gli ugg la Ferrari 250 GT

inutile cercare la Ferrari 250 prototype EW nei cataloghi ufficiali: non c un esemplare unico che ha la sua spiegazione racchiusa nella sigla EW, che non significa Wheelbase anche se stata allestita su uno dei primi autotelai (early wheelbase, in inglese) della serie 250 GT Tipo 539. La decodifica esatta Enrico Wax. Il dottor Enrico Wax, ricco imprenditore genovese di lontana origine russa, cambiava Ferrari come noi comuni mortali cambiamo scarpe. Era dunque assiduo cliente di Maranello e gran pagatore, ragione sufficiente per essere tenuto in gran considerazione dal Commendatore. Ma c di pi Wax traeva i suoi profitti dall principalmente di liquori, ma anche di pellami. In questa veste era stato occasionale fornitore di Ferrari. Cos fra l di una GT e la vendita di una partita di pelli, i due erano in qualche modo in confidenza. Una ragione in pi perch Enzo Ferrari accettasse i di Wax, che non si accontentava dei modelli di serie. Wax prediligeva le versioni da corsa, che poi faceva vestire con carrozzerie In questo modo nel maggio 1953 si era fatto confezionare la 250 Mille Miglia telaio 310 MM, seguita nel febbraio 1954 dalla 375 Mille Miglia telaio 0378 AM, quindi nell 1956 dalla 250 GT Competizione telaio 0425 AM. Maranello Dopo tre anni e altre Ferrari ordinanza nell 1959 Enrico Wax era di nuovo a Maranello.

Enzo Ferrari lo accompagn nel reparto corse, dove stavano allestendo tre telai del nuovo tipo 539, pi comprensibilmente identificabili con le parole 250 corto o wheel base (SWB), che in inglese significa la stessa cosa. Dei tre il 1739 era il pi completo e gi mostrava i dettagli da corsa come il parafiamma in alluminio, i supporti del cambio alleggeriti da fori, le foglie delle balestre lucidate e le boccole di attacco rigide. Ferrari illustr tutto ci con ardore e Wax alla fine chiese quel telaio per una nuova Ferrari lo aveva destinato a una berlinetta ufficiale, ma non seppe dire di no anche perch probabilmente l aveva gi messo mano al carnet degli assegni. Non rimaneva che concordare i dettagli. Il telaio 1739 sarebbe stato dunque allestito con un motore 128/F identico a quello delle berlinette ufficiali di Le Mans, vale a dire con i condotti lucidati, l libera, il rapporto di compressione 9,8:1 e 280 CV.

In pi Wax chiese la civetteria dei coperchi delle valvole in rosso raggrinzante, come le 250 Testa Rossa. In pi Enzo Ferrari aggiunse di suo quattro Tiragas SNAP (per esteso Silenziatore Neutralizzatore Atmosferica Pressione) concepiti dall poeta e inventore Aldo Settimo Boni. Cos l 1739 adott per primo questi dispositivi, che poi equipaggiarono diverse 250 GT e GTO ufficiali.

Alla prontezza dell non corrispose altrettanta velocit nel completamento del telaio. Non dipese solo dai ritardi dovuti a certi particolari cambiati in corso d come i freni a tamburo sostituiti dai dischi, ma soprattutto dagli indugi sulla scelta del carrozziere. Wax aveva indicato Bertone anche perch questi aveva da poco assunto Giorgetto Giugiaro, un giovane designer del quale si dicevano meraviglie.

Enzo Ferrari era buon amico di Bertone perch negli anni aveva corso con le auto del Cavallino. Tanto poteva bastare per portare rapidamente a buon fine l Ma bisognava fare i conti con la gelosia di Pinin Farina, il carrozziere ufficiale delle Ferrari. e si ammiravano a vicenda, ma erano rivali. Lo mostravano a ogni salone dell sfidandosi nello stile con stupende fuoriserie. Erano ancora pi rivali sul piano commerciale perch entrambi, per continuare a crescere, lottavano per acquisire commesse dalle Case costruttrici. La loro sfida sul piano commerciale si era risolta spesso con accordi fra gentiluomini. Per esempio, dall Romeo aveva ottenuto la commessa delle Giulietta Sprint, mentre si era assicurato quella delle Giulietta Spyder. L raggiunto ripartendosi clienti e modelli rischiava ora la crisi a causa della Ferrari di Wax. I timori di non erano del tutto infondati.

In effetti, Ferrari stava preparando in segreto una piccola GT (quella che poi che divenne l 1000) e stava pensando proprio a Bertone per le carrozzerie di serie. In ogni modo il Commendatore rassicur tutti: da una parte spieg a che l di carrozzare l 1739 non era partita da lui e dall ammon Bertone che un collaborazione non sarebbe andata oltre la I chiarimenti richiesero tempo, cos l 1739 arriv presso Bertone soltanto il 7 gennaio 1960. Anche la permanenza presso il carrozziere non si pot dire breve. Infatti, il certificato d che per le automobili equivale al certificato di nascita, porta la data del 17 ottobre 1960. Qualche fonte riferisce che la 1739 priva di parte della meccanica sia stata esposta a Ginevra nel marzo 1960. Ipotesi che sarebbe avvalorata dai fogli di montaggio Ferrari dai quali emerge che il motore, il cambio e il ponte trovarono definitiva sistemazione nell 1960, ma le ricerche sulle cronache del Salone di Ginevra nelle riviste specializzate italiane dell hanno dato esito negativo.

La prima apparizione della 1739 si pu quindi fare risalire al Salone di Torino nel novembre 1960, quando Bertone la espose nel proprio stand e stup il pubblico in un modo del tutto nuovo. Per questa particolare creazione egli rinunci alle linee ardite e provocatorie, che erano la sua abituale cifra stilistica, e spost la sfida nel campo dell classica, nel quale Pinin Farina era maestro indiscusso.

