ugg classic tall La crisi cambia la spesa delle famiglie marchigiane

La spesa familiare mensile dei marchigiani, secondo Cna e Confartigianato Marche, che hanno elaborato i dati Istat, scesa dai 2.522 euro del 2008 ai 2.434 euro dell successivo. Tra le famiglie del Centro Nord, solo i liguri spendono meno di noi (2.396 euro) mentre al Sud i consumi scendono drasticamente e non superano i 2 mila euro mensili in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

LA CRISI CAMBIA LA SPESA DELLE FAMIGLIE MARCHIGIANE MENO ACQUISTI DI CIBI E BEVANDE. IN AUMENTO IL BUDGET PER LA CASA

Picciaiola e Fortuna: rilanciare i consumi e far ripartire la spesa occorre ridurre la pressione fiscale sulle imprese e sui lavoratori spostandola sulle transazioni e sulle rendite finanziarie Spendono meno le famiglie marchigiane. In media tra il 2008 e il 2009 hanno euro al mese, tirando la cinghia negli acquisti di alimentari e bevande e riducendo le uscite per i trasporti, le spese mediche e l Resta invece invariato il budget dedicato a sigari e sigarette, all e al tempo libero mentre aumenta la spesa per l (+2 per cento), l elettrica, i combustibili e la comunicazione (Internet e telefonia). Complessivamente la spesa familiare mensile dei marchigiani scesa dai 2.522 euro del 2008 ai 2.434 euro dell successivo. Tra le famiglie del Centro Nord, solo i liguri spendono meno di noi (2.396 euro) mentre al Sud i consumi scendono drasticamente e non superano i 2 mila euro mensili in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria,
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Sicilia e Sardegna. Il tenore di vita pi alto si ha in Lombardia dove le famiglie possono permettersi di spendere 2.918 euro al mese, seguiti dai veneti con 2.857 euro e dalle famiglie dell Romagna con 2.799 euro di spesa media mensile. rilanciare i consumi e far ripartire la spesa i presidenti della Confartigianato Marche Salvatore Fortuna e della Cna Marche Renato Picciaiola ridurre la pressione fiscale sulle imprese e sui lavoratori spostandola sulle transazioni e sulle rendite finanziarie in modo da rilanciare la competitivit del sistema produttivo e consentire un incremento dell e buste paga pi generose per i dipendenti. L situazione di incertezza e la crescita di cassa integrazione e disoccupazione preoccupano le famiglie che cercano di risparmiare riducendo sia gli acquisti dei generi alimentari sia le altre spese All di alimentari e bevande i marchigiani riservano il 19,8 per cento della spesa mensile, per complessivi 482 euro mentre i rimanenti 1.952 euro se ne vanno in altre spese, soprattutto per l (660 euro pari al 27,1 per cento). Per spostarsi i marchigiani il 13,3 del reddito. Nel pagamento delle bollette se ne va il 6,1 per cento del budget familiare (+0,8 per cento rispetto all precedente). Pi o meno la stessa cifra destinata alle bollette se ne va in vestiti e scarpe ai quali i marchigiani destinano 148 euro. Poco meno quelli riservati all di arredi per la casa (122 euro). Medicine, esami e visite mediche ci portano via 87 euro ogni mese con un risparmio di 2,4 euro rispetto all precedente mentre per il tempo libero e la cultura spendiamo la stessa cifra del 2008, pari a 109 euro. Il vizio del fumo ci porta via 22 euro di spesa media mensile ma per i fumatori il costo decisamente pi alto, visto che i tabagisti sono una minoranza dei marchigiani. Infine, la nostra sete d viene soddisfatta con un investimento mensile inferiore ai 20 euro. La crisi ha cambiato anche il modo di fare la spesa dei marchigiani. Una famiglia su tre ha ridotto la quantit o la qualit dei prodotti alimentari acquistati. Ma solo il 15 per cento ha dichiarato di aver scelto prodotti di qualit inferiore mentre gli altri hanno preferito ridurre la quantit della merce da infilare nella borsa della spesa, senza rinunciare alla qualit Con riferimento ai diversi prodotti, abbiamo comprato meno carne, pane e pasta mentre resta invariato il consumo di frutta e verdura,pesce e latticini. In ogni caso la maggior parte della spesa alimentare (circa il 25 per cento) se ne va ancora in bistecche,
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fettine ed altri tipi di carne

