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La d dell a Crotone ha avuto un effetto indiretto anche sulla corsa salvezza, rimettendo clamorosamente in gioco i pitagorici. A tal proposito, si espresso il direttore generale dell Marcello Carli, che ai microfoni de Il Tirreno ha spiegato che ora la lotta per la sopravvivenza in Serie A apertissima: “Ora tutto azzerato, ripartiamo da capo. Il Crotone stato bravo a battere l e, in sostanza, inizia un nuovo campionato fatto di 7 partite. Ci aspettano due mesi intensi e difficili. Ne verr fuori chi ci metter pi qualit quantit e carattere”.

10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO 09:15 TS INTER, OBIETTIVO ESTERNO D’ATTACCO: DA VERDI A DEULOFEU, PASSANDO PER DI FRANCESCO: TUTTI I NOMI 09:00 CDS INTER MKHITARYAN: VIA LIBERA DELL’ARMENO. RAIOLA. 08:45 CORSERA INTER COSTRETTA AL MERCATO CREATIVO. SPALLETTI A GENNAIO AVR RINFORZI

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.
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Belen Rodriguez

UPDATE: Nel caso ci aveste perso il sonno, apprendiamo ora che il destinatario del ditino medio alzato dal piccolo Santiago De Martino era uno solo o meglio una sola: Selvaggia Lucarelli. La tastiera più al vetriolo de web, rea di aver detto che il figlio di Belen non fosse poi tutta questa bellezza, viene così ripagata dalla showgirl argentina per l’affronto. Ovviamente l’ex moglie di Laerte Pappalardo non poteva stare a guardare ed ecco che, su Twitter, risponde all’infantil gestaccio:

Belen Rodriguez ci tiene. Tiene a far sapere tramite social qualunque sua mossa quotidiana che sia in vacanza o al lavoro. Mentre aspettiamo con ansia uno scatto in cui si lava i denti o si taglia una doppia punta di troppo, la showgirl argentina ci regala un bellissimo quadretto familiare. L’immagine arriva direttamente da Instagram e ci mostra la conduttrice di Itaia’s Got Talent con in braccio il suo piccolo Santiago davanti ad uno specchio. Il pargolo però sembra piuttosto contrariato.

Il bimbo dagli occhioni blu, infatti, ha il ditino medio alzato e un’espressione ben poco distesa. Insomma, se non possiamo dire che sia brutto (come aveva già fatto Selvaggia Lucarelli) oggi di certo sappiamo che fa brutto. O almeno ci prova. In ogni caso, la frase a corredo dello scatto spiega che il gesto non sia venuto spontaneo alla creatura di Belen e Stefano. Diciamo che l’intenzione materna era quella di rivolgere l’affronto “a tutti i criticoni”, tanto per citarla.

Inoltre la celebre mammina pare orgogliosa del gestaccio del figlio tanto da accompagnare la foto con hashtag del tipo “babysmart” e “imparainfretta”. Belen, ormai prossima alle nozze, non rinuncia quindi a far parlare di sé e a togliersi qualche sassolino dalla scarpa col tacco prendendo Santiago come ambasciatore (o meglio, mascotte) dei suoi pensieri.

Borghi e castelli e città da visitare

Pietramelara è ubicata sopra e intorno ad uno sperone di roccia calcarea isolato al centro della fertile pianura alluvionale che si estende dalle propaggini dell Montemaggiore fino al sistema vulcanico di Roccamonfina. Con le invasioni barbariche gli antichi insediamenti furono abbandonati e destrutturati, riprese vigore gli insediamenti sparsi, con casali e masserie. Solo intorno al IX secolo sotto il dominio dei Longobardi apparve un primitivo castello e compare il nome di Petra Mellaria. Agostino, oggi sede del Municipio e del Museo di Arte Sacra, il Convento di S. Francesco e la Collegiata di S. Annunziata; il convento Francescano di San Pasquale.

La chiesa di Santa Maria della Carità (detto Sant del XV sec.), custodisce i busti lignei, una bella Pietà scolpita da Arcangelo Testa (1853) e delle splendide tele del un Benedetto firmato Paolo De Matteis, un con Bambino attribuito al Solimena, una di S. Domenico attribuita ad Agnesa La Corcia.

La collegiata di San Rocco, custodisce un organo (1901) con 1087 canne ed importanti opere d’arte: una tavola (XVI sec.) raffigurante il Cristo con la croce attribuita a Decio Tramontano, tele di San Biagio e San Rocco del XVI sec., una (1756) attribuita ad Antonio Zimpanella, una con Bambino di Nicola Cacciapuoti (1746) e nell’Abside una di Domenico Antonio Vaccaio, uno dei massimi esponenti del napoletano. La chiesa della SS. Annunziata conserva una Annunciazione (XVII sec.) ed uno splendido altare in onice e madreperla (1682).

Fare delle bellissime escursioni a piedi o in mountain bike sul Monte Maggiore (Area Wilderness) tra splendidi boschi di castagno, quercia e faggio e a contatto con una natura ancora pressoché incontaminata. Tra le escursioni si consigliano: quelle a pizzo S. Salvatore dal quale si ha uno splendido colpo d’occhio infatti, tempo permettendo, è possibile vedere tutta la piana Campana che va cioè da Gaeta al Vesuvio, oppure quella che va alla scoperta dell’eremo di S. Salvatore e l’eremo della Madonna di Fradeianne. Un escursione consigliata è quella alle Fosse della Neve per accedere alle Grotte di Seiano e visitare i resti di una villa romana (o di un tempio) del I sec. e i resti di mura megalitiche. E consigliabile una guida.

Fare un peccato di gola assaggiando i piatti ispirati alla tradizione locale. Ricercare e acquistare i prodotti gastronomici locali: mozzarella, formaggi, salsicce e pane. Cercate.