Nella grazia senza tempo della 1739, Bertone e il ventunenne Giugiaro inserirono in ogni modo molte novit per il Ferrari come il padiglione su montanti sottilissimi, i brancardi e il tetto in metallo satinato,
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i parafanghi integrati nel cofano motore con apertura a conchiglia, i cerchi a vela bimetallici, lo sbrina lunotto e la coda tronca. L di ogni elemento innovativo appare per ancora oggi temperato da un molto composta e misurata, che poggia su linee tese mai interrotte da elementi decorativi estranei al puro linguaggio dell plasmato. Erano prudenti perfino i colori, bianco perlato (fornito da Wax) per la carrozzeria, e pelle Connolly Turquoise Green VM 3476 (verde turchese) per gli interni.

A lavoro finito, Bertone probabilmente si accorse che il senso della misura aveva privato il frontale della 250 prototype EW dell Ferrari e rimedi con uno stemma Ferrari di formato gigante per impedire che il blasone del costruttore passasse inosservato. All l delle linee classiche e delle innovazioni diedero un risultato che oggi appare bizzarro perch tenne conto delle particolari richieste del committente.

La plancia contornata da una palpebra imbottita, che in alto prende un movimento a onda, la parte pi innovativa e la pi riuscita, tanto che poi Bertone ne riprese il motivo in un di modelli: dalla Simca 1000 Coup alla Fiat Dino Coup Nella 1739 stride la posizione del contagiri e del tachimetro al centro, dove l dell consigliava di disporre gli strumenti di diametro minore.

A Wax per gli strumenti grandi piacevano al centro, dove gi li aveva fatti sistemare da Scaglietti nella 410 Superamerica 0671 SA che si era fatto confezionare su misura nel 1957. Ancora pi stravagante appare la batteria di interruttori e spie luminose raggruppati davanti al passeggero, che fanno pensare che il dott. Wax viaggiasse sempre con qualcuno accanto (immaginiamo un graziosa segretaria), con la delega ad azionare interruttori e a controllare spie. All dest sensazione anche la leva del cambio con l a mazza da golf, ma l non era del tutto peregrina, perch oggi sappiamo che qualche anno dopo la Mercedes ed altre Case si ispirarono a questa soluzione per rivoluzionare i pomelli del cambio che fino ad allora non prescindevano da forme rotonde.

Come spesso accadeva, la nuova venne presto a noia al volubile Enrico Wax, che alla fine del 1961 la cedette alla famiglia Tacchini. Qui rimase fino al 1974, quando Giuseppe Medici, illuminato appassionato di Reggio Emilia, la port ufficialmente nel mondo delle auto da collezione. Gli americani all erano pi sensibili degli italiani a certe cose, cos nel 1976 la 1739 attravers l e trov un nuovo proprietario in Robert Solomon di Encino, un sobborgo di Los Angeles. L dopo, pur rimanendo nell di Los Angeles, trov un nuovo proprietario a La Jolla. Qui nel 1981 sub il primo restauro. Il lavoro evidentemente era piuttosto approssimativo, perch fra il 1982 e il 1984 Steve Tillack la restaur per la seconda volta riportando all molti particolari, come il tetto satinato, ma derog dal colore facendola rossa. sell well (il rosso si vende bene), dicono gli americani, e la vettura ora in rosso, nel gennaio 1984 cambi di mano per 100.000 $ nell Barrett Jackson di Scottsdale. Nel settembre dello stesso anno per torn presso la Tillack Co, che vi appose un cartellino di vendita maggiorato a 130.000 $.

Dopo cinque anni e varie peripezie la ancora in rosso e con il tetto satinato, torn da Tillack, che questa volta sul cartellino scrisse 2.500.000 $. La stessa cifra che chiese in un annuncio pubblicato nel settembre 1989 sulla rivista inglese Thoroughbred Classic Cars. Record In ogni modo la 1739 rimase in California, precisamente a Santa Barbara, nelle mani del nuovo proprietario Roger Karlson. Lo stesso Karlson il 24 agosto 1994 la introdusse nel dorato mondo dei concorsi d iscrivendola nella classe 6 dell Ferrari Concours di Monterey. Nel 2000, dopo una parentesi Hollywoodiana con lo scrittore Lance Hill, la nostra Ferrari fin a Monterrey, in Messico, nella Caballeriza Collection di Lorenzo Zambrano.

Rimase con lui nell grigio argento con interni rossi fino al 2009, partecipando a diversi concorsi, dove ottenne vari premi, compreso il 2 di classe a Pebble Beach e il Platinum award nella classe 4 FCA a Monterey. Messa all a Maranello il 17 maggio 2009 all di Leggenda e Passione RM Auctions, non stimol alcun rilancio oltre il valore di stima e rimase invenduta. Non accaduta la stessa cosa lo scorso 21 novembre 2013 all newyorkese of the Automobile quando l pi alta ha toccato il valore record di 7.040.000 $.
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official ugg store La notte dell’Heysel

uscito per Rizzoli il libro di Mario Desiati La notte dell’innocenza. Desiati racconta quello che successe la sera del 29 maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles in occasione della finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool, quando il crollo di un muro sulle tribune e la calca provocata dalla pressione dei tifosi inglesi uccise 39 persone e fece oltre 600 feriti. Il libro è costruito alternando l’analisi dei documenti raccolti su quella sera, la ricostruzione della diretta televisiva e i ricordi personali di Desiati, allora bambino di 8 anni tifoso della Juventus.

