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German Pezzella era stato accostato all e, invece, ora i nerazzurri rischiano di ritrovarselo contro domenica sera visto che la Fiorentina ha annunciato stamane il suo arrivo.

“ACF Fiorentina comunica di aver acquisito, a titolo temporaneo con diritto di riscatto, i diritti alle prestazioni sportive del calciatore German Pezzella dal Real Betis Balompi Pezzella, nato a Bahia Blanca (Argentina) il 27 Giugno del 1991, in carriera ha indossato, oltre la maglia del Betis, anche la casacca del River Plate, con la quale ha vinto la Copa Libertadores, la Copa Sudamericana, La Recopa Sudamericana e un Campionato Argentino. Nell stagione ha giocato 37 partite, realizzando 1 gol. Pezzella vanta inoltre 20 presenze e 3 reti con la maglia della Nazionale Under 20 del suo paese. Il calciatore argentino, arrivato ieri sera a Firenze, effettuer le visite mediche nella giornata di oggi”.

11:15 FFP,
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SERVONO 70 MILIONI ENTRO IL 30 GIUGNO 2018. SUNING VUOLE LA CHAMPIONS, A GENNAIO OPERAZIONI ALLA GAGLIARDINI 11:00 TS INTER, L’ARRIVO DI BASTONI ANTICIPATO A GENNAIO 10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO 09:15 TS INTER, OBIETTIVO ESTERNO D’ATTACCO: DA VERDI A DEULOFEU, PASSANDO PER DI FRANCESCO: TUTTI I NOMI

EDITORIALE di Gabriele Borzillo

SALI SUL CARRO, SCENDI DAL CARRO

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.
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ugg waterproof spray la nuova era riparte da Parma

di Patrizia Ginepri

Il marchio Sebastian volta pagina e riparte da Parma con rinnovata energia. Ieri, infatti, stato raggiunto l’accordo tra il gruppo che ha sede in via Langhirano e la societ Antichi Pellettieri per la conduzione dello stabilimento parmigiano, di propriet di quest’ultima. L’unit produttiva si affianca cos a quella che Sebastian Spa possiede, sempre a Parma, attraverso la controllata Sebastian Officine. Con l’operazione il gruppo annuncia, inoltre, di aver sottoscritto nuove licenze di produzione e distribuzione che si affiancheranno alla linea Sebastian, con i brand Missoni e Giambattista Valli.

Una nuova vita, dunque che riparte da basi solide, quelle di un marchio di qualit del made in Italy, noto in tutto il mondo. La compagine azionaria composta dalla famiglia Stella (socio di maggioranza), dalla famiglia Greci Elio e da Finaval Holding che fa capo a Giovanni Fagioli.

Giovanni Stella, ex ad di Antichi Pellettieri (dimissionario nell’ottobre scorso) e ora presidente e ad di Sebastian, soddisfatto dell’accordo, ma premette: contento, ma ora dobbiamo subito rimboccarci le maniche e lavorare tanto. Innanzitutto per riattivare al nostro interno tutti gli automatismi che ci permettano di muoverci in modo snello ed efficiente. E poi per avviare la fase di sviluppo. L’obiettivo confermare la nostra vocazione a operare nel segmento di eccellenza del mercato delle calzature, sia nei i nostri punti vendita che attraverso la clientela wholesale Ma non tutto. una prima fase di assestamento, intendiamo promuovere i nostri marchi non solo nel segmento calzature ma anche in quelli di borse e piccola pelletteria L’entusiasmo non manca, ma altrettanto vero che i piedi restano ben saldi a terra. Del resto,
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alle spalle c’ una lunga esperienza.

Sebastian esporta l’85% di ci che produce, motivo in pi per impegnarci a valorizzare ancor pi la nostra eccellenza all’estero sottolinea Stella dove abbiamo gi una rete consolidata. Credo sia questa l’arma in pi per affrontare la globalizzazione dei mercati. Il nostro progetto guarda non tanto ai punti vendita monomarca ma a possibili partnership e accordi con i distributori I mercati pi interessanti?

la Russia e Paesi dell’ex Unione Sovietica spiega Stella ma anche l’area orientale e medio orientale. Non tanto la Cina dove il mercato sicuramente difficile per una piccola realt E poi restano solidi i rapporti commerciali con buona parte dell’Europa, cos come esportiamo in Brasile, Canada, Stati Uniti, in tutto in 34 Paesi

Per dare un’idea della struttura del gruppo (che ha 65 dipendenti) ricordiamo le quattro societ che lo compongono, che vanno dalla capogruppo Sebastian Spa, alle controllate Sebastian Officine (al 72%), Sebastian Suisse (all’80%), Sebastian France (al 100%). I negozi sono situati a Parma, Brescia, Reggio Emilia, Fidenza, Milano, Lugano, Parigi, Forte dei Marmi, Beirut.

appena definito l’acquisto di un nuovo negozio a Milano in via S. Andrea rivela il presidente e di una sede nella stessa via del capoluogo lombardo. Non solo. Abbiamo gi acquisito la licenza di una nuova linea importante che annunceremo a breve Insomma, da via Langhirano riparte il cammino di un marchio importante che ha tutte le carte in regola per crescere. E questa una buona notizia che in tempi cos nuvolosi, appare ancor pi incoraggiante.
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ugg boots outlet online La Libia punta su Finmeccanica Allo studio maxi

Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, il fondo sovrano libico starebbe acquistando sul mercato azioni del gruppo della difesa italiano con l’obiettivo di arrivare a una quota rilevante, che inizialmente potrebbe attestarsi intorno al 2%: ai prezzi di chiusura di venerdì l’investimento sarebbe di circa 112 milioni di euro. Finora nessuna comunicazione ufficiale è giunta all’autorità di Borsa, ma l’acquirente ha comunque cinque giorni di tempo per informare la Consob sul raggiungimento della soglia critica, qualora fosse stata già raggiunta. Comunque sia, un annuncio sull’esito del negoziato potrebbe essere questione di pochi giorni.

La notizia è trapelata dopo che il sito Dagospia ha diffuso l’indiscrezione sull’interesse del fondo libico per il 10% del gruppo di Piazza Montegrappa, costringendo Finmeccanica a smentire categoricamente la notizia di presunte trattative (.) quanto eventuali cessioni azionarie. Un atto dovuto perché in ogni caso un eventuale interesse della Lia per una quota superiore al 3% dovrebbe ottenere il gradimento del governo, azionista di riferimento con il 30,2%: la governance di Finmeccanica è blindata e lo stesso statuto parla chiaramente di sterilizzazione dei diritti di voto e di veto motivato in relazione al concreto pregiudizio arrecato agli interessi vitali dello Stato. Nulla da obiettare nel caso in cui ci si fermi sotto la soglia del 3% per azioni acquistate sul mercato.

In realtà l’acquisto dei titoli, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, sarebbe stato concordato con il vertice di Piazza Montegrappa e rappresenterebbe il primo passaggio di una partita più complessa non soltanto di natura finanziaria, ma soprattutto industriale,
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giocata in prima persona dai governi italiano e libico: in ballo ci sarebbe la costituzione di una joint venture ad ampio raggio sui più importanti settori operativi di Finmeccanica. A tirare le fila per l’Italia ci sarebbe il ministro degli esteri Franco Frattini che di recente, di ritorno dalla Libia, ha detto di volere portare in Europa molte buone ragioni di un paese, la Libia, che oggi torna sulla scena internazionale come un partner riconosciuto, da ultimo anche dagli Stati Uniti che hanno inviato lì un ambasciatore. Per Finmeccanica si tratta di consolidare le relazioni con un partner con cui sono già state firmate importanti trattative nei settori dell’elicotteristica, della sicurezza e dei trasporti quest’ultimo attraverso Ansaldo Sts e Ansaldo Breda. risaputo che Gheddafi voglia rafforzarsi nell’aeronautica civile e militare che risale ai tempi dell’embargo quando i cinesi e i russi erano i principali fornitori.

