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La somma a titolo di riparazione aggiuntiva rispetto all’ordinario risarcimento del danno prevista dall’art. 12 della Legge n. 47 del 1948 quale conseguenza civile del reato di diffamazione commesso a mezzo stampa, può essere richiesta solo nei confronti dell’autore materiale del reato ma non al direttore responsabile ex art. (rispettivamente editore e direttore responsabile del quotidiano Giornale e ne ha chiesto la condanna al risarcimento dei danni subiti in conseguenza della pubblicazione di alcuni articoli diffusi tra il 17 e il 31 gennaio 2009, ritenendo il contenuto degli stessi gravemente lesivo del suo onore e della sua reputazione.

Gli articoli in questione traggono spunto dalla trasmissione televisiva del 15.1.2009 intitolata guerra dei bambini incentrata sulle questioni inerenti a una controffensiva di Israele, che, in risposta al lancio di missili sul proprio territorio, aveva attaccato la Striscia di Gaza e le postazioni di Hamas.

Nei cinque articoli, firmati da diversi giornalisti, si legge quanto segue:

1. che è successo da S. è perfettamente normale. Siamo forse in un Paese in cui l e la comunicazione (che sarebbe l emotivo dell sono tutelate da norme certe e un costume civile? No. ha sempre fatto e sempre farà come gli pare e piace. E zitti. vuol dire che qualcuno ti paga. Non con vile denaro, s ma con prebende, vantaggi e carriera. Se tu sei contro l di S., quel cesso di Italia in cui si sfornano bugie e fabbricazioni a tutta birra, allora sei un censore. che con grande coraggio (anche perchè sapeva che stava ripetendo il gesto che B. compì da lei e che avrebbe pagato pegno per questo) si stacca il microfono, si alza e se ne va, ha fatto naturalmente benissimo, e bisogna dire che fra lei e S., quanto a giornalismo, c la differenza che passa fra una mela e il baco della mela. Quando io e L. ci conoscemmo un quarto di secolo fa scendevamo e salivamo sugli elicotteri nella giungla del Salvador e lei rischiava la vita, raccattava le notizie e le raccontava al Manifesto, e io allora a Repubblica. Siamo giornalisti. Abbiamo sì idee diverse e talvolta opposte, ma prima di tutto abbiamo una forma genetica di rispetto per la verità. Poi la verità la raccontiamo in mille modi, ma la decenza è la decenza e ciò che fa S. è indecente ed è un peccato perchè l sa comunicare è un formidabile propulsore, cioè, di emozioni politiche prefabbricate ma è abituato a considerare la verità, l il rispetto delle regole elementari che sono osservate in ogni Paese, come merda di cane sotto la suola delle scarpe.

In tutto il mondo si svolgono show in cui Israele è attaccato, criticato, messo sul banco degli accusati. Ovunque. Ma mai, mai, in nessuna trasmissione si è visto l che abbiamo visto da S. S. non è professionalmente onesto: a me ha impedito di replicare al suo amico Travaglio che nella sua trasmissione mi ha attaccato indisturbato rovesciandomi addosso parole miserabili, e S. l coperto, mi ha legato le mani e fatto picchiare senza concedermi replica. Professionalmente dunque una persona censurabile. C soltanto da spiegare perchè non è censurata. Il punto cardine, la questione prima nel nostro Paese è la qualità, la attendibilità, la potabilità dell E quella qualità è tossica, avvelenata, proibita. E la cosa più grave è che S. è talmente impunito e impunibile, che crede alla propria divinità, alla propria intangibilità, alla propria persino bontà. così facile per lui: lo critichi? E lui grida alla censura. La A. S. è un dio, in Italia (non potrebbe esserlo altrove) e qui comanda lui. Il conflitto su Gaza è quello che dice lui e con lui quel gruppo di liofilizzati reidratati che fanno, dicono, si muovono come lui vuole.

Un teatro delle marionette dove non esiste contraddittorio, ma soltanto la presenza simbolica di qualche sparuto e disperato rappresentante della contraddizione che viene sommerso dal coro greco delle urla, della dannazione, della riprovazione. Chi cavolo sono quei figuranti pagati dal contribuente che fanno la claque a S.? Fingono di essere il coro che rappresenta l E purtroppo è vero. E quel che resta dell santorizzata. Il resto dell è diventato carne da Grande fratello, dall destra fino a Luxuria. se ne è andata, seguita dalla voce arrochita di un S. che non le ha voluto dedicare altro che sguardi e ringhiosità piene di disprezzo: il disprezzo di chi si sente tradito non nella professione, ma nello schieramento.