In questo estratto il capitolo sugli scontri successivi al crollo e sui momenti che precedono l’inizio della partita.

Quando comincia la partita, alle 21.42, con quasi un’ora e mezzo di ritardo rispetto a quando era programmato il fischio d’inizio, per me è quasi ora di andare a letto, avevo già sforato i permessi extra che avevo trattato nei giorni precedenti. Vedendo le squadre entrare in campo vengo sollecitato da uno strano pensiero e guardo ancora per un poco la televisione. I fili d’erba di quel prato hanno visto guerra e sangue fino a pochi minuti fa, come possono adesso piegarsi sotto i tacchetti di ferro di ventidue calciatori? uno dei dubbi con cui mi allontano dalla tragedia che scorre in televisione. L’erba è un pensiero che mi tormenta mentre raggiungo il letto.

Porto ancora le scarpe coi tacchetti e la maglietta che ho indossato agli allenamenti del pomeriggio. Il sudore asciugandosi ha formato una patina appiccicosa sulla mia pelle e mia madre mi ordina di fare la doccia.

Prima di lavarmi osservo sempre la striscia verde che lascia sul calzettone l’erba gramigna del campetto clandestino, un’erba che non c’entra con quelle che disegnano i campi da gioco. La accarezzo come qualcosa di caro. Ne sento le particelle invisibili che mi danno il potere di legarmi a chi sta giocando dentro uno stadio vero, avverto una connessione speciale con quegli dèi dell’Olimpo in pantaloncini e tacchetti.

Poi i dettagli di ciò che è accaduto si moltiplicano all’infinito nella mia testa. Sotto la doccia piango, e le lacrime si mischiano all’acqua che scende. Quando entro nel letto mi sento un po’ meno tremebondo e scioccato, ma non riesco ad addormentarmi subito e, prima che il sonno arrivi come un guanto a coprire la ferita della serata, nella mia mente rivedo le scene della mezz’ora concitatissima che ha preceduto il fischio d’inizio.

Una trentina di juventini finalmente riesce ad arrivare a poche decine di metri dalla curva X e Y, l’ennesima carica ha portato i suoi frutti, vogliono andare verso i tifosi del Liverpool che stanno esultando. I toni si fanno concitati e la polizia li respinge, ormai ha il controllo della situazione, lancia un paio di lacrimogeni per allontanarli. Alcuni capi ultras cercano di calmare gli animi, ma ce ne sono altri che ancora, come impazziti, corrono tra i fili d’erba di quel campo insanguinato. Caccia all’uomo sotto le tribune, la telecamera segue piccoli particolari.

Le immagini degli ultras italiani sono diverse dall’iconografia odierna: sono secchi, magri, scavati, non sembrano mastodontici, muscolosi o robusti, sono ancora i figli di un’Italia che, per certi versi, opulenta non lo è mai stata neanche nel cuore degli anni Ottanta.

Alle 21.30 circa compare quello striscione, Reds Animals, in caratteri squadrati, gli stessi che accompagnano tutti gli striscioni del movimento ultras. Dopo il tafferuglio con la polizia, una quindicina di juventini guadagna quasi il terreno di gioco e lo stadio intero applaude la provocazione. anche una liberazione, perché ormai la voce che a causare gli scontri siano stati i Reds è arrivata ovunque, non solo nelle case degli italiani attraverso i televisori, ma anche nello stadio attraverso il tam tam e il passaparola.

Dalle gradinate opposte i tifosi del Liverpool cercano di arrivare verso quelli della Juve per strappargli lo striscione. Tafferugli, poi veri scontri sulla pista d’atletica, gli juventini lanciano pietre e pietre ritornano a loro, la polizia fatica a contenere singoli italiani e inglesi che superano gli sbarramenti delle forze dell’ordine. Ne arriva uno, a pochi metri dalla curva italiana, è alto, baffuto, ha la maglia dei Reds,
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ma gli va malissimo, una pietra gli apre in due la testa La sua immagine con la testa fasciata, la faccia insanguinata farà il giro del mondo mentre i poliziotti lo arrestano e gli fanno attraversare tutto il campo di gioco seminando ulteriore rabbia tra le due tifoserie.

Un altro gravissimo ferito, e un’altra immagine che fa il giro del mondo, è il povero fotografo scambiato per un tifoso del Liverpool, oppure semplicemente al posto sbagliato nel momento sbagliato. Mentre i poliziotti lo allontanano dalla curva juventina, una pietra, non si sa se destinata agli agenti o a lui, gli ha rotto la nuca. Il lanciatore è un ragazzo di Lecce che verrà arrestato e processato il giorno dopo per direttissima.

in questo caos che arriva la voce di Phil Neal, il grande capitano del Liverpool: ha trentaquattro anni, è preoccupato perché non sa come stia sua moglie Jane, è preoccupato che possano verificarsi altri incidenti, ma, soprattutto, ha sentito il boato del muro che cadeva. stato tra i primi a intuire che era accaduto qualcosa di grave e probabilmente tragico. Leclaire racconta un cammeo dello spogliatoio del Liverpool, il dissidio tra il giovanissimo Ronnie Whelan che vuole giocare subito e Neal che invece è scosso, è consapevole e dunque terrorizzato da quanto sta avvenendo e dal fatto che attorno a lui molti dei suoi compagni non ne capiscono la gravità, sono ancora bambini.

Dopo il messaggio di Neal, che viene letto e recepito male a causa della cattiva acustica dell’altoparlante, è il turno del capitano della Juventus.

Gaetano Scirea è un uomo riservato e dal volto sereno, è un grande libero, ruolo poetico e durissimo, l’ultimo uomo davanti al portiere e il primo uomo che fa partire l’azione. Forse il più grande libero della storia del calcio italiano assieme a Giacinto Facchetti e Franco Baresi.