La prima concreta realizzazione della collaborazione italiana vedrà la luce nel 2010 con l’inaugurazione dell’impianto di assemblaggio e manutenzione della Liatec (Libyan Italian Advanced Technology Company), la joint venture al 50% costituita nel 2007 con Agusta Westland: con la società dell’elicotteristica di Finmeccanica, la Libia ha firmato un contratto per 10 velivoli AW 109 Power e AW 119 Koala da assemblare negli stabilimenti libici. Dagli elicottreri agli aerei regionali con gli Atr42 entrati nella flotta dell’agenzia di sicurezza del paese africano, mentre il C 27J l’aereo da trasporto tattico sono pronti a sostituire gli attuali bimotori G 222. Dal civile al militare: in questo caso Tripoli vuole sostituire gli ormai obsoleti Mig russi e dopo la scadenza dell’opzione per i Rafale francesi sta guardando con interesse all’Eurofighter del consorzio europeo. Infine l’homeland security in cui Finmeccanica vanta una lunga esperienza con Selex sistemi integrati: nel trattato di amicizia tra i due paesi i cui protocolli erano stati firmati dal governo Prodi, si prevede un ruolo di primo piano dell’Italia per il controllo dei confini a sud del paese tra il Ciad e il Sudan, rotta di contrabbandieri e immigrazione clandestina. I satelliti made in Italy sono pronti a guidare gli uomini del colonello nelle operazioni di controllo delle frontiere.
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stivali ugg rosa la dialettica come strumento di ricerca e l’arte maieutica di Socrate

Nel Teeteto la dialettica è presentata con lo stesso spirito con cui è presentata nel Parmenide e in altri dialoghi della tarda maturità: come strumento di ricerca in comune e pratica di vita filosofica, nello spirito dell’amicizia e della mutua corrispondenza che Socrate richiama nelle prime battute del passo che riportiamo.

Dal punto di vista del metodo, qui è ripresa quella ricerca dell’unità e delle sue articolazioni reali che abbiamo visto nel Fedro, e se ne trova una chiara enunciazione attraverso un esempio matematico proposto da Teeteto sulle potenze. Socrate invita Teeteto ad andare avanti su questa strada nel tentativo di comprendere che cosa sia la scienza: “così come hai saputo comprendere la pluralità delle potenze sotto l’unità di un unico termine, sforzati adesso di applicare alla pluralità delle scienze una definizione unica”.

Questo passo però è importante anche per un’altra ragione: nell’invitare il giovane Teeteto a proseguire nella ricerca seguendo questo metodo, Socrate propone la celebre immagine dell’arte maieutica.

I due temi del brano la dialettica come tecnica che mira alla ricerca dell’unità e l’arte maieutica di Socrate vanno naturalmente visti nella loro correlazione: l’unità appartiene all’idea, ha una natura oggettiva (come le articolazioni che la compongono) mentre l’arte maieutica e il suo corrispettivo, un’anima in travaglio alla ricerca della verità, appartengono alla sfera della soggettività. Ma se è la verità oggettiva che l’anima cerca, essa non deve porre l’unità, ma imparare a riconoscerla. Dunque la via soggettiva di ricerca non ha di mira un processo inventivo, ma di pura contemplazione. Il “metodo” deve imparare a plasmarsi sulle articolazioni del suo oggetto.

Socrate: “E’ proprio questo che mi rende perplesso e mi impedisce, da solo, di formarmi una concezione adeguata: la scienza, in che cosa esattamente può consistere? Sappiamo veramente dirlo? Che cosa rispondete? Chi di noi parlerà per primo? Ma guai a chi sbaglia, e “chi tutti i colpi sbaglierà, a terra asino si siederà”, come dicono i ragazzini che giocano a palla. Chi invece farà il giro senza errori sarà il nostro re e ci porrà le domande che più gli piacciono. Perché questo silenzio? Forse per il fatto che il mio amore per le argomentazioni mi rende un po’ troppo duro, impegnato come sono a far nascere un dialogo che stabilisca tra noi i legami di una amicizia e di una mutua corrispondenza?”

Teodoro: “Ma per niente al mondo, Socrate. Un simile impegno non è duro. Piuttosto è ad uno di questi giovani che bisogna domandare le risposte. Da parte mia io non ho abitudine a questo genere di dialogo e ho passato l’età per abituarmici. Ma a questi giovani conviene farlo; possono trarne un gran profitto perché è proprio vero che la giovinezza consente di progredire in tutto. Ma tu continua con Teeteto; non lasciarlo andare e continua a porgli le domande”.

Socrate: “Hai sentito Teeteto quel che dice Teodoro? Disobbedirgli non credo affatto che lo vorrai: sarebbe una grave mancanza se su simili materie un uomo più giovane rifiutasse di obbedire agli ordini di un uomo saggio. E dunque dammi buone e franche risposte: che cosa ti sembra che sia la scienza?”

Teeteto: “Mi tocca dunque obbedirti, Socrate, visto che me lo ordinate; d’altra parte se sbaglio mi correggerete.”

Socrate: “Perfetto, sempre che ne siamo capaci.”

“Bene mi sembra innanzitutto che tutto quello che si può apprendere da Teodoro sua scienza: la geometria, con tutte le discipline che tu hai prima richiamato. Anche l’arte del calzolaio e tutte le tecniche degli altri artigiani prese nel loro insieme, o ad una ad una, non sono altro che scienze”.

“Il gesto è nobile e generoso amico mio: ti si chiede uno, tu dai molti; ti si chiede qualcosa di unitario, tu dai un misto.”

“Ma, Teeteto, non ti ho affatto chiesto questo: né quale sia l’oggetto della scienza, né quante scienze vi siano. Infatti il mio pensiero non era di chiederti di enumerarle, ma sapere che cosa è in sé la scienza. Dico forse una cosa priva di senso?”

“Al contrario, dici una cosa del tutto corretta”.

“Considera dunque ancora questo punto; supponi che noi ci si interroghi su qualcosa di banale e di facile: per esempio su ciò che può essere l’argilla. Risponderemo forseche c’è l’argilla dei vasai, l’argilla di quelli che lavorano nei forni, l’argilla dei fabbricanti di mattoni? E non cadremmo così nel ridicolo?”

“E’ innanzitutto ridicolo, io penso,
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credere che l’interlocutore comprenda qualcosa delle nostre risposte quando noi enunciamo la parola “argilla” e vi aggiungiamo la menzione dei fabbricanti di bambole o non importa di quali altri artigiani. Credi forse che si comprenda il nome di un oggetto quando non si sa che cos’è questo oggetto?”

“Dunque non si comprende niente dell’espressione scienza delle calzature se non si sa che cos’è la scienza.”

“E neppure si comprende che cosa significhi scienza del calzolaio, né di alcun’altra arte se non si ha alcuna idea della scienza.”

“E’ esatto. E allora rispondere con il nome di una qualsiasi arte, significa dare una risposta ridicola a chi ci domanda che cosa è la scienza. Significa rispondere “scienza di una certa cosa”, mentre la questione era tutt’altra.”

