era dall figurata ad un manto che ogni d si raccorcia, perch il tempo gli va d con la forbice e la consuma” (corsivo nostro). Il brano del canto XVI del Paradiso a cui si allude recita: “Ben se tu manto che tosto raccorce,/S che, se non s appon di die in die,/Lo tempo va dintorno con le force” dove force, da forbice, o forfice, per sincope, evidentemente un plurale.

Le tendenze attuali dell informale attingibili da un sondaggio in rete rivelano, specialmente nei siti specializzati nella produzione e vendita dello strumento, una netta prevalenza del plurale (la ricerca di “forbice da giardino”ottiene poco pi di 1500 risultati, contro gli oltre 90.000 per “forbici da giardino”, anche se siamo coscienti che in molti casi potrebbe trattarsi di un “plurale effettivo”; pi o meno la stessa proporzione nel rapporto tra “forbice” e “forbici da giardinaggio”, “per potare”, “per capelli”, “per parrucchieri”, “da sarto”); mentre a sorpresa “forbice da ricamo” supera di gran lunga “forbici da ricamo”. Una curiosit che conferma il rapporto con l geografica della scelta del singolare: in provincia di Lecco esiste una Bottega della forbice e, con un tocco di esotismo in pi in provincia di Pesaro Urbino, troviamo una Boutique della forbice. Sempre dalla rete e dalle pubblicazioni di settore sembra confermata l di ZINGARELLI per cui per lo strumento chirurgico si preferisce la forma al singolare.

Il motivo per cui si usa preferibilmente il plurale evidentemente il riferimento a un oggetto che si compone di due parti uguali, sia nella sua antica forma (cos descritta fino alla IV edizione del Vocabolario della Crusca: “Strumento di ferro da tagliar tela, panno, e simili, fatto d lama di ferro ripiegata nel mezzo, la qual ripiegatura, detta calcagno, fa uficio di molla, e le due parti rappresentano due coltelli, che si riscontrino col taglio, e, stretti insieme, mozzan tutto ci che vi s sia in quella che tutti noi conosciamo. In italiano abbiamo altri esempi di termini riferentisi a oggetti simili: pinze o tenaglie, per rimanere nel campo degli utensili, ma anche occhiali, calzoni o pantaloni, mutande (e tutti come forbici possono essere usati localmente al singolare). Tutti questi oggetti costituiscono una unit (a differenza di scarpe, calze, guanti o orecchini che sono costituiti da due unit effettivamente distinte, denominabili con il singolare), ma anche una pluralit o meglio una “dualit partecipano insomma sia del plurale che del singolare. facile capire l tra l del plurale e del singolare riscontrabile per ognuna di queste forme, almeno in una prospettiva diatopica; l della forma singolare quindi pi che un errore sar da ritenersi una scelta meno consueta e legata ad ambiti regionali.

Venendo all del sintagma un paio di forbici a cui si riferisce l di Taranto (cos come di un paio di pinze, di tenaglie, di occhiali ecc.), questa forma si mostra obbligatoria, laddove si usi la forma sempre al plurale, per indicare il singolo oggetto quando questo non sia gi determinato.

Infine il titolo originale del film statunitense del 1990, citato dall di Sondrio, Edward Scissorhands, stato tradotto in italiano Edward mani di forbice coniando un sintagma che ha avuto un discreto successo sia nel mondo dei parrucchieri, dove pare usato come appellativo per indicare un esperto nel taglio dei capelli, sia in ambito giornalistico, dove riferito di volta in volta al capo del governo o a vari ministri, specie a quello dell e delle Finanze, con allusione evidente. Probabilmente sulla scelta del singolare ha influito il modello di altre espressioni analoghe gi consolidate nell quali mani di velluto, di fata, di burro, di pasta frolla; lo stesso pu essere avvenuto per un altro sintagma che vede impiegato abbastanza frequentemente il singolare, colpo/colpi di forbice, alla cui formazione non sono forse estranei i pi noti colpo di spugna, di coltello o di fucile.
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