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Volutamente vicini, dal 9 al 12 novembre, per imparare a mettere il passo di ciascuno accanto a quello dell’altro. Volutamente distinti allo stesso tempo, per permettere a ogni realtà di stagliare la propria identità secondo la visione della fondatrice, ma adattata al tempo presente.

Una buona parte dei due incontri è stata vissuta insieme. Storico l’intervento di Emmaus e Jess, nella mattina di sabato 11 novembre: in una conversazione a carattere familiare, è stato posto l’accento su quattro parole chiave: Corresponsabilità Comunione Incarnazione Maria, proponendo un percorso che ha rimesso al centro la comunione, a tutti i livelli e con tutte le nostre forze, per dare al mondo quello di cui ha bisogno. Emmaus così ha concluso: Noi focolarini non possiamo sentirci volontari, e voi volontari non potete sentirvi focolarini; ma noi focolarini e voi volontari possiamo sentirci ed essere Umanità Nuova. Perché siamo corpo e anima insieme. Perché sono le vocazioni che si completano integrandosi l’una nell’altra e diventando questa umanità che, redenta, deve tornare a Dio tutta intera, trasfigurata.

Umanità Nuova: è stato un incontro caratterizzato da un fitto dialogo sul percorso compiuto quest’anno secondo alcune linee condivise nel 2016. Sono venute in luce le collaborazioni avviate a diversi livelli: fra Zone e Centro, favorite anche da una Segreteria Internazionale dislocata sul territorio; fra generazioni, in sinergia con Giovani per un Mondo Unito per United World Project e Genfest; con alcune Inondazioni, partecipando ad attività comuni.

Nel dialogo si è constatato che nell’anno di Maria viene in evidenza l’incarnazione e l’immagine del poliedro ne ha messo in luce le mille sfaccettature. Si è rinnovata la coscienza che Umanità Nuova è un servizio alla dimensione sociale dell’intera Opera e che il suo compito è mettersi a servizio della vita, valorizzandola e mettendola in rete.

Volontarie e volontari: Emmaus aveva lanciato già un anno fa alle volontarie e ai volontari una proposta spiazzante: prendersi la responsabilità dell’Opera perché lei si sarebbe presa quella dei nuclei. In realtà, quello che Emmaus propone è la logica del nuovo assetto, che mette tutti nella posizione necessaria di protagonisti locomotive, come ha detto Chiara più volte, per la costruzione del mondo unito.

la premessa sulla quale si è fondato questo raduno, che ha avuto uno dei suoi momenti più alti nell’avvio del processo di canonizzazione di Domenico Mangano1, volontario di Viterbo (Italia) morto nel dicembre 2001. Per l’occasione, la sala del Centro Mariapoli di Castel Gandolfo si è aperta ad accogliere i famigliari di Domenico anzitutto, ma poi anche gli amici di ogni parte d’Italia,
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i colleghi e le autorità della sua amata città, di cui è stato amministratore per dieci anni. Molti hanno potuto seguire l’evento grazie alla diretta streaming. Non può essere stata un caso questa contemporaneità: in Domenico si è vista luminosa la via dei volontari, la loro passione per l’incarnazione che moltiplica la grande attrattiva del tempo moderno2. Un suo breve video dell’ultimo mese di vita ha parlato a tutti con la serietà di un testamento molto attuale: l’invito a dare la vita per la realizzazione del sogno di Chiara.

CSC Avvio del processo di canonizzazione: La moglie di Domanico, Pia, e i figli in prima fila.

Ci voleva! Ci voleva per ricevere da Emmaus lo svelarsi del disegno di Maria nella Sua Opera, collettivamente e personalmente. Ci voleva, per meritare la fiducia con cui ci ha trattati, insieme a Jess, coinvolgendoci nello sguardo dentro la profondità del Carisma, dentro l’unità poliedrica a cui siamo chiamati.

Alcune impressioni: Mi ha lasciato il cuore in fiamme vedere che le cose di cui parlavamo vent’anni fa con i gen, oggi lo Spirito Santo ce le fa attualizzare. Evaldo (Brasile)

Mai nella mia vita mi sono sentita così vicina a Maria. Chiara ci ha mostrato la via per rivivere Maria ed essere la Parola incarnata. Questa è la nostra vocazione, dobbiamo essere madri per tutti. Babut (Filippine)

Sono padre, sono uomo, però devo diventare madre. una bella sfida. Essere capace di togliere le scarpe, le calze, asciugare il sudore, dare la pacca sulla spalla. Voglio farlo. Attilio (Brescia)

Questo incontro è stato tornare alla sorgente. Ritorno realizzata, con la vocazione all’Opera che posso portare avanti solo vivendo il Vangelo. Dorothy (Camerun)

Sono molto grata ad Emmaus e Jess per la loro visita, per averci non solo parlato della corresponsabilità, ma per averla vissuta subito con noi. Andrea (Ungheria)

Con Domenico ho avvertito che tutta la Mariapoli celeste era lì davanti a noi. Lacrime di gioia: dal Paradiso di Chiara del ’49 vedevo una moltitudine di persone con un cuor solo e un’anima sola. Mel (Canada)

Il tema di Jess mi ha aiutato a capire che niente cambia anche se tutto cambia. Paula (Usa)

Portare [avanti] la parte che mi è stata affidata, con un’unità nuova con tutto il resto nell’Opera, perché solo così posso incarnare veramente. Chiara (Trento)

Paolo Balduzzi, Michela Tasca

1 Vedi Mariapoli 12/2016 p. 35: Mariapoli 3 4/2017 p. 552 L’attrattiva del tempo moderno (Scritti spirituali/1) Città Nuova, Roma, 1978

Il simboloAlla conclusione dell’ora vissuta con Emmaus e Jess la lettera di Chiara del 15 agosto 1980 ha messo a fuoco l’altissima vocazione del Volontario e della Volontaria dell’Opera, raffigurata in Maria Assunta. Eccone uno stralcio:

A Dio non è bastata l’anima di Maria in cielo. [] Così [] Dio chiama voi volontari, a rappresentare nell’Opera piuttosto il corpo di Maria. Esso è simbolo di quella parte umana che Dio ha creato e deve tornare a Lui, tutta trasformata.
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