“In secondo luogo, io penso, si potrebbe dare una risposta semplice e breve, mentre si va a fare un giro per una strada interminabile. La domanda sull’argilla per esempio aveva una risposta banale, in ultima analisi, semplice: si poteva dire che l’argilla è terra impastata con acqua e non aveva importanza richiamare chi la lavora”.

“A questo punto, Socrate, almeno adesso, la questione mi sembra facile: mi sembra però che rischi di essere simile a quella che ci si è presentata poco fa, parlando a due, io e il tuo omonimo, il Socrate che è qui.”

“A cosa ti riferisci, Teeteto?”

“Teodoro, qui, ci aveva proposto la struttura di alcune potenze mostrandoci che quelle di tre e di cinque piedi, considerate secondo la loro lunghezza, non sono commensurabili con quelle di un piede, e continuò così a studiarle, una per una fino a quella di diciassette piedi: poi, non so perché, si fermò lì. A noi allora venne in mente, visto che il numero delle potenze sembra infinito, di cercare di raccoglierle sotto un unico termine che potesse servire a designare tutto ciò che appartiene alle potenze.”

“E avete trovato qualcosa di adeguato?”

“Tutto l’insieme dei numeri l’abbiamo separato in due gruppi: quelli che possono derivare da un prodotto di due fattori uguali li abbiamo rappresentati mediante la figura del quadrato e li abbiamo chiamati quadrati ed equilateri.”

“Quelli intermedi tra i numeri del primo genere, come il tre, il cinque e in generale tutti i numeri che non possono derivare dal prodotto di due fattori uguali, ma derivano sempre dal prodotto di un numero maggiore e di un numero minore, o di un numero minore per uno maggiore, e costituiscono sempre una figura in cui uno dei lati è più grande dell’altro, noi li abbiamo rappresentati con la figura del rettangolo.”

“Tutte le linee per cui il quadrato costituisce il numero piano equilatero noi le abbiamo definite lunghezze. Tutte quelle di cui il quadrato costituisce il numero di cui i due fattori sono ineguali li abbiamo definiti potenze perché, non commensurabili alle prime se le si considera secondo la loro lunghezza, sono loro commensurabili se si considerano le superfici che esse possono formare. Per i solidi, infine abbiamo fatto distinzioni analoghe.”

“Avete fatto la cosa migliore al mondo, ragazzi! Credo proprio che Teodoro non possa essere accusato di falsa testimonianza.”

“Ora, Socrate, alla domanda che tu mi hai posto a proposito della scienza io non saprei rispondervi come ho fatto per la lunghezza e la potenza. E tuttavia mi sembra che tu cerchi qualcosa di simile; e allora nuovamente Teodoro sembra un falso testimone.”

“E perché mai? Se egli ti avesse lodato come corridore affermando di non aver ancora trovato un giovane che possa batterti nella corsa e poi tu fossi stato vinto in una gara di velocità da un corridore migliore a causa della sua età, tu credi che vi sarebbe minore verità nell’elogio che egli ti aveva fatto?”
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ugg men boots la moda italiana in Russia sfiora il miliardo di euro

Mosca, 21 feb. (askanews) L’Italia continua a ricevere successo ‘a pelle’ in Russia e il fashion made in Italy in questo momento è la vera regina (da un miliardo di euro), benchè ci siano altri settori interessanti e per nulla scontati, come i fiori. E territori raggiunti, ma ancora tutti da esplorare come il Grande Nord e il Lontano oriente. Pier Paolo Celeste, direttore dell’ufficio Ice di Mosca, in un’intervista ad Askanews spiega come lo stile italiano continui ad affascinare i russi e le russe, sempre più curiosi oltre che attenti ed esperti. ‘Lo abbiamo dice riscontrato a ProdExpo a Mosca, con il food beverages e al forum di Sochi. Ora lo vediamo con la 30esima edizione di CPM Collection Première Moscow, il più importante salone della moda in Russia ed Europa dell’Est, dove sono presenti 143 brand italiani (in aumento rispetto ai 134 della scorsa edizione invernale) per un comparto che ha fatto segnare la crescita più elevata nell’ambito dei beni di consumo. Più 30% rispetto al 27% generale. O almeno ‘cresce in termini di valore più la donna, perché per quantità è più la donna. Ma la dinamica di crescita vede l’uomo in testa’. I russi stanno diventando più attenti al loro stile. ‘Pochi giorni or sono, incontrando tre governatori russi, mi sono accorto che tutti e tre vestivano italiano. A buona ragione noi siamo il secondo fornitore di questo mercato. Abbiamo guadagnato posizioni rispetto al 2016. Ovviamente questo è il frutto anche di un potere d’acquisto aumentato, e quindi quando la gente ha più soldi in tasca, si può permettere di comprare il sogno e il sogno è comunque il prodotto italiano, che sia abbigliamento, un paio di scarpe, cosmetici, una borsa, o della gioielleria. Celeste ha un’esperienza precedente all’ICE di New York, altro luogo dove il Made in Italy è amato e apprezzato molto. Basta l’affermazione di un marchio per tutti: Armani che ha conosciuto storicamente le sue prime vere glorie nella Grande mela. Ma il mercato americano è molto diverso da quello russo. ‘Sicuramente aggiunge il direttore Ice Mosca è un mercato più strutturato. Ha regole precise, viene da vari decenni di libero mercato, quindi con catene di distribuzione e con un ruolo dei department store che è stato fondamentale. In questo Paese, nella Federazione russa, non c’è tutto questo. Su Mosca ci sono due colossi come Tzum e Gum, a San Pietroburgo Dlt, ma da altre parti tu non hai uguali riferimenti. Quindi il grande alleato dell’Italia sono i negozi indipendenti. In alcuni casi sono delle vere e proprie catene. I buyer da 23 città venuti quest’anno alla CPM hanno più negozi. Ad esempio il delegato di Irkutsk (Siberia centrale) ha sei negozi. Tra l’altro con un’offerta molto variegata: ci sono negozi per il ceto medio, altri per chi ha una possibilità di spesa più elevata. E diventano punti di riferimento in queste città, dove trovi la moda italiana più aggiornata. Ice in questo senso collabora molto con loro, li invita due volte all’anno a Mosca, nonchè in Italia durante i grandi appuntamenti fieristici. Ci sono in qualche modo fedeli anche perché chi vende moda e chi si vuole distinguere, ha bisogno della moda italiana. E l’attaccamento di queste persone al prodotto italiano è molto forte perché hanno una clientela scelta, con consumatori abbienti che cercano i prodotti italiani. Con loro, principalmente per le calzature, abbiamo anche delle iniziative più sofisticate: invitiamo aziende dall’Italia che non sono mai venute prima a Mosca, invitiamo i buyer e offriamo loro dei piccoli contributi sulla pubblicità nel caso vogliano scegliere prodotti totalmente nuovi. ‘Irkutsk è un fatto. Ma c’è gente che viene da Vladivostock, o da Yakutsk. Noi ci siamo concentrati prevalentemente sulle 15 città russe che hanno più di un milione di abitanti, e poi sulle città la cui dinamica di crescita è maggiore: quindi per numeri inferiori, ma non per questo inferiori per ricchezza. Lo scopo è intercettare la domanda dei ceti abbienti perché vanno a cercare il prodotto italiano. Le borse, anche queste un must da avere a tutti costi. C’è poi un segmento medio alto di moda femminile che comincia a consolidarsi, perché comunque il brand, la riconoscibilità è qualcosa che i russi cercano. Per questo è così importante avere un rapporto di fidelizzazione con i negozi: i negozi sono anche i consiglieri di queste persone. ‘Abbiamo chiuso Prodexpo e abbiamo avuto casi di aziende alla prima esperienza, che hanno portato a casa primi acquisti, non massicci, ma per il food è normale; le aziende sono contente. Noi avevamo su 43 imprese, 20 totalmente nuove, di queste, 14 hanno registrato acquisti. Pur essendo Prodexpo una vera giungla di offerta vinicola e alimentare, dove noi non possiamo competere con tutti i prodotti, ma solo con quelli non toccati dall’embargo alimentare’. L’embargo proclamato dalla Russia in risposta alle sanzioni europee, è un tasto dolente. ‘Nei momenti di massimo splendore abbiamo portato su questo mercato 53 milioni l’anno di formaggi. Noi con i fiori quest’anno ne abbiamo fatti 80. Nel 2004 vendemmo 3 milioni di fiori, nel 2015, 32, nel 2016 abbiamo venduto 70 milioni, e nel 2017 siamo arrivati a 80. Prova provata, per comprare i fiori a Mosca ho fatto io stesso il test: tutte le etichette dicevano Italia, su tutti i tipi. E come si sa le tre province da cui vengono prevalentemente sono Bolzano, Ferrara e Pordenone. E quindi ci siamo concentrati ad esempio sul vino. Pasta, olio. Anche le Settimane della Cucina italiana aiutano. Noi in realtà abbiamo un grande handicap: dobbiamo affrontare un mercato che è enorme. Ben 58 volte l’Italia. La Federazione russa sicuramente è un Paese più complicato perché di nuovo la vastità condiziona anche le iniziative. Ma l’Ice sta puntando proprio sull’andare nelle città. A dicembre siamo stati a Krasnoyarsk e Novosibirsk, per creare anche questa attesa nei consumatori ai quali piace avere le giornate italiane. Io come direttore ICE Mosca sono contento di una cosa: ho letto di recente un articolo pubblicato dal Sole 24 ore, che parlava del successo del made in Italy, e al primo posto mettevano l’attività delle agenzia ICE. Mi sono meravigliato moltissimo: sicuramente il ministero dello Sviluppo economico ci ha dato dei compiti più ampi e ha fatto un grandissimo lavoro di concentrazione delle risorse. Per cui sull’estero le risorse non si disperdono più come qualche anno fa, ma vengono concentrate. E si vedono i risultati. C’è una regia, la ben nota cabina di regia del ministero, dove partecipano tutte le componenti del sistema Italia. Da Confindustria alle camere di commercio. Quindi tutti gli attori si coordinano in azioni che sono chiaramente più efficaci e i risultati si vedono. Le aziende sono sicuramente più contente’.
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Il cambio di costumi e di logistica ha ridotto i negozi di calzature. E rivoluzionato le reti di vendita. Tengono le scarpe sportive, ma resta cruciale il canale d’entrata.

