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Made in Italy, artigianalità, passione e charity: sono i valori su cui si fonda Santa Clara Milano, il nuovo brand di calzature dall’anima tradizionale e dal carattere fashion. Style Fashion 2.0 è andata a scoprire laprima collezione Spring Summer 2013.

Santa Clara nasce a Milano, dopo aver respirato l’aria di Cuba, dove l’attenzione al dettaglio dedicata alla produzione dei famosi sigari è puro amore: è con amore che gli artigiani Santa Clara producono con i migliori materiali della tradizione italiana ogni paio di scarpe e lo confezionano in un packaging unico ed esclusivo.

La prima collezione Spring Summer 2013 è dedicata esclusivamente al pubblico femminile e propone la classica slippers declinata in tre diversi pellami ed altrettanti colori.

I nomi dei modelli si ispirano alla natura eclettica delle loro destinatarie: il modello Velvet undergorund, semplice in suede e con i profili in vernice tono su tono; il modello Lady in the street, dall’aria classica in suede con profili a contrasto e nappine coordinate; il modello Bling Bling, in suede tempestato di micro borchie dorate luccicanti che non possono passare inosservate e con i profili in vernice;
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il modello Animal Instinct, in cavallino stampato nelle versioni animalier più ricercate e con i profili in vernice e per finire il modello The Punk Ballerina, l’unica in nappa ed impreziosita da 27 borchie applicate rigorosamente a mano una ad una.

Le scarpe vengono confezionate ognuna nel proprio sacchetto di flanella e riposte in una scatola di legno di Paulonia. Il prezzo delle scarpe è compreso fra 129 euro (per il modello Velvet Underground) e 169 euro (per il modello The Punk Ballerina).

Ma Santa Clara non nasce per essere un brand di calzature tra tanti, Santa Clara è un progetto volto a supportare organizzazioni no profit, e per questo dona parte dei ricavi derivanti dalla vendita dei suoi prodotti ad Amref, organizzazione non governativa che ha l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita in Africa tramite il coinvolgimento attivo delle comunità locali.

Nello specifico Santa Clara supporta il progetto Stand up for African Mothers, legando ogni singola vendita ad una donazione per precisi scopi: grazie alla vendita di una Velvet Underground infatti Santa Clara finanzia 2 Kit Medici Neonatali, la vendita di due Animal Istinct permette il finanziamento di 3 kit gravidanza sicura, tre Lady in the street corrispondono a 5 visite ginecologiche, quattro Bling Bling ad un corso di formazione di ostetricia, ed infine 5 Punk Ballerina assicurano un concreto sostegno durante la gravidanza attraverso il monitoraggio durante la gestazione ed il parto. Potete acquistarle sul sito ecommerce Santa Clara Milano.
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zalando ugg boots Le scarpe degli astronauti si fanno a Bosco

Il paradosso dei fratelli Vinco di aver fatto una scarpa per stare saldamente legati alla terra e scoprire che funziona talmente bene che viene adottata dagli astronauti, che i piedi li tengono molto sopra le nuvole. Grigua, dal genovese geco, piccolo rettile dalle zampette a ventosa che gli permettono di camminare anche sui soffitti, infatti il modello di scarpa che indossano i candidati astronauti impegnati in questi giorni in Sardegna con l’istruttore nazionale Cai di speleologia Francesco Sauro (vedi pezzo in pagina), che segue la loro preparazione per gli aspetti tecnici e di esplorazione, per l’organizzazione della spedizione e i problemi di sicurezza, nell’ambito del corso Caves dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea.