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Il decluttering: questa assoluta necessità. Ve lo dice una che ha la mente perennemente incasinata, così come l e la scrivania del computer. Anche questo browser, con almeno dieci finestre aperte, non se la passa tanto bene. Pulire, mettere in ordine, fare spazio, è un attopratico ma anche in qualche modo spirituale. Avete mai fatto caso al senso di oppressione di certi ambienti iper decorati, molto disordinati o saturi e a quello di pace e respiro di quelli minimali e ordinati?

Ho iniziato un percorso di decluttering ed è stato istruttivo.

Il metodo Marie Kondo sbucava fuori da ogni anfratto del web ogni volta che cercavo ispirazione per rimettere a posto casa. Letteralmente: la gente era impazzita. Il mondo si Kondizzava donando o direttamente frullando nel secchio ere di ciarpame e roba brutta, ma forse anche di ricordi. Ho letto la Kondo ed è fortemente ispirazionale. Anche fortemente ossessiva secondo me, ma fin tanto che funziona va bene. Ho capito che non avrei mai avuto il coraggio di applicare il metodo alla lettera, quindi ho solamente permesso all della necessità assoluta di meno e possederlo in ordine di impossessarsi di me.

Per il resto, ho letto un sacco di articoli su Internet e ho agito per buon senso. Il buon senso, quando vivi a Londra, cambia. Innanzitutto perché ti rendi conto di esserti portato veramente troppa roba dall perché i trasferimenti sono traumatici e uno si aggrappa agli oggetti che lo fanno sentire sicuro, tipo mi porto la collezione degli album di figurine di quando ero piccola andrà tutto bene (ho riportato gli album di Creamy, Georgie e Cenerentola a Roma alla prima occasione). Voi capite. Vengo da una famiglia dove tutto è in ordine, ma basta aprire un armadio per contraddire l Non siamo accumulatori, siamo conservatori. E per merito di questo che oggi Viola può indossare i vestitini di quando io ero piccola, cioè abitini conservati per una trentina d Qui semplicemente non si può, non c spazio per conservare nulla, e io soffro. Ma ho una nipotina e le vorrei passare tutto.

La decisione

Siete solo tu e il casino. Ti siedi, lo smonti, lo guardi. Parti per genere: tutti i libri insieme, tutti i vestiti insieme etc. Devi essere senza pietà perché la grande verità è questa: per quanto ti sembrerà di aver buttato l quando avrai finito sarai ancora piena di roba. E un FATTO. La Kondo suggerisce di seguire delle regole per decidere se dare via, buttare o tenere, ed è: it sparks joy (Emana gioia? anche se credo che in Italiano sia stato tradotto come Ti emoziona o Ti fa battere il cuore?), che è un bel criterio perché taglia fuori tutto quello che è molto brutto.

L che la tua casa è piena solo di cose che sprizzano gioia, come lo scolapasta e il filo interdentale, devi rimettere tutto in ordine. Per farlo puoi di nuovo affidarti alla nostra psychoMarie, a cui ormai credo nessuno si azzardi a fare più regali perché è un attimo che li lancia nel cestino, seguendo le sue numerose pratiche di piegatura dei vestiti e ordine generale (che onestamente credo proverò,
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anche se ho l che si adattino solo ad un guardaroba molto basic), affidarti ai vari tutorial online perché credeteci o no c gente che blogga di ordine casalingo con religioso fervore, oppure utilizzare di nuovo il vostro fallace buon senso e ritrovarvi a dover fare un ri decluttering tra sei mesi, che è quello che probabilmente farò anch generali

se non l indossato negli ultimi due anni, vendilo/regalalo/buttalo

se non l ancora letto, o lo inizi stasera o lo regali

se ne hai due va bene, se ne hai tre buttane uno

se non lo vuoi ma può valere qualcosa, vendilo

guarda che i trucchi dopo un anno scadono: butta

guarda che pure la dispensa è piena di roba scaduta

se è rotto e sono mesi che ti riproponi di aggiustarlo,o lo aggiusti subito o lo butti

tengo nel caso in cui non è una ragione valida

se non trovi il tappo, buttalo.

post fa parte di una serie di appuntamenti attorno al tema pensapulito per Folletto. Ogni mese vi racconterò il mio pensiero su qualcosa da fare per rendere il mondo, quello in cui abitiamo e il nostro, inclusa la nostra mente, un luogo più ‘pulito’ in tutti i sensi. Seguitemi!