Lo scenario delle calzature, in forte cambiamento negli ultimi anni, oltre ad avere impattato sui conti del settore, e imporre oggi una profonda riflessione alle fiere di categorie (vedi articolo precedente su theMicam), ha influenzato anche la distribuzione.

In particolare, la trasformazione di gusti e costumi, assieme a una progressiva revisione della logistica, ha imposto notevoli sacrifici al commercio al dettaglio. I distributori, insomma, soffrono le ripetute chiusure di attività commerciali del settore: i clienti diminuiscono e così anche il loro giro d’affari.

In questo panorama, tuttavia, ci sono ambienti che sono riusciti a sfruttare la propria identità di nicchia.

Tra quelli che ‘resistono’ sembra esserci la categoria dei distributori di calzature sportive, segmento che, nel corso degli anni, si è ritagliato un ruolo di primo piano. Ma anche questi ‘sopravvissuti’ a un mondo in evoluzione si ritrovano a dover cambiare pelle.

Secondo i dati dell’Osservatorio Confesercenti sul commercio al dettaglio, in 10 anni (dal 2004 al 2014) il numero di imprese del commercio registrate in Italia del settore calzature e accessori è calato del 5,9% a 15.692 esercizi. Complice la domanda compressa dalla crisi, i negozi del settore hanno sofferto in maniera specifica: in alcune province il fenomeno è stato particolarmente duro, con cali ampiamente superiori a un terzo del totale.

Difficile, peraltro, che il trend possa invertirsi. Lo scenario nazionale non brilla. I dati preconsuntivi diffusi da Assocalzaturifici indicano che nel 2014 la produzione di scarpe è tornata sotto la soglia critica delle 200 milioni di paia, addirittura poco sotto il livello del 2009 e con un indietreggiamento del 2,5% sul 2013, nonostante la piccola crescita in valore (+0,3%) a 7,4 miliardi di euro.

Il ritorno in voga delle ‘scarp de’ tennis’ non è certo l’unico punto di forza per i distributori di questo settore. A giocare un ruolo pesante è anche il fatto che il mercato italiano rimane difficile da raggiungere e da capire per i grandi gruppi dello sportswear, spesso americani. “Le case madri spiega a Pambianco Magazine Sara Brancati, general manager di Area Sport, azienda torinese da 13 milioni di ricavi nel 2013 che ha in portafoglio la distribuzione di cinque brand (Lacoste Footwear, Sperry Top Sider, Keds, O’Neill ed Emu) raramente si accollano il rischio di distribuire direttamente sul territorio italiano, difficile dal punto di vista geografico, ma anche da quello delle abitudini. Lavorare in Italia, per chi viene da fuori, non è semplice. Il nostro è un Paese stretto e lungo, cambiano condizioni climatiche e gusti tra Nord e Sud, e anche nella stessa zona i consumi mutano molto rapidamente”.

Così, capita che le grandi aziende decidano di non rischiare, e di affidare a terzi l’incognita della distribuzione attraverso contratti di esclusiva sul nostro territorio. Ovvero, il distributore compra la merce dalla casa madre e la smista principalmente attraverso due modalità: una rete di vendita tramite agenti sparsi nelle varie regioni con mandato di rappresentanza (opzione adottata nel caso il cliente sia piccolo), oppure in maniera direzionale, vale a dire in maniera diretta con proprio personale (questo avviene nei confronti dei cosiddetti ‘key account’, i clienti più importanti come le grandi catene). Così facendo, l’azienda a monte si tutela sia sotto il profilo del credito, sia nella fase di post vendita: il customer service è affidato, nella stragrande maggioranza dei casi, proprio alle aziende distributrici, che si occupano del riassortimento stagionale, delle spedizioni e delle giacenze.

Tra i player più importanti del settore, oltre ad Area Sport, anche Gartner Sports (gruppo con sede a Bolzano che distribuisce, tra gli altri, anche il marchio New Balance) e Asap, azienda con base a Firenze che inizialmente operava come distributore esclusivo di Dr. Martens e Creepers e che attualmente ha in portafogli diversi brand tra cuiUgg e Kawasaki per un giro d’affari complessivo di 52,6 milioni di euro nel 2014. Il modello di business è lo stesso per entrambe le aziende, con la sola differenza che Asap lavora unicamente in maniera direzionale, senza avvalersi di una rete di agenti.

Un altro punto di forza dei distributori riguarda il credito: “Tra i plus della nostra figura riprende Brancati vale la pena citare anche la grande elasticità finanziaria: abbiamo sempre vestito il ruolo delle banche per i nostri clienti, anche se nell’ultimo periodo serve fare molta attenzione per elargire il credito”.