rocce di quarzite quando si bagnano diventano una specie di campo saponato ed impossibile stare in piedi, mentre indossando le Grigua cammini normalmente racconta Francesco Sauro, me le sono messe in grotta per lavorare con gli astronauti. Io stavo in piedi e loro continuavano a cadere. Allora ho deciso di adottarle anche per i candidati del corso perch per quanti controlli si facciano sull’attrezzatura e sulla preparazione, l’unica cosa che resta davvero imponderabile e incontrollabile quando si in grotta l’aderenza alle superfici sulle quali si cammina. Ebbene, con queste scarpe abbiamo ottenuto l’80 per cento di aderenza in pi L’hanno notato tutti, tant’ che nel riepilogo finale dello scorso anno, tra le cose sottolineate positivamente, oltre al lavoro di relazione e al test sui materiali, tutti hanno detto di essere rimasti impressionati dalle caratteristiche di queste scarpe Tanto che un astronauta russo se ne comprato un paio in pi per portarsele a casa. E quest’anno le Grigua con i colori dell’Esa sono tornate tra l’attrezzatura del corso. una scarpa nata nel 2009 e pensata per chi fa sport e pratica il torrentismo, che ha spesso le suole bagnate o si deve muovere su rocce umide. Avevamo bisogno di un materiale particolarmente aderente spiegano i fratelli Vinco che le realizzano nella loro piccola azienda, ha detto Sauro dei risultati che otteneva calzandole Il segreto di quella scarpa i quarantenni Daniele, Pierangelo e Roberto Vinco l’hanno scoperto portando avanti la loro passione: fare scarpe per la montagna e il tempo libero,
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un’eredit centenaria e che viene dal nonno Angelo, calzolaio, dal pap Vincenzo che dal dopoguerra ha cominciato a pensare a un laboratorio artigianale un po’ pi grande del deschetto da ciabattino e ha fatto un corso per corrispondenza dove ha imparato anche a realizzare scarpe da sposa. Erano nove fratelli e finite le medie hanno tutti lavorato nell’azienda di famiglia: adesso sono rimasti loro tre a realizzare scarpe cento per cento made in Italy.

realt noi abbiamo fatto una scarpa che aderisca bene anche alle superfici bagnate, ma non l’abbiamo mai provata. Sono stati i torrentisti prima e poi Francesco Sauro a raccontarci di aver messo ai piedi qualcosa di eccezionale in quanto ad aderenza ammettono i fratelli Vinco.

Non sanno perch sia una scarpa speciale, ma sanno che nei 52 passaggi di mano che devono fare per realizzare ogni scarpa (104 il paio), i primi 48 sono comuni a tutti i modelli del loro catalogo, gli ultimi quattro invece sono quelli che fanno la differenza.

Finch non la prendi in mano, pensi a chiss quale misterioso disegno sar scolpito sulla suola, invece scopri che liscia. Le Grigua sono leggere, tengono in posizione corretta la caviglia, ma sono scarpe normali, senso che non avevamo l’intenzione di fare qualcosa di speciale riprendono i Vinco. Infatti sono scarpe per tutti, che si possono acquistare per 125 euro nello spaccio dell’azienda, unico punto vendita dei prodotti Gaibana. sono i nostri clienti che vengono a chiederci di indossare le scarpe degli astronauti ammettono i fratelli Vinco, piuttosto gli astronauti che hanno voluto le scarpe dei nostri clienti La passione con cui creano calzature da montagna, da trekking e calzature di sicurezza li ha portati a produrre anche un modello con caratteristiche specifiche per le esigenze di sicurezza e praticit dell’elisoccorso del Suem di Bergamo e dell’ospedale Niguarda di Milano nonch del 118 di Verona Emergenza, Padova e Brescia. I Vinco non fanno pubblicit non hanno negozi, non temono la concorrenza: al mondo, per lo stesso prezzo, prenderebbe in mano 104 volte un paio di scarpe dicono.
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ugg foto le tradizioni artigianali italiane spiccano il volo sul web

Alcuni dei più recenti dati sull’artigianato raccontano di un settore in crisi, di imprese che chiudono la propria attività a causa della difficile congiuntura economica. Eppure sono sempre più numerosi, in Italia, gli esempi di resilienza nel mondo delle micro imprese artigianali. Nel settore calzaturiero, per esempio, alcune realtà hanno rilanciato la propria produzione sviluppando sul web il proprio prodotto: grazie all’utilizzo dell’e commerce continuano, oggi, a promuovere la qualità del made in Italy nel mondo e iniziano ad aprirsi a nuovo mercato. il caso di tre grandi tradizioni nazionali legate alla calzatura e alla calza, che hanno intrapreso una fase di crescita proiettandosi nel mercato europeo con Artimondo, la rete della qualità che si propone con piattaforme web in Italia, Germania, UK, Francia e Spagna con oltre 600 imprese artigianali.

