ugg cayha 7 milioni di euro sottratti all’erario

Continua la sistematica e penetrante azione di contrasto all’evasione, nei settori delle imposte indirette e sui redditi, posta in essere dalla Guardia di Finanza. Tale condotta ha permesso all’imprenditore di occultare al fisco ricavi per un totale di Euro 2.721.000, conseguiti negli anni compresi tra il 2006 ed il 2010.

Il comportamento omissivo del soggetto ispezionato, che ha omesso di contabilizzare come previsto e di dichiarare all’Erario i guadagni realizzati, non è sfuggito alla lente di ingrandimento dei finanzieri di Lauria, che hanno passato al setaccio tutte le movimentazioni poste in essere sui rapporti bancari intestati allo stesso, rilevando, così, una serie di movimentazioni incongrue.

E’ stato, in tal modo, ricostruito il volume d’affari riconducibile all’attività d’impresa esercitata, fino ad oggi risultata praticamente sconosciuta al fisco.

L’indagine finanziaria effettuata sui conti correnti ha permesso, dunque, di qualificare il soggetto ispezionato quale “evasore totale”, con le conseguenti procedure sanzionatorie e di recupero già avviate dalla Compagnia di Lauria.

La Guardia di Finanza è diuturnamente impegnata, sul territorio potentino, a difendere il cittadino da tutti quei fenomeni delittuosi che insidiano la sua sicurezza personale, nonché economico finanziaria, ponendo in essere una incessante attività preventiva e repressiva volta ad assicurare il rispetto delle leggi e la salvaguardia degli interessi giuridici dello Stato.
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Suola in para naturale, pelle di qualità superiore e interno sfoderato. Compiono 60 anni i celebri polacchini Desert Boots, creati nel 1949 da Nathan Clark. E per l’occasione è stata creata una collezione speciale composta da 3 modelli da uomo e 3 da donna, ognuno ispirato a un decennio del passato, dagli anni ’50 al 2000

Chi non ha mai indossato i mitici stivaletti Clarks? Gli intramontabili polacchini Desert Boots, creati nel 1949 da Nathan Clark, festeggiano i 60 anni e sfoggiano un look tutto nuovo, anzi sei, ognuno ispirato a un decennio del passato, dagli anni al 2000. Nasce cos la collezione creata per l composta da 3 modelli da uomo e 3 da donna, in vendita da settembre presso i negozi Clarks Shop.

LA COLLEZIONE SPECIALE. Le famose scarpe dal look basico si presentano con una veste nuova per celebrare la ricorrenza dell Si va dal polacchino che ricrea lo stile british anni con il tessuto scozzese Harris Tweed dedicato all a quello proposto in tessuto fantasia Liberty Paisley Bourton, in autentico stile Sixties fino a quello pi appariscente in onore della cultura hippy degli anni con lunghe frange viola sui lati. La leggenda del tessuto denim must della moda degli anni viene riproposta con il Desert Boot in washed denim e taschino applicato sul lato con bottoncino dorato. In onore della cultura Brit Pop degli anni c anche il Desert Boot che rende omaggio alla Union Jack, la bandiera della Gran Bretagna ricamata sulla calzatura. Nathan Clark, pronipote di James, fondatore della C J Clark nel 1825, torn dalla guerra con l’idea di un nuovo stivale. Intu i Desert Boot per la prima volta in Birmania quando alcuni commilitoni, che avevano combattuto in Nord Africa contro Rommel, iniziavano a far mostra del loro equipaggiamento sahariano. Nei loro zaini c’erano calzature particolari, fabbricate dagli artigiani del Cairo su un modello che si rifaceva a scarponcini usati dai reggimenti dei boeri sudafricani entrati nei ranghi di Montgomery.

IL SUCCESSO. In occasione della fiera delle scarpe di Chicago nel 1950 Nathan present al mondo il suo nuovo Desert Boot. Un critico di moda dell’Esquire ne fu subito entusiasta e lanci il nuovo modello come una delle pi geniali soluzioni viste alla fiera. Cos entr sul mercato non solo una scarpa, ma una leggenda.

UNA SCARPA CHE FA LA DIFFERENZA. L suola in para naturale, la pelle di qualit superiore e l sfoderato creano una calzatura versatile, autentica, fuori dalle righe, originale. Quasi immodificata dal suo lancio pi di 50 anni fa, oggi la pi modesta e discreta tra le scarpe ha trovato il suo posto nella consapevolezza dello stile divenendo un British.
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jimmy choo for ugg 500 morti in scontri e 8mila sfollati

Sono circa 500 le persone uccise, tra civili e uomini della sicurezza, in seguito all’avanzata dello Stato Islamico (Is) a Ramadi, capoluogo della provincia di al Anbar nell’Iraq occidentale conquistata ieri dai jihadisti. Lo riferisce un portavoce dell’amministrazione provinciale di al Anbar, Muhannad Haimour, stimando che ”circa in ottomila sono fuggiti” da Ramadi. Ieri sera lo stesso Is aveva rivendicato la conquista di Ramadi affermando di aver ucciso ”decine di apostati”. I dati si aggiungono all’enorme esodo di aprile, quando secondo l’Onu almeno 114mila iracheni hanno lasciato Ramadi e i villaggi circostanti per l’avanzata dei jihadisti dell’autoproclamato Stato Islamico.

