Biografia di Clemente Susini

Clemente Michelangelo F. Susini1 nacque il 18 dicembre 1754 nel “popolo” di San Lorenzo a Firenze, da Lorenzo e Maria Annunziata Vernaccini, diciassette anni dopo l’estinzione della dinastia dei Medici, regnante Francesco Stefano di Lorena, consorte dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria2

Il giovane Susini avviò presto gli studi artistici, diventando esperto, oltre che nella ceroplastica, nella pittura su vetro, nell’incisione in rame e nella lavorazione della scaiola3. Nel 1771 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti dimostrando un ottimo profitto4; nel 1772 lavorava già nello studio del noto scultore Pompilio Ticcianti (1706 1777)5, quando fu notato da Francesco Piombanti, segretario delle RR Fabbriche, che lo presentò a Felice Fontana6. Questi, che stava allora organizzando, col pieno supporto del Granduca Pietro Leopoldo, l’officina di ceroplastica del Regio e Imperiale Museo di Fisica e Storia Naturale (detto La Specola7), lo assunse come assistente dello scultore livornese Giuseppe Ferrini e aiuto settore.

La tecnica di modellamento delle cere era stata introdotta a Firenze nel 17708 da Bologna, ad opera di Giuseppe Galletti (1738 1819), chirurgo dell’Arcispedale di Santa Maria Nuova9. Galletti aveva assunto allora lo scultore Ferrini per la realizzazione di alcuni modelli ostetrici e anatomici che erano stati presto notati da Fontana. Nel 1771, quest’ultimo aveva chiesto al Granduca di finanziare un laboratorio di ceroplastica come parte del museo; Pietro Leopoldo fu dapprima contrario all’idea, avendo disgusto per le pratiche settorie, ma alla fine Fontana riuscì a convincerlo argomentando che una raccolta completa di modelli anatomici avrebbe reso superflua la dissezione dei cadaveri10. Come detto sopra, Fontana, esecutore delle prime dissezioni, ingaggiò proprio Ferrini (malgrado le proteste di Galletti), e successivamente il diciannovenne Clemente Susini, in qualità di secondo modellatore e aiuto settore; assunse poi il dissettore Antonio Matteucci e il pittore Claudio Valvani che, almeno inizialmente, realizzò disegni e tabelle esplicative11. Negli anni successivi vennero ingaggiati altri dissettori, modellisti e lavoranti, alcuni dei quali si dedicarono a compiti specifici come il posizionamento dei vasi sanguigni e linfatici e dei nervi12.

La procedura per la realizzazione dei modelli era lunga e complessa13. A differenza delle cere bolognesi che di solito contenevano lo scheletro, i modelli fiorentini ne sono privi.

Nel 1775, all’apertura del Museo ben 486 modelli furono esposti in 137 vetrine disposte in sei grandi sale e corredate di disegni a colori e didascalie. Nello stesso anno il Fontana partì per Londra e Parigi su autorizzazione del Granduca Pietro Leopoldo, allo scopo di stabilire contatti coi più importati musei e circoli scientifici d’Europa e di implementare la collezione di strumenti scientifici del nuovo Museo14. L’attività del laboratorio continuò anche durante i cinque anni di assenza del Fontana e del suo assistente Giovanni Fabbroni, che mantennero una fitta corrispondenza col Granduca e col Direttore pro tempore Giuseppe Pigri, anche al fine di monitorare il lavoro svolto. Al loro ritorno, la produzione dei modelli fu ancora incrementata con l’assunzione di nuovi collaboratori e il diretto coinvolgimento di Pietro Leopoldo che, appassionato di chimica, preparò e mise a punto nuove vernici15.

Nel 1782 Clemente Susini fu nominato modellatore capo in seguito al licenziamento di Ferrini, riconosciuto colpevole di aver truffato il museo per aver sottratto argento alle lamine usate per i modelli16. Secondo la stessa fonte, Susini fu costretto dalle minacciose pressioni di Fontana a testimoniare contro il collega. Anche se non si hanno notizie precise a riguardo, risulta che il Ferrini, trasferitosi alla Corte di Napoli, continuò la sua attività presso la locale Scuola di Ceroplastica fondata da Domenico Cotugno (1736 1822), la terza in Italia dopo quelle di Bologna e Firenze17.

Prima che Ferrini lasciasse Firenze, Susini aveva collaborato con lui nella realizzazione della famosa statua smontabile di donna gravida in grandezza naturale (1,64 metri di lunghezza) nota in seguito col nome di Venere dei Medici. Questa bellissima cera era stata molto apprezzata da Fontana, che aveva gratificato Ferrini e Susini con una elargizione di Lire 266, soldi 13 e denari 418. Tale statua, replicata per lo Josephinun, fu la prima di numerose altre “Veneri” presenti non solo a Vienna ma anche a Budapest, Pavia e Bologna. Diverse imitazioni, tra cui quelle di Antonio Serantoni (1780 1837), spesso chiamate “Florentine Venuses”, vennero esposte nei musei anatomici a pagamento che si diffusero soprattutto nel nord Europa e in Inghilterra fino alla metà del XIX secolo e oltre: è stato detto che tali esibizioni colmarono un vuoto nella società vittoriana di metà Ottocento fornendo nozioni di educazione sessuale e di biologia della riproduzione, all’epoca assolutamente off limits19. Queste Veneri, come anche le figure maschili in posizione michelangiolesca lodate da Canova, corrispondevano in pieno all’intento di Fontana, condiviso dallo stesso Granduca, di istruire non solo gli addetti alle professioni sanitarie ma diffondere al pubblico le conoscenze anatomiche.