La scarpa italiana di qualità. Nelle Marche, più precisamente nel distretto calzaturiero situato tra Fermo e Macerata, operano tanti piccoli imprenditori, alcuni dei quali hanno iniziato a lavorare svolgendo la mansione di semplici operai. Oggi, nella più grande concentrazione in Italia di imprese calzaturiere, numerose imprese artigianali continuano a puntare sulla qualità del prodotto finale rappresentando la tradizione e l’esperienza maturata di un territorio che si identifica, da sempre, con la bellezza e la qualità dei materiali utilizzati nella realizzazione delle scarpe. Oltre alla lavorazione a doppia suola, che oggi poche imprese riescono ad eseguire, c’è una particolare attenzione all’uso dei materiali: solette anatomiche in cuoio, tomaia e interno foderato in vera pelle.

La pantofola che resiste al tempo. L’arte di creare le pantofole è, invece, una tradizione molto antica nel Trentino Alto Adige e, in particolare,
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nella zona del Sud Tirolo. Qui alcune famiglie, già in epoche lontane, cucivano in casa le pantofole, utilizzando i materiali più caldi per affrontare i rigidi inverni. Nacquero, così, le tipiche calzature in feltro prodotte con pura lana vergine. Si tratta di prodotti che, fino a qualche anno fa, trovavano uno sbocco “commerciale” solo all’interno dei negozi del territorio oppure in occasione delle fiere locali. Oggi le pantofole tirolesi (potschn, in dialetto tedesco) stanno conoscendo una seconda giovinezza grazie alla rete, non solo in Italia ma anche in Europa. , infatti, possibile entrare in diretto contatto con la bottega dell’artigiano, senza alcun intermediario o facendo riferimento alle tradizionali reti di distribuzione, come in passato.

La “calza in filo di Scozia” italiana. In tutta Italia sono presenti concentrazioni di imprese che garantiscono l’impiego dei migliori filati naturali. Basti pensare, in Piemonte, ad alcune realtà che propongono articoli in filo di Scozia, un prodotto resistente quanto confortevole, che ha proprietà traspiranti, antiallergiche e antibatteriche. Tali calze sono capaci di assorbire e disperdere meglio del cotone tradizionale la traspirazione naturale del corpo. La lavorazione a cui viene sottoposto il cotone a tiglio lungo elimina le fibre più deboli. Il filo così prodotto non si “ritira” e si mantiene integro a lungo. Il tutto per un filato di origine vegetale che è completamente anallergico, oltre che antibatterico.

A differenza di molte varietà di prodotto presenti nei grandi centri commerciali, queste tradizioni hanno mantenuto un livello alto nella produzione usando materie prime certificate. Per questa ragione, molti artigiani hanno iniziato a valorizzare e promuovere le proprie eccellenze sul web per rivolgersi al grande pubblico. All’interno di Artimondo, il marketplace dell’artigianato di alta qualità, per esempio, gli utenti possono entrare in contatto diretto con la micro impresa artigianale ottenendo, al tempo stesso,
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un prodotto di qualità al giusto prezzo.

ugg 60 euro le scarpe italiane vanno in Turchia

L calzaturiera italiana Lumberjack stata acquistata dal gruppo turco Ziylan, che punta a effettuare nuovi investimenti in Italia e ad allargarsi nel settore della moda uomo e donna. Per raggiugnere questo obiettivo, stata creata una societ italiana, la Brand Park, con il preciso compito di portare avanti le trattative con la famiglia Antonini, proprietaria del marchio veronese.

In seguito a questa transazione, il quartier generale dell stato portato a Milano prima tappa di un piano di sviluppo prevede di raggiungere i 250 milioni di fatturato nel giro di 5 anni come spiega Massimiliano Rossi, direttore generale di Brand Park.

Intanto, la societ 3A Antonini fino a oggi proprietaria del marchio Lumberjack dovrebbe aver ciuso il 2011 con un fatturato di poco superiore ai 30 milioni di euro e un milione di scarpe vendute. Lumberjack, marchio creato negli anni Ottanta come sinonimo di scarpe confortevoli e resistenti, ha saputo affermarsi come brand di riferimento nel panorama della scarpa italiana di alta qualit Anche se di propriet turca, l sar gestita interamente dai nuovi uffici di Milano, mantenendo quindi l sia del personale sia del know how: quest per sar portato in Turchia insieme ai brevetti e al design per aumentare la qualit degli altri prodotti fabbricati da Ziylian.