Cioè significa che io sono sempre stata declutteringata e non lo sapevo?

Sono figlia unica, mia mamma è figlia unica e così era anche mia nonna: tu capisci che le cose belle antiche di famiglia sono cadute/stanno cadendo tutte dritte su di me. Che è molto bello ma non posso (nè vorrei) buttare via praticamente alcunchè. Quindi, se non le antichità, le cose nuove cioè mie, ovvero appartenenti alla mia vita presente, devono sottostare alla mia regola (aurea): conservare ma non accumulare.

Ho imparato via via ma posso affermare che funziona e cosa fantastica si hanno tante belle cose che piacciono sempre (per forza, quelle che non le hai buttate).

Il mio consiglio è di fare le cose per gradi: non pretendere di buttare via nel giro di un tutto l accumulato, che poi rischi di fare male. Anche se ci metti un po impari il metodo e impari a non rimanerci male se quella cosa che hai comprato con tanto entusiasmo, adesso dopo vent mah non ti piace più Quindi forza e coraggio!! ; D

Vivendo a Londra confermo che accumulare roba non è una buona abitudine. Ero solita conservare tutto, poi sono arrivata qui 9 mesi fa e per i primi non mi sono liberata di niente, ma negli ultimi 3 dovendo affrontare un cambio di casa ho deciso che non ha senso tenere ogni cosa, soprattutto quella rovinata da cui però un tempo non riuscivo a separarmi perché mi affeziono tutto sono materialista, sì! Non sai mai quando arriverà il momento di doverti spostare di nuovo, magari resti nella stessa casa 2 anni,
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magari 2 mesi e più viaggi leggera meglio è Soprattutto se sei sfigata come me e per ora non puoi permetterti niente di più di un flatshare con altre 4 persone, in una camera che è poco più di un buco (ma dicendo che è cosy tutto diventa più accettabile :D).

ugg boots shop online La festa dei morti in Sicilia

La Sicilia è una strana terra. Viene identificata, da alcune correnti esoteriche, con una delle porte per l’aldilà. Spesso è considerata una delle ultime tappe del ciclo di reincarnazioni.

Qualunque sia la natura di quest’isola, la cosa certa è che, come per molti aspetti, è contraddittoria.

Anche il suo rapporto con la morte risente di questa ambivalenza. Da un lato le anime dei trapassati venivano scacciate attraverso riti e preghiere, in quanto le si considerava infernali, complice l’influenza della Chiesa, che voleva abolire il perdurare dei riti pagani all’interno del calendario ecclesiastico; dall’altro invece proprio le anime dei defunti venivano invocate per chiedere protezione e aiuto.

Durante la notte fra l’1 e il 2 novembre si dice che gli avi si risvegliassero e andassero a rifornirsi di dolci, giocattoli, regali, sottratti ai negozianti, per regalarli ai piccoli della famiglia, qualora questi li avessero meritati. Nel caso in cui, invece, ci fossero delle controversie sulla bontà dei bimbi, questi ultimi non potrebbero che ricevere carbone, naturalmente di zucchero, oltre a una bella grattatina ai piedi (da qui l’usanza di nascondere le grattugge).

Regali tipici di coloro che furono sono i pupi a cena: dolci antropomorfi, di chiara origine romana, fatti con lo zucchero; il canestro: un cesto colmo di frutta secca,
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biscotti al cioccolato, frutti di martorana, cioè frutti di pasta di mandorla, pane con l’uvetta e giocattoli. Spesso si donavano anche scarpe nuove, per una “buona camminata”, a mo’ di augurio per il nuovo anno.