Un’immagine Nike e un paio di sneaker Asics

Insomma, le tinte si sono intonate al rosa per il mondo della distribuzione sportiva. Tuttavia, negli ultimi anni,
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anche il ‘rosa’ si è appannato per colpa della crisi economica e della caduta dei consumi. “Il mercato si è ristretto, è innegabile. L’Italia era rimasta l’unico Paese al mondo con una grande capillarità commerciale relativa al tessile e agli accessori, ma adesso le cose stanno cambiando”, continua Brancati. “L’Italia si sta europeizzando: sempre più largo spazio lo hanno le grandi catene, a discapito dei piccoli negozianti, e i distributori devono tenere in conto questo cambiamento”.

Per questa ragione, i distributori stanno convergendo sempre più verso due direzioni: il mercato risulta diviso tra chi sceglie di diversificare il più possibile, e quindi cerca di avere una quantità sempre più ingente di mandati, e chi invece tenta di vestire i colori di un unico grande brand. questo il caso di Asak, distributore in esclusiva di Clarks, e di 3A Sport, azienda veronese da circa 36 milioni di fatturato nel 2013 che lavora soltanto con un marchio, Nike, distribuendone ufficialmente il prodotto su quasi tutto il territorio italiano, ad eccezione di Sicilia, Sardegna, Puglia e Calabria. “La nostra è una figura nuova che unisce il ruolo della sussidiaria a quella del distributore”, spiega Fabio Antonini, managing director della società. “Il nostro ruolo è quello di servire i clienti che per ragioni dimensionali o di segmento, come gli small business account, non vengono seguiti direttamente da Nike. Parlo dei generalisti, dei multibrand, dei piccoli negozi a conduzione familiare. Qui subentra il nostro lavoro, che presuppone una forte conoscenza del territorio”. All’opportunità di prendere sotto la propria ala altri brand, Antonini è categorico: “Abbiamo la fila di marchi che vorrebbero appoggiarsi a noi, ma non abbiamo intenzione di tornare alla vecchia figura del distributore, così simile a quella del grossista. Abbiamo fatto una scelta audace di esclusiva, ma si è rivelata la decisione migliore”. Anche in questo caso, comunque, il rischio finanziario è del distributore: “Il target da raggiungere viene definito con due anni d’anticipo a prescindere dalla solvibilità dei nostri clienti”.

C’è invece chi sceglie di distribuire attraverso una sussidiaria: una scelta fatta da diverse case, tra cui Adidas, Puma e Le Coq Sportif, Converse e Asics. La strategia adottata, in questo caso, è quella di centralizzare le direttive a favore di una strategia coordinata tra i diversi Paesi.

Il marchio di calzature sportive giapponese Asics, dopo trent’anni di ‘autonomia’ a livello distributivo, è passato sotto l’egida della casa madre, che ha trasformato l’organizzazione italiana, allineandola con quella del resto del mondo. “La scelta è stata quella di dare un’immagine univoca al marchio, senza affidarci a un distributore e, di conseguenze, alle sue scelte”, spiega Luca Bacherotti, AD di Asics Italia. “Certo, abbiamo optato per la gestione del rischio sotto il profilo del credito, ma fa parte dei giochi. In Italia contiamo sia sul personale interno, che segue i clienti direzionali, sia sul network di agenti monomandatari che abbiamo ereditato nel tempo”, spiega il manager alla guida della filiale italiana, che ha chiuso il 2014 a 85 milioni di euro (+15,3% sul 2013).

A prescindere dalla modalità scelta dalle diverse aziende, il nodo sembra essere quello di riuscire a distribuire il maggior numero di calzature a fronte della diminuzione delle vetrine.

Un ruolo fondamentale, in questo, lo gioca la corretta profilazione dei clienti. “La segmentazione dei negozi è fondamentale. Scarpe diverse devono essere distribuite in doors diversi, a seconda che si tratti di piccoli punti vendita, catene strutturate o multimarca e in base al target: per noi è particolarmente importante, per esempio, mantenere una distinzione tra le calzature ‘fashion’ e quelle più propriamente sportive”, precisa Bacherotti. Addirittura, nel caso di Nike, la 3A Sport distribuisce prodotti diversi a seconda dei punti vendita, su indicazione della casa madre: “Abbiamo prodotti diversi conclude Antonini in base alla categoria dei clienti. Il consumatore deve avere una percezione corretta rispetto al ‘contenitore’: il product placement di Nike è un processo scientifico”.

modifica del 19/3/2015: Tra i marchi distribuiti da Asap si era indicato in precedenza anche Hunter. Hunter precisa che Asapnon distribuisce più il brand da oltre un anno e mezzo.
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Terremoto in Abruzzo, Parlano i feriti dell’Aquila.

Dolore, terrore, morte e distruzione. Uno scenario quasi apocalittico quello che si prospetta davanti agli occhi dei terremotati sopravvissuti al sisma.

La terra cotinua a tremare e non da nessuna tregua agli sfollati. Anche questa sera una nuova scossa ha gettato nella paura e nel panico le famiglie profondamente provate. Il bollettino dei morti si è allungato anche per il Molise.

L’EPICENTRO: La violenta scossa di terremoto che è stata avvertita in nottata nel centro Italia ha avuto come epicentro L’Aquila ed è stata di magnitudo 5,8. La scossa è avvenuta alle 3.32 a 5 km di profondità.(L’epicentro è stato ulteriormente precisato essere a pochi km dalla città dell’Aquila, nella zona nord, in un triangolo compreso tra la stessa città dell’Aquila e le frazioni di Collimento e Villa Grande.

Il terremoto che ha colpito oggi l’Abruzzo “é la peggiore tragedia di questo inizio di millennio”. Lo ha detto il capo della protezione, civile, Guido Bertolaso.

L’evento, ha spiegato Bertolaso, “é paragonabile, se non superiore, al terremoto che ha colpito in passato l’Umbria e le Marche. Si tratta di una vicenda che mobiliterà il paese per diverse settimane”.

Il Presidente della Regione Molise Michele Iorio appena dopo il sisma di questa notte, in Abruzzo, ha dato mandato alla Protezione Civile Regionale di inviare immediatamente la Colonna Mobile per i primissimi soccorsi alla popolazione. Il Presidente Iorio ha quindi messo a disposizione dell’Abruzzo tutte le strutture sanitarie del Molise per ospitare i feriti provenienti dai vari centri colpiti dal “Desideriamo porgere

le nostre condoglianze

alle famiglie italiane

colpite dal terremoto. La Colonna mobile molisana realizzerà un campo a l’Aquila in Piazza D’Armi. Sono appena partiti anche il secondo e terzo modulo (con grado di emergenza H 12) della stessa Colonna Mobile costituita da 80 volontari, che oltre a trasportare altre attrezzature e 3 autobotti per l’acqua, daranno assistenza logistica alla popolazione.

Parallelamente il Presidente Iorio, coordinandosi con le Prefetture di Campobasso e Isernia, ha avviato le procedure per la verifica di tutti gli edifici pubblici e particolarmente di quelli scolastici del Molise. Questo al fine di avere certezza delle reali condizioni di ogni immobile ed assicurare un loro tranquilla fruizione.

Martedì7 Aprile. Due giovani molisani, di Bojano e Carovilli, sono sin da subito risultatidispersimentre altri giovani sono rimasti feriti. Una Studentessa di Termoli fugge dopo il terremoto da L’Aquila in pigiama. Viva per miracolo èsotto schoc.