Nel 2010, 3A Antonini cui fanno capo anche i marchi Alexander e Nicolette ha avuto un fatturato di 40 milioni di euro,
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con un incremento del 12,7% rispetto all precedente, con un ebitda di oltre 3 milioni e una posizione finanziaria netta di quasi 24,7 milioni.

Il gruppo Ziylan, invece, uno dei principali distributori e produttori di calzature presenti in Turchia: creato negli anni Sessanta, commercializza oltre 2,5 milioni di paia di scarpe all La strategia aziendale della societ turca, votata agli investimenti e alla crescita, sembra correre in parallelo con quello del Paese a cavallo tra Europa e Asia, che nel giro di 10 anni potrebbe diventare una delle prime 10 economie mondiali. Basti pensare che secondo un rapporto di Deloitte, negli ultimi anni le aziende turche si sono affacciate sui mercati internazionali, puntando verso l di societ estere per un valore di 7,5 miliardi di dollari,
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con ben 26 operazioni effettuate nel solo 2011.

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Premesso che, per quanto risulta all’interrogante:

con istanza presentata il 10 ottobre 2007 veniva richiesto al Presidente della Repubblica ed al Ministro della giustizia di voler esaminare la situazione del sig. Beccia Vincenzo e di compiere accertamenti opportuni per assicurare il rispetto delle norme nelle vicende processuali che lo vedono coinvolto con altre persone;il sig. Beccia ed i suoi colleghi ritengono di aver subito gravi torti nelle vicende di seguito esposte:

la società Syndial Spa, con ricorso in opposizione al precetto ex artt. Tale provvedimento veniva regolarmente notificato il 19 luglio 2006 (con ulteriore istanza ex artt. 669 quater e 700 del codice di procedura civile). La società Syndial Spa, già Singea Spa in liquidazione, facendo riferimento alla suindicata opposizione a precetto con pedissequo decreto, chiedeva che il Tribunale di Foggia, in persona dello stesso giudice dott. 429 del codice di procedura civile, comma 1). 430 del codice di procedura civile, parte 1;

la stessa società Syndial chiedeva al giudice dott. Baldi o di inibire l’inizio dell’esecuzione forzata, ovvero di adottare i provvedimenti opportuni, nonché fissare nel minor tempo possibile l’udienza in cui le parti sarebbero dovute comparire a sé;

a ciò il giudice del lavoro dott. Baldi Vincenzo con decreto emesso nello spazio di “due ore”, considerava che, come emerge dagli atti prodotti in uno con l’opposizione a precetto, risulta la pendenza di un giudizio di opposizione a precetto dinnanzi al Tribunale di Milano fra le stesse parti ed in relazione al medesimo oggetto di giudizio, e, visti gli artt. 615 e 618 del codice di procedura civile, sospendeva l’efficacia esecutiva della sentenza del Tribunale di Foggia emessa il 25 ottobre 2002, e rimetteva le parti dinanzi a sé per l’udienza già fissata in data 10 ottobre 2006;

il Giudice del lavoro, non tenendo conto della diversa situazione economica delle parti, sospendeva l’efficacia del pignoramento che era già stato intrapreso dagli istanti;

detto provvedimento di sospensione veniva depositato il 20 luglio 2006 e notificato in data 21 luglio 2006;

va considerato che, mentre il giudice dott. Baldi Vincenzo ha “concesso” la possibilità di proseguire nel pignoramento, del tutto legittimo, con provvedimento emesso nel breve tempo di tredici giorni (provvedimento depositato il 6 luglio 2006 e notificato il 19 luglio 2006), al contrario, lo stesso Giudice, per impedire di pignorare le somme di cui alla sentenza in oggetto, ha emesso un provvedimento depositato il 20 luglio 2006 e notificato in data 21 luglio 2006;

l’avvocato che rappresenta su Foggia la Syndial, Marcello Cordella, alle ore 8.35 del 21 luglio 2006 comunicava telefonicamente all’avv. Rosa Federici di non recarsi più al Tribunale di Manfredonia poiché era stato emesso il provvedimento di sospensione;