Andare a pesca o a caccia. Il fiume Lete, il Volturno, i laghi delle Corree, di Vairano o i più distanti laghi del Matese permettono di praticare sia la pesca sportiva (anguille, trote, lucci, carpe, cavedani) sia semplicemente di trascorrere delle ore a contatto con la natura e in piena tranquillità (si può richiedere una guida).

Gli amanti della caccia, nei periodi stabiliti dalla legge, possono cacciare il cinghiale, la volpe, la lepre e tante varietà di uccelli (folaghe, germani reali, ochette, beccacce, ecc.).

Soggiornare a Pietramelara, da maggio a settembre, per visitare anche luoghi e monumenti di tutta la Campania.

La manifestazione di maggiore interesse è la famosa Sagra al Borgo XXXIII edizione, si svolge tra la fine di agosto e il primo fine settimana di settembre. La sagra anima il borgo antico con balli e canti popolari.

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Javier Adelmar Zanetti detto Tractor o pi semplicemente Capitano ragazzo argentino dal volto pulito e dai capelli perennemente in ordine che in una gara casalinga di campionato contro il Vicenza di esattamente diciannove anni fa andava a fare il suo debutto ufficiale con la maglia della Beneamata, stato il simbolo per eccellenza di un generazione d Quella travolgentemente innamoratasi, ai tempi delle scuole elementari, della formazione granitica e vincente di mister Trapattoni. Quella che, passata ad incendiare i banchi delle scuole medie con la propria ardente fierezza nerazzurra, iniziava a conoscere le apprezzabili doti del neo arrivato Javier ma parallelamente osservava delusa gli indigesti trionfi dei compagni di svago rosso bianconeri. Quella frequentante le scuole superiori mentre Zanetti si vedevano clamorosamente soffiare sotto il naso due scudetti, in circostanze perlomeno cupe, dalla Juventus dei futuri radiati dirigenti Giraudo e Moggi: una generazione diventata adulta riempiendosi gioiosamente gli occhi con le fantastiche giocate dei diversi fuoriclasse acquistati dal presidente Massimo Moratti ma anche fastidiosamente le orecchie con il borioso e avvilente coro avversario vincete mai emblema per antonomasia di un sinistro periodo in cui l gente interista era spesso beffata da fragorosi quanto inverosimili errori arbitrali ed al contempo derisa, quando ancora certi fatti di cronaca giudiziaria potevano rientrare solo nell dei sospetti e certe attesissime risposte tardavano volontariamente a pervenire, da chi quegli stessi arbitri, guardalinee e designatori si sarebbe successivamente scoperto essere in grado di manovrare ad hoc. Una generazione che una volta imboccata la via del mondo del lavoro, nel momento in cui le braccia oggi perfettamente oliate del Capitano cominciavano a sollevare un trofeo dopo l sino a ergersi progressivamente campione di tutto, ha per poi meritatamente ottenuto la migliore delle rivalse: sette consecutive stagioni caratterizzate da quindici titoli e un mix gaudentemente esplosivo di gremite ed elettrizzanti feste di popolo, notti felicemente insonni, storici rivali alle prese con seri e imbarazzanti problemi in materia sia sportiva che legale, leggendarie imprese quasi inimmaginabili e orgogliose bandiere ripetutamente sventolanti per le strade, allo stadio e fuori dalle finestre di casa.

Una generazione sempre pronta, nelle fasi di sofferenza come in quelle di giubilo, ad esserci a prescindere e a trasmettere passione alla squadra ed al suo vigoroso e generosissimo numero quattro, un valoroso jolly dai dribbling a perdifiato e dalla forza devastante giunto ventiduenne a Milano dal piccolo Banfield nell 1995 con le sole scarpette da calcio messe in una borsa di plastica a fargli da bagaglio ed il collega di viaggio albiceleste Sebastian Rambert (giovane attaccante frettolosamente spacciato per asso, ma ben presto ceduto in quanto rivelatosi meteora di doti modeste): giacca beige, camicia turchese, cravatta vagamente pittoresca e sciarpa nerazzurra che recitava da protagonisti nel giorno della presentazione ufficiale alla Terrazza Martini al cospetto del monumentale Giacinto Facchetti, del quale, non soltanto per il sorriso gentile e mai stanco e per il maniacale taglio di capelli equilibrato che ne hanno delineato il marchio di fabbrica, Javier in seguito si sarebbe dimostrato il legittimo erede. Legittimo erede del grande Cipe, tuttora il biglietto da visita pi confacente e luminoso della saga dell per qualit in comune tipo l fedelt perpetuamente vista come scelta e non come sacrificio palesata ad un vessillo e a determinati ideali, per le splendide virt agonistiche da prode maratoneta ribaltafronte, per la moralit priva di macchia, per la professionalit da dieci e lode esibita con quotidiana umilt per l tenacia e la lealt antica, per la considerevole abnegazione spesa pure nel dar forma ad opere di solidariet fuori dal campo (doveroso citare la Fondazione PUPI creata assieme all moglie Paula, fiabesca partner di vita da quando El Tractor era un ragazzo di diciannove anni, a sostegno della disagiata infanzia abitante le zone maggiormente povere d e per l voglia di vincere senza tuttavia prevaricare l cui ha sempre donato e da cui ha sempre ricevuto estremo rispetto. Come accaduto al Facchetti non pi giocatore, appunto, Zanetti oggi in procinto di diventare la persona in grado di rappresentare degnamente il Biscione dinanzi alle alte sfere e in ogni angolo del globo: la recente nomina a vicepresidente della societ meneghina, unita nel frattempo allo studio della lingua inglese da affiancare alle gi conosciute spagnolo ed italiano, probabilmente da intendersi in tale direzione. Una direzione che si spera possa sfociare in quell braccio destro della propriet che in Corso Vittorio Emanuele manca tremendamente dal 2006, al quale affidare il fondamentale incarico in sede di politica sportiva.