Negli anni successivi al 1782, lavorarono per il Museo come dissettori Paolo Mascagni (1755 1815), noto per gli studi sui linfatici, Tommaso Bonicoli (1746 1802) e Filippo Uccelli (1770 1832).

La maggior parte delle dissezioni era modellata sulle illustrazioni pubblicate dai più famosi anatomisti: Fontana, Mascagni, Scarpa, Cotugno e oltre venti europei, tra i quali va ricordato Albinus (1697 1770), celebre per le sue tavole sull’apparato scheletrico muscolare e sui nervi20. Come risulta dalle Filze dei Conti degli archivi di La Specola, dalle affermazioni dell’anatomista Antonio Scarpa e dal fatto che nei modelli sono riprodotte le variazioni anatomiche, tutti i preparati eseguiti a La Specola furono fedelmente copiati dal cadavere21.

Nel laboratorio di ceroplastica il lavoro era assai duro, con un impegno superiore alle 8 ore giornaliere e pessime condizioni ambientali per l’uso di sostanze tossiche quali quelle presenti nei solventi della cera e nelle vernici. Secondo Tumiati, ma non ci sono conferme a proposito, il liquido usato per la conservazione dei cadaveri conteneva arsenico, con serie conseguenze per Susini che ne fu gravemente intossicato22.

Nel 1780, in seguito alla visita a La Specola di Giuseppe II (1741 1790) di Asburgo Lorena, fratello maggiore del Granduca Pietro Leopoldo, in compagnia di Giovanni Alessandro Brambilla (1728 1800), suo chirurgo personale e consigliere, l’imperatore austriaco aveva ordinato un tal numero di modelli che Pietro Leopoldo pose il veto alla richiesta sulla base del fatto che avrebbe interferito con l’attività del Museo23. La commissione fu poi accettata, sia pure molto a malincuore24 dallo stesso Fontana, che organizzò un secondo laboratorio nella propria abitazione, assunse molti collaboratori (oltre 200) e fu coadiuvato da Clemente Susini e da Paolo Mascagni, che ebbe il ruolo di supervisore del progetto. Nel lasso di circa un lustro vennero prodotte ben 1192 cere, che raggiunsero Vienna tra il 1784 e il 178825.

Secondo Lemire, i modelli realizzati con stampi originali, tra cui numerosi i preparati di ostetricia, erano in tutto 150, mentre per i restanti furono utilizzati i calchi conservati a La Specola. Lo stesso autore sostiene che, anche se la collezione viennese appare, a prima vista, più grandiosa e appariscente di quella fiorentina, la qualità dei modelli è, nel complesso, inferiore a quelli di quest’ultima. Ciò è probabilmente dovuto all’insistenza con cui l’Imperatore reclamava la pronta consegna della collezione ed al tempo relativamente breve concesso per completarla26. Inoltre, a causa del clima rigido di Vienna, i modelli si deteriorarono e dovettero subire numerosi restauri. Oggi restano 365 vetrine contenenti 867 modelli, di cui 16 sono figure umane intere27. Le cere furono collocate nella Cesareo Regia medico chirurgica Accademia Josephina, che fu inaugurata il 7 novembre 1785 con una prolusione dal titolo “La preminenza e l’uso della chirurgia” tenuta dal primo direttore Giovanni Alessandro Brambilla. Esse destarono tuttavia reazioni disparate e furono accettate solo parzialmente dall’apparato medico scientifico della Vienna dell’epoca, che ne criticò l’uso nell’educazione medica negando il supporto pubblico alle anatomie artificiali, considerate alla stregua di soggetti di divulgazione popolare piuttosto che strumenti di educazione medico scientifica28.

Dal 1782 al 1785 Susini, sotto la direzione di Mascagni, realizzò diverse statue di linfatici per La Specola che non sono firmate; tra le 12 dello Josephinum, il solo modello 191 presenta l’iscrizione con la sua firma sotto l’ascella sinistra29.

Egli non solo partecipò ai lavori per le cere di Vienna, ma corresse alcuni errori imposti da Mascagni ai ceroplasti per rendere le preparazioni diverse da quelle di Albinus30.

Dal 1784 fu affiancato da un secondo modellatore: il suo allievo Francesco Calenzuoli (1769 1849). In aggiunta ai lavori anatomici, realizzò diverse opere di carattere religioso31 e ritratti di personaggi come il direttore del Museo degli Uffizi Giuseppe Pelli32.