La giornata del 2 Novembre trascorreva secondo un rituale classico: al mattino mentre i bambini davano la caccia ai regali, i grandi si preparavano per il consueto giro per i cimiteri. Nessun tipo di tristezza: era come se si andasse a trovare la vecchia zia. In fondo queste presenze convivevano con i viventi, a loro si chiedeva consiglio, e non solo per i numeri da giocare al lotto, ma anche per decisioni importanti sia in campo amoroso, sia lavorativo, o su un investimento da fare. Ci si armava, e per la verità si fa tutt’ora, di enormi fasci di fiori da distribuire sulle lapidi. Durante la processione era frequente incontrare conoscenti e amici altrettando ingombrati dal fogliame delle composizioni floreali.

Fino al secolo scorso si usava pranzare al cimitero per rendere onore ai propri cari, per dimostrare loro vicinanza, affetto e per ingraziarsi la loro benevolenza e protezione contro le forze oscure della vita. Oggi queste dimostrazioni esteriori sono venute meno, ma sussiste il legame forte queste credenze, che diventano certezze attraverso strane conferme inspiegabili.

I nostri cari non ci abbandonano mai.

Partenda dal presupposto che l’agettivo “strano” per descrivere la festività e tutto il suo corollario mi suona quantomeno fuori luogo, posso assicurare che la festività così com’è presentata sopravvive ancora quasi intatta in molte zone dell’isola.

La ricorrenza della festa dei morti è ancora forte soprattutto nei paesi e la tradizione di portare fiori sulle tombe dei propri cari in questa occasione assume proporzioni enormi ancora oggi al contrario di come viene presentata in questo “articoletto” in cui passa come una tradizione ormai decaduta.

Inoltre personalmente avrei sottolineato le assonanze di questa festività con la più nota notte di halloween invece di parlare di dolci ( tradizioni locali che cambiano da paese a paese).

Da noi nelle isole Eolie i “pupi a cena” non si usano (non attualmente almeno), però la frutta di zucchero sì.

Inoltre ci sono anche dei dolci durissimi chiamati “ossa di morto”, che personalmente preferivo alla frutta di zucchero (troppo dolce, non piaceva neanche ai miei per la stessa ragione infatti solo una volta mia madre si è arrischiata a prenderla per l’occasione).

Insomma qui l’usanza è ancora viva, ho trovato comunque curioso l’articolo visto che non sapevo che si usasse addirittura pasteggiare al cimitero un tempo.
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ugg mini La notte di Capodanno tra riti e tradizioni

Come abbiamo già accennato dobbiamo l’attuale fine nell’anno a Giulio Cesare, che con il “Calendario Giuliano” stabilì che l’anno nuovo iniziava il primo gennaio. La ricorrenza si manifestava sempre con un rito, per esempio il solstizio d’inverno o capodanno solstiziale, immaginato come una morte e una rinascita del Sole.

Il Capodanno è sostanzialmente una festa di inaugurazione e, nelle sue manifestazioni, risponde al desiderio di porre una netta divisione tra il passato, non sempre lieto, e l’avvenire che si augura migliore. Di qui i numerosi riti utilizzati per inaugurare un nuovo ciclo.

Ogni paese ha il suo. In India si festeggia fuori casa per le strade, in Spagna si mangiano 12 chicchi d’uva allo scoccare della mezzanotte, in Giappone si beve il saké e si ascoltano i 108 colpi di gong per il conto alla rovescia, in Russia si usa aprire la porta al dodicesimo rintocco della mezzanotte per far entrare l’anno nuovo, mentre in alcuni paesi dell’America Latina ci si purifica bruciando dei manichini di cartapesta.

Qui da noi non siamo privi di riti scaramantici e propiziatori come l’intimo rosso per lui e lei, indossato dagli antichi romani come simbolo di sangue e guerra per allontanare la paura e divenuto in seguito un porta fortuna per il nuovo anno, spiritoso per alcuni, hot per altri.

A tavola melograni uva e lenticchie cotechino portano fortuna e denaro, mentre i fuochi d’artificio, quando non stroncano vite, purificano da spiriti maligni e da ogni contrarietà oltre ad essere un modo spettacolare di salutare il nuovo anno.