Cuore nerazzurro, indole pacata e riflessiva, prestigio internazionale, lunga e gloriosa esperienza sul rettangolo verde da mettere a disposizione, capacit di trovare la parola giusta al momento giusto: un compito che pare cucito su misura per le peculiarit costantemente mostrate dalla primissima operazione di mercato targata Massimo Moratti patron che aveva rilevato l dalle mani di Ernesto Pellegrini nel febbraio 1995 e che, subito dopo aver ratificato un accordo sottoscritto da Pellegrini stesso con l Maurizio Ganz, fece di quel giovane esterno sudamericano gi nel giro della Nazionale la prima pietra della sua gestione nonch l calciatore che lo avrebbe scortato attraverso tutti i suoi diciotto emozionanti anni di presidenza che sin dalle iniziali recite con la casacca del Biscione cominci a scatenare dagli spalti convinti commenti d apprezzamento. Quel numero quattro cresciuto nel modesto quartiere Dock Sud della nativa Buenos Aires, che con le proprie cosce di marmo solcava ininterrottamente la fascia destra senza quasi provare fatica e a cui era pressoch impossibile staccare il pallone dai piedi, apparve all un acquisto azzeccato. Un affare concretizzatosi grazie alla segnalazione dell centravanti Antonio Valentin Angelillo, che un notturno Moratti seduto col figlio davanti al videoregistratore immediatamente avall con entusiasmo e che per diciannove stagioni consecutive avrebbe garantito alla Beneamata un atleta dal rendimento assolutamente disciplinato,
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puntuale, ammirevole ed eclettico, in grado di ricoprire con profitto una marea di ruoli (terzino destro e sinistro, centrocampista centrale, ala destra e sinistra, esterno ed interno di centrocampo) secondo la filosofia del che il principale dovere di un giocatore sia quello di mettersi al servizio della squadra spesso ripetuta da Javier e che sovente traccia il confine tra ottime individualit e campioni, categoria quest per gente alla Zanetti. Categoria che un giorno i sostenitori interisti si augurano possa annoverare anche il nuovo capitano Andrea Ranocchia, talentuoso difensore che dell compagno argentino non potr gi avere il carisma costruitosi in anni di spogliatoio ma che ha sicuramente l il culto per il gruppo e la professionalit necessarie per divenire un esempio da seguire.

Un modus operandi che per quasi un ventennio stato stabilmente incarnato dall recordman di presenze nerazzurre 858 gare totali disputate, arricchite da un bottino di 21 reti realizzate capace di conquistare a Milano la bellezza di sedici titoli, pi di qualunque giocatore che, in oltre un secolo di blasonata storia, abbia mai indossato la maglia del Biscione: cinque scudetti, quattro coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, una coppa Uefa (il primo alloro, vinto nella finalissima parigina 1997/ grazie pure ad un suo spettacolare gol), un Mondiale per Club ed una Champions League, orgogliosamente sollevata al cielo nella epica nottata madrilena e poche ore dopo anche al cospetto dell radiosa ed indimenticabile di un San Siro inebriantemente vestito a festa. Una dorata ed encomiabile carriera passata altres per per momenti non facili come il probabilissimo addio all con destinazione Real Madrid sfiorato ad inizio millennio e fortunatamente sventato in extremis da Moratti (la medesima e paternalistica persona che, onde evitare spiacevoli sorprese indonesiane in stile Ivan Cordoba, lo scorso maggio ne ha rapidamente preannunciato la vicepresidenza), come l dai Mondiali 2006 e 2010 e gli zero trofei vinti con la casacca della Selecci malgrado un curriculum impreziosito da ben 145 presenze, come le sciocche dicerie mormorate da taluni (in concomitanza, ovviamente, di risultati opachi) sul fantomatico degli argentini capeggiato da Javier che ogni cosa disponeva dentro e fuori le mura di Appiano Gentile, come la rottura del tendine d a trentanove anni, come l repentinamente dipinta alla stregua di una virt da fessi sia prima che dopo l dello scandalo definito tempo fa da Zanetti macchia enorme e una figuraccia per il calcio italiano agli occhi di tutti, che incredibilmente c ancora qualcuno che tenta di negare Una carriera agonistica conclusa ufficialmente tre mesi fa sul terreno del Chievo, a distanza di una settimana dalla suggestiva serata contro la Lazio in cui i suoi tifosi hanno voluto da protagonisti per riavvolgere metaforicamente in circa un paio d un nastro lungo diciannove stagioni, andando a gonfiare l del di sperticati cori, lacrime ed applausi per l e coraggioso Capitano di una generazione. Il minimo che si potesse fare per celebrare un eroico oplita classe 1973 nato nella magica notte di San Lorenzo, quella capace a volte di far sognare anche in assenza delle agognate stelle cadenti, divenuta inconsapevolmente ancor pi magica in un pomeriggio di sole di ventidue anni e diciassette giorni dopo. Nella vita di molti uomini ci sono date che ne cambiano la storia, che la segnano a tal punto da farla mutare in un storia. Il 27 agosto 1995 stata forse una di queste date.

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EDITORIALE di Gabriele Borzillo

SALI SUL CARRO, SCENDI DAL CARRO

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato,
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Bello come soprannome

11:15 FFP, SERVONO 70 MILIONI ENTRO IL 30 GIUGNO 2018. SUNING VUOLE LA CL, A GENNAIO OPERAZIONI ALLA GAGLIARDINI 11:00 TS INTER, L’ARRIVO DI BASTONI ANTICIPATO A GENNAIO 10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO 09:15 TS INTER, OBIETTIVO ESTERNO D’ATTACCO: DA VERDI A DEULOFEU, PASSANDO PER DI FRANCESCO: TUTTI I NOMI

EDITORIALE di Gabriele Borzillo

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.