E ha ragione S. lui il vincitore. l di S. quella che tiene banco, quali che siano gli orientamenti politici e le richieste della gente. La televisione è sua. Se ne fotte del governo, del Parlamento, del presidente della Camera e se occorresse anche di quello della Repubblica. In questo lui e quelli della sua scuola sono come Hamas: sanno che il martirio paga, la persecuzione censoria se ben evocata, passa in un pubblico di poveri italiani ormai analfabeti, drogati di immagini manipolate, rincoglioniti da mantra ripetuti che non hanno alcuna relazione con la verità giornalistica. Non è questione di destra e di sinistra, neanche di israeliani e palestinesi. questione di stile, è questione di rispetto per i cittadini, per il mestiere e la deontologia del giornalismo, per la verità presa a calci in culo dalla mattina alla sera, quando non è appiattita a sogliola sul governo del momento, quale che esso sia. Dunque, complimenti al dottor S. come lo chiamava B. complimenti vivissimi. Ce l fatta un volta, vecchio pirata. del 17 gennaio 2009 in pagine prima e seconda).

2. meccanismo della trasmissione di S. è misterioso. Ancora è da capire come mai alcuni cittadini delle democrazie abbraccino entusiasticamente un gruppo radicale islamista dittatoriale, genofobico, omofobico, distruttore delle intelligenze dei bambini, che usa il terrorismo come arma preferita, che ha più volte dimostrato che considera la democrazia un nemico, che considera tutti crociati e gli ebrei nemici da eliminare, che ha fatto strame della causa palestinese e ha eliminato fisicamente quanti più membri di Fatah, che ripete a ogni minuto che la cultura della morte è la sua, e che desidera sacrificare se stesso, i suoi figli, il suo popolo, per la gloria di Allah.

Come può piacere tanto a S., ai ragazzi palestinesi presenti ieri alla trasmissione di Rai 2 che non credo andrebbero ad abitare in uno Stato di Hamas. La trasmissione parlava di tutto fuorché dei fatti.

La miseria a Gaza è frutto della politica dissennata del gruppo che ha fatto strame degli aiuti da tutto il mondo dopo lo sgombero, e ridotto i suoi alla miseria pur di seguitare a tirare missili sui civili israeliani. I passaggi si chiudevano ogni volta che Hamas sparava, che c di strano? Hamas è un gruppo che ha fatto più di mille morti nella seconda intifada uccidendo sugli autobus bambini e donne. S. non ha lasciato che nessuno spiegasse cos Hamas, salvo lasciar insinuare al cuoco palestinese che a Gaza le armi le introduca il Mossad (non l come ha osato ragionare l unica figura intelligente in quel contesto) e che è Israele a educare i bambini al terrore così da poter poi intervenire. I morti, che si sono visti dall della trasmissione, erano immagini reiterate non per ragionare, ma per impedire di ragionare. ( vede che hanno perso la testa mentre il basso numero dei morti israeliani (ma non così basso come pretendeva il conduttore) è legato alla quantilà di strutture e volontari preposti a proteggere i cittadini.

incredibile che non si siano viste le scene di orrore e di panico dei bombardamenti su Sderot, e nessuno si è dissociato per questo in trasmissione. Mentre O. pregava dalla tv Al Arabija di accettarla, un centinaio di missili cadevano su Sderot la notte di Natale. Le parole erano il coro greco di ciò che si vedeva, non la loro contestualizzazione o il contrappunto. La guerra non è un episodio dello scontro israelo palestinese, ma della lotta del terrorismo internazionale, è storia di ritegno israeliano durato sette anni e di 60 anni di profferte di pace respinte, di prepotente nascita e affermazione dell nell di educazione all di scontro fra Hamas e Fatah. questo il compito della Rai? (articolo a firma Fiamma Nirenstein del 17 gennaio 2009 in pagine prima e seconda)