Si ritirerà ventiquattro mesi dopo quella partita, come molti altri giocatori ha capito che il calcio è cambiato proprio in quel momento ed è un mondo a cui lui non appartiene. Morirà due anni e mezzo più tardi in un incidente stradale, in Polonia, dove era andato come osservatore juventino per assistere a un incontro della piccola squadra del Grnik contro cui la Juve avrebbe giocato un turno di Coppa Uefa.

Di Gaetano Scirea rimarranno per sempre le parole pronunciate nell’altoparlante che rimanda la sua voce rauca e metallica, rotta dall’emozione, al resto dello stadio: La partita verrà giocata per consentire alla polizia di organizzare la protezione durante l’uscita dallo stadio, non rispondete a provocazioni, restate calmi, giochiamo per voi.

Appena finisce l’appello gli animi non si calmano affatto, decine di juventini caricano i poliziotti sotto la curva. una carica violentissima e disperata, non assomiglia a quella inglese che ha distrutto il settore z, è più discontinua, assomiglia alle immagini che tutti conosciamo degli scontri in piazza negli anni di piombo: uomini imbavagliati, capelli lunghi, sciarpe in faccia, sbarre con cui sbriciolano le colonne dello stadio per procurarsi i pezzi da lanciare.

La polizia risponde, e questa volta in maniera durissima. Un cordone di tre file di poliziotti avanza verso la curva sud, e finalmente riesce a riportare una parvenza di ordine.

Pochi minuti e le squadre scenderanno in campo per la più assurda partita di sempre. I fili d’erba tornano a essere sovrastati dai loro padroni, le scarpe coi tacchetti percuotono il suolo verde, i chiodi bucano la terra su cui cresce l’erba, il fruscio del cuoio che rotola da una parte e dall’altra diventa, per novanta minuti,
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nuovamente legittimo proprietario di quel territorio profanato.

stivali ugg outlet La Grotta della Befana a Ornavasso

Il giorno dell’Epifania siamo stati con i bambini a visitare la Grotta della Befana a Ornavasso (VB). E’ una destinazione che negli ultimi anni ha conquistato molta risonanza perché nel periodo natalizio ospita la grotta Babbo Natale. Dopo Natale la stessa location viene allestita in tema “Befana” : vera magia per i bambini.

Ornavasso è un paese della provincia del Verbano Cusio Ossola (Piemonte) molto piacevole da visitare. Poco distante dal Lago Maggiore gode alle sue spalle della bellezza di montagne in cui sono visibili le cave per estrazione di marmo. In una di queste cave, ormai in disuso, viene allestita ogni anno la Grotta della Befana.

Appena entrati in paese si seguono le indicazioni per la Cava. Si percorre la via principale in direzione della stazione. Seguendo i cartelli potete trovare un ampio posteggio dove lasciare l’auto e raggiungere la piazza principale da cui parte il trenino per la Grotta della Befana. Questo trenino ha un nome particolare, si chiama “Renna Express” per entrare subito nell’atmosfera di quello che ci aspetta. Per il tragitto dal posteggio alla piazza potete acquistare il biglietto della navetta. Il costo del biglietto navetta+trenino costa 5 euro per gli adulti e 3 euro per i bambini.

Il Renna Express è un trenino elettrico parzialmente aperto che vi poterà fino all’ingresso del parco della Grotta della Befana. Vi consiglio di portare una sciarpa in più per i bambini.

Il percorso in trenino attraversa in paese di Ornavasso, segue il torrente e sale sulla montagna mostrando un bellissimo paesaggio del paese in collina e delle montagne alle spalle.

Dalla stazione dei trenini avete ancora un percorso a piedi prima di raggiungere la Grotta della Befana. Se volete seguire il sentiero, calcolate 10 minuti. Se avete il passeggino potete percorrere la strada asfaltata, ma dovete mettere in conto un percorso di 15/20 minuti.

All’interno del parco della Grotta della Befana vedete subito una giostra per bambini: è la slitta volante, un trenino su rotaia sul quale potrete salire acquistando il biglietto.

Poco più avanti inizierete a vedere dei tendoni e poi delle casette: è il villaggio dei Twergi, i folletti che aiutano la Befana. All’interno dei tendoni trovate dei locali riscaldati dove mangiare, cambiare i bambini o allattarli.

Il villaggio dei Twergi è un vero mercatino di Natale in cui si privilegiano i prodotti caseari locali. C’è il tendone del circo in cui potrete assistere con i bambini a uno spettacolo di clown e acrobazie.

Il biglietto per entrare alla Grotta della Befana costa 20 euro per l’ingresso di un adulto e un bambino. Con il biglietto vi viene consegnato un buono da presentare all’uscita della Grotta per ritirare gratuitamente la foto che vi scatteranno con la Befana. Un consiglio: iscrivetevi al sito della grotta per poter ricevere le notizie su sconti e agevolazioni per l’ingresso.

Dal villaggio dei Twergi avete ancora qualche minuto a piedi prima di raggiungere l’ingresso della Grotta. Tutti questi passaggi sono molto suggestivi per i bambini. Lungo il sentiero troverete sagome in legno che raffigurano i Twergi, ognuno di loro custodisce una pietra: saltate sulla base di metallo e sentite cosa vi racconta il folletto!
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All’ingresso della Grotta della Befana vi verrà chiesto di indossare un copricapo usa e getta e un caschetto giallo. Il percorso all’interno della grotta è ben illuminato e interrotto da installazioni che ricreano la vita dei folletti così come la impariamo dai libri di favole. Un consiglio: fate indossare ai bambini delle scarpe pesanti, perché il pavimento in alcuni tratti è bagnato.

