Boom di furti dove vive il sindaco di Trento

Boom di furti dove vive il sindaco di Trento

Lo chiamano il Quadrilatero: via Travai, via Madruzzo, via 24 Maggio e vicolo al Nuoto, diciamo l’area compresa tra piazza Fiera e il cimitero. Due passi dal centro storico, una delle scuole più grandi e importanti della città, il Da Vinci, decine di negozi e attività commerciali. E, purtroppo, furti e delinquenza. L’ultimo, per fortuna solo tentato, è avvenuto nella notte tra venerdì e sabato. Anzi, molto probabilmente l’ultimo del quale siamo venuti a conoscenza.

Il negozio è Beatrice Tessuti, angolo tra via Madruzzo e vicolo al Nuoto. Hanno agito quasi all’alba, tra le 5 e le 5.30: hanno provato a forzare la porta ma per fortuna non sono entrati. Ci restano i danni e la consapevolezza di lavorare in una zona che non è più tranquilla.

A parlare è Beatrice Toni, titolare da quattordici anni dell’attività, e prima dipendente per altri sei. Abbiamo denunciato ancora sabato. Credo si trattasse di qualche balordo che cercava soldi, magari un fondo cassa o sperava avessi lasciato l’incasso di giornata. Purtroppo negli ultimi anni non è certo la prima volta e qui nei dintorni sono ben pochi i negozi che non hanno mai subito un furto o qualche danno. Ventotto gennaio 2015: il vicesindaco Paolo Biasioli incontra un gruppo di commercianti e residenti del Quadrilatero, esasperati da spaccio e scasso, furti e degrado. Bevono un caffè insieme e parlano, discutono, si confrontano, e alla fine la promessa di rimettere tutto in sicurezza. Furti e degrado saranno un ricordo, fa capire il politico ai cittadini. Durante quell’incontro qualcuno, tra lo scherzo e la provocazione, dice al vicesindaco: Non sta facendo tutto questo perché siamo in periodo pre elettorale, vero?.

La signora Beatrice torna a quell’incontro: Ci aveva parlato di telecamere, luci e pattuglie anche perché via Madruzzo è quella che porta al Muse, dovrebbe essere un fiore all’occhiello. Anzi, parlando con alcuni negozianti, emerge che proprio nel cortile del palazzo del sindaco nei giorni scorsi sarebbero state rubate due biciclette.

Ma torniamo all’episodio che ha visto protagonista Beatrice Tessuti. La titolare prosegue. Da sabato c’è qui sul vetro l’impronta della scarpa di chi ha tentato di entrare, ma nessuno è ancora passato a controllare. Poi ci sono le immagini delle videocamere del Da Vinci, ma le controllerà qualche tecnico. Anche io ho le telecamere, ma all’interno per una questione di privacy. Ora sto pensando a una luce, come ha fatto il mio vicino parrucchiere, che ha ricevuto una visita sgradita qualche tempo fa.

A proposito di visite: dopo aver salutato e ringraziato Beatrice, entriamo in qualche negozio della zona. Ma non servirebbe entrare, basterebbe soffermarsi sulle porte: tante, tantissime, troppe mostrano segni di scasso. Lo scorso fine settimana altri due tentativi di furto sono avvenuti in via 24 Maggio, presso il Laboratorio Druso e la parrucchiera di fronte. I delinquenti non sono riusciti a entrare, forse distratti dal passaggio di qualche auto, o forse si sono arresi alle porte blindate. Ma i danni, e la paura, restano. Anche Indal e la Bottega Etnica hanno subito degli scassi, ma tempo fa.

Noi sappiamo che le forze dell’ordine prosegue Beatrice si impegnano e sono attente, ma probabilmente sono sotto organico e non riescono a sorvegliare tutta Trento a ogni ora. A me dà fastidio pensare che la mia città e il quartiere dove sono nata e cresciuta, non siano più sicuri. Ho trascorso due notti, dopo aver saputo dello scasso, tra ansia, delusione e amarezza. E qualche sera fa alle 21.30 avevo voglia di uscire a fare due passi: alla fine ho rinunciato per paura di qualche incontro sgradito. Sentirsi limitati nella propria libertà è una sensazione orribile.

Oltre alle emozioni c’è anche la questione economica. Credo se ne andranno 1.500 euro per questa porta. Poi ci sono le telecamere interne, le assicurazioni e, probabilmente, qualche nuovo intervento, come una luce notturna che penso potrà essere un buon deterrente. Speriamo prendano questi delinquenti: non conta il colore della pelle, queste persone sono delinquenti e basta.