3. A tutti o quasi coloro che non seguono il suo copione, S. Annozero però andò avanti imperterrito, fino al nuovo scontro, con una vecchia amica nemica, che ha deciso di abbandonare lo studio, metodo, ora lo sa anche lei, impeccabile da seguire quando a restare non c scopo alcuno. non è che il prodotto, trascinatosi per vent con tanto di passaggio dai nemici berlusconiani che pensarono scioccamente di farne un argomento a favore, della peggior televisione pubblica, che si rivela ogni giorno più incapace di assolvere all costitutivo, che è allo sbando definitivo, priva di direzione e di organo di controllo, priva di programma. Sarà bene ricordarsi questo, piuttosto che concentrarsi sull Gaza, che è un orrendo episodio ordinario dell e della simpatia morbosa per estremisti e integralisti, che informa la sinistra italiana. In più questa volta gli amici divulgatori del verbo di Hamas non si sono resi conto che tra i palestinesi il consenso per il movimento terrorista non è compatto come un tempo. Ma resta il fatto che non c solo S. a tradire la vocazione della televisione pubblica. In Italia è diventato normale alternare trasmissioni di mera ritualità e di finto approfondimento, nelle quali con la stessa formula si passa disinvoltamente dalla politica alla cronaca nera,
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alla cucina, al lancio dei film panettone, alle diete di moda, a trasmissioni a tesi urlate e faziose. Mai viene garantito che una vicenda si illustri per com con ricchezza di fatti, immagini e informazioni, che il dibattito si animi di differenti opinioni, espresse con calma e autorevolezza da persone che ne hanno pieno titolo, che il conduttore sia il garante della civiltà del discutere e della garanzia da offrire a chi guarda, che non capisce, subisce pubblicità, ed è pure costretto a pagare un balzello odioso, che passa sotto il nome di canone.

Non solo nessuna riforma, pur dichiarata urgente e necessaria, viene intrapresa, ma la Commissione parlamentare di Vigilanza è presieduta da un fantasma. e dell ma oggi diventato un impedimento, tant vero che i componenti della Commissione disertano le riunioni e di fatto l è stato messo in mora e in burla. Non solo presidenza, direzione generale, responsabili di informazione e di rete non vengono sostituiti, ma quelli rimasti sono delegittimati, e al contempo non devono rispondere più del prodotto che offrono. Rientra a pieno titolo nella logica di distruzione della televisione pubblica il proliferare di dilettanti al ballo e al canto, di cosce e tette, di soldi distribuiti senza ragione. Ma questa parte, chiamiamola così, di svago popolare e populista non farebbe l funesta che ormai ispira se l prevedesse anche, con rigore, buona musica e un po di buon teatro, reportage nazionali e internazionali, approfondimenti politici dignitosi. Inutile prendersela con II Grande Fratello, che va in onda su una televisione commerciale e gratuita, e non intervenire sul degrado della programmazione della Rai. Anche la nuova trasmissione di Rai 2 Malpensa, Italia, il cui conduttore dichiara che sarà il S. del Nord, è profondamente sbagliata. Se c un S. della Lega, quello originale resta un intoccabile, invece di un cattivo esempio da superare infine. del 18 gennaio 2009 in quarta pagina ).

4. Ciao anche stavolta non ce lo toglie nessuno. Il martire della Resistenza non si piega, e lo enuncia in una lettera di sfida e di minaccia al consiglio di amministrazione della Rai. ha francamente stufato, tutti invecchiamo ma lui un po peggio degli altri, ci sarebbe da ridere. Il nostro grida naturalmente al linciaggio, allo stupro della libertà d alla fine della professione di giornalista, e accusa il resto del mondo che non la pensa come lui di orribili menzogne, inaccettabili interferenze, e accuse infondate, come se il problema fosse non nelle sue trasmissioni, faziose quando va bene, criminali quando ci prende gusto, ma nelle reazioni di coloro che ne denunciano il contenuto. Peggio, c nell si fa per dire, della lettera tutta l e tutta la presunzione di chi si sente investito del ruolo di conducator per scelta divina. Molto più modestamente la scelta in realtà l fatta un giudice del lavoro, e mentre lui lasciava volentieri il Parlamento europeo che riteneva senza vergognarsene un parcheggio a ore, e correva, parole sue, a riprendersi il suo microfono, la Rai si guardò bene dall un appello, dal mettere in atto una qualche resistenza a quel ritorno. e V., due tipini fini specialisti in calunnia e distruzione di reputazione altrui con vari tipi di machete. Scrive S. che lui fa ascolto come nessun trasmissione giornalistica di prima serata e che gli introiti pubblicitari sono così alti da emanciparlo dal costo del canone. Può sembrare delirio, e forse lo è, ma il nostro enuncia così la sua profonda convinzione di avere il diritto di fare come gli pare, libera Repubblica delle banane di don M., autofinanziata, e fanculo le regole della televisione pubblica. A don M. della stessa trasmissione. La colpa, ce lo spiega, non è tanto dei due, ma della debolezza del sistema politico e del mestiere di giornalista. facile, si accora S., venire da noi per insultarci, tanto nessuno protesta, anzi si acquistano meriti. Ma lui non tollera e non tollererà mai che qualcuno lo contrasti, che per colpa delle accuse cieche non si analizzi con attenzione il contenuto nobile della sua ultima fatica, l tristemente famoso reportage da Gaza. Lui sta dalla parte dei bambini palestinesi trucidati in nome della sicurezza di Israele, quei bambini che come lui preferiscono vivere. Gli spettatori della televisione pubblica hanno dovuto subire dalla libera zona di S. un prodotto disgustoso nel quale da un lato ci sono i massacrati, dall i massacratori, e fanculo i missili sparati per mesi su Israele da Gaza e da Hamas in violazione della tregua. sempre stato così nella peggiore sinistra europea: da una parte ci sono sempre bambini straziati, dall ferite alla sicurezza. I bambini israeliani non perdono sangue. Resta da vedere, anche se c poco da sperare, quale risposta riserverà la Rai alla disfida di S. Di certo un record storico don M. lo ha stabilito per sempre: il ricorsoall 21 della Costituzioneper fare quel c che gli pare. Si capisce perciò che vi sia in viale Mazzini un ufficio, con tanto di direttore, preposto alla pubblicità dell insomma farci digerire letizia il boccone amaro, condito come di trasmissioni mediocri, approfondimenti faziosi, pubblicità valanga. l della nuova serie di spot del canone Rai, ovvero un personaggio di tutta attualità e soprattutto di grande dignità, la storia del marxismo e del comunismo mondiale lo testimoniano.