Hanno visto la morte in faccia, sono scampati per miracolo al terremoto di L’Aquila, Antonio Gianfelice di 80 anni e la moglie Iana Battaglia di 78 anni,di Termoli e proprietari di una casa in località Coppido a L’Aquila, riusciti ad arrivare a Termolioggi dove abitano stabilmente. Ma e’ il pianto di qualche familiare che rida’ il segnale al rumore delle macchine escavatrici, alle braccia instancabili di tutti quelli che tra queste macerie sudano e imprecano per strappare alla morte qualche altro abitante sorpreso nel sonno da questa immane tragedia.

Si continua a scavare all’Aquila in almeno cinque punti critici della citta’ dove intere palazzine sono venute giu’ come castelli di sabbia imprigionando tutto e tutti. Soprattutto gli universitari, i cui parenti adesso assistono chi in lacrime, chi con lo sguardo fisso, chi inebetito, al lavoro dei soccorritori. Si cerca perfino nello squillo dei cellulari, come traccia o segnale che avvicini i soccorritori ai corpi. La scena di disperazione e l’intervento di squadre tecniche di speleologi, si cerca di andare a conquistare qualsiasi anfratto tra le macerie dove si spera possano essere state create delle camere d’aria che possano salvare gli abitanti dei palazzi. Le ricerche sono frenetiche, non si riesce ancora a definire bene il numero delle persone sepolte, e per questo si cerca di carpire qualsiasi dettaglio o informazione ad amici, conoscenti e familiari. Ed e’ ancor piu’ drammatico quando dalle macerie i bracci meccanici delle ruspe tirano via tra colonne di cemento armato e termosifoni anche i lettini di inermi bambini. Nella tarda serata di ieri l’altroe’ stato recuperato il corpo di Danilo Ciolli. E’ lo studente di 25 anni diCarovilli. Il sindaco del paese ha gia’ annunciato il lutto cittadino. Ieri è stato riconosciuto all’obitorio allestito all’Aquila il corpo di Vittorio Tagliente,25 anni,laureando in ingegneria di Isernia. Le altre vittime molisane sono: Ernesto Sferra, 80enne di Carovilli e Luana Paglione 40 anni di Capracotta. Oggi, purtroppo, è stato trovato cadavere anche Elvio Romano, lo studente di ingegneria di 25 anni ed un altro giovane.

Venerdì10 Aprile. La giornata del silenzio. Le vittime accertate del terremoto finora sono 293, alle ore 11 si sono svolte le esequie solenni per205 di loro, sul piazzale della scuola della Guardia di Finanzaa Coppitopiccolo centro alle porte dell’Aquila. Il momento della commozione e della preghiera, con 5000 persone in piazza, molte persone hanno preferito rimanere in tenda per non riviverequei momenti drammatici, dove ognuno stà da poco elaborando la perdita dei propri cari.

LA LISTA DELLE VITTIME DEL TERREMOTO

Nuove scosse

6 Aprile ore 18,38 magnitudo 4.1, proprio mentre era in corso la conferenza stampa della commissione Grandi rischi, una nuova, forte scossa di terremoto ha fatto tremare per tre lunghi secondi la terra all’Aquila.
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ugg austraila La dieta per perdere 5 Kg senza soffrire la fame

Rieccoci a parlare di salute e forma fisica e, nello specifico, dei modi per riuscire ad ottenere un risultato ben preciso. Oggi, quindi, vediamo se è possibile riuscire a trovare una dieta per perdere 5 chili senza soffrire la fame.

Generalmente è bene diffidare di tutti quei suggerimenti che spingono ad ottenere risultati velocemente e che magari nell’immediatezza sembrano funzionare ma che a lungo andare, a volte anche in tempi decisamente brevi, ci portano al punto di partenza o, peggio, ad ottenere un risultato peggiore dello stato in cui siamo partiti.

Se si vogliono perdere 5 chili, che non sono molti ma che comunque riescono a fare la differenza per chi è leggermente in sovrappeso, è bene comprendere sin dall’inizio che l’approccio migliore per ottenere qualche risultato è quello di procedere con calma e senza fretta, così da raggiungere lo scopo prefissatosi senza alcun danno o controindicazioni per la salute.

1. Al risveglio l’organismo, a digiuno da molte ore, ha pochi zuccheri e dunque per muoversi deve trarre energia dai grassi. Basta un’ora al giorno di camminata a ritmo sostenuto per consumare fino a 350 calorie, se proprio girare a piedi non fa per voi, un’ottima alternativa è la bicicletta: l’importante è non avere ritmi rilassati. Al bando, dunque, bus e motorino: muovere le gambe aiuta anche a contrastare ritenzione idrica e cellulite.2. Prima di pranzo e cena mangiate un’insalata mista condita con moderazione: aiuterà a placare la fame. La verdura ha poche calorie, ma riempie perché è molto acquosa: raggiunto il senso di sazietà, mangeremo in quantità ridotta a pranzo.

3. No ai digiuni: se avete necessità di depurarvi meglio un giorno a “verdura e frutta”, anche spremuta, si introducono così acqua, minerali e vitamine utili al metabolismo.

4. Non riuscite a rinunciare alla pasta? Mangiatela, ma solo a pranzo, i carboidrati consumati la sera bloccano gli ormoni lipolitici, che riducono il tessuto adiposo. Per lo stesso motivo, cercate di non accompagnarli con lipidi e proteine.

5. Cercate di non terminare il vostro pranzo in meno di 20 minuti. E’ il tempo necessario perché si manifesti il senso di sazietà.

6. Raggruppate gli esercizi per glutei, gambe, addominali in un circuito: ovvero non fate pause tra l’uno e l’altro, così aumenta l’attività cardiovascolare e il dispendio calorico e si tonificano i muscoli.

7. Dimezzate le porzioni dei piatti principali: aiuta a perdere un paio di chili senza sacrifici. Mezzo piatto di pasta, mezza pizza. sarà facile passare dalle 1800 2000 calorie quotidiane alle 1500 ma,
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come sempre, non esagerate: una dieta drastica rallenta il metabolismo.

8. Un organismo stanco rallenta tutte le funzioni, metabolismo compreso, con effetti dannosi per la linea. Se si dorme poco si alterano i picchi di cortisolo e di somatropo, due ormoni che facilitano la mobilitazione dei grassi. Passare da poche ore di sonno a dormirne il giusto numero (mediamente sono raccomandabili sette ore di sonno per notte) può portare una persona a perdere fino 6 chili in un anno.

9. Bevete molto, almeno due litri di acqua al giorno, evitate le bevande gassate e riducete drasticamente quelle alcoliche.

10. Prepara per le tue cene tre tipi diversi di verdure. Mangerai più verdure senza troppa fatica e allo stesso tempo diminuirai le calorie assimilate in ogni singola cena. Avere a disposizione più alternative funziona come stimolo per mangiare di più e servire tre tipi diversi di verdure per ogni cena, è un gran modo per mangiare più fibre, assimilare meno calorie e dimagrire senza soffrire la fame.

11. Cereali integrali come il riso integrale, l’orzo, l’avena, il grano saraceno, ma anche la pasta integrale, fanno tutti parte di una buona strategia per la perdita di peso senza sottoporsi a regimi ipocalorici. Gli alimenti integrali sostano maggiormente nell’intestino e favoriscono il senso di sazietà e soddisfazione. In questo modo ti serviranno meno calorie per ogni pasto. Inoltre utilizzando farine integrali migliorerai la regolarità del tuo intestino oltre a diminuire il rischio di patologie cardiovascolari.