Branca mattatore

Assoluto protagonista della gara l direttore dell tecnica nerazzurro, ovvero Marco Branca, che mette la propria firma sul match per ben tre volte.La stagione, comunque, non si concluder in trionfo come questa partita, in quanto l non riuscir ad andare oltre il settimo posto, con 54 punti, a 4 lunghezze dal Parma, al sesto posto.3A PUNTATASerie A 1995 1996, 30a giornata: Milano, stadio “Giuseppe Meazza”:INTER 8 PADOVA 2Gara a senso unico quella andata in scena in questo pomeriggio di met aprile a San Siro.L reduce da 2 sconfitte nelle ultime 3 partite, di cui 2 tra le “mura amiche”, contro Fiorentina e Sampdoria (rispettivamente 1 2 e 0 2, intervallate dalla vittoria di Cremona contro i grigiorossi per 2 4) e, quindi, i tifosi si aspettavano una pronta reazione da parte della squadra.L di turno, in tutta sincerit non era tra i pi ostici: i biancorossi di Padova, infatti, avrebbero concluso la stagione come “fanalino di coda” nella massima Serie, con soli 24 punti in classifica, retrocedendo insieme a Cremonese, Torino e Bari.I nerazzurri, dal canto loro, conclusero la stagione al settimo posto, come gi detto, posizione frutto di 15 vittorie, 9 pareggi e 10 sconfitte, con un attivo di 21 gol segnati (51 contro i 30 subiti).Per quanto riguarda la gara, assoluti protagonisti l Marco Branca, autore di una tripletta, e il suo “collega” di reparto Maurizio Ganz, con due reti segnate, mente le due marcature avversarie portarono la firma di quello che sarebbe diventato, anni dopo, il centravanti della Juventus, ovvero Nicola Amoruso che sbagli anche un calcio di rigore al 72 3 punti per l e “boccata d per il tecnico Roy Hodgson che, in quel momento, doveva difendere la posizione in classifica dalla Sampdoria, che sarebbe poi arrivata a soli due punti dai nerazzurri.INTER: 1 Pagliuca, 28 Pistone, 13 Festa, 19 Paganin, 6 Roberto Carlos, 4 Javier Zanetti (66 7 Orlandini 75 5 Dell 8 Ince, 17 Fresi, 24 Fontolan, 10 Carbone (66 23 Ganz), 27 BrancaPanchina: 22 Landucci, 2 BergomiAll: Roy HodgsonPADOVA: 1 Bonaiuti (46 12 Dal Bianco), 6 Cuicchi (71 24 Molinari), 29 Nava, 4 Giampietro, 5 Rosa, 3 Gabrieli, 10 Longhi, 17 Coppola, 7 Kreek, 11 Amoruso, 19 VlaovicPanchina: 18 Fiore, 27 Ciocci, 28 Van UtrechtAll: Mauro SandreaniArbitro: Sig. SUNING VUOLE LA CL, A GENNAIO OPERAZIONI ALLA GAGLIARDINI 11:00 TS INTER, L’ARRIVO DI BASTONI ANTICIPATO A GENNAIO 10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLOEDITORIALE di Gabriele BorzilloSALI SUL CARRO, SCENDI DAL CARROFinalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.

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Tra i grandi meriti di Helenio Herrera, vero e proprio rivoluzionario del pallone, si deve ricordare l reinventato Armando Picchi nella posizione di libero battitore. Il Mago lo riscopr come perno della difesa dopo una vita da girovago del campo da gioco. Picchi, ai tempi delle giovanili del Livorno, aveva infatti giocato come attaccante prima e come centromediano poi. Col passare degli anni aveva quindi messo radici sulla fascia destra e Angelo Moratti l acquistato nel proprio come terzino dalla Spal. Herrera, approdato sotto la Madonnina nello stesso anno di Armandino, cos chiamato dagli amici di sempre, quelli con cui trascorreva le vacanze ai “Bagni Fiume” di Livorno, ha il compito, nemmeno troppo celato, di portare i nerazzurri sul tetto d Il tecnico argentino vuole da subito dare la propria impronta alla squadra stravolgendo l il che gli costa due stagioni piene di difficolt e senza alcun trofeo.

Alla fine della stagione arriva l che cambia la storia nerazzurra: “Picchi, prova a giocare come libero!”. La grandezza di questa scoperta trova facile riscontro nelle prestazioni di Picchi che diviene in poco tempo uno dei massimi interpreti del ruolo. “Nel calcio, battitore libero (o semplicemente libero), il giocatore della difesa che, schierato alle spalle del centromediano, ha il compito di ostacolare l che raggiunge l di rigore e di rilanciare il pallone verso la propria linea d L Treccani spiega cos il ruolo del libero che, in pratica, doveva avere una straripante personalit doveva saper leggere ogni seconda palla e ogni movimento dell in anticipo: doveva essere un muro invalicabile.

Picchi approdato in nerazzurro a 25 anni, nel pieno della sua maturazione calcistica. Nel 64 Bolchi viene ceduto al Verona: l ha bisogno di un nuovo capitano. Herrera ha creato un buon mix di giovani e veterani plasmando la compagine che passer alla storia. Nel l morattiana un gruppo solido e competitivo, trascinato da senatori dal carattere forte, cos forte da essere leggermente indigesto al Mago, che malsopporta le persone ostinate e decise, proprio come lui. Picchi un punto di riferimento per la squadra e non pu che essere lui il successore di Bolchi. La fascia attorno al braccio sinistro non fa altro che sottoscrivere una leadership consolidata nei primi tre anni in nerazzurro. Picchi libero, non solo per la posizione in campo. Il suo modo di porsi urta Herrera, che ad ogni sessione di mercato lo inserisce al primo posto nella lista dei partenti.