Dal 1799 fu assunto dall’Accademia di Belle Arti di Firenze dove insegnò disegno dal vero e ricoprì l’incarico di esaminatore. Nei quarant’anni di lavoro al Museo, egli effettuò o sovrintese personalmente alla produzione di oltre 2000 modelli.

Oltre alle cere anatomiche per la Specola e per Vienna, Susini produsse altri modelli per commissioni pervenute al Museo, ormai divenuto celebre in tutta Europa33.

Tra di esse, spiccano le due statue di maschio e femmina (scomponibile) con la preparazione dei linfatici, ordinategli da Antonio Scarpa dell’Università di Pavia34, la bellissima testa con preparazione del nervo facciale realizzata nel 1798 per il Museo di Storia Naturale di Parigi35, e la collezione delle cere anatomiche realizzate per Cagliari in collaborazione con l’anatomico sardo Francesco Antonio Boi (1767 1850).

La collezione si compone di sole 23 vetrine per un totale di 78 pezzi e quindi, da un punto di vista quantitativo, non può essere confrontata con le collezioni di La Specola e dello Josephinum, che contengono centinaia di vetrine con oltre un migliaio di esemplari. La sua particolarità risiede nel fatto che le cere di Cagliari rappresentano la maturità artistica di Clemente Susini e il risultato della sua collaborazione con l’anatomista Francesco Antonio Boi36, esecutore delle dissezioni37. Inoltre, tutti i modelli sono originali e alcune preparazioni, che sembrano complementari a quelle di La Specola, illustrano invece ulteriori dettagli anatomici mancanti o meno precisi in quella raccolta38.

I modelli cagliaritani sono stati realizzati nell’officina del Museo di La Specola di Firenze negli anni 1803 1805 e furono commissionati da Carlo Felice di Savoia, viceré di Sardegna, attraverso Boi, che stava trascorrendo un anno sabbatico nella divisione di anatomia dell’ospedale generale (Arcispedale) di Santa Maria Nuova, diretta da Paolo Mascagni. Nei tre anni in cui lavorò con Boi, Susini, non più sotto la tutela del vecchio Direttore, si trovò libero di esprimere finalmente se stesso: Fontana infatti aveva perso interesse nella supervisione dei lavori in cera, perché impegnato nel suo laboratorio privato alla realizzazione dei modelli smontabili in legno ordinatigli da Napoleone Bonaparte39.

un dato di fatto che i modelli di Cagliari siano più realistici40; non comprendono Veneri né figure in posa, ed i volti, veri e propri ritratti, non hanno la “pelle rosea” di quelli di la Specola e dello Josephinum41; inoltre, come accade nei moderni atlanti anatomici, non vengono sottolineati gli aspetti macabri del cadavere. Anche la destinazione sembra essere diversa: per i molti riferimenti all’anatomia clinica, i preparati sembrano essere selezionati per dare agli studenti di medicina le informazioni utili alla loro formazione professionale, piuttosto che per rendere l’anatomia più attraente al pubblico o per educare i cittadini.

Le vetrine hanno un cartellino originale con la data e la firma di Susini: un’attestazione di autenticità assente nelle altre collezioni di cere fiorentine, neppure in quelle acquistate per conto dell’Università di Bologna dallo studio di Susini nel 181042.

Oltre a rappresentare un esempio di come l’anatomia può essere trasfigurata in arte, i modelli di Susini Boi mantengono ancora, due secoli dopo il loro completamento, uno straordinario valore scientifico e didattico43.

Malgrado alcuni riconoscimenti, fu solo nei primi anni del secolo XIX che lo status dei modellisti gradualmente cambiò da quello di artigiani a quello di artisti. Nei primi anni di attività della “Officina di Ceroplastica”44, Fontana considerava i giovani modellisti come strumenti; solo più tardi, grazie soprattutto a Giovanni Fabbroni (1752 1822), ex assistente di Fontana divenuto poi il suo principale rivale e critico, i modellisti, e Susini in particolare, iniziarono a ricevere il giusto riconoscimento del loro ruolo nella realizzazione delle Cere di La Specola45. Tuttavia, Fontana continuò ad essere considerato l’autore dei modelli, come dimostra il dato che, già nel 1848, solo il suo nome viene menzionato nella descrizione della collezione di La Specola fatta da De Renzi46.

Successivamente, quando alla fine del XIX e nella prima metà del XX secolo le cere anatomiche persero gran parte della loro popolarità, Susini divenne addirittura uno sconosciuto47. Ancora oggi, del resto, le cere della Specola vengono associate al nome di Fontana in tutta l’Europa del Nord.

Il primo saggio storico scientifico che riporta nel titolo il nome di Susini come l’autore delle cere fiorentine fu quello di Luigi Castaldi (1890 1945), anatomista dell’Università di Cagliari, scritto nei primi anni ’40 e pubblicato postumo nel 1947. Tale studio, ancora oggi acquistabile dall’editore originario, è largamente citato e molto apprezzato: “questo lavoro non è mai stato superato”, scrive Knoefel48.

Forse è proprio per il fatto di essere conosciute come lavori del Susini e non del celebre Fontana che le cere, considerate opere minori della Scuola Fiorentina49, non vennero alienate da Cagliari.