Per riconquistare la citt il governo iracheno sta inviando a Ramadi le milizie sciite sostenute dall’Iran. Note come Mobilitazione popolare, le milizie sciite due mesi fa ebbero un ruolo determinante nella riconquista di Tikrit, la citt natale di Saddam Hussein, anche se vennero accusate di crimini efferati e saccheggi. L’invio coincide con la visita a Baghdad del ministro della Difesa di Teheran Hossein Dehghan per colloqui con la sua controparte irachena, Khaled al Obeidi,

Attivisti, morti 5 civili in attacco Is su Palmira Continuano intanto gli scontri a Palmira, dopo che ieri le forze di Damasco hanno annunciato di aver respinto i jihadisti da diverse zone della parte settentrionale della citt Oggi cinque civili, tra cui due bambini, sono morti in un attacco con razzi lanciato dallo Stato islamico. Lo hanno riferito su Twitter gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo vicino all’opposizione con sede a Londra. Secondo gli attivisti, che possono contare su una rete di fonti in tutto il paese, stamane si sono registrati nuovi scontri tra le truppe del regime e i jihadisti nelle zone alla periferia del famoso sito archeologico.
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Segnato da drastici cambiamenti sociali, quello degli Anni Sessanta è stato un decennio molto significativo, perché ha visto il dissolversi delle gerarchie tradizionali e perché ha cullato il seme dell’età moderna.

Il modo di vestirsi per esempio, rivoluzionato rispetto a quello degli Anni Cinquanta, ha segnato una tappa del cambiamento in corso: i giovani il cui benessere alimentò un nuovo senso d’identità e la necessità di esprimerlo rivendicarono in quegli anni il diritto di rompere gli schemi. L’industria della moda rispose subito, creando per loro modelli che non si limitavano più a copiare quelli degli “adulti”.

Con l’avanzare del decennio, i codici dell’abbigliamento si fecero sempre più informali: la confezione sartoriale si ammorbidì sempre più; donne in vista come Jackie Kennedy cominciarono a preferire gonne più corte, mentre accessori à l’ancienne come cappelli e guanti bon ton venivano progressivamente accantonati.

A Parigi gli stilisti Courrèges, Cardin, Ungaro e Saint Laurent tradussero perfettamente i desideri di questa generazione in una moda per il quotidiano e in un’estetica del tutto nuova.

Verso la fine degli Anni Sessanta, crebbe il gusto per uno stile sempre più “scenografico”. Uomini e donne cominciarono a portare i capelli più lunghi mentre iniziavano a piacere i pantaloni a zampa di elefante. Le donne sfoggiavano gonne incredibilmente corte, gli uomini indossavano tuniche e mantelli. Fu come se gli Anni Cinquanta avessero esercitato una compressione talmente forte da far esplodere la fine dei Sessanta come una vecchia pentola a pressione! Le idee e l’estetica mix and match, promulgate dal movimento hippy californiano, attraversarono l’Atlantico “concedendo” agli individui la libertà di “vivere diversamente” e di vestirsi con abiti sciolti o indossati a strati, spesso ispirati a modelli vintage.

Mentre nel 1967 in Inghilterra Mary Quant inventava la minigonna e il mondo si innamorava di Twiggy, la prima “modella grissino”, a Milano Pino Rabolini, figlio di un orafo milanese e membro della band artistica del bar Jamaica, formulava un’idea visionaria: applicare il concetto di prt a porter al mondo conservatore dei gioielli. Rabolini iniziò infatti a creare pezzi più leggeri, sia pure preziosi e ben disegnati, per le dinamiche donne dell’epoca. Lo stile bohémien piaceva anche alle donne benestanti, che lo declinarono con tessuti sontuosi, pellicce e gioielli.

Nel 1969 la moda si verticalizzò e si ammorbidì allo stesso tempo. A Parigi come negli USA i designer proponevano collezioni dalle linee slanciate e “svelte”, che fecero subito tendenza perché le donne cercavano abiti che esaltassero, o promuovessero l’impressione, di corpi alti e sottili. Tuniche, maniche smilze, vita e tasche basse, gilet oltre i fianchi, cardigan lunghi fino ai piedi ben contribuirono all’estetico scopo. I motivi patchwork o ispirati a tappeti persiani e navajo erano ovunque. E più frange c’erano, meglio era Settanta in poi dilagò il poliestere e ovunque regnarono colori vivaci. Uomini e donne indossavano pantaloni attillatissimi e scarpe con la zeppa. Medaglioni, colli a farfalla, jeans scampanati, t shirt attillate, sandali, tute da ginnastica, camicie floreali, e fasce da tennis, invadevano la scena. Spesso e volentieri i monili inglobavano elementi naturali come il legno, le conchiglie, le pietre, le piume, il cuoio.