A mezzanotte il bacio sotto al vischio con la persona amata porta amore per tutto l’anno, mentre il motto “Quello che si fa a Capodanno si fa tutto l’anno” vale per tutto il resto, fate voi

Tra le usanze a sostegno della volontà e del desiderio di cambiamento, c’era quella di lanciare dalla finestra oggetti vecchi e rotti, per propiziare l’arrivo di novità e cose belle. Memorabile la scena di Fantozzi che butta dalla finestra una lavatrice che purtroppo atterra sulla sua auto parcheggiata sotto casa.

Per fortuna tradizioni come queste sono quasi del tutto sparite, almeno nelle città, ma continuano a tramandarsi in modo puramente metaforico. Io che mi affeziono alle cose vecchie e imperfette ne terrò molte, ma butterò via il superfluo inconsistente, gli amici indegni e un paio di brutte e pigre abitudini
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cheap ugg boots la Guardia di Finanza scopre un deposito con 5mila calzature simil Adidas

La guardia di finanza di Catania ha sequestrato in un negoziooltre 5 mila scarpecontraffatte detenute da un cittadino italiano.

Le hanno scoperteduranteun controllo nella zona commerciale di Misterbianco: in un seminterrato c un ampio deposito con la merce illegale.

Sulle scarpe di origine cinese, simili ai modelli dell’Adidas, la contraffazione del marchio era mascherata dall’utilizzo di un logo “ibrido”, non registrato, che attraverso l’asportazione di due parti in tessuto riproduceva fedelmente le calzature della famosa casa di abbigliamento sportivo.

Nel negozio erano esposti i soli “campioni” delle calzature custodite nel seminterrato,
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in oltre 100 scatoloni, pronte per essere vendute all’ingrosso ai commercianti ambulanti della provincia etnea. Il valore delle merci sequestrate avrebbe fruttato all’impresa un guadagno di 50 mila euro.

Ferma restando la piena libert di ognuno di esprimere la propria opinione su fatti che possano interessare la collettivit o sugli argomenti specifici da noi proposti, i contributi non dovranno in alcun caso essere in contrasto con norme di legge, con la morale corrente e con il buon gusto.

Ad esempio, i commenti e i nickname non dovranno contenere:

espressioni volgari o scurrili

offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale

esaltazioni o istigazioni alla violenza o richiami a ideologie totalitarie punite dalla costituzione
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ugg stiefel la crociera ideale

Il Bavaria Sport 39 punta ad appasionati che conoscono il mare e la navigazione e riesce a mantenere i costi contenuti. Un modello ben studiato, che oltre a correre oltre i 36 nodi, ci convince soprattutto dal punto di vista della vita a bordo.

INTERNI ben studiati e spaziosi. La cabina armatoriale a prua, con intelligenti paratie per fermare gli oggetti che potrebbero scivolare in navigazione. Ci piaciuta la scelta di inserire due cassetti nell del letto, ideali per le scarpe. La cabina di poppa ha una superficie maggiore, che compensa la minore altezza nella parte dei letti. Interessante l di un divanetto nella zona di movimento Lo spazio all ben ombreggiato dalle due porzioni di tendalino, verso poppa e verso prua, un ambiente ideale dove passare tutta la giornata, in pieno contatto con il mare. Bello il quadrato con il tavolo al centro Ci mettiamo ai comandi e iniziamo a prendere confidenza con lo scafo, che ci sembra ben disegnato, agile e tiene bene la rotta. Partendo da zero raggiungiamo la planata in 9,5 secondi e la velocit massima, che misuriamo in 36,2 nodi, in 26,3 secondi.
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ugg 2013 la mia vita è fatta anche di privilegi

La dolce metà del conduttore, intervistata dal Corriere della Sera, affronta la spinosa questione degli attacchi che la vedono puntualmente protagonista sui social network