Nell’ultimo decennio prima della morte Susini, oltre agli impegni presso l’Accademia delle Belle arti e al suo lavoro a La Specola, realizzò molte cere anatomiche nel Suo Gabinetto d’Anatomia, come risulta dalla commissione per le 24 cere acquistate a partire dal 1814 dal Professore Alessandro Moreschi (1771 1826) e tuttora esposte al Museo Luigi Cattaneo di Bologna50.

stata recentemente51 pubblicata la ristampa anastatica dell’originale del 1813 di quello che sembra un listino pubblicitario di 44 pagine del “Gabinetto D’Anatomia Umana e Comparata eseguita in cera dal celebre Sig Clemente Susini” che descrive minutamente XIII tavole e una figura di donna gravida giacente e scomponibile in 16 pezzi. Nove tavole sono di anatomia umana normale, mentre la X dimostra i tre casi più frequenti di gravidanza extrauterina; la XI l’anatomia del baco da seta anche nelle fasi di crisalide e farfalla; la XII i nervi di una testa di vitello”52.

Benzema ed Ozil negli spogliatoi dell

Episodio singolare nei minuti precedenti al fischio d’inizio di Bayern Monaco Real Madrid. Quando gli spagnoli sono rientrati negli spogliatoi dopo il riscaldamento pre partita, hanno avuto una brutta sorpresa. Qualcuno infatti si è introdotto nei locali assegnati alla squadra di Mourinho ed ha rubato sei paia di scarpa da calcio appartenenti a tre giocatori: Cristiano Ronaldo, Benzema e Ozil. Incredibile come qualcuno sia riuscito ad entrare indisturbato in un ambiente teoricamente privato e sia anche riuscito ad allontanarsi con il maltolto senza che nessuno si rendesse conto nulla.

Qualche responsabilità va imputata anche ad un parziale negligenza del magazziniere del Real che, dopo aver sistemato il materiale sportivo nello spogliatoio, si sarebbe allontanato per bere un caffè lasciando tutto incustodito. José Mourinho però ha difeso il magazziniere scandalizzandosi a fine partita per il furto degli sparpini che secondo lui non sarebbe mai avvenuto al Santiago Bernabeu: ” una vergogna: al Bernabeu sarebbe impossibile che capiti una roba del genere, è una vergogna”.

Bello come soprannome

11:15 FFP, SERVONO 70 MILIONI ENTRO IL 30 GIUGNO 2018. SUNING VUOLE LA CL, A GENNAIO OPERAZIONI ALLA GAGLIARDINI 11:00 TS INTER, L’ARRIVO DI BASTONI ANTICIPATO A GENNAIO 10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO 09:15 TS INTER, OBIETTIVO ESTERNO D’ATTACCO: DA VERDI A DEULOFEU, PASSANDO PER DI FRANCESCO: TUTTI I NOMI

EDITORIALE di Gabriele Borzillo

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.

Belen Rodriguez

UPDATE: Nel caso ci aveste perso il sonno, apprendiamo ora che il destinatario del ditino medio alzato dal piccolo Santiago De Martino era uno solo o meglio una sola: Selvaggia Lucarelli. La tastiera più al vetriolo de web, rea di aver detto che il figlio di Belen non fosse poi tutta questa bellezza, viene così ripagata dalla showgirl argentina per l’affronto. Ovviamente l’ex moglie di Laerte Pappalardo non poteva stare a guardare ed ecco che, su Twitter, risponde all’infantil gestaccio:

Belen Rodriguez ci tiene. Tiene a far sapere tramite social qualunque sua mossa quotidiana che sia in vacanza o al lavoro. Mentre aspettiamo con ansia uno scatto in cui si lava i denti o si taglia una doppia punta di troppo, la showgirl argentina ci regala un bellissimo quadretto familiare. L’immagine arriva direttamente da Instagram e ci mostra la conduttrice di Itaia’s Got Talent con in braccio il suo piccolo Santiago davanti ad uno specchio. Il pargolo però sembra piuttosto contrariato.

Il bimbo dagli occhioni blu, infatti, ha il ditino medio alzato e un’espressione ben poco distesa. Insomma, se non possiamo dire che sia brutto (come aveva già fatto Selvaggia Lucarelli) oggi di certo sappiamo che fa brutto. O almeno ci prova. In ogni caso, la frase a corredo dello scatto spiega che il gesto non sia venuto spontaneo alla creatura di Belen e Stefano. Diciamo che l’intenzione materna era quella di rivolgere l’affronto “a tutti i criticoni”, tanto per citarla.

Inoltre la celebre mammina pare orgogliosa del gestaccio del figlio tanto da accompagnare la foto con hashtag del tipo “babysmart” e “imparainfretta”. Belen, ormai prossima alle nozze, non rinuncia quindi a far parlare di sé e a togliersi qualche sassolino dalla scarpa col tacco prendendo Santiago come ambasciatore (o meglio, mascotte) dei suoi pensieri.

