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La novella verghiana La roba, contenuta nella raccolta Novelle rusticane pubblicate dall Casanova di Torino nel 1882, un vero e proprio anello di congiunzione della carriera letteraria verghiana, di cui costituisce uno dei testi fondamentali. E non manca nemmeno come tipico nel Verga verista, basti pensare a Fantasticheria o alla Prefazione all di Gramigna il classico testo teorico (Di l del mare), collocato in ultima posizione. Parallelamente, si evolve anche il metodo dell socio letteraria: l progressivamente riduce il peso della tematica amorosa (quella di Cavalleria rusticana o de La Lupa) per sottolineare meglio l di quelle dinamiche economiche, che, come gi illustrato da I Malavoglia, mettono in crisi le strutture tradizionali e l stessa dell

Cos avviene ne La roba, novella sull sociale e la tragedia personale di un contadino arricchitosi fino a estendere i propri possedimenti a gran parte delle terre a sud di Catania.

Il paesaggio che si presenta nella descrizione un paesaggio sovrabbondante di tutte di propriet di Mazzar che viene introdotto e presentato dal punto di vista del narratore popolare (vicino al che risponde al viandante) che ne celebra le ricchezze ricorrendo a termini di paragone enfatici, tipici della mentalit contadina e rurale:

Pareva che fosse di Mazzar perfino il sole che tramontava, e le cicale che ronzavano, e gli uccelli che andavano a rannicchiarsi col volo breve dietro le zolle, e il sibilo dell nel bosco. Pareva che Mazzar fosse disteso tutto grande per quanto era grande la terra, e che gli si camminasse sulla pancia 2

Il narratore corale sottolinea le qualit di Mazzar che gli hanno permesso di giungere al rango di possidente terriero grazie a testa come un brillante la tecnica dell serve ad elencare le difficili condizioni di quest sociale 3 e le sconfinate ricchezze che Mazzar ha accumulato nel corso degli anni:

Per ciascun anno tutti quei magazzini grandi come chiese si riempivano di grano che bisognava scoperchiare il tetto per farcelo capire tutto; e ogni volta che Mazzar vendeva il vino, ci voleva pi di un giorno per contare il denaro, tutto di 12 tar d ch lui non ne voleva di carta sudicia per la sua roba, e andava a comprare la carta sudicia soltanto quando aveva da pagare il re, o gli altri; e alle fiere gli armenti di Mazzar coprivano tutto il campo, e ingombravano le strade, che ci voleva mezza giornata per lasciarli sfilare, e il santo, colla banda, alle volte dovevano mutar strada, e cedere il passo 4.

La rigidissima regola di vita di Mazzar imperniata sul senso totalizzante del proprio lavoro che, per obbedire all senza fine di beni e propriet sacrifica ogni altra realt della vita (sino a considerare eccessivo l per il funerale della madre):

Egli non beveva vino, non fumava, non usava tabacco, e s che del tabacco ne producevano i suoi orti lungo il fiume, colle foglie larghe ed alte come un fanciullo, di quelle che si vendevano a 95 lire. Non aveva il vizio del giuoco, n quello delle donne. Se il possesso fine a se stesso non assicura a Mazzar il riconoscimento e il rispetto sociale (come avverr anche per Gesualdo, anche se qui il protagonista pare curarsene ben poco), la legge naturale a costringere Mazzar ad un resa dei conti.

Quelle che insomma sono delle linee guida per costruire, di qui a pochi anni, il personaggio di Mastro don Gesualdo, diventano ne La roba il ritratto icastico e penetrante di una mentalit monomaniaca, schiavizzata dalla legge del continuo accumulo. E il cupo pessimismo del Verga narratore dipender certo anche da questa analisi impietosa dell umano.

1 G. Verga, La roba, in Tutte le novelle, Milano, Mondadori, 2004, vol I, p. 262.

2 Ivi, p. 263. 265. Il narratore accumula in paratassi e senza legami di subordinazione logica le sconfinate ricchezze di Mazzar come appunto se queste si perdessero a vista d di fronte a lui.
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