Nel 1974 le silhouettes cambiarono ancora significativamente: i designer trasformarono i modelli aderenti in capi dalle linee più fluide. Cominciavano a piacere i maglioni confortevoli, le t shirt e i jeans, che si indossavano quotidianamente.

Il 1977 accolse i primi indizi dell’estetica che avrebbe poi spopolato negli Anni Ottanta. Gli stilisti lasciarono che i vestiti cadessero morbidamente, scegliendo di torcere, legare e raccogliere i tessuti. L’audacia dell’oro, i rasi lucenti, i top in pizzo privi di spalline e la pelle nuda si appropriarono di quella sensualità precedentemente ad appannaggio degli abiti fascianti. Gianni Versace e Giorgio Armani riportano in Italia il glamour e l’attenzione sull’alta moda con grande successo e oltreoceano, Calvin Klein e Bill Blass propongono top con coulisse su ampie gonne in stile dirndl. La sciarpa, accessorio dell’anno, non si usava certo per coprire i capelli che si lasciavano crescere naturalmente: arruffati, ricci, crespi o lisci che fossero. Le donne spesso li ornavano di fiori colorati o pettini dorati. Tutto ciò ha definito senz’altro il decennio della ‘libertà della moda’.
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ugg in 5 suggerimenti per come vestirsi quando fuori il tempo è brutto

Quando fuori fa brutto tempo, spesso non abbiamo neanche voglia di uscire dal letto, figuriamoci se abbiamo voglia di vestirci bene! Il rischio è quello buttarci addosso la prima cosa che ci capita e risultare dei brutti anatroccoli.

Il segreto è nel ribaltare la situazione e sfruttare il cambio climatico per inossare quel capo o accessorio che non mettevamo da un po’.

1) Scegliete capi d’abbigliamento impermeabili e di materiali tecnici che permettono la traspirazione della pelle. Il cappotto è molto più elegante di qualsiasi giacca a vento, ma ha lo svantaggio di inzupparsi in caso di acquazzone, meglio tenerlo a mente. Nel caso decidiate di indossare un piumino, dategli un tocco in più aggiungendo una sciarpona magari fissata con una spilla, così da essere pratiche ed eleganti allo stesso tempo e soprattutto con le mani libere (per l’ombrello).

2) Evitate di indossare i vostri amati UGG o le scarpe scamosciate, l’acqua li macchierebbe irreparabilmente a meno che non usiate appositi prodotti spray. Martens o Timberland) da indossare con collant o leggins. Calze in lycra, stivali e gonna vi renderanno femminili anche se piove, con leggins, anfibi e maglioncino/minivestito che copre il sedere, risulterete più casual.

3) Se non siete a vostro agio nell’indossare i cappelli, sfruttate questa occasione per sperimentare qualcosa di nuovo o per indossare quel copricapo che l’amica vi aveva regalato o che vi siete comprate perché “vi piaceva tanto” ma che non avete ancora avuto il coraggio di mettere. Innanzitutto darà un tocco molto più fashion al vostro outfit e in secondo luogo sarà un utile alleato nel passaggio da ambienti all’aperto a luoghi al chiuso. Se poi appunterete sapientemente qualche ciocca con delle forcine, avrete una piega impeccabile anche dopo averlo tolto. Il più cool del momento, sicuramente il basco.

4) Scegliete la borsa secondo l’occasione d’uso ma verificate che sia impermeabile e con chiusura, i modelli aperti non sono l’ideale,
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rischiano di non proteggere a dovere il loro contenuto. Se avete privilegiato il look con i collant, basterà un modello piccolissimo ma con tracolla, per portarvi dietro un paio di calze di ricambio, nel caso siate in leggins o pantaloni sarà necessario un modello un po’ più ampio. Ideale il modello a zainetto, tanto in voga questo autunno inverno 2018.

5) Fate dell’ombrello il vostro asso nella manica. Se il vostro è un total look nero, o comunque a prevalenza di toni scuri, sceglietelo colorato per attenuare la severità del vostro abbigliamento, in questo modo dirà di voi che nonostante un look serioso sapete anche divertirvi. Potete giocare anche abbinandolo al colore delle scarpe o della borsa, infatti anche se abbinare i colori non va più di moda, ugualmente la ripetizione (in questo caso di un colore a contrasto) continua ad appagare l’occhio di chi vi guarda. Se al contrario amate i colori sgargianti, o avete indossato degli abiti con fantasie, evitate di sovraccaricare l’insieme aggiungendo un ulteriore texture o un altro colore, molto meglio in questo caso optare per una tinta unita in una nuances neutra. Se è davvero una giornataccia sceglietelo in un colore “amico”, così che sia donante per il vostro viso.

Spesso poi la nostra avversione al brutto tempo è solo una convenzione sociale o meglio una brutta consuetudine per lamentarci.

In altre culture, come quella giapponese, la pioggia diventa il soggetto di opere d’arte. Essa come la neve e le diverse fioriture è espressione dell’alternarsi delle stagioni e della natura. Simboleggia una fase di passaggio ed il cambiamento. Piogge e temporali spazzano via ogni resistenza e ogni abitudine alludendo alle tempeste della vita (crisi, lutti,
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perdita di status e sicurezze).