Ballin collezione autunno inverno 2016 2017

In occasione di Milano Moda Donna, Ballin ha presentato la collezione Autunno Inverno 2016 2017, eterna, magica e imprevedibile grazie al mix di contemporaneità e heritage in una chiave del tutto inedita.

Ballin ha catturato la curiosità di una donna raffinata dalla forte identità, e le ha realizzate attraverso suggestioni che esprimono la purezza della materia o della natura che si sposano con richiami incastonati nel tempo come solide verità, rivisitati attraverso originali costruzioni dal tocco avant garde dando vita a quattro temi di collezione.

L’attrazione fatale dell’universo, della luna e delle stelle è racchiusa in Celestial, che incanta grazie all’utilizzo di texture e applicazioni brillanti. Tacchi sferici impreziositi da strass argentati valorizzano decolleté con cinturini incrociati. Inediti tacchi dalla forma scampanata, su cui appaiono luminose perle incastonate, emettono un’intensa energia sui tronchetti dalla punta quadrata, in velluto lamé, raso e lucida vernice dai colori scuri. L’incanto di galassie o di pianeti visti attraverso un telescopio si riflette su rasi e velluti dal manto stellato che avvolgono sandali o pochette tonde, oppure da pietre trasparenti che, come frammenti di comete, si posano su stringate in pelle nera.

Lusso e maliziosa eleganza si esprimono nella proposta Gold. L’indiscussa sensualità provocata dalla cucitura delle calze dietro la gamba viene evocata da una linea dorata posta sul tacco stiletto di sensuali decolleté rigorosamente total black, mentre texture effetto tartan e tacchi in plexi trasparente nelle nuances dell’oro, argento, rame e ambra ricordano rocce preziose. L’iconico lingotto è applicato sul cinturino a T di raffinate decolleté in pelle laminata oro e argento ed impreziosisce modelli della tradizione reinterpretati in cavallino animalier.

Land Art esprime il magnetico legame tra l’uomo e la natura: le linee simboleggiano rami, i colori richiamano le foglie mentre i materiali rivisitano elementi come il legno o la Il risultato è un patchwork omogeneo sviluppato su tronchetti dal tacco solido oppure su strutture più lineari con multi cinturini che abbinano tra loro le stampe animalier per un effetto hippy chic. Incantevoli giardini invernali dai fiori ghiacciati sono ricamati su mocassini neri con suola carrarmato, mentre morbidissima nappa nera intrecciata ricorda radici di querce secolari su tronchetti flat e strutture con tacco alto.

Un forte richiamo agli anni ’70 si manifesta nella linea Post vintage. Una nuova visione di eleganza contemporanea si delinea su camperos dallo stile western realizzati in camoscio nero animato da fibbie con strass e su femminili tronchetti in cavallino leopardato che riportano in auge il plateau. Originali effetti matriosca raccontano invece una storia di incastri ed evoluzioni che partendo dalle linee di

iconiche decolleté si sviluppano in montanti e tronchetti finendo in un grintoso stivale. Grandi fasce in gros grain avvolgono il piede formando un maxi fiocco, dettaglio icona di Ballin, che valorizza decolleté, tronchetti e pochette rettangolari dall’anima elegante e raffinata.

Affianco alla collezione principale, nasce anche la prima linea indipendente di borse che si fonda sui capisaldi del brand: eleganza e femminilità sofisticata, attenta ricerca di materiali di altissima qualità e l’eccellenza della produzione artigianale rigorosamente Made in Italy. Due i temi sviluppati da Ballin per questo speciale progetto: Fall in Nature e Urban.

La prima si ispira alla bellezza della natura incontaminata e alla meraviglia che scatena sui sensi. Le nuances del tramonto avvolgono le iconiche Amal bag proposte in differenti misure, dalla pratica maxi bag fino alla sfiziosa versione mini. Azzurro polvere, sabbia, bordeaux e grigio vengono esaltati dalla particolare chiusura a forma di lingotto metallico. Spiccano raffinati e contemporanei zaini in morbida nappa liscia abbinata a pelle con lavorazione in rilievo che ricorda la superficie naturale di unaUrban richiama invece gli elementi architettonici di moderne città metropolitane, da cui emergono dettagli insoliti dall’aspetto futuristico e colori freddi di materiali come l’acciaio e il cemento, spezzati da un caldo rosso porpora. Nappa e cervo vengono modellati per definire shopping bag dai doppi manici che ricordano tiranti di acciaio, pochette piatte con pratica impugnatura frontale ed infine zaini, borse bandoliera e hobo bag, must have di collezione, arricchite da una speciale chiusura in metallo a forma di mezzaluna. Il legame con la collezione calzature è presente solo come richiamo ai colori e ai temi proposti, a differenza delle borse abbinate alle scarpe che ne completano la collezione, come una vera e propria estensione del loro mood.

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Olbia La vertenza Meridiana distende i toni e cambia passo: da domani i dipendenti potranno comunicare la loro opposizione al licenziamento preludio all dalla societ o al pre pensionamento, un passaggio reso possibile grazie alla firma romana dell tra la compagnia aerea dell Khan e i sindacati sugli esodi volontari.