La Befana vi aspetta in fondo al corridoio sotto la montagna, nella stanza più grande della grotta. C’è la casa della Befana e un gioco di luci per creare l’atmosfera di un posto magico come piace ai bambini, tra slitte, pacchi regalo in formato gigante e gentili Twergi che vi saluteranno all’ingresso. Incontrare la Befana ha un grande effetto sui bambini che saranno molto felici di farsi fare una foto ricordo con lei e tutta la propria famiglia. Una spilla in regalo sarà il trofeo da mostrare agli amici!

Le emozioni non finiscono qui! Nel villaggio potete calarvi nel tunnel segreto dei Twergi: un tunnel sotterraneo che si raggiunge con una scala e porta alla biblioteca segreta. Lungo il percorso vi aspettano piccoli allestimenti di Twergi al lavoro. Qui c’è l’oro!

Dopo lo spettacolo del circo e un giro sulla slitta volante potete fare merenda nel villaggio e chiedere nella casa dei Twergi se vi siete meritati il diploma di bravo bambino. Forse in qualche caso è meglio fare una promessa di essere più buoni con il nuovo anno!

Passare il giorno dell’Epifania alla Grotta della Befana è stata emozione per tutti. Mentre noi grandi eravamo incantati dal paesaggio, i bambini si sono lasciati conquistare dall’atmosfera. Il più grande dei miei figli è tornato piccolo per un giorno e il seienne si è gustato tutta la magia di aver scoperto dove abita la Befana: “Dopo il ponte, si segue il torrente verso la montagna,
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si entra nel bosco e arrivati alla casa abbandonata si gira a sinistra e c’è la grotta”.

ugg classic tall La crisi cambia la spesa delle famiglie marchigiane

La spesa familiare mensile dei marchigiani, secondo Cna e Confartigianato Marche, che hanno elaborato i dati Istat, scesa dai 2.522 euro del 2008 ai 2.434 euro dell successivo. Tra le famiglie del Centro Nord, solo i liguri spendono meno di noi (2.396 euro) mentre al Sud i consumi scendono drasticamente e non superano i 2 mila euro mensili in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

LA CRISI CAMBIA LA SPESA DELLE FAMIGLIE MARCHIGIANE MENO ACQUISTI DI CIBI E BEVANDE. IN AUMENTO IL BUDGET PER LA CASA

Picciaiola e Fortuna: rilanciare i consumi e far ripartire la spesa occorre ridurre la pressione fiscale sulle imprese e sui lavoratori spostandola sulle transazioni e sulle rendite finanziarie Spendono meno le famiglie marchigiane. In media tra il 2008 e il 2009 hanno euro al mese, tirando la cinghia negli acquisti di alimentari e bevande e riducendo le uscite per i trasporti, le spese mediche e l Resta invece invariato il budget dedicato a sigari e sigarette, all e al tempo libero mentre aumenta la spesa per l (+2 per cento), l elettrica, i combustibili e la comunicazione (Internet e telefonia). Complessivamente la spesa familiare mensile dei marchigiani scesa dai 2.522 euro del 2008 ai 2.434 euro dell successivo. Tra le famiglie del Centro Nord, solo i liguri spendono meno di noi (2.396 euro) mentre al Sud i consumi scendono drasticamente e non superano i 2 mila euro mensili in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria,
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Sicilia e Sardegna. Il tenore di vita pi alto si ha in Lombardia dove le famiglie possono permettersi di spendere 2.918 euro al mese, seguiti dai veneti con 2.857 euro e dalle famiglie dell Romagna con 2.799 euro di spesa media mensile. rilanciare i consumi e far ripartire la spesa i presidenti della Confartigianato Marche Salvatore Fortuna e della Cna Marche Renato Picciaiola ridurre la pressione fiscale sulle imprese e sui lavoratori spostandola sulle transazioni e sulle rendite finanziarie in modo da rilanciare la competitivit del sistema produttivo e consentire un incremento dell e buste paga pi generose per i dipendenti. L situazione di incertezza e la crescita di cassa integrazione e disoccupazione preoccupano le famiglie che cercano di risparmiare riducendo sia gli acquisti dei generi alimentari sia le altre spese All di alimentari e bevande i marchigiani riservano il 19,8 per cento della spesa mensile, per complessivi 482 euro mentre i rimanenti 1.952 euro se ne vanno in altre spese, soprattutto per l (660 euro pari al 27,1 per cento). Per spostarsi i marchigiani il 13,3 del reddito. Nel pagamento delle bollette se ne va il 6,1 per cento del budget familiare (+0,8 per cento rispetto all precedente). Pi o meno la stessa cifra destinata alle bollette se ne va in vestiti e scarpe ai quali i marchigiani destinano 148 euro. Poco meno quelli riservati all di arredi per la casa (122 euro). Medicine, esami e visite mediche ci portano via 87 euro ogni mese con un risparmio di 2,4 euro rispetto all precedente mentre per il tempo libero e la cultura spendiamo la stessa cifra del 2008, pari a 109 euro. Il vizio del fumo ci porta via 22 euro di spesa media mensile ma per i fumatori il costo decisamente pi alto, visto che i tabagisti sono una minoranza dei marchigiani. Infine, la nostra sete d viene soddisfatta con un investimento mensile inferiore ai 20 euro. La crisi ha cambiato anche il modo di fare la spesa dei marchigiani. Una famiglia su tre ha ridotto la quantit o la qualit dei prodotti alimentari acquistati. Ma solo il 15 per cento ha dichiarato di aver scelto prodotti di qualit inferiore mentre gli altri hanno preferito ridurre la quantit della merce da infilare nella borsa della spesa, senza rinunciare alla qualit Con riferimento ai diversi prodotti, abbiamo comprato meno carne, pane e pasta mentre resta invariato il consumo di frutta e verdura,pesce e latticini. In ogni caso la maggior parte della spesa alimentare (circa il 25 per cento) se ne va ancora in bistecche,
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fettine ed altri tipi di carne