Facciamo della pioggia un’occasione per spazzare via i nostri pensieri pesanti e prendiamoci il tempo di ammirare la bellezza e la malinconia dell’acqua che cade.

kids ugg 5 rimedi naturali per eliminare gli acari

Gli acari sono animaletti piccolissimi, invisibili ma che sono responsabili di moltissime allergie ad essi associate e sono nemici dell’igiene.

Le microscopiche feci di questi parassiti e i loro corpi morti essiccati e disgregati si diffondono nell’aria provocando starnuti e lacrimazioni. Arrivano anche ad essere ritenuti i responsabili di alcune forme di asma in soggetti particolarmente sensibili.

I sintomi più diffusi dell’allergia agli acari della polvere sono: congestione nasale, prurito a naso e gola, tosse e occhi gonfi. Oltre a sintomi cutanei quali: dermatiti, eczemi ed eruzioni di vario tipo.

Per una questione di allergie crociate, è facile che chi è allergico agli acari lo sia anche nei confronti di alcuni cibi tra cui: kiwi, lumache, sia di terra sia di mare, patelle, crostacei e frutta secca.

Questi involontari coinquilini si annidano soprattutto in moquette, tappeti, peluche, divani, tende, materassi, coperte,
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lenzuola e cuscini ma anche librerie, mensole pure sulle scarpe che, anche per questo motivo, non dovrebbero essere parcheggiate in giro ma riposte ordinatamente nella scarpiera.

Meno cose si hanno in giro meno possibilità di avere acari ma si sa non si può vivere in un ambiente sterile!

Una regola ferrea per evitare di rendere l’ambiente meno confortevole agli acari è quello di aerare spesso le stanze, usare l’aspirapolvere, possibilmente con dei filtri adeguati. I soggetti allergici dovrebbero anche usare federe e coprimaterassi specifici.

Le lenzuola e le federe comunque dovrebbero essere lavate almeno una volta a settimana in acqua calda (55 60C) a cui potete aggiungere succo di limone o bicarbonato. buona norma far prendere aria ai materassi anche esponendoli al sole che gli acari detestano.

Spesso gli spray in commercio che promettono miracoli si rivelano dannosi anche per l’uomo. Ecco allora che si può ricorrere ad efficaci metodi naturali per diminuire drasticamente il numero degli acari. Eccone 5 infallibili:

1. L’estratto dall’olio di Neem, il tea tree oil, è un metodo ideale e naturale contro gli acari. Si può mescolare con acqua mettendolo in un erogatore spray. Sembra che questo olio riesca ad agire sui condotti respiratori degli acari, facendoli soffocare. Potete anche versare alcune gocce di questo olio essenziale su un panno umido e passarlo su lenzuola, materassi, tappeti e federe.

2. Altro metodo comprovato è quello di mettere due bustine di tè con acqua tiepida in un erogatore e vaporizzare. Si deve però ripetere ogni due settimane circa. Si può anche infilare una bustina di tè nel sacchetto dell’aspirapolvere.

3. Per la moquette e i tappeti come per le tende, è consigliabile spargere del bicarbonato di sodio e poi, dopo un paio di ore, passare l’aspirapolvere.

4. Anche l’essenza di eucaliptolo sembra inibire la presenza degli acari, basta vaporizzare di tanto in tanto l’ambiente.

5. Le tende e i mobili possono poi essere spruzzate con acido tannico,
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un composto naturale contenuto nel legno di noce e si può trovare in negozi bio e per animali.

ugg usati 5 modelli di sneakers che indosseremo nel 2018

Anno nuovo, stile nuovo ma senza rinunciare alla comodit a cui il vecchio 2017 ci ha abituate. Le abbiamo indossate in tutte le salse, abbinate ad abiti lunghi, corti e midi; le abbiamo sostituite ai tacchi, preferite ai tronchetti e loro in cambio non ci hanno mai abbandonato in nessuna stagione: la consapevolezza che le sneakers continueranno ad essere un must have anche nel 2018 non poteva renderci pi felici. Seguono a ruota le Nike Air Max 90, le Eclipse di Stella McCartney, le Adidas Tubular Rise e le Fila Disruptor. Morbide, comode e super versatili le sneakers in suede rendono perfetto anche l pi semplice. Dalle Gazelle dell fino alle Reebok Club C passando per le Vans Old Skool pink: per noi il camoscio un gigantesco s

Maxi fiocco

Rosa, color perla o total black poco importa, il fiocco sopra che conta. Il modello di sneakers con platform continua a restare uno dei nostri preferiti per la sua comodit e per quei meravigliosi centimetri in pi che ci regala.