vista la gravità del fatto, i lavoratori si recarono immediatamente dal giudice Baldi per chiedergli o di depositare una procedura di urgenza o se di prendere in esame la possibilità di anticipare l’udienza fissata per il 10 ottobre 2006;

il giudice Baldi rispondeva che era inutile presentare qualsiasi istanza, perché dal giorno dopo sarebbe andato in ferie e considerato che sarebbe tornato pochi giorni prima del 10 ottobre 2006, non ne sarebbe valsa la pena;

a tal riguardo, si deve precisare che il giudice Baldi nei giorni seguenti tale dichiarazione si trovava di frequente presso i propri uffici,

l’interrogante chiede di sapere se risulti al Ministro in indirizzo se il giudice Baldi fosse davvero in ferie o in servizio, allo scopo,
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evidentemente, di evitare che si potesse reclamare tale provvedimento. A giudizio dell’interrogante si dovrebbe concludere in tal caso che non si è voluto affatto prendere in considerazione la gravità dei fatti e, soprattutto, che le motivazioni della Syndial erano tutte infondate e pretestuose;

la stessa Syndial non ha proposto appello a detta sentenza;

appare evidente che detta sospensione veniva decisa sul presupposto della validità ed esistenza di un procedimento pendente tra le stesse parti su Milano,

l’interrogante chiede di sapere se si intenda fare chiarezza su questo procedimento, la cui causa è stata decisa in data 20 settembre 2007;

in forza della sentenza n. Francesco Borasi del Foro di Milano affinché procedesse alle azioni legali più opportune per spingere la società Syndial Spa, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento delle somme dovute;

l’art. 431, comma 1, del codice di procedura civile, in ordine all’esecutorietà delle sentenze che pronunciano condanna a favore del lavoratore per crediti derivanti dai rapporti di cui all’art. 409 del codice di procedura civile, dispone che le stesse sono provvisoriamente esecutive e detta esecutività ex art. 431, commi 3 e 6, del codice di procedura civile può essere sospesa solo con ordinanza del Giudice di appello o dello stesso Giudice titolare della sentenza;

ciò vale anche per l’illegittima sospensione dell’esecuzione da parte del giudice Baldi;

il 28 gennaio 2005 l’avv. Francesco Borasi, procuratore degli opposti Beccia Vincenzo + 8, in esecuzione al mandato conferitogli, procedeva alla notifica dell’atto del precetto alla Syndial Spa, intimando alla stessa il pagamento di 375.280,80 euro, unitamente alla sentenza che non era munita di formula esecutiva;

il 10 febbraio 2005, sempre l’avv. Borasi incaricava gli Ufficiali giudiziari di Milano di procedere ad esecuzione forzata, visto il mancato pagamento delle somme;

sul verbale di pignoramento mobiliare all’uopo redatto era fissata la data del 17 febbraio 2004 quale giorno in cui la sentenza sarebbe stata munita di formula esecutiva;

l’ufficiale giudiziario incaricato, attestando il falso (poiché nell’atto di pignoramento appare la data dell’apposizione della formula esecutiva, e precisamente il 17 febbraio 2004), procedeva in data 7 marzo 2005 all’esecuzione forzata presso gli uffici della Syndial e dichiarava che nessuno era presente in quanto al momento erano tutti in pausa pranzo;

nessun’altra esecuzione è mai stata effettuata nei confronti della società Syndial nella sede di Milano, e precisamente in San Donato Milanese alla piazza Boldrini 1;

la formula esecutiva alla sentenza in oggetto non è stata mai apposta fino alla data dell’8 giugno 2006, così come si rileva dagli atti depositati e dalle memorie della società Syndial;

la memoria difensiva è stata depositata tardivamente dalla Syndial, poiché il ricorso in opposizione al precetto è stato notificato alla società convenuta il 27 gennaio 2005, mentre il precetto è stato notificato agli istanti il 17 gennaio 2005. Pertanto l’opposizione era tardiva, poiché doveva essere depositata, ai sensi degli artt. 615 e 617 del codice di procedura civile, entro cinque giorni dalla notifica, e non dieci,
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come poi è avvenuto;