12. Diverse ricerche in campo medico provano che bere giornalmente una o due tazze di tè verde accelera il metabolismo attraverso l’azione di una sostanza fitochimicha chiamata catechina. Inoltre il tè verde ha un provato effetto diuretico, di soppressore dell’appetito, antiossidante, combatte il colesterolo e previene alcune forme di tumore.

13. Mangiando a casa, non solo potrai programmare la tua alimentazione in modo corretto e soddisfacendo allo stesso modo il tuo appetito, ma riuscirai più facilmente a introdurre cibi genuini, freschi, con meno grassi e associati correttamente fra di loro. Inoltre sarai in grado di seguire più fedelmente quanto di nuovo stai imparando oggi stesso, senza parlare dei vantaggi economici che di questi periodi non sono sicuramente trascurabili.

14. La maggior parte delle persone che non hanno problemi di peso, mangia in modo del tutto naturale facendo delle pause e socializzando maggiormente con gli altri commensali. Fai attenzione e dopo un paio di bocconi o anche tre, poggia la forchetta sulla tavola e sposta la tua attenzione su chi hai di fronte.

15. Mangiare più spesso vegetariano è senza ombra di dubbio una buona regola per chi vuole dimagrire. Fagioli, zuppa di lenticchie, e altri gustosi cibi a base di legumi sono ricchi di fibra e danno un apporto di nutrienti nobile dal punto di vista nutrizionale. Oltre alle classiche verdure, puoi utilizzare alcuni alimenti caratteristici di un regime vegetariano, che sono in grado di aiutarti nel tagliare le calorie giornaliere senza diminuire il senso si soddisfazione. Esempi sono il seitan, la soia, il tofu, il kamut e altro.
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C una volta la signora Stefania detta Stefi, alla brianzola titolare di un negozio “in centro ma non proprio in centro”, bionda, magra e sorridente, anche molto chic. Io e mia madre le facevamo visita due o tre volte l si compravano un paio di maglioni e il cappotto (o il piumino) d le magliette e i vestiti senza maniche d Si andava in tre io, mia madre e mio fratello perché il suo negozio vendeva capi da donna e da bambino/a e si usciva con tre buste grandi e un po di sconto, salutandosi in attesa della prossima occasione o, più probabilmente della prossima stagione. Negli anni Duemila i vestiti a casa mia si compravano così: “di marca” ma mai davvero alla moda, di qualità, destinati a durare. E così è andata fino all del low cost: quello di Zara H Mango e tanti altri nomi.

Nomi che oggi troneggiano nel “centro centro” delle più grandi città del mondo, con negozi a svariati piani e dalla posizione invidiabile. Con migliaia di persone che ogni giorno entrano ed escono, e comprano qualcosa che potrebbe non durare a lungo, ma, di fatto, è pensato e creato in fretta per essere consumato in fretta. Siamo nell del fast fashion e non è un mistero per nessuno.

Il potere d è diminuito specialmente quando si parla di Italia: secondo il Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca nei primi 4 mesi del 2014 la spesa degli italiani in scarpe (escluse le sneaker) è calata del 5,4% rispetto all precedente e la crisi ha condizionato l dei consumatori. Che, impauriti dalla prospettiva (che in molti casi è stata o è una realtà) di perdere il lavoro o, comunque, avere meno soldi in cassa, hanno preferito astenersi dallo shopping. In questa trasformazione economica e sociale si è inserito il mondo del fast fashion che un po ha cavalcato le conseguenze della crisi (posso spendere poco= compro qualcosa dal prezzo basso), un po ha rieducato i consumatori. Non tutti, certo: i top spender quelli che sborsano decine di migliaia di euro l in abbigliamento e accessori: la maggior parte non sono italiani sono rimasti tali. Anzi: pensano al fast fashion come a un divertimento complementare. La maglia da 49,99 indossata con la borsa da 5mila: un modo come un altro per far capire che chi comanda (in termini di potere d può fare ciò che vuole.

La middle class, invece, che dalla crisi (che non è finita: l detto anche Matteo Renzi alla conferenza stampa di apertura di Pitti, fiera di moda maschile che si tiene a Firenze due volte l e rappresenta un importante vetrina per la moda italiana) è uscita in ginocchio, ha virato verso il basso e scelto di spendere meno anche se, in molti casi, significa spendere peggio. Un atteggiamento che ha assottigliato i fatturati delle aziende di fascia media: brand che, per sopravvivere, hanno dovuto studiare un nuovo posizionamento, alzando i prezzi e la qualità o abbassandoli. E non sempre con risultati positivi: molti di questi brand, infatti, sono scomparsi.

L d del fast fashion ha mutato in modo definitivo le tempistiche di produzione e commercializzazione delle collezioni: oggi dall al prodotto in negozio passano solo un paio di settimane, al massimo un mese, quando si parla di prodotti low cost, e le case di moda si sono adeguate a questi ritmi nuovi e più contemporanei frammentando le care vecchie collezioni stagionali in pre collezioni e capsule collection (sono mini collezioni, spesso in edizione limitata che invogliano il cliente ad acquistare qualcosa al di là della necessità in virtù del fatto che sono un evento spot). E, soprattutto, ha colpito i canali tradizionali di distribuzione dei prodotti moda: i multimarca, per esempio, che un tempo erano ben forniti di prodotti a prezzo medio e, per le ragioni già evidenziate, hanno visto scomparire questa fascia di prodotti o hanno cominciato a vederli rimanere sugli scaffali. Perché comprare un paio di pantaloni da 100 euro che sono fatti in Cina, molto probabilmente, se ne posso spendere 39,90 da Zara, del resto? Lo sa bene la signora Stefania di cui sopra che ha chiuso il suo negozio almeno un paio di anni fa.

Dopo aver impresso una svolta decisa al settore moda “come lo intendevamo una volta” il fast fashion ha cominciato a prendere le misure del mercato. Lo hanno fatto i giganti come Inditex e H in primis. Che oggi devono fare i conti con tassi di crescita ben lontani da quelli degli inizi. Inditex, colosso iberico cui fanno capo i marchi Zara, Massimo Dutti, Stradivarius e Pull tra gli altri, ha chiuso il 2013 con un fatturato è cresciuto del 5% a 16,72 miliardi di euro e gli utili dell toccando i 2,38 miliardi: risultati mediocri se comparati con quelli dei cinque anni precedenti. Nel 2012, tanto per fare un esempio, le vendite del gruppo erano cresciute del 16% mentre l netto aveva segnato un promettente +22%. Il gruppo di Ortega che è l più ricco d ha risposto alla crescita blanda con un programma serrato di investimenti retail: ad oggi conta oltre 6300 punti vendita, ma l è quello di incanalare nello sviluppo retail altri 1,35 miliardi. Per quanto riguarda Zara, Inditex pare aver stretto il focus su un mix tra qualità e stile dei prodotti, entrambi maggiori rispetto al passato. Anche i prezzi sono cresciuti rispetto al passato: di fatto Zara è ormai un marchio established e la sua clientela di riferimento non acquista più un capo solo perché costa poco.