Color block

Via libera al colore. Non uno, non due n tre, ma quanti pi colori riesca a contenere una scarpa. Per ora il primato sembra lo detengano le New Balance Hybrid, ma la partita ancora aperta. In fondo, abbiamo appena cominciato.
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ugg neonato 5 curiosità sulla nuova star del pop prossimamente al

Ecco tutti i segreti di Justin Bieber! Grazie alla sua voce, ai capelli sempre perfetti e quello stile in perfetto equilibrio tra ribelle e bravo ragazzo, Justin Bieber negli ultimi mesi ha fatto strage di cuori tra le fan. Nel 2010 la carriera di Justin è destinata a spiccare il volo. Perché? Semplice: Justin Bieber è stato scelto assieme a Rihanna per cantare al concerto del Super Bowl, l sportivo più importante degli Stati Uniti (come la finale dei Mondiali di Calcio da noi).

Non conosci ancora Justin Bieber? Ecco 5 curiosità sul nuovo teen idol.

1. Justin Bieber è single. single e pronto a uscire con una ragazza ha dichiarato Justin a People. A Justin non dispiace essere l del desiderio di tante fan: può chiedere di più un 15enne che tante ragazze che gli corrono dietro?

2. Justin Bieber è amico (solo amico) di Taylor Swift, Demi Lovato e Selena Gomez. e Taylor ci scriviamo in chat e via sms. Siamo amici, è una bella persona dice Justin. Inoltre, il cantante dichiara di essere solo amico di Demi Lovato e Selena Gomez, nonostante i gossip che sono usciti ultimamente.

3. Justin Bieber vuole andare all Non c solo la musica nella vita di Justin, ma anche i libri. Justin studia con un insegnante privato e dice di voler andare all Per studiare cosa? Sono bravo a scrivere

4. Justin Bieber suona 4 strumenti. Ovvero: chitarra, pianoforte, batteria e tromba. Il suo sogno? Imparare a suonare il violino!

5. No agli Ugg, sì alle ragazze intraprendenti. Justin Bieber non ama le scarpe Uggs: guarderei mai una ragazza che porta gli Ugg, nemmeno se è Beyoncé A Justin piace che le ragazze prendano l e gli chiedano di uscire. 196/2003 (“Codice in materia di protezione dei dati personali”), tale trattamento sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della Sua riservatezza e dei Suoi diritti. Conformemente all’impegno e alla cura che la nostra società dedica alla tutela dei dati personali, La informiamo sulle modalità,
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ugg boots australia sale 443 HOGAN CONTRAFFATTE SEQUESTRATE IN UN NEGOZIO DI SPOLETO

Sviluppando alcuni elementi informativi ed indizi che risultavano da precedenti attivit d i finanzieri della Compagnia di Spoleto hanno individuato, presso un noto centro commerciale della citt un regolare esercizio al dettaglio che poneva in vendita scarpe contraffatte. La perquisizione presso il negozio ha permesso di sottoporre a sequestro 443 paia di calzature con il marchio della nota griffe abilmente contraffatte. Oltre a riportare sui lati il logo che contraddistingue le calzature della famosa marca, infatti, le scarpe riproducevano fedelmente il disegno della tomaia dei modelli originali, anch da diritti di propriet intellettuale in quanto modello brevettato e registrato. Le scarpe venivano evidentemente assemblate nel retrobottega del negozio, l dove le Fiamme Gialle hanno rinvenuto diversi semilavorati (34 tomaie e 60 marchi anch sottoposti a sequestro), mastici e collanti. Al termine delle operazioni, i due commercianti sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Spoleto per il reato di contraffazione. In poco pi di un semestre si tratta della terza operazione conclusa dalle fiamme gialle di Spoleto per contrastare il fenomeno della falsificazione di capi di abbigliamento. Nel giugno dello scorso anno fu denunciato un ambulante che vendeva prodotti contraffatti a Piazza d durante il tradizionale mercato. Il 13 novembre scorso invece i finanzieri del capitano Formica avevano denunciato un esercente della periferia nel cui negozio avevano rinvenuto 45 capi di abbigliamento contraffatti fra cui 6 paia di Hogan e un centinaio di cd e dvd illegalmente riprodotti.

Voglio esprimere il mio plauso alla Guardia di Finanza di Spoleto per l che sta mettendo nel combattere il fenomeno della vendita di capi contraffatti.

Ritengo sia giusto che si facciano i nomi di questi disonesti, che non solo fregano i clienti ma danneggiano fortemente l categoria. Non giusto lasciare all o peggio ancora al pettegolezzo il dibattito su chi il Commerciante disonesto. invece giusto che commercianti onesti, che vendono analoghi prodotti a quelli sequestrati, siano tutelati da eventuali chiacchiere da bar che potrebbero danneggiare fortemente la loro immagine e l economica.

Ritengo inoltre che a coloro che utilizzano tali sistemi di concorrenza sleale, vengano inflitte pesanti sanzioni, che sia da subito dichiarata la chiusura definitiva e non temporanea della stessa attivit che vengano sequestrati non solo i prodotti contraffatti ma tutta la merce in vendita, che venga negata ogni altra possibilit di esercitare tale professione, oltre che denunciati alle autorit competenti con il reato penale.

In parole povere in galera e poi a zappare la terra.