Una intesa raggiunta oggi, dopo giorni di trattative, grazie alla e la voglia di scommettere ancora sul futuro ha detto il sottosegretario del Lavoro, Teresa Bellanova, alla fine del tavolo ministeriale che chiude solo la prima parte della vertenza che proseguir probabilmente dal 9 gennaio al Mise, e che interessa 1.634 dipendenti.

Un accordo raggiunto grazie senso di responsabilit dei Sindacati e della compagnia aerea che nei prossimi giorni una nuova procedura in relazione al residuo personale in esubero, coerentemente con gli accordi stipulati dal 2011 ha precisato Meridiana.

Per il segretario nazionale della Filt Cgil, Nino Cortorillo, si tratta di un accordo consente ai volontari di uscire entro il 31 dicembre, ma i problemi di Meridiana rimangono tutti inalterati e irrisolti Cortorillo confida quindi in una nuova trattativa che ripartir al Mise.

Anche per il segretario nazionale della Uiltrasporti, Marco Veneziani, si tratta di prima tappa auspicando, da gennaio, in maggiore disponibilit da parte di Meridiana Emiliano Fiorentino, coordinatore nazionale della Fit Cisl per il trasporto aereo, chiede invece alla compagnia che il prossimo mese si presenti al tavolo con piano industriale solido e di effettivo rilancio, non come quello presentato fino ad oggi, da cui far partire il confronto

Soddisfazione sull stata espressa anche dal governatore della Sardegna, Francesco Pigliaru: di oggi non risolve la crisi aziendale n il problema degli esuberi, ma consente a coloro che lo desiderano di poter volontariamente uscire dall usufruendo della massima estensione degli ammortizzatori sociali e di un incentivo economico. Confidiamo che questa scelta possa contribuire a ridimensionare i numeri della crisi e portare a una gestione meno conflittuale della vertenza favorendo concrete possibilit di rilancio Plauso anche da parte di Renato Soru, eurodeputato e segretario sardo del Pd: l sull incentivato, ma la vertenza non ancora conclusa e soluzione potrebbe passare per la continuit territoriale.

Ora la parola passa ai lavoratori: avranno 24 ore di tempo per decidere se lasciare o meno la compagnia, in cambio potranno usufruire del massimo degli ammortizzatori sociali secondo le regole pre Fornero: potranno contare su un periodo dai 4 ai 6 anni di mobilit a seconda dell del lavoratore, con una retribuzione pari all dello stipendio.

I volontari potranno inoltre usufruire di un bonus di 15.000 euro, offerto dalla compagnia, a fronte della rinuncia ai termini del preavviso, e potranno godere, assieme ai familiari, di biglietti gratuiti.

Meridiana stima che gli interessati possano essere circa 400, mentre per i sindacati sarebbero un centinaio. Dal 29 dicembre si terranno incontri individuali con i dipendenti che avranno inviato il modulo di dichiarazione di non opposizione, in questo modo le procedure della conciliazione saranno formalizzate presso gli aeroporti di Olbia e di Milano Malpensa.
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Se avete in programma qualche giorno sulla neve, giunto il momento di curiosare tra le proposte vantaggiose di capi e accessori da montagna. Attenzione per non lasciatevi travolgere dalla foga del prezzo interessante o, in questo caso, del clic veloce. importante, infatti, selezionare accuratamente cosa indossare sulle piste da sci senza dimenticare il giusto modo di abbinare colori e materiali. Partiamo dalla parte superiore del corpo. La giacca va scelta abbastanza stretta e con cintura in vita: permette un movimento pi libero del bacino e, imbottita sulla schiena, protegge da possibili cadute. La felpa, in micropile o lana, a collo alto, da scegliere regolabile con zip e rigorosamente traspirante.

Il pantalone,
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invece, aderente alla gamba, in tinta unita o fantasia. Infine, gli accessori: vi consigliamo di puntare sugli zainetti, necessari per portare pi cose con s e molto pi comodi di una classica borsa. Il casco da sci o snowboard, obbligatorio sulle piste sotto i 14 anni, coloratissimo, super leggero ed ergonomico: ovviamente, lo raccomandiamo a tutti perch resta uno strumento eccezionale per proteggere il capo. Per quanto riguarda gli stivali da neve, oltre ai famosi Moon Boot, arriva il nuovo modello Moschino con applicazioni gioiello e gli immancabili Ugg,
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VENEZIA. Il Fontego dei Tedeschi è tornato: dopo otto anni di chiusura e tre di cantiere, l’ex palazzo delle Poste riapre come polo del lusso e con un nuovo nome, T Fondaco: T come “travelers”, viaggiatori, la catena di centri commerciali di super lusso firmata in tutto il mondo dalla Dfs Duty Free , alla quale Edizioni Holding della famiglia Benetton che nel 2008 ha acquistato il palazzo dal Demanio, in quella che è stata l’operazione immobiliare e il restauro che più ha fatto discutere e diviso ha ceduto la gestione del nuovo polmone commerciale della città: 65 boutiques di griffe che si snodano lungo i portici dei tre piani che si aprono sul cortile dell’edificio, che ha mantenuto la sua struttura cinquecentesca, animata però da scale mobili rosso fuoco per salire e scale scintillanti di bagliori d’oro per scendere, con una terrazza tutta nuova con una vista mozzafiato dal tetto più alto della città.

