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“Ci picchiavano, ci frustavano con i cavi elettrici. E ci obbligavano a vedere i filmati delle decapitazioni”. E’ un racconto da film dell’orrore quello fatto da quattro ragazzini riusciti a fuggire da Kobane, la cittadina siriana assediata dai miliziani islamisti dell’Isis. I quattro, dopo essere rimasti prigionieri per mesi e sottoposti a ogni genere di torture e abusi, sono riusciti a riparare in un campo d’accoglienza sul confine turco. E hanno affidato le loro testimonianze agli operatori di Human Rights Watch. I dettagli sono raccapriccianti. Secondo i racconti dei quattro giovani ex prigionieri, le guardie che li tenevano in ostaggio, tra cui vi erano giordani, libici, sauditi e tunisini, oltre a siriani, sottoponevano gli ostaggi a pestaggi e a volte li frustavano con cavi elettrici per ogni genere di comportamento giudicato non appropriato, oltre che per i tentativi di fuga o scarso rendimento negli studi islamici a cui erano costretti. I minorenni erano inoltre costretti a vedere filmati di decapitazioni di altri ostaggi da parte dei jihadisti. In un caso, secondo uno dei testimoni, un ragazzo di 15 anni stato legato e lasciato sospeso con le mani legate dietro alla schiena, e un piede legato alle mani, dopo che aveva invocato la madre per la paura. Al giovane ostaggio i suoi carcerieri hanno detto che era Dio che doveva invocare, non la madre. “Dall’inizio della rivolta in Siria, i minori hanno sofferto degli orrori della detenzione e della tortura, prima ad opera del governo di Assad e adesso dell’Isis”, ha detto Fred Abrahams, consigliere speciale per i diritti dei minori di Hrw. Gli ex ostaggi intervistati dall’organizzazione per i diritti umani erano tra i 250 studenti curdi rapiti dallo Stato islamico alla fine di maggio, mentre rientravano a Kobane dopo avere sostenuto gli esami scolastici ad Aleppo.
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