Voglio per ricordare che se certamente pi facile individuare un commerciante a posto fisso che trasgredisce, altrettanto giusto combattere coloro che vendono prodotti contraffatti o comunque senza regolare concessione anche con altre forme.

A supporto della Guardia di Finanza anche l Comunale deve attivarsi per combattere ed arginare il fenomeno dell

Il fenomeno dei falsi non riguarda solo le griffe del lusso pi note ai consumatori ma anche articoli quali giocattoli, fuochi artificiali e oggettistica varia.

La malavita organizzata si nasconde dietro l con lo sfruttamento della manodopera del lavoro nero e di extracomunitari irregolari per non parlare dei milioni di Euro evasi. I processi a noi piace seguirli nelle Aule dei Tribunali e non prestare il fianco a chi vorrebbe farli sui quotidiani. Continuando a non firmare i suoi si risposto da solo. Non Le piace? Continui a leggere altrove. Cordialit Il direttore”

il non rubare quando si ha fame” Fabrizio De Andr

Io sono entrato in quel negozio un anno e mezzo fa circa, cercavamo delle scarpe, non ricordo se la abbiamo trovate, quello che ricordo con certezza il proprietario, una persona semplice, gentile,
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una bella persona. Una persona capace, che tutto sapeva di scarpe, un vero artigiano. Oggi quella persona ( quelle ?) viene trattata come un criminale, un mare di veleno

interessato scorre sui giornali online e non solo. Io ricordo belle scarpe, alla portata delle tasche di un operaio o di un impiegato. Un artista sapientemente creava scarpe per chi lavora. Non so se quello che faceva per la legge un reato, comunque da dimostrare, alla

faccia di quanti hanno sputato veleno in queste ore. Di taroccato in quello che accaduto ci sono sicuramente alcuni commenti al

vetriolo, interessati e ignoranti, nel senso etimologico di ignorare la realt C pure chi la nasconde la realt

Forse gli operai della Minerva, in queste ore sotto la pioggia a rivendicare lavoro per avere pane, in quel negozio sarebbero entrati e avrebbero trovato la possibilit

di comprare quello che cercavano, perch alla portata dello loro tasche. Adesso sono senza lavoro e senza scarpaio.

Io so che un Marchio una rendita finanziaria per un grande gruppo; i grandi gruppi hanno spesso caratteri multinazionali. Poveri cristi senza lavoro o con un lavoro di merda, pagano un capo di abbigliamento da 10 a 200 volte il contenuto di lavoro (salariale) di quella merce. Un bambino indiano o cinese prende forse l

di un euro per fare una scarpa griffata e un operaio italiano la pu comprare quando va bene a 200 euro.

Io non so se quello che faceva il negoziante di Santo Chiodo sia un reato, tutto da dimostrare; io so che a me quel negoziante anche se non lo conosco sta simpatico e lo vedo sprecato a lavorare la terra. La zappa o anche la cucchiara la vedo meglio in mano a qualche politico di “nojjandri”.

continuate a decidere quali messaggi censurare e questo mi sembra poco democratico. Non prendete la solita scusa che ci sono parolaccie o sono chissa che cosa. Ne ho scritto uno qualche giorno fa dove non c ne una parolaccia ne una minaccia ne chissa quale eresia. un cosa non fate la morale a chi non firma i commenti quando i vostri articoli non sono firmati.

“Poco cortese ed anonimo lettore, mi pare che la Redazione Le abbia gi risposto ed anche esaurientemente. Indubbiamente Lei non vuol sentire. Comunque su questo spazio si pu commentare ed esprimere le proprie opinioni, non sono ammessi dell ora n tanto meno processi. Visto che convinto di essere dalla parte del giusto, perch non svela la sua identit Tutti gli articoli, firmati o non, hanno sempre un responsabile: il sottoscritto. Lo sanno anche i bambini che si avvicinano alla lettura dei quotidiani. Carlo Ceraso, direttore responsabile”
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New York. La storia del mercato dell’arte ha scritto un capitolo importante da Christie’s a New York lo scorso 8 novembre, quando la casa d’aste stracciava tutti i record precedenti, registrando un totale sbalorditivo di 491,5 milioni di dollari (cioè 385 milioni di euro) per una sola vendita di opere d’arte. Dopo due ore e mezza di vendite, e con la voce roca, il banditore Christopher Burge dichiarava: stata una serata straordinaria, che non dimenticherò più: non ho mai visto in vita mia un’asta del genere. Sotto il martelletto di Burge, al numero 20 di Rockefeller Plaza, erano state battute settantotto opere d’arte di trentotto diversi artisti (solo sei erano rimaste invendute), a cifre che il più delle volte lasciavano senza parole mercanti e spettatori. Si mettevano a segno nuovi record d’asta per Klimt, Gauguin, Kirchner, Schiele, Bonnard e Balthus e, nell’euforia generale, venivano aggiudicate anche opere di qualità media. Persino l’ultimo lotto in catalogo, uno scialbo Chagall (Le paysan allongé, 1962), trovava un acquirente sopra la stima. Più di mille persone gremivano la sala. Tutti speravano di poter essere testimoni di aggiudicazioni da favola, come il prezzo pagato per quattro dipinti di Gustav Klimt esposti per 68 anni al Belvedere viennese. Le aspettative erano alimentate dal fatto che il magnate dei cosmetici Ronald Lauder aveva pagato 135 milioni di dollari per il quinto del gruppo, il Ritratto di Adele Bloch Bauer I, ora nella Neue Galerie di New York, istituzione finanziata privatamente da Lauder, dov’erano esposti anche gli altri Klimt prima dell’asta. Gli spettatori non rimanevano delusi. Ogni Klimt stabiliva un nuovo record, che culminava in 87,9 milioni di dollari (cioè 68,9 milioni di euro), il terzo prezzo più alto di tutti i tempi in un’asta, dopo due dipinti di Picasso, il Muchacho con pipa (104,1 milioni di dollari, maggio 2004) e Dora Maar con gato (95,2 milioni, maggio 2006). I quattro dipinti di Klimt totalizzavano 192,7 milioni di dollari (151 milioni di euro). Persino opere comparse di recente sul mercato, o di minor interesse, venivano disputate nella corsa all’acquisto che caratterizzava la serata.