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Il decluttering: questa assoluta necessità. Ve lo dice una che ha la mente perennemente incasinata, così come l e la scrivania del computer. Anche questo browser, con almeno dieci finestre aperte, non se la passa tanto bene. Pulire, mettere in ordine, fare spazio, è un attopratico ma anche in qualche modo spirituale. Avete mai fatto caso al senso di oppressione di certi ambienti iper decorati, molto disordinati o saturi e a quello di pace e respiro di quelli minimali e ordinati?

Ho iniziato un percorso di decluttering ed è stato istruttivo.

Il metodo Marie Kondo sbucava fuori da ogni anfratto del web ogni volta che cercavo ispirazione per rimettere a posto casa. Letteralmente: la gente era impazzita. Il mondo si Kondizzava donando o direttamente frullando nel secchio ere di ciarpame e roba brutta, ma forse anche di ricordi. Ho letto la Kondo ed è fortemente ispirazionale. Anche fortemente ossessiva secondo me, ma fin tanto che funziona va bene. Ho capito che non avrei mai avuto il coraggio di applicare il metodo alla lettera, quindi ho solamente permesso all della necessità assoluta di meno e possederlo in ordine di impossessarsi di me.

Per il resto, ho letto un sacco di articoli su Internet e ho agito per buon senso. Il buon senso, quando vivi a Londra, cambia. Innanzitutto perché ti rendi conto di esserti portato veramente troppa roba dall perché i trasferimenti sono traumatici e uno si aggrappa agli oggetti che lo fanno sentire sicuro, tipo mi porto la collezione degli album di figurine di quando ero piccola andrà tutto bene (ho riportato gli album di Creamy, Georgie e Cenerentola a Roma alla prima occasione). Voi capite. Vengo da una famiglia dove tutto è in ordine, ma basta aprire un armadio per contraddire l Non siamo accumulatori, siamo conservatori. E per merito di questo che oggi Viola può indossare i vestitini di quando io ero piccola, cioè abitini conservati per una trentina d Qui semplicemente non si può, non c spazio per conservare nulla, e io soffro. Ma ho una nipotina e le vorrei passare tutto.

La decisione

Siete solo tu e il casino. Ti siedi, lo smonti, lo guardi. Parti per genere: tutti i libri insieme, tutti i vestiti insieme etc. Devi essere senza pietà perché la grande verità è questa: per quanto ti sembrerà di aver buttato l quando avrai finito sarai ancora piena di roba. E un FATTO. La Kondo suggerisce di seguire delle regole per decidere se dare via, buttare o tenere, ed è: it sparks joy (Emana gioia? anche se credo che in Italiano sia stato tradotto come Ti emoziona o Ti fa battere il cuore?), che è un bel criterio perché taglia fuori tutto quello che è molto brutto.

L che la tua casa è piena solo di cose che sprizzano gioia, come lo scolapasta e il filo interdentale, devi rimettere tutto in ordine. Per farlo puoi di nuovo affidarti alla nostra psychoMarie, a cui ormai credo nessuno si azzardi a fare più regali perché è un attimo che li lancia nel cestino, seguendo le sue numerose pratiche di piegatura dei vestiti e ordine generale (che onestamente credo proverò,
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anche se ho l che si adattino solo ad un guardaroba molto basic), affidarti ai vari tutorial online perché credeteci o no c gente che blogga di ordine casalingo con religioso fervore, oppure utilizzare di nuovo il vostro fallace buon senso e ritrovarvi a dover fare un ri decluttering tra sei mesi, che è quello che probabilmente farò anch generali

se non l indossato negli ultimi due anni, vendilo/regalalo/buttalo

se non l ancora letto, o lo inizi stasera o lo regali

se ne hai due va bene, se ne hai tre buttane uno

se non lo vuoi ma può valere qualcosa, vendilo

guarda che i trucchi dopo un anno scadono: butta

guarda che pure la dispensa è piena di roba scaduta

se è rotto e sono mesi che ti riproponi di aggiustarlo,o lo aggiusti subito o lo butti

tengo nel caso in cui non è una ragione valida

se non trovi il tappo, buttalo.

post fa parte di una serie di appuntamenti attorno al tema pensapulito per Folletto. Ogni mese vi racconterò il mio pensiero su qualcosa da fare per rendere il mondo, quello in cui abitiamo e il nostro, inclusa la nostra mente, un luogo più ‘pulito’ in tutti i sensi. Seguitemi!

Cioè significa che io sono sempre stata declutteringata e non lo sapevo?

Sono figlia unica, mia mamma è figlia unica e così era anche mia nonna: tu capisci che le cose belle antiche di famiglia sono cadute/stanno cadendo tutte dritte su di me. Che è molto bello ma non posso (nè vorrei) buttare via praticamente alcunchè. Quindi, se non le antichità, le cose nuove cioè mie, ovvero appartenenti alla mia vita presente, devono sottostare alla mia regola (aurea): conservare ma non accumulare.

Ho imparato via via ma posso affermare che funziona e cosa fantastica si hanno tante belle cose che piacciono sempre (per forza, quelle che non le hai buttate).