Anche il gruppo svedese Hennes Mauritz negli ultimi due anni ha cambiato strategia: da entità focalizzata su un unico brand, H appunto, sta diventando un gruppo multimarca con la creazione di Cos e Other Stories, marchi più sofisticati sul piano del design e della varietà di proposte ( Stories, per esempio, deve gran parte delle sue vendite agli accessori e vanta una linea beauty di alta qualità a prezzi medio bassi). I risultati non sono tardati ad arrivare: se il gruppo ha archiviato il 2013 con un fatturato di 150 milioni di corone svedesi (circa 17 miliardi di euro; +9% sull finanziario precedente) e con un utile netto di 17,2 miliardi di corone (1,9 miliardi di euro), i primi sei mesi del 2014 sono andati bene: il fatturato si è attestato sui 7,7 miliardi di euro (69,97 miliardi di corone svedesi) con un incremento in corone del 17%. La strategia, dunque, si sta rivelando decisiva: oltre agli investimenti retail (uno strumento ad alta redditività) Il gruppo ha annunciato il lancio in autunno di una nuova gamma, più ampia, di calzature. Le scarpe a marchio Stories hanno un prezzo che varia dai 65 ai 120 euro (controllabile comodamente sul sito, già attivo sul mercato italiano: prezzi lontani da quelli di H decisamente più alti.

Cosa rimane del vecchio caro low cost? Qualche collaborazione spot che lo identifica ancora come veicolo di “democratizzazione” di firme che fino ad oggi sono state per pochi. Un modello di business ampiamente sperimentato proprio in casa H con le collezioni andate letteralmente a ruba disegnate da Karl Lagerfeld, Versace, Marni e molti altri. La prossima sarà quella di Alexander Wang, designer americano di origini cinesi che, direttore della maison Balenciaga da un anno o poco più, non smettere di promuovere il proprio brand. E lo fa anche attraverso una capsule collection low cost, rigorosamente in serie limitata. Da ultimo, Custo Barcelona che ha creato una capsule di abbigliamento per Lidl Spagna: 22 pezzi per dare vita ad una collezione “Growing by Custo” che lo stesso designer, Custo Dalmau, ha definito moda fcil. Secondo quanto comunicato dall’azienda, gli oltre 300mila prodotti sono andati esauriti in una sola settimana di vendita. La catena di supermercati, fondata in Germania negli anni Trenta e sbarcata in Italia nel 1992, non ha escluso di poter replicare l

Intanto, anche in Italia, Lidl cambia pelle: raffina i propri spot pubblicitari (di cui in passato si sono sprecate le parodie) che promettono uno stile cool a prezzi bassi: top a 4,99, pantaloni a 7,99 e sandali a 9,99. Che sia arrivato il tempo di un nuovo low cost (ancora più low)?
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Eccomi qui da voi, finalmente un con persone belle e brave. Rossella ad esempio è una donna dinamica e piena di iniziative, Ketty, la nostra rossa simpatica e spontanea, Irene bravissima, le sue mani mi rilassano incredibilmente, poi c Rosa sempre in linea nonostante sia diventata da poco mamma, c anche la solare Angela sempre in cerca di accontentarmi. Insomma tutti formidabili! Da quando ho messo i miei capelli nelle loro mani sono diventata Sheron Stone, mi sento più sicura e più bella.

Tornando alla mia vita posso dire che non è stata molto clemente con me. Ho dovuto affrontare tante difficoltà come se fossi venuta al mondo per fare la Ho avuto un tra alti e bassi con seri problemi economici, cresciuta però nell della mia famiglia. Sono gemella con un fratello bellissimo e ho una sorella che amo tanto: loro sono i miei gioielli, sono loro la mia forza! Sin da piccola ho avuto il desiderio di una mia famiglia, tanti figli e un marito da amare tanto, definisco infatti una donna che sia moglie e mamma felice.

Dopo un periodo buio mi son fatta forza e sono andata avanti, dentro di me però ero molto insoddisfatta, perché avevo sempre la voglia di crearmi una famiglia. Ho fatto tanti lavori, ma tutti precari. All di 24 anni ho incontrato un altro uomo, presentato da mio cugino che a sua volta aveva sposato la mia migliore amica, bell ma quasi dieci anni più grande di me. Antonello il suo nome. Ci siamo frequentati per otto mesi, mi riempiva di tanto amore fino alla proposta di matrimonio. Accettai con tanta felicità: mio sogno sta per avverarsi pensavo. Preparativi per il matrimonio andati alla grande, ma quel giorno, il 7 giugno 1985 successe una cosa terribile. Mentre infilavo l da sposa non volevo più prepararmi, non volevo più sposarmi. Ne parlai con mia madre, lei mi rassicurò dicendo che fosse normale. Una volta arrivata in chiesa parenti e amici erano tutti lì, tutti a farmi i complimenti, io ridevo ma c qualcosa che non andava. Volevo scappare lontano, ma ero impotente. In chiesa erano tutti compiaciuti, lui era lì, mio padre mi lasciò il braccio. Da lì cominciò la tortura. Al ristorante balli, cibo, scherzi per lo sposo e la sposa quasi tutto perfetto, ma io non ero contenta, volevo scappare. Finita la festa andammo in stanza ,
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andai ad indossare un completino sexy, ma non servì a nulla dato che lui era intento a contare i soldi ricevuti in regalo dai parenti. Dopo la conta andò in bagno, si cambiò e si addormentò. La mattina seguentemi portò in banca per depositare i soldi, non tutti però. Con una parte infatti pagò un visone acquistato per la sua amante.

Partimmo per il viaggio di nozze, il solito Roma, Milano, Venezia, Firenze. E per forza di cose consumammo il matrimonio, ma credo non mi amasse più. Qualche giorno dopo scoprii di essere incinta: ero felicissima! Speravo si sarebbe attaccato di più, ma non fu così. Il mio pancione cresceva, la mia principessa diventava sempre più grande. il 10 giugno la nascita. Mio marito miparcheggiò in ospedale, lui stava in giro, con le sue donne, io me la cavavo grazie a mio madre. Nel frattempo acasa incominciarono ad arrivare telefonate offensive: marito è mio mi dicevano vattene va ti lascio immaginare quello che succede tra noi. L mi feceentrare in ufficio,accanto un stanza, lìc mio marito con una donna, stavano facendo l Dopo averli guardati in faccia andai via. Rientrai in casa, presi mia figlia e scappai. Da lì ebbe inizio una guerra tra avvocati e giudici. Lui usava mia figlia contro di me, non accettò infatti mai la nostra separazione. Mi rimboccai le maniche e trovai dei lavori che mi permisero di crescere la piccola in una casa tutta nostra. Ogni fine settimana mia figlia cresceva tra cubiste e poco di buono, lui mi faceva i dispetti e le strappava vestiti e scarpe per darmi altre spese. Tutto fin quando la bimba diventò donna, a 16 anni non volle più vederla anche perché nel frattempo si era già risposato.

Dopo sei anni peròentrò in negozio un cliente particolare. Dopo otto mesi accettai di sposarci, eravamo veramente felici,compresa mia figlia. Diventò nervoso e lamentoso, mia madre nel frattempo fu sottoposta ad un serio intervento chirurgico, così lui mi propose di vendere casa mia e dei miei per trasferirci in un casa tutti insieme. Dopo qualche titubanza accettai. I problemi furono più brutti di prima. Cominciò a trattare male mia figlia, tentò di cacciare i miei genitori, alzava le mani ma mi diceva Amo e lo scriveva pure sui muri di casa, io nel frattempo persi il lavoro e nuovamente la mia vita.

Qualcuno lassù però mi ha tese una mano e mi rialzai anche questa volta. Oggi lavoro come assistenza agli anziani e sto cercando di recuperare la mia famiglia, la mia casa, la mia vita e vi assicuro che è difficilissimo. Vivo da 25 anni tra avvocati e tribunali, mi sento in colpa perché ho trascinato tutti nel baratro dell ma cerco di andare avanti. Ho incontrato degli amici, ma resto pur sempre infelice e insoddisfatta, lavoro sodo ma lo faccio soltanto per pagare le spese.
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