Dopo l’asta, Nick Maclean, della galleria Eykyn Maclean, commentava: Le aste hanno dimostrato che il mercato degli impressionisti è ancora più solido di quanto già non fosse a maggio e giugno. Le grandi opere continuano a realizzare gli alti risultati sperati e quelle di media qualità, soprattutto se di grandi artisti, in alcuni casi sono state aggiudicate al 50% in più rispetto alla scorsa estate. Non sembrano esserci segni di cedimento. In entrambe le aste molte opere erano oggetto di un contratto di garanzia: 24 da Sotheby’s, per circa 63 milioni di dollari, solo 11 da Christie’s ma per circa 120 milioni di dollari.

Gustav Klimt, 68,9 milioni di euro

Adele Bloch Bauer II, 1912 (stime 30 45 milioni). Acquistato da un cliente collegato al telefono con lo specialista Guy Bennett

I quattro Klimt erano stati restituiti lo scorso anno a Maria Altman, nipote 88enne della signora Bloch Bauer, che osservava l’asta da una postazione sopra la sala. Nel corso di una conferenza stampa tenuta poco prima, la donna dichiarava che lei e gli altri quattro coeredi speravano che i dipinti potessero rimanere visibili al pubblico, ma che avevano tutti insieme deciso di consegnarli in asta. Questo era il più atteso dei quattro e le aspettative erano alle stelle dopo le cifre toccate dagli altri tre. Aperta da quattro offerenti, la sfida si riduceva ben presto a una lotta a due, gli specialisti europei di Christie’s Jussi Pylkknen e Pedro Girao, entrambi al telefono. A quota 58 milioni, il capo dipartimento Guy Bennett entrava improvvisamente in gioco, anche lui telefonicamente, tra le risate e gli applausi. Anche il mercante newyorkese Bill Acquavella, che compra abitualmente sia per conto di Steve Wynn sia per conto di Steve Cohen, era al telefono. Parlava forse con Bennett? Impossibile dirlo, ma il quadro andava infine aggiudicato proprio a Bennett. In un attimo, almeno un quarto degli spettatori improvvisamente si alzava e abbandonava la sala, lasciando Christopher Burge a completare l’asta. Gli altri Klimt superavano tutti le stime: Buchenwald (Birkenwald) (1903) andava al presidente di Christie’s Usa Marc Porter al telefono per 31,6 milioni; lo specialista di Christie’s Europa Thomas Seydoux, sempre al telefono, acquistava Apfelbaum I (1916) per 25,9 milioni, mentre Huser in Unterach am Attersee (1912) ne faceva 24,6.

Ernst Ludwig Kirchner 29,8 milioni di euro

Berliner Strassenszene, 1913 14 (stime 15 18 milioni). Acquistato da Daniella Luxembourg per conto della Neue Galerie

Il mercante Daniella Luxembourg, presente in sala per conto della Neue Galerie, si aggiudicava questo meraviglioso esemplare della serie di 11 scene di strada dipinte poco prima della prima guerra mondiale, che ritraggono i passanti in toni lineari e severi. Solo due opere della serie sono ancora in mani private. Quello in asta faceva parte di un certo numero di quadri restituiti presentati durante la serata: il ricavato della vendita andava ad Anita Halpin, presidente del piccolo partito comunista inglese, l’unica erede ancora in vita di Alfred Hess, ebreo tedesco proprietario di una fabbrica di scarpe, che possedeva un’importante collezione di arte espressionista tedesca. La restituzione del quadro dal Brcke Museum di Berlino è stata oggetto di controversie e ha spinto da più parti a chiedersi se non sia il caso per la Germania di rivedere la sua politica nei confronti dell’arte saccheggiata dai nazisti.