Moratti stravede per il Mago e fa sempre il possibile per accontentarlo, ma su Picchi pone un chiaro veto: non si muove. Il Capitano porta l sul tetto d d e del mondo, diventando un esempio vivente di come debba essere interpretato il ruolo di libero battitore. Eppure, nonostante la grandezza del personaggio, qualcosa non va e la stagione emblematica della fine di un I nerazzurri perdono la finale di Coppa dei Campioni contro il Celtic e si lasciano scappare il campionato all giornata. Sembra che la Grande Inter sia giunta a un punto morto. A fine stagione, dopo aver deglutito l boccone, Herrera consegna a Moratti la consueta lista dei partenti. Questa volta per pone un diktat al presidente: o Picchi o me. Per Moratti come dover scegliere tra due figli, prendendo una decisione contro natura e illogica. Nonostante la scomodit della richiesta del Mago, Moratti acconsente e Armandino viene ceduto al Varese.

Dopo tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali il capitano saluta un commosso Moratti e i contrariati compagni di squadra. Non si cerchi per una qualche giustificazione anagrafica! Nel 1967 Picchi ha 32 anni, non pi di quanti ne avesse avuti il giorno in cui era sbarcato a Milano. Gi come se fosse non fosse mai invecchiato e fosse da sempre un distinto signore che conosce il mondo e gli uomini, sa come porsi nei confronti della vita e vive semplicemente per essere libero. Non nasconde la delusione per la scelta di un Herrera, a suo modo di vedere, irriconoscente nei confronti dei calciatori che lo avevano consacrato nell degli allenatori.

Al Varese continua a giocare con la consueta personalit ed efficacia, riprendendosi anche la nazionale. Valcareggi lo convoca per l dei quarti di finale degli Europei. Il 6 aprile a Sofia, contro la Bulgaria, un gravissimo incidente di gioco schianta i suoi sogni messicani. La diagnosi impietosa e parla di frattura del tubercolo sinistro del bacino. Picchi deve dire addio al Mondiale del appendere le scarpe al chiodo e decidere cosa fare della propria vita. Accetta la panchina del Varese calandosi con la consueta seriet e il solito carisma nel nuovo ruolo. Nel scende in Serie B subentrando ad Aldo Pulcinelli per salvare il suo Livorno dalla retrocessione. Allena la compagine toscana per una sola stagione portandola ad una tranquilla salvezza.

Italo Allodi, ex dirigente dell e grande estimatore di Picchi, segue con molta attenzione il campionato del Livorno e insieme a Giampiero Boniperti, suo collega nella dirigenza juventina, offre ad Armando la panchina bianconera. L azzeccatissima: il nuovo tecnico lancia campioni del calibro di Capello, Bettega e Causio portando la squadra ai quarti di finale di Coppa delle Fiere. Il 7 febbraio 1971 la Vecchia Signora cade a Bologna e Picchi viene espulso per proteste. Conscio di aver esagerato, abbandona il campo con la consueta signorilit senza sapere per che non potr mai pi guidare la sua squadra dalla panchina.

Un mese prima aveva avvertito un forte dolore alla schiena durante la partita contro la Lazio, presagio di un male che lo avrebbe distrutto nei mesi successivi. La malattia degenera nel giro di poche settimane. Picchi muore alle ore 16 del 26 maggio 1971 nella casa di Sanremo dove si era da poco trasferito con la moglie e i due figli. Aveva 36 anni. Poche ore dopo viene giocata la finale di Coppa delle Fiere tra Juventus e Leeds United. La partita finisce 0 0 ed dominata da un pioggia, triste saluto di un cielo in lutto per la morte di un uomo libero, libero da tutto.

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EDITORIALE di Gabriele Borzillo

SALI SUL CARRO, SCENDI DAL CARRO

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.
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Benzema ed Ozil negli spogliatoi dell

Episodio singolare nei minuti precedenti al fischio d’inizio di Bayern Monaco Real Madrid. Quando gli spagnoli sono rientrati negli spogliatoi dopo il riscaldamento pre partita, hanno avuto una brutta sorpresa. Qualcuno infatti si è introdotto nei locali assegnati alla squadra di Mourinho ed ha rubato sei paia di scarpa da calcio appartenenti a tre giocatori: Cristiano Ronaldo, Benzema e Ozil. Incredibile come qualcuno sia riuscito ad entrare indisturbato in un ambiente teoricamente privato e sia anche riuscito ad allontanarsi con il maltolto senza che nessuno si rendesse conto nulla.

Qualche responsabilità va imputata anche ad un parziale negligenza del magazziniere del Real che, dopo aver sistemato il materiale sportivo nello spogliatoio, si sarebbe allontanato per bere un caffè lasciando tutto incustodito. José Mourinho però ha difeso il magazziniere scandalizzandosi a fine partita per il furto degli sparpini che secondo lui non sarebbe mai avvenuto al Santiago Bernabeu: ” una vergogna: al Bernabeu sarebbe impossibile che capiti una roba del genere, è una vergogna”.

Briga e il sogno Festival di Sanremo

“Non è facile scrollarsi di dosso l’etichetta del talent ma ci tengo che con questo album si cominci a trattare della mia musica e non solo del mio carattere o del mio modo atipico di aver partecipato ad un programma televisivo. Forse, senza la pubblicità di Canale 5, può anche essere che non arriverò a raggiungere il platino, ma quello che voglio è che la gente capisca cosa c’è nella mia musica senza affidarsi all’idea che si è fatta di me solo per quello che si è visto in televisione”: Briga parla così del nuovo album Talento e del post Amici.

E aggiunge: “Amici mi ha dato l’opportunità di essere qui, di girare l’Italia con la mia musica e di essere notato da altri artisti italiani come Antonello Venditti. Ammetto che la scelta è stata azzardata: ho bloccato l’uscita di Never Again tre giorni prima della data prevista e la notizia non è stata accolta bene dall’ambiente rap romano. Ho fatto quello che mi sentivo di fare, ed è giusto così”.