Di tanto in tanto Sonia Bruganelli torna nell del ciclone: prima per la foto del viaggio con l privato per andare in vacanza con la famiglia, poi per il video in cui dice che è impossibile vivere con 30 euro a settimana. Non è una vita facile sui social per la moglie di Paolo Bonolis, che intervistata dal Corriere della Sera spiega: mi piacciono quelli che fanno i politically correct tanto per farlo. Sono sicura che sui profili social di chi mi ha attaccato troverei foto in cui a loro volta ostentano qualcosa: una borsa, un paio di scarpe, una cena al ristorante. Ho il privilegio di fare una vita più comoda e la mia vita è anche questa. Se facessi vedere solo che cucino o vado a far la spesa sarei molto più falsa.
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ugg shoes online La festa delle fave

(denominazioni comunali). Un modo perrecuperare tradizioni perdute dando loro un futuro sostenibile, di comunità. Ecco l tratto da Viaroma che racconta l nel Comune di Fratte Rosa (PU)

Tutto ha avuto inizio da venticinque semi ritrovati nella cantina di un contadino. Era il 2000. La storia della favetta di Fratte Rosa è ricominciata da quel pugno di vita. E sul crinale che dal piccolo comune, passando per Pergola, Barchi, Mondavio, scende al mare fino a Marotta, viene coltivata di nuovo da pochi agricoltori, appassionati e motivati. In una decina di ettari questo antico legume, riprodotto anche nelle nature morte del pittore fanese Carlo Magini nel Settecento, ha trovato di nuovo la sua terra, quella dei “lubachi”. Una terra che lo rende speciale grazie all’argilla che lo arricchisce di gusto, di polifenoli e antiossidanti. Una specialità unica in Italia.

In questi giorni, tra i “lubachi” biancastri, si raccoglie la favetta che ha un piccolo baccello con tre o quattro semi grandi e tondeggianti. Non uno di più spiega Claudio Carboni dell’associazione Favetta di Fratte Rosa . Questo tipo di terreno le dà una dolcezza inconfondibile che non si ritrova certo nelle fave del supermercato. Per questo è nata la nostra associazione, che coinvolge una quindicina di persone, tra produttori e simpatizzanti: da una parte lavoriamo per la conservazione dell’ecotipo, dall’altra, per diffonderla e farla conoscere. Da quel ritrovamento di quindici anni fa questi agricoltori ne hanno fatta di strada. I semi sono stati riportati in purezza e studiati con l’aiuto dell’Istituto di Monsampolo del Tronto, dell’università Politecnica delle Marche e dell’Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche (Assam). Ne è nato un marchio di identificazione e nell’ottobre dell’anno scorso sono stati depositati nell’Arca dei Semi di Slow Food, dove sono custoditi circa 2.500 semi diversi provenienti da tutto il mondo.

In questi terreni difficili, durante la mezzadria, i contadini, per avere una scorta in dispensa, le hanno sempre coltivate in aree periferiche del campo, nascoste all’occhio del padrone o sotto i filari delle viti. Col tempo, nella valle del Cesano, le fave di Fratte Rosa sono diventate protagoniste della tavola. All’inizio di maggio vengono mangiate fresche, a fine mese “baggiane”, ancora verdi ma ormai dure, giuste da cuocere o mettere sott’olio con aglio o finocchietto. A fine giugno, invece, quando ormai è secca sulla pianta, diventa regina delle zuppe e ingrediente essenziale per i “tacconi”. L’origine di questo nome non è certa spiega Rodolfo Rosatelli, trasformatore e “agricoltore custode” . In questi posti c’era anche una tradizione di calzolai. E, forse, questa pasta all’uovo fatta con farina di grano e di fave, simile a una tagliatella corta ma più spessa e quadrata, ricorda il ritaglio del tacco delle scarpe. Comunque sia, i contadini da queste parti hanno sempre allungato la scarsa farina di grano con quella delle favette per fare pane, pasta e crescia. E senza saperlo hanno dato vita a piatti ricchi di proteine. Oggi abbiamo recuperato tutto questo ed è importante, perché da un pugnello di semi ritrovati da un contadino siamo riusciti a recuperare una varietà e a costruire una filiera che sa valorizzare un intero territorio. La favetta di Fratte Rosa sarà con l’Assam a Expo e protagonista dell’omonima festa che si tiene a Torre San Marco di Fratte Rosa sabato 9 e domenica 10 maggio.
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In inglese il termine blanding, mischiare i generi, e ormai fa parte del vocabolario dei giovani. Il fatto che a Londra gli storici magazzini Selfridges, sei piani nell di Oxford Street vicino a Hyde Park, due filiali a Manchester e una a Birmingham, hanno aperto uno spazio per la moda gender. Sono i pi grandi magazzini del Paese dopo Harrods, to the world since 1908 come c scritto sulla facciata dell da visitare anche solo da turista, e infatti sono inseriti nelle guide. Se si vuole fare shopping di classe il posto giusto, perch ha tutti i grandi brand, da Prada a Louis Vuitton, da Gucci a Chanel, Dior, Burberry, su una superficie di 40.000 metri quadri.