Numeri. 54 i milioni di euro pagati nel 2012 dalla famiglia Benetton attraverso la loro Edizioni Holding al Demanio, in una vendita che scosse la città; 6 i milioni quelli dati al Comune di Venezia in cambio della cancellazione dei vincoli all’uso pubblico dell’edifizio; almeno 40 i milioni spesi per il risanamento e restauro firmato dallo studio Oma dell’archistar Rem Koolhass, una cifra a parecchi zeri spesa da Dfs per l’allestimento firmato Jamie Fobert e la trasformazione del Fontego dei Tedeschi in “T Fondaco”, dove sono stati assunti 450 dipendenti, per lo più giovani e per il 70 per cento donne. Tutti parlano inglese, molti anche cinese, coreano, giapponese. “Contiamo di andare a regime in un paio d’anni con un fatturato annuo di 100 milioni di euro e circa 2 milioni di visitatori”, commenta il vicedirettore Dfs, Roberto Meneghesso.

Da Fontego dei tedeschi a polo del lusso: la trasformazione VENEZIA. Da Fontego dei Tedeschi, punto di riferimento (obbligatorio) ai tempi della Serenissima per i commercianti in arrivo da Norimberga, a ufficio Postale della città (dal fascismo agi primi anni Duemila) a polo del lusso firmato Dfs. Questo video ripercorre la storia da Fontego a “T fondaco”

I negozi. Piano terra la caffetteria firmata Alajmo, area souvenir tra prodotti di grandi marchi del cibo e prodotti di artigiani veneziani. Primo piano dedicato alla donna e gli accessori. Secondo, all’uomo. Terzo piano per le firme della calzatura. Il quarto piano non c’era quando il Fontego era il cuore delle Poste Venete: al di sotto del vecchio lucernaio , il “velero”, un nuovo soffitto in “trama” di vetro che custodisce una sala conferenze e mostre “sospesa” sul cortile e dalla quale accedere alla strepitosa terrazza sui tetti. Un piano vetro,
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acciaio e 22 mila bulloni molto suggestivo che prue ha tolto luce al cortile che ospita l’installazione visiva “Under Water” di Fabrizio Plessi.

La vista su venezia dai tetti del Fontego dei tedeschi VENEZIA. La spettacolare vista dal tetto di “T Fondaco” il nome del nuovo centro commerciale del lusso firmato Dfs realizzato negli spazi cinquecenteschi del Fontego dei tedeschi, dopo l’intervento firmato dall’archistar Rem Koolhaas per conto del gruppo Benetto, che ha acquistato l’ex sede delle Poste di Venezia dal Demanio, per 54 milioni di euro nel 2008. (video Roberta De Rossi)

Apertura al pubblico. Dopo la vernice di mecoledì, la festa per mille invitati di giovedì, la pre inaugurazione di venerdì, “T fondaco” aprirà a tutti, 7 giorni su 7, dal 1 ottobre. La convenzione firmata con il Comune di Venezia, allora guidato dal sindaco Orsoni, prevede il libero accesso a chiunque dal cortile fino alla terrazza panoramica. Libero accesso anche ai servizi igienici al piano terra (nei 200 metri quadrati riservati all’amministrazione). La Dfs spiega il vicedirettore di Dfs Italia Roberto Meneghesso “ha concordato con l’amministrazione comunale un calendario di spettacoli, mostre, eventi che saranno aperti a tutti, liberamente”.

La storia, il restauro. Partiamo dal tetto, la terrazza vista mondo, forse l’intervento più “corretto” dal confronto tra l’architetto olandese e la soprintendenza di Venezia, che ha ridimensionato il grande terrazzo a ridosso dei merli con ristorante e bar previsto nel progetto iniziale, trasformandolo in una leggera passerella con vista a 360 gradi sul Canal Grande, Venezia, la laguna, le Dolomiti. La struttura del Fondaco è rimasta quella del Fontego così come tutti l’hanno sempre visto, dal 500 ad oggi, ricostruito dopo l’incendio che aveva devastato il duecentesco palazzo magazzino della comunità dei commercianti tedeschi. Le grandi scale mobili rosse che Koolhass aveva immaginato come passerelle sospese tra un piano e l’altro ad attraversare il cortile, manno mantenuto il loro colore acceso, chiuso in un telaio di morbido legno, ma sono state “nascoste”,
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incrociandosi con le scale che l’ottone rende d’oro.

ugg slipper sale A Gorizia l festeggia 150 anni e guarda al futuro

TRIESTE Passato e futuro, tradizione e modernità. Volti con qualche ruga in più, e la commozione legata al ricordo, sorrisi freschi di gioventù proiettati al domani. E ancora le pareti, austere e un po’ segnate, della Sala Maggiore, e le luci a led incendiate dal ritmo della musica. E, soprattutto, persone, passione ed emozione, che sono stati poi gli ingredienti degli ultimi 150 anni e, probabilmente, di tutti quelli che verranno. C’è stato tutto questo, e di più, ieri sera nella storica palestra dell’Unione Ginnastica Goriziana, per il “Golden Gala 150 anni di sport” realizzato per celebrare il 150 anniversario di fondazione della società (in collaborazione con Eventiva e iMagazine, con il patrocinio del Comune di Gorizia e il contributo di Fondazione Carigo, Despar, Cassa Rurale Fvg e Reale Mutua assicurazioni).