Il mio consiglio è di fare le cose per gradi: non pretendere di buttare via nel giro di un tutto l accumulato, che poi rischi di fare male. Anche se ci metti un po impari il metodo e impari a non rimanerci male se quella cosa che hai comprato con tanto entusiasmo, adesso dopo vent mah non ti piace più Quindi forza e coraggio!! ; D

Vivendo a Londra confermo che accumulare roba non è una buona abitudine. Ero solita conservare tutto, poi sono arrivata qui 9 mesi fa e per i primi non mi sono liberata di niente, ma negli ultimi 3 dovendo affrontare un cambio di casa ho deciso che non ha senso tenere ogni cosa, soprattutto quella rovinata da cui però un tempo non riuscivo a separarmi perché mi affeziono tutto sono materialista, sì! Non sai mai quando arriverà il momento di doverti spostare di nuovo, magari resti nella stessa casa 2 anni,
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magari 2 mesi e più viaggi leggera meglio è Soprattutto se sei sfigata come me e per ora non puoi permetterti niente di più di un flatshare con altre 4 persone, in una camera che è poco più di un buco (ma dicendo che è cosy tutto diventa più accettabile :D).

ugg boots shop online La festa dei morti in Sicilia

La Sicilia è una strana terra. Viene identificata, da alcune correnti esoteriche, con una delle porte per l’aldilà. Spesso è considerata una delle ultime tappe del ciclo di reincarnazioni.

Qualunque sia la natura di quest’isola, la cosa certa è che, come per molti aspetti, è contraddittoria.

Anche il suo rapporto con la morte risente di questa ambivalenza. Da un lato le anime dei trapassati venivano scacciate attraverso riti e preghiere, in quanto le si considerava infernali, complice l’influenza della Chiesa, che voleva abolire il perdurare dei riti pagani all’interno del calendario ecclesiastico; dall’altro invece proprio le anime dei defunti venivano invocate per chiedere protezione e aiuto.

Durante la notte fra l’1 e il 2 novembre si dice che gli avi si risvegliassero e andassero a rifornirsi di dolci, giocattoli, regali, sottratti ai negozianti, per regalarli ai piccoli della famiglia, qualora questi li avessero meritati. Nel caso in cui, invece, ci fossero delle controversie sulla bontà dei bimbi, questi ultimi non potrebbero che ricevere carbone, naturalmente di zucchero, oltre a una bella grattatina ai piedi (da qui l’usanza di nascondere le grattugge).

Regali tipici di coloro che furono sono i pupi a cena: dolci antropomorfi, di chiara origine romana, fatti con lo zucchero; il canestro: un cesto colmo di frutta secca,
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biscotti al cioccolato, frutti di martorana, cioè frutti di pasta di mandorla, pane con l’uvetta e giocattoli. Spesso si donavano anche scarpe nuove, per una “buona camminata”, a mo’ di augurio per il nuovo anno.

La giornata del 2 Novembre trascorreva secondo un rituale classico: al mattino mentre i bambini davano la caccia ai regali, i grandi si preparavano per il consueto giro per i cimiteri. Nessun tipo di tristezza: era come se si andasse a trovare la vecchia zia. In fondo queste presenze convivevano con i viventi, a loro si chiedeva consiglio, e non solo per i numeri da giocare al lotto, ma anche per decisioni importanti sia in campo amoroso, sia lavorativo, o su un investimento da fare. Ci si armava, e per la verità si fa tutt’ora, di enormi fasci di fiori da distribuire sulle lapidi. Durante la processione era frequente incontrare conoscenti e amici altrettando ingombrati dal fogliame delle composizioni floreali.

Fino al secolo scorso si usava pranzare al cimitero per rendere onore ai propri cari, per dimostrare loro vicinanza, affetto e per ingraziarsi la loro benevolenza e protezione contro le forze oscure della vita. Oggi queste dimostrazioni esteriori sono venute meno, ma sussiste il legame forte queste credenze, che diventano certezze attraverso strane conferme inspiegabili.

I nostri cari non ci abbandonano mai.

Partenda dal presupposto che l’agettivo “strano” per descrivere la festività e tutto il suo corollario mi suona quantomeno fuori luogo, posso assicurare che la festività così com’è presentata sopravvive ancora quasi intatta in molte zone dell’isola.

La ricorrenza della festa dei morti è ancora forte soprattutto nei paesi e la tradizione di portare fiori sulle tombe dei propri cari in questa occasione assume proporzioni enormi ancora oggi al contrario di come viene presentata in questo “articoletto” in cui passa come una tradizione ormai decaduta.

Inoltre personalmente avrei sottolineato le assonanze di questa festività con la più nota notte di halloween invece di parlare di dolci ( tradizioni locali che cambiano da paese a paese).

Da noi nelle isole Eolie i “pupi a cena” non si usano (non attualmente almeno), però la frutta di zucchero sì.

Inoltre ci sono anche dei dolci durissimi chiamati “ossa di morto”, che personalmente preferivo alla frutta di zucchero (troppo dolce, non piaceva neanche ai miei per la stessa ragione infatti solo una volta mia madre si è arrischiata a prenderla per l’occasione).

Insomma qui l’usanza è ancora viva, ho trovato comunque curioso l’articolo visto che non sapevo che si usasse addirittura pasteggiare al cimitero un tempo.
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ugg mini La notte di Capodanno tra riti e tradizioni

Come abbiamo già accennato dobbiamo l’attuale fine nell’anno a Giulio Cesare, che con il “Calendario Giuliano” stabilì che l’anno nuovo iniziava il primo gennaio. La ricorrenza si manifestava sempre con un rito, per esempio il solstizio d’inverno o capodanno solstiziale, immaginato come una morte e una rinascita del Sole.