La parola d vendere tutto, quindi anche la moda gender, negli Selfridges precisamente si trova in un reparto al piano della moda donna. Dire qual lo stile difficile, va visto. Sono abiti, appunto, che vanno bene sia a uomini che a donne. Come le pantagonne firmate Zara, un brand conosciuto in tutto il mondo ed apprezzato dai giovani per i prezzi contenuti. No, parlare di pantagonne errato: sono pantaloni da uomo con cucita all della cintura una gonna che arriva al ginocchio: hanno avuto un loro successo. Nel sito di Zara si trovano le fotografie.

Ma ormai tutti i brand propongono moda gender. E sfilate gender. Marco Marco, giovane brand, sulle passerelle ha fatto sfilare per la moda donna modelli anoressici,
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capelli lunghi tirati indietro e truccati. Modelli a cui hanno tolto la sessualit manichini neutri, come le modelle senza seno o sedere; mentre i brand per omosessuali per chiarire che gender e omosessuale non sono sinonimi continuano a proporre modelli super palestrati con muscoli in vista.

Proposte gender anche da Prada: come la pochette da uomo, non il borsello che andava di moda negli anni Settanta, una pochette con tocchi al femminile che la rendono adatta anche alla donna. Un blanding anche di colori, per l accanto ai classici grigi, blu e marroni sono spuntati il rosso, il giallo ocra, l non capisci pi per chi stato pensato un capo. Cos la moda risponde all di chi si sente uomo o donna a prescindere dal proprio sesso biologico, un giorno di qua, un giorno di l Qualche brand arrivato a proporre anche scarpe con tacco per uomini, ma per fortuna almeno a Londra non se ne vedono ancora in giro.

La stravaganza sempre stata un lusso riservato a pochi: eppure la nuova moda gender non considerata dai giovani stravagante, la normalit Il delirio della moda gender londinese (unisex riduttivo) sta contagiando l Titolo della rivista di successo Style magazine dopo le sfilate di Pitti a Firenze: 2015 16: gender equality Sottotitolo: fluide, materiali delicati rubati dal guardaroba femminile e dettagli boho definiscono un look maschile completamente nuovo che supera le barriere tra maschile e femminile Secondo la rivista tra i sessi e parla di un guardaroba fluido, un semplice boysh (moda femminile che trae ispirazione da quella maschile e viceversa, ndr) ma qualcosa di diverso L giorno alla sfilata di Costume National come ha scritto domenica Il Corriere della Sera lui e lei hanno indossato lo stesso abito rosso, identico al 100% con panciotto: prova della tendenza pi forte, il genderless il commento del quotidiano milanese.

Ma mentre una parte dell combatte contro le stepchild adoption, e mentre una parte dell manifesta per difendere la famiglia, nel Regno Unito il gender tiene banco anche nel mondo della politica. Si sta discutendo se togliere i termini e dai documenti quando non sono necessari (ad esempio dai passaporti, come in Australia) e di sostituirli con l x A chiederlo la ministra alla Cultura Maria Miller, che si definisce una conservatrice. E c chi vuole togliere l di indossare nei college divise diverse a scuola, gonna o pantaloni,
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perch come spiega un rapporto dell Commitee.

ugg for sale la Guardia di Finanza sequestra 19 testuggini importate illegalmente

Erano state trasportate illegalmente dalla Tunisia a Genova per essere vendute, ