ugg and ugg australia Nuovi impacciati cronisti alla prova dei fatti

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non azzardarti a tornare senza la foto del morto Il ringhio del capocronista, quasi sempre avvolto in un nube di fumo di sigaretta, echeggia ancora nelle orecchie di chi ha abbastanza anni per aver fatto la gavetta giornalistica nell in cui di digitale c solo i tasti di una Olivetti. Ed un ringhio che torna alla mente leggendo e soprattutto ascoltando il lavoro di tanti colleghi di oggi, catapultati sul fronte del terremoto.

S perch la del morto era il battesimo del fuoco prima e il calvario poi del cronista alle prese con l stradale, la disgrazia in montagna o al mare, il malore improvviso e fatale. Tolti i rari casi di personaggi pubblici o semi tali bastava essere un consigliere di quartiere per i quali soccorreva l toccava bussare alla porta della famiglia, porgere le condoglianze, dimostrare umanit e, di solito, usare il pietoso ma dignitoso espediente del era molto conosciuto e agli amici far piacere che il giornale lo ricordi anche con un Si tornava di corsa in redazione a volte con una stampa a colori 13 x 8 del poveretto in spiaggia, a volte con la sua tessera di qualche club o addirittura con la patente, che a pubblicazione avvenuta ci si curava immancabilmente di restituire.

Era, insomma, uno dei tanti bagni di realt che il giornalismo di allora somministrava e che oggi purtroppo mancano sempre di pi agli incolpevoli colleghi. I quali sono normalmente costretti da un meccanismo mediatico geneticamente modificato a trascorrere le giornate lavorative smanettando di copia incolla di agenzie, scrutando monitor e, soprattutto, inseguendo tweet e post della starlette e/o del premier.

Nulla di diabolico, intendiamoci, non siamo luddisti. Ma la realt di tanto in tanto gioca lo scherzo di ricordare la propria esistenza, magari con lo scricchiolio di una faglia e allora il povero giornalista (giustamente e finalmente) catapultato nel mondo reale. Non si vuole qui parlar male di colleghi che in queste ore hanno scarpinato tra crolli, macerie e drammi. Si vuol solo notare, con rammarico, che in queste occasioni si vede per molti non per tutti la drammatica assenza di quel tipo di gavetta, quella della del morto dal mondo virtuale e volatile dei post e dei commenti e paracadutati nella polvere e tra i pianti di una tragedia vera, troppi sono disarmati, mancano letteralmente delle parole e della sintassi (le di noi giornalisti), si rivelano al pi capaci di intercettare e ritrasmettere emozioni ma non informazioni. E si dimostrano infettati dal virus molto internettiano dell che decolla dal sentito dire e per il quale la parola inutile e ingombrante zavorra.

Inchiodati per giorni a fare didascalie sul nulla delle opinioni, si trovano paradossalmente impacciati e bloccati quando si tratta di descrivere semplicemente dei fatti, e che fatti.

Chi nelle prime ore di ieri avesse seguito le dirette radiofoniche sulle varie reti avrebbe avuto molte prove di questa deriva emotivo sentimental superficiale. Ne fanno parte l ormai insopportabile in tutti i contesti di espressioni bolse e logore ( macchina dei soccorsi paese in ginocchio l di locuzioni che denotano ignoranza ( scava a mani nude detto con il tono di scandalo di chi non sa che non certo con le ruspe che si salvano i sopravvissuti sepolti), l affannato a sentire rumore degli elicotteri A coronamento e apparente correzione del turbine emotivo, poi, arriva il richiamo perentorio del conduttore in studio (e del caporedattore della carta stampata) che chiede bilancio

Questa del bilancio, se non fosse una tragedia sarebbe una farsa. Ancora non si posata la nube di polvere del sisma e tutti chiedono, propongono, annunciano, correggono, aggiornano un dato che lo dice la parola stessa si fa alla fine. Qualcuno se ne rende pudicamente conto e aggiunge l Insomma, in un gioco di specchi di emozioni e sensazioni ci si aggrappa all dato oggettivo che non e non pu ancora essere disponibile. E infatti, in poche ore e come si poteva arguire stando ai dati di realt terremoto notturno, paesi con edifici vetusti, frazioni isolate tutti i delle prime ore sono stati terribilmente spazzati via.

Ora, evidente che l emozionale, di coinvolgimento, essenziale in una cronaca ma, appunto, dovrebbe trattarsi di una cronaca, di un racconto del reale. Ed proprio questo che manca sempre di pi nel giornalismo di oggi e questa mancanza emerge con maggiore evidenza, come si diceva, nei momenti in cui l con la dura realt non pi evitabile; quando il reale ti investe con la sua rocciosa solidit gli inviati che, nelle dirette in voce, video o via social, raccontavano ci che vedevano, svolgendo cos la funzione di essere occhi e orecchi di ascoltatori e lettori. Come fatta Amatrice, dove si trova Accumoli? Sono su un colle? In una valle? Le case erano vicine tra loro o lontane? Basse o alte? In pietra o in mattoni? Vie e vicoli sono in piano o in pendenza? Fa caldo o fa freddo? E quella piazza in cui ti trovi quadrata, alberata, asfaltata? Quanta strada hai fatto a piedi per essere l Ci sono boschi o prati attorno? Quanta gente vedi attorno a te? Ci sono frazioni distanti dal centro? E quante sono? Quanti residenti ha il paese? E quanti possono essere i residenti temporanei (siamo in estate) e i turisti? E poi c una bella differenza tra una casa rasa al suolo e una in cui venuto gi un camino e un cornicione: non devi cavartela con tutto distrutto e le pale degli elicotteri la del morto la si scarica da uno dei suoi profili social e nessuno rimpiange i tempi delle Olivetti inceppate e dei telefoni a gettone da cui si dettavano i pezzi. Ma stare attaccati alla realt consumando le scarpe pi che i trackpad resta una buona norma per non finire schiacciati sotto quella definizione che, sempre ringhiando, sibilava il solito capocronista: se continui cos finirai per dare ragione a chi dice che il giornalista un tale che spiega agli altri quel che non ha capito lui
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