Centinaia i goriziani che non hanno voluto perdere l’occasione (e, tra loro, in mezzo al pubblico, decine di glorie dello sport cittadino), e che si sono lasciati trasportare dalle parole del presentatore Stefano Ceiner e soprattutto dallo spettacolo di luci, suoni, colori e presenze che ha animato la serata. In una continua altalena tra quel che è stato e quel che sarà. Nuovo, nuovissimo e giovane è senz’altro l’inno scritto dai rapper Imperfetto e Scrime, che si sono esibiti dal vivo prima che partisse uno show emozionante fatto di ombre cinesi e led luminosi, di schiacciate a canestro e di coreografie, per raccontare in modo suggestivo l’attività di tutte le sezioni dell’Unione Ginnastica Goriziana, dalle arti marziali all’atletica leggera, dalla scherma alla pallacanestro,
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dal pattinaggio alla danza, fino alla ginnastica ritmica. Applausi convinti.

Che si fanno sorrisi nell’ammirare la simpatica intervista doppia tra due fuoriclasse dello sport locale come Michele Godino (snowboarder fresco di ritorno dalle Olimpiadi invernali in Corea) e Benito Zollia (gloria del basket isontino). Ancora una volta, ieri e domani, assieme. Dobbiamo dire grazie ai fondatori che 150 anni fa hanno costituito questa società, che ha fatto la storia della città ha detto, commosso, il presidente Mario Corubolo . Il mio pensiero va a tutti coloro che hanno fatto parte, a vario titolo, dell’Unione Ginnastica Goriziana, ma soprattutto ai goriziani tutti, dai quali abbiamo preso lo spirito e il motto, che resterà sempre “Volere è potere”. Ma si sono alternati in tanti sul palco allestito in mezzo alla Sala Maggiore, intervistati dai piccoli atleti vestiti con la felpa dell’Ugg. Il vicesindaco, e assessore allo Sport, Stefano Ceretta o il sindaco Rodolfo Ziberna, coinvolto in un selfie estemporaneo. Ancora, l’ex cestista, e già presidente dell’Ugg, Moreno Sfiligoi (Qui, sia come uomo che come atleta e dirigente ho imparato moltissimo, ha detto), ma anche l’ex triplista azzurra Barbara Lah, e il presidente del Coni regionale Giorgio Brandolin. Tutti, poi, si sono stretti per una fotografia collettiva finale, destinata inevitabilmente a finire tra i ricordi più preziosi dell’album dell’Ugg. O, magari, a far bella mostra di sé sulle pareti di via Rismondo, dove, tra cent’anni, potranno vederla i goriziani di domani.
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ugg dakota moccasins 600 people arrested in India for opposing nuclear plant

The world’s largest nuclear park is planned in Jaitapur, in Ratnagiri district on the coast of southern Maharashtra. The park would comprise up to six large nuclear reactors bought from the French nuclear giant Areva. In addition to the inherent hazards of nuclear power, the project threatens the livelihoods of about 10 000 farmers and fishermen and their families.

Today, more than a thousand local people have taken action against the project, voluntarily risking lengthy arrest and further legal consequences. The message is clear they want their land and their fisheries, not paltry compensation offered by the nuclear company. 600 people have already been loaded into police buses and hauled into jails. About 700 more still continue the peaceful protest, risking arrest.

Several prominent figures, including a former Supreme Court judge, Justice P B Sawant, former Magsaysay award winner Admiral Ramdas were intending to join the protests, but are reported to have been arrested on the highway, about 20km from the site.

The Jaitapur project is characterized by shocking neglect from the choice of an earthquake prone and ecologically valuable site, to a timetable that leaves insufficient time to review the risks of the nuclear reactor design, not yet in operation anywhere in the world. Because of these and many other flaws the reactors would entail unacceptable hazards.

The local people are against forced acquisition of their land by the government. They consider their land to be of much more value than a job at NPCIL and some money in lieu of the land. The local people have unanimously rejected the compensation package offered by the government. Satyajit Chavan, an activist protesting in Jaitapur, said: seemed more like a police state, where emergency measures are evoked to apparently maintain law and order. The state seems to act against wishes of its own citizens.

A joint report by Greenpeace and European solar panel manufacturers showed earlier this week that solar power can deliver electricity at a competitive cost by 2015. This is 3 years before the first planned reactor could be in operation in Jaitapur. Wind power and biomass can do that already now. There is no need to import dangerous and destructive nuclear reactors.

(This post is by Karuna Raina, Nuclear and Energy Campaigner, Greenpeace India)

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