Il Capodanno è sostanzialmente una festa di inaugurazione e, nelle sue manifestazioni, risponde al desiderio di porre una netta divisione tra il passato, non sempre lieto, e l’avvenire che si augura migliore. Di qui i numerosi riti utilizzati per inaugurare un nuovo ciclo.

Ogni paese ha il suo. In India si festeggia fuori casa per le strade, in Spagna si mangiano 12 chicchi d’uva allo scoccare della mezzanotte, in Giappone si beve il saké e si ascoltano i 108 colpi di gong per il conto alla rovescia, in Russia si usa aprire la porta al dodicesimo rintocco della mezzanotte per far entrare l’anno nuovo, mentre in alcuni paesi dell’America Latina ci si purifica bruciando dei manichini di cartapesta.

Qui da noi non siamo privi di riti scaramantici e propiziatori come l’intimo rosso per lui e lei, indossato dagli antichi romani come simbolo di sangue e guerra per allontanare la paura e divenuto in seguito un porta fortuna per il nuovo anno, spiritoso per alcuni, hot per altri.

A tavola melograni uva e lenticchie cotechino portano fortuna e denaro, mentre i fuochi d’artificio, quando non stroncano vite, purificano da spiriti maligni e da ogni contrarietà oltre ad essere un modo spettacolare di salutare il nuovo anno.

A mezzanotte il bacio sotto al vischio con la persona amata porta amore per tutto l’anno, mentre il motto “Quello che si fa a Capodanno si fa tutto l’anno” vale per tutto il resto, fate voi

Tra le usanze a sostegno della volontà e del desiderio di cambiamento, c’era quella di lanciare dalla finestra oggetti vecchi e rotti, per propiziare l’arrivo di novità e cose belle. Memorabile la scena di Fantozzi che butta dalla finestra una lavatrice che purtroppo atterra sulla sua auto parcheggiata sotto casa.

Per fortuna tradizioni come queste sono quasi del tutto sparite, almeno nelle città, ma continuano a tramandarsi in modo puramente metaforico. Io che mi affeziono alle cose vecchie e imperfette ne terrò molte, ma butterò via il superfluo inconsistente, gli amici indegni e un paio di brutte e pigre abitudini
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cheap ugg boots la Guardia di Finanza scopre un deposito con 5mila calzature simil Adidas

La guardia di finanza di Catania ha sequestrato in un negoziooltre 5 mila scarpecontraffatte detenute da un cittadino italiano.

Le hanno scoperteduranteun controllo nella zona commerciale di Misterbianco: in un seminterrato c un ampio deposito con la merce illegale.

Sulle scarpe di origine cinese, simili ai modelli dell’Adidas, la contraffazione del marchio era mascherata dall’utilizzo di un logo “ibrido”, non registrato, che attraverso l’asportazione di due parti in tessuto riproduceva fedelmente le calzature della famosa casa di abbigliamento sportivo.

Nel negozio erano esposti i soli “campioni” delle calzature custodite nel seminterrato,
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in oltre 100 scatoloni, pronte per essere vendute all’ingrosso ai commercianti ambulanti della provincia etnea. Il valore delle merci sequestrate avrebbe fruttato all’impresa un guadagno di 50 mila euro.

Ferma restando la piena libert di ognuno di esprimere la propria opinione su fatti che possano interessare la collettivit o sugli argomenti specifici da noi proposti, i contributi non dovranno in alcun caso essere in contrasto con norme di legge, con la morale corrente e con il buon gusto.

Ad esempio, i commenti e i nickname non dovranno contenere:

espressioni volgari o scurrili

offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale

esaltazioni o istigazioni alla violenza o richiami a ideologie totalitarie punite dalla costituzione
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ugg stiefel la crociera ideale

Il Bavaria Sport 39 punta ad appasionati che conoscono il mare e la navigazione e riesce a mantenere i costi contenuti. Un modello ben studiato, che oltre a correre oltre i 36 nodi, ci convince soprattutto dal punto di vista della vita a bordo.

INTERNI ben studiati e spaziosi. La cabina armatoriale a prua, con intelligenti paratie per fermare gli oggetti che potrebbero scivolare in navigazione. Ci piaciuta la scelta di inserire due cassetti nell del letto, ideali per le scarpe. La cabina di poppa ha una superficie maggiore, che compensa la minore altezza nella parte dei letti. Interessante l di un divanetto nella zona di movimento Lo spazio all ben ombreggiato dalle due porzioni di tendalino, verso poppa e verso prua, un ambiente ideale dove passare tutta la giornata, in pieno contatto con il mare. Bello il quadrato con il tavolo al centro Ci mettiamo ai comandi e iniziamo a prendere confidenza con lo scafo, che ci sembra ben disegnato, agile e tiene bene la rotta. Partendo da zero raggiungiamo la planata in 9,5 secondi e la velocit massima, che misuriamo in 36,2 nodi, in 26,3 secondi.
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La dolce metà del conduttore, intervistata dal Corriere della Sera, affronta la spinosa questione degli attacchi che la vedono puntualmente protagonista sui social network

Di tanto in tanto Sonia Bruganelli torna nell del ciclone: prima per la foto del viaggio con l privato per andare in vacanza con la famiglia, poi per il video in cui dice che è impossibile vivere con 30 euro a settimana. Non è una vita facile sui social per la moglie di Paolo Bonolis, che intervistata dal Corriere della Sera spiega: mi piacciono quelli che fanno i politically correct tanto per farlo. Sono sicura che sui profili social di chi mi ha attaccato troverei foto in cui a loro volta ostentano qualcosa: una borsa, un paio di scarpe, una cena al ristorante. Ho il privilegio di fare una vita più comoda e la mia vita è anche questa. Se facessi vedere solo che cucino o vado a far la spesa sarei molto più falsa.
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