Tra i ringraziamenti c’è anche Emma Marrone: “Si, l’ho ringraziata perché è una persona a cui sono molto legato. Le ho inviato i provini di alcune tracce e lei mi ha dato molti consigli, per me è una figura importante a livello musicale”.

Sul duetto con Lorenzo Fragola dice: “Eravamo a Roma per incidere il brano ma mi sono dovuto assentare per otto ore, c’era il Coca Cola Summer Festival. Sono tornato in studio e Lorenzo, con il mio fonico e chitarrista, avevano stravolto il brano. Era bellissimo”.

Su quello con Alessio Bernabei: “Mi ha raggiunto a Roma, in studio, per registrare Abbi cura di te, nata su una barca a Ponza”.

Prossimi desideri: “Vorrei fare un disco rock, conoscere i miei miti musicali e collaborare con artisti stranieri come Thom Yorke. In Italia, invece, mi piacerebbe duettare con Samuel dei Subsonica e cantare con Cesare Cremonini”.

E infine: “Parteciperei al Festival di Sanremo per togliermi un sassolino dalla scarpa: non che sia un punto di arrivo, ma è un’esperienza importante. Vorrei portare su quel palco la mia musica e fare una bella figura, far capire di essere più maturo e completo: è l’ambizione più grande”.

Biografia di Clemente Susini

Clemente Michelangelo F. Susini1 nacque il 18 dicembre 1754 nel “popolo” di San Lorenzo a Firenze, da Lorenzo e Maria Annunziata Vernaccini, diciassette anni dopo l’estinzione della dinastia dei Medici, regnante Francesco Stefano di Lorena, consorte dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria2

Il giovane Susini avviò presto gli studi artistici, diventando esperto, oltre che nella ceroplastica, nella pittura su vetro, nell’incisione in rame e nella lavorazione della scaiola3. Nel 1771 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti dimostrando un ottimo profitto4; nel 1772 lavorava già nello studio del noto scultore Pompilio Ticcianti (1706 1777)5, quando fu notato da Francesco Piombanti, segretario delle RR Fabbriche, che lo presentò a Felice Fontana6. Questi, che stava allora organizzando, col pieno supporto del Granduca Pietro Leopoldo, l’officina di ceroplastica del Regio e Imperiale Museo di Fisica e Storia Naturale (detto La Specola7), lo assunse come assistente dello scultore livornese Giuseppe Ferrini e aiuto settore.

La tecnica di modellamento delle cere era stata introdotta a Firenze nel 17708 da Bologna, ad opera di Giuseppe Galletti (1738 1819), chirurgo dell’Arcispedale di Santa Maria Nuova9. Galletti aveva assunto allora lo scultore Ferrini per la realizzazione di alcuni modelli ostetrici e anatomici che erano stati presto notati da Fontana. Nel 1771, quest’ultimo aveva chiesto al Granduca di finanziare un laboratorio di ceroplastica come parte del museo; Pietro Leopoldo fu dapprima contrario all’idea, avendo disgusto per le pratiche settorie, ma alla fine Fontana riuscì a convincerlo argomentando che una raccolta completa di modelli anatomici avrebbe reso superflua la dissezione dei cadaveri10. Come detto sopra, Fontana, esecutore delle prime dissezioni, ingaggiò proprio Ferrini (malgrado le proteste di Galletti), e successivamente il diciannovenne Clemente Susini, in qualità di secondo modellatore e aiuto settore; assunse poi il dissettore Antonio Matteucci e il pittore Claudio Valvani che, almeno inizialmente, realizzò disegni e tabelle esplicative11. Negli anni successivi vennero ingaggiati altri dissettori, modellisti e lavoranti, alcuni dei quali si dedicarono a compiti specifici come il posizionamento dei vasi sanguigni e linfatici e dei nervi12.

La procedura per la realizzazione dei modelli era lunga e complessa13. A differenza delle cere bolognesi che di solito contenevano lo scheletro, i modelli fiorentini ne sono privi.

Nel 1775, all’apertura del Museo ben 486 modelli furono esposti in 137 vetrine disposte in sei grandi sale e corredate di disegni a colori e didascalie. Nello stesso anno il Fontana partì per Londra e Parigi su autorizzazione del Granduca Pietro Leopoldo, allo scopo di stabilire contatti coi più importati musei e circoli scientifici d’Europa e di implementare la collezione di strumenti scientifici del nuovo Museo14. L’attività del laboratorio continuò anche durante i cinque anni di assenza del Fontana e del suo assistente Giovanni Fabbroni, che mantennero una fitta corrispondenza col Granduca e col Direttore pro tempore Giuseppe Pigri, anche al fine di monitorare il lavoro svolto. Al loro ritorno, la produzione dei modelli fu ancora incrementata con l’assunzione di nuovi collaboratori e il diretto coinvolgimento di Pietro Leopoldo che, appassionato di chimica, preparò e mise a punto nuove vernici15.

Nel 1782 Clemente Susini fu nominato modellatore capo in seguito al licenziamento di Ferrini, riconosciuto colpevole di aver truffato il museo per aver sottratto argento alle lamine usate per i modelli16. Secondo la stessa fonte, Susini fu costretto dalle minacciose pressioni di Fontana a testimoniare contro il collega. Anche se non si hanno notizie precise a riguardo, risulta che il Ferrini, trasferitosi alla Corte di Napoli, continuò la sua attività presso la locale Scuola di Ceroplastica fondata da Domenico Cotugno (1736 1822), la terza in Italia dopo quelle di Bologna e Firenze17.