Egon Schiele 8,8 milioni di euro

Kniender Halbakt nach links gebeugt, 1917 (stime 4,5 6 milioni)

Si trattava di una di almeno tre opere consegnate da Ronald Lauder dalla collezione della Neue Galerie. Alcune fonti del settore rivelavano che il collezionista ne avrebbe vendute altre all’inizio dell’anno, per raccogliere i fondi necessari all’acquisto del Kirchner e del Klimt da 135 milioni di dollari. Un altro disegno simile di Schiele, con il soggetto collocato che si sporgeva verso sinistra anziché verso destra, veniva aggiudicato da Christie’s Londra a febbraio di quest’anno per 4,15 milioni di sterline, ed era di altissima qualità, perciò il prezzo raggiunto in quest’asta newyorkese sembrava assurdo e scioccante ad alcuni mercanti, uno dei quali commentava è disgustoso, i disegni di Schiele non sono rari sul mercato, ce ne sono a centinaia.

Paul Gauguin 31,6 milioni

L’homme à la hache, 1891 (stime 27 35 milioni). Acquistato da un cliente collegato al telefono con Marc Porter, presidente di Christie’s

I quadri del periodo tahitiano sono rari sul mercato e Christie’s era molto fiera di aver trovato questo, che era appartenuto alla collezione del Sultano del Brunei. Tuttavia le sue condizioni non erano eccellenti: il dipinto si era opacizzato e aveva subito alcune perdite di pigmento, condizione che alcuni mercanti sostenevano però essere normale per quasi tutti i Gauguin non conservati in musei. L’opera, potente e vivida, non attirava il mercato quanto i più sensuali e languidi ritratti di donne dell’artista. I rilanci procedevano quindi al rallentatore, con solo due potenziali acquirenti, e alla fine il dipinto andava al presidente di Christie’s Marc Porter al telefono.

Paul Cézanne 29 milioni di euro

Nature morte aux fruits et pot de gingembre, ca 1895 (stime 22 27 milioni). Acquistata da un anonimo al telefono

L’opera, top lot della serata, era stata consegnata dal mercante di Manhattan Bill Acquavella, che l’aveva acquistata a Londra nel 2000 per 18,22 milioni di dollari e metteva a segno un bel profitto da questa consegna che pare avesse una garanzia di 30 milioni di dollari. Le opinioni sul quadro, più piccolo di altre nature morte passate sul mercato, erano discordi. Alcuni ne apprezzavano la forza, in sintonia con l’attuale gusto per l’audacia e la potenza nell’arte. Altri la consideravano priva della sensualità di altre nature morte. Veniva aggiudicata a un anonimo offerente telefonico che la spuntava su altri tre collezionisti.

Amedeo Modigliani 24,3 milioni di euro

Le fils du concierge, 1918 (stime 11 14 milioni). Acquistato da Doris Amman

Dei tre Modigliani proposti da Christie’s e Sotheby’s, quest’opera era quella che andava meglio. Si trattava di uno di una serie di ritratti di contadini e bambini realizzati nel Sud della Francia, il cui ultimo passaggio in asta risaliva al 1997 quando aveva fatto 5 milioni di dollari, sotto la stima. Questa volta Doris Amman, della galleria di Zurigo Thomas Amman, era costretta a pagare ben più della stima; pare che stesse rilanciando per conto di un nuovo collezionista russo. I mercanti di Londra New York Nahmad si aggiudicavano gli altri due Modigliani: da Sotheby’s facevano un affare, pagando 3,8 milioni di euro (stime 4 5,5 milioni) un ritratto di Paul Guillaume del 1916, che di recente era stato già due volte sul mercato, prima nel 1996, quando veniva acquistato dalla galleria Bellagio di Steve Wynn per 3,1 milioni di dollari e poi nuovamente nel 2000, quando veniva rivenduto per 4,62 milioni di dollari. Da Christie’s invece i Nahmad dovevano sborsare ben 12,5 milioni di euro (stime 4,5 7) per uno dei nudi dell’artista, Vénus, proveniente da una collezione privata francese.

Pablo Picasso invenduto

Le sauvetage, 1932 (stime 9,5 12 milioni di euro)

Jerome Fisher non fa mai un cattivo affare, commentava un mercante dopo che il Picasso rimaneva invenduto a 8,4 milioni di euro. Il fondatore del colosso delle calzature femminili Nine West aveva pagato questa scena di spiaggia 4,4 milioni di dollari nel 1993, ma nel 2004 aveva trovato una versione migliore del medesimo soggetto, con lo stesso titolo e dello stesso anno, da Sotheby’s a New York, pagandola 14,79 milioni di dollari. Avendo ottenuto una garanzia ne usciva comunque vincitore. Non si trattava dell’unica défaillance di nomi celebri della serata: rimaneva al palo anche La plage à Trouville (1870) di Monet. Secondo un mercante, questa spiaggia assomigliava troppo a un Boudin e la sua stima di 13 15 milioni di euro agiva da deterrente. In tempi normali una tale somma sarebbe stata più consona a una scena di ninfee, anche se, dopo questa serie di aste, chi potrà ancora azzardare il prezzo per un esemplare del genere?
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