Questo è l di anniversario del futurismo, magari potevano azzardarsi a pensare a un Marinetti che festeggia l antennesca, o a un D che compone ispirato dall virile dello schermo. Almeno sono glorie nazionali, e sufficientemente senza macchia. No, ci tocca M. impersonati seduto in poltrona a guardare la televisione pubblica italiana, dice la sua badante che ha capito di dover rifare tutto daccapo. il simbolo della buona Rai, il biglietto da visita che viene ostentato come prova di buon prodotto, degna della qualità e dell della televisione pubblica, per la quale vale la pena di pagare. Annozero l opposto di tale requisito. Poi la prima della vergognosa trasmissione antisemita spacciata per reportage sui bambini di Gaza. Lo è tanto più adesso.

Nessuno naturalmente pensato al vertice dell che valesse la pena di sostituire lo spot inopportuno. Probabilmente nessuno lo ha visto perciò oggi se non avete ancora pagato il canone, che nettamente lo spot con il quale lo chiedono. Ps. era ebreo. del 31 gennaio 2009 in pagine prima e quarantaduesima).

L si è lamentato del fatto che tali articoli contenessero espressioni offensive in quanto davano di lui l di un giornalista fazioso e antisemita non supportate dal minimo fondamento di verità, attribuivano addirittura all il reato di antisemitismo e la conduzione di un programma volto a risvegliare l antiisraeliano. Ha escluso che gli articoli in questione costituissero espressione di un legittimo esercizio del diritto di cronaca o di critica. Ha chiesto che, oltre alla condanna al risarcimento del danno non patrimoniale, i convenuti fossero condannati ex art.12L. n. 47 del 1948.

Non pare superfluo preliminarmente richiamare i principi ormai consolidati in materia di diffamazione e di libertà di stampa.

Così il diritto riconosciuto dalla Costituzione e dalla Cedu costituisce ed integra una causa di giustificazione che, nell di un equo bilanciamento con altri diritti parimenti inviolabili e potenzialmente in conflitto, scrimina il comportamento imputabile all giornalistica allorché vengano rispettate le seguenti condizioni: a) la verità (oggettiva o anche soltanto putativa purchè frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca e controllo del giornalista non solo sulla fonte ma anche sulla verità sostanziale) delle notizie; condizione che non sussiste quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano dolosamente o anche colposamente taciuti altri fatti tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato, ovvero quando i fatti riferiti siano accompagnati da sollecitazioni emotive ovvero da sottintesi, accostamenti, insinuazioni o sofismi obiettivamente idonei a creare nella mente del lettore o dell false rappresentazioni della realtà oggettiva; b) la continenza e cioè il rispetto dei requisiti minimi di forma che debbono caratterizzare la cronaca e anche la critica (come ad esempio l di termini esclusivamente insultanti); c) l pubblico all in relazione alla qualità dei soggetti coinvolti, alla materia in discussione o altri caratteri del servizio giornalistico. (Cass. 1205/07,
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Cass. 12420/08).