Prima che Ferrini lasciasse Firenze, Susini aveva collaborato con lui nella realizzazione della famosa statua smontabile di donna gravida in grandezza naturale (1,64 metri di lunghezza) nota in seguito col nome di Venere dei Medici. Questa bellissima cera era stata molto apprezzata da Fontana, che aveva gratificato Ferrini e Susini con una elargizione di Lire 266, soldi 13 e denari 418. Tale statua, replicata per lo Josephinun, fu la prima di numerose altre “Veneri” presenti non solo a Vienna ma anche a Budapest, Pavia e Bologna. Diverse imitazioni, tra cui quelle di Antonio Serantoni (1780 1837), spesso chiamate “Florentine Venuses”, vennero esposte nei musei anatomici a pagamento che si diffusero soprattutto nel nord Europa e in Inghilterra fino alla metà del XIX secolo e oltre: è stato detto che tali esibizioni colmarono un vuoto nella società vittoriana di metà Ottocento fornendo nozioni di educazione sessuale e di biologia della riproduzione, all’epoca assolutamente off limits19. Queste Veneri, come anche le figure maschili in posizione michelangiolesca lodate da Canova, corrispondevano in pieno all’intento di Fontana, condiviso dallo stesso Granduca, di istruire non solo gli addetti alle professioni sanitarie ma diffondere al pubblico le conoscenze anatomiche.

Negli anni successivi al 1782, lavorarono per il Museo come dissettori Paolo Mascagni (1755 1815), noto per gli studi sui linfatici, Tommaso Bonicoli (1746 1802) e Filippo Uccelli (1770 1832).

La maggior parte delle dissezioni era modellata sulle illustrazioni pubblicate dai più famosi anatomisti: Fontana, Mascagni, Scarpa, Cotugno e oltre venti europei, tra i quali va ricordato Albinus (1697 1770), celebre per le sue tavole sull’apparato scheletrico muscolare e sui nervi20. Come risulta dalle Filze dei Conti degli archivi di La Specola, dalle affermazioni dell’anatomista Antonio Scarpa e dal fatto che nei modelli sono riprodotte le variazioni anatomiche, tutti i preparati eseguiti a La Specola furono fedelmente copiati dal cadavere21.

Nel laboratorio di ceroplastica il lavoro era assai duro, con un impegno superiore alle 8 ore giornaliere e pessime condizioni ambientali per l’uso di sostanze tossiche quali quelle presenti nei solventi della cera e nelle vernici. Secondo Tumiati, ma non ci sono conferme a proposito, il liquido usato per la conservazione dei cadaveri conteneva arsenico, con serie conseguenze per Susini che ne fu gravemente intossicato22.

Nel 1780, in seguito alla visita a La Specola di Giuseppe II (1741 1790) di Asburgo Lorena, fratello maggiore del Granduca Pietro Leopoldo, in compagnia di Giovanni Alessandro Brambilla (1728 1800), suo chirurgo personale e consigliere, l’imperatore austriaco aveva ordinato un tal numero di modelli che Pietro Leopoldo pose il veto alla richiesta sulla base del fatto che avrebbe interferito con l’attività del Museo23. La commissione fu poi accettata, sia pure molto a malincuore24 dallo stesso Fontana, che organizzò un secondo laboratorio nella propria abitazione, assunse molti collaboratori (oltre 200) e fu coadiuvato da Clemente Susini e da Paolo Mascagni, che ebbe il ruolo di supervisore del progetto. Nel lasso di circa un lustro vennero prodotte ben 1192 cere, che raggiunsero Vienna tra il 1784 e il 178825.

Secondo Lemire, i modelli realizzati con stampi originali, tra cui numerosi i preparati di ostetricia, erano in tutto 150, mentre per i restanti furono utilizzati i calchi conservati a La Specola. Lo stesso autore sostiene che, anche se la collezione viennese appare, a prima vista, più grandiosa e appariscente di quella fiorentina, la qualità dei modelli è, nel complesso, inferiore a quelli di quest’ultima. Ciò è probabilmente dovuto all’insistenza con cui l’Imperatore reclamava la pronta consegna della collezione ed al tempo relativamente breve concesso per completarla26. Inoltre, a causa del clima rigido di Vienna, i modelli si deteriorarono e dovettero subire numerosi restauri. Oggi restano 365 vetrine contenenti 867 modelli, di cui 16 sono figure umane intere27. Le cere furono collocate nella Cesareo Regia medico chirurgica Accademia Josephina, che fu inaugurata il 7 novembre 1785 con una prolusione dal titolo “La preminenza e l’uso della chirurgia” tenuta dal primo direttore Giovanni Alessandro Brambilla. Esse destarono tuttavia reazioni disparate e furono accettate solo parzialmente dall’apparato medico scientifico della Vienna dell’epoca, che ne criticò l’uso nell’educazione medica negando il supporto pubblico alle anatomie artificiali, considerate alla stregua di soggetti di divulgazione popolare piuttosto che strumenti di educazione medico scientifica28.

Dal 1782 al 1785 Susini, sotto la direzione di Mascagni, realizzò diverse statue di linfatici per La Specola che non sono firmate; tra le 12 dello Josephinum, il solo modello 191 presenta l’iscrizione con la sua firma sotto l’ascella sinistra29.

Egli non solo partecipò ai lavori per le cere di Vienna, ma corresse alcuni errori imposti da Mascagni ai ceroplasti per rendere le preparazioni diverse da quelle di Albinus30.

Dal 1784 fu affiancato da un secondo modellatore: il suo allievo Francesco Calenzuoli (1769 1849). In aggiunta ai lavori anatomici, realizzò diverse opere di carattere religioso31 e ritratti di personaggi come il direttore del Museo degli Uffizi Giuseppe Pelli32.

Dal 1799 fu assunto dall’Accademia di Belle Arti di Firenze dove insegnò disegno dal vero e ricoprì l’incarico di esaminatore. Nei quarant’anni di lavoro al Museo, egli effettuò o sovrintese personalmente alla produzione di oltre 2000 modelli.

Oltre alle cere anatomiche per la Specola e per Vienna, Susini produsse altri modelli per commissioni pervenute al Museo, ormai divenuto celebre in tutta Europa33.

Tra di esse, spiccano le due statue di maschio e femmina (scomponibile) con la preparazione dei linfatici, ordinategli da Antonio Scarpa dell’Università di Pavia34, la bellissima testa con preparazione del nervo facciale realizzata nel 1798 per il Museo di Storia Naturale di Parigi35, e la collezione delle cere anatomiche realizzate per Cagliari in collaborazione con l’anatomico sardo Francesco Antonio Boi (1767 1850).

La collezione si compone di sole 23 vetrine per un totale di 78 pezzi e quindi, da un punto di vista quantitativo, non può essere confrontata con le collezioni di La Specola e dello Josephinum, che contengono centinaia di vetrine con oltre un migliaio di esemplari. La sua particolarità risiede nel fatto che le cere di Cagliari rappresentano la maturità artistica di Clemente Susini e il risultato della sua collaborazione con l’anatomista Francesco Antonio Boi36, esecutore delle dissezioni37. Inoltre, tutti i modelli sono originali e alcune preparazioni, che sembrano complementari a quelle di La Specola, illustrano invece ulteriori dettagli anatomici mancanti o meno precisi in quella raccolta38.

I modelli cagliaritani sono stati realizzati nell’officina del Museo di La Specola di Firenze negli anni 1803 1805 e furono commissionati da Carlo Felice di Savoia, viceré di Sardegna, attraverso Boi, che stava trascorrendo un anno sabbatico nella divisione di anatomia dell’ospedale generale (Arcispedale) di Santa Maria Nuova, diretta da Paolo Mascagni. Nei tre anni in cui lavorò con Boi, Susini, non più sotto la tutela del vecchio Direttore, si trovò libero di esprimere finalmente se stesso: Fontana infatti aveva perso interesse nella supervisione dei lavori in cera, perché impegnato nel suo laboratorio privato alla realizzazione dei modelli smontabili in legno ordinatigli da Napoleone Bonaparte39.

un dato di fatto che i modelli di Cagliari siano più realistici40; non comprendono Veneri né figure in posa, ed i volti, veri e propri ritratti, non hanno la “pelle rosea” di quelli di la Specola e dello Josephinum41; inoltre, come accade nei moderni atlanti anatomici, non vengono sottolineati gli aspetti macabri del cadavere. Anche la destinazione sembra essere diversa: per i molti riferimenti all’anatomia clinica, i preparati sembrano essere selezionati per dare agli studenti di medicina le informazioni utili alla loro formazione professionale, piuttosto che per rendere l’anatomia più attraente al pubblico o per educare i cittadini.

Le vetrine hanno un cartellino originale con la data e la firma di Susini: un’attestazione di autenticità assente nelle altre collezioni di cere fiorentine, neppure in quelle acquistate per conto dell’Università di Bologna dallo studio di Susini nel 181042.

Oltre a rappresentare un esempio di come l’anatomia può essere trasfigurata in arte, i modelli di Susini Boi mantengono ancora, due secoli dopo il loro completamento, uno straordinario valore scientifico e didattico43.

Malgrado alcuni riconoscimenti, fu solo nei primi anni del secolo XIX che lo status dei modellisti gradualmente cambiò da quello di artigiani a quello di artisti. Nei primi anni di attività della “Officina di Ceroplastica”44, Fontana considerava i giovani modellisti come strumenti; solo più tardi, grazie soprattutto a Giovanni Fabbroni (1752 1822), ex assistente di Fontana divenuto poi il suo principale rivale e critico, i modellisti, e Susini in particolare, iniziarono a ricevere il giusto riconoscimento del loro ruolo nella realizzazione delle Cere di La Specola45. Tuttavia, Fontana continuò ad essere considerato l’autore dei modelli, come dimostra il dato che, già nel 1848, solo il suo nome viene menzionato nella descrizione della collezione di La Specola fatta da De Renzi46.

Successivamente, quando alla fine del XIX e nella prima metà del XX secolo le cere anatomiche persero gran parte della loro popolarità, Susini divenne addirittura uno sconosciuto47. Ancora oggi, del resto, le cere della Specola vengono associate al nome di Fontana in tutta l’Europa del Nord.

Il primo saggio storico scientifico che riporta nel titolo il nome di Susini come l’autore delle cere fiorentine fu quello di Luigi Castaldi (1890 1945), anatomista dell’Università di Cagliari, scritto nei primi anni ’40 e pubblicato postumo nel 1947. Tale studio, ancora oggi acquistabile dall’editore originario, è largamente citato e molto apprezzato: “questo lavoro non è mai stato superato”, scrive Knoefel48.

Forse è proprio per il fatto di essere conosciute come lavori del Susini e non del celebre Fontana che le cere, considerate opere minori della Scuola Fiorentina49, non vennero alienate da Cagliari.

Nell’ultimo decennio prima della morte Susini, oltre agli impegni presso l’Accademia delle Belle arti e al suo lavoro a La Specola, realizzò molte cere anatomiche nel Suo Gabinetto d’Anatomia, come risulta dalla commissione per le 24 cere acquistate a partire dal 1814 dal Professore Alessandro Moreschi (1771 1826) e tuttora esposte al Museo Luigi Cattaneo di Bologna50.

stata recentemente51 pubblicata la ristampa anastatica dell’originale del 1813 di quello che sembra un listino pubblicitario di 44 pagine del “Gabinetto D’Anatomia Umana e Comparata eseguita in cera dal celebre Sig Clemente Susini” che descrive minutamente XIII tavole e una figura di donna gravida giacente e scomponibile in 16 pezzi. Nove tavole sono di anatomia umana normale, mentre la X dimostra i tre casi più frequenti di gravidanza extrauterina; la XI l’anatomia del baco da seta anche nelle fasi di crisalide e farfalla; la XII i nervi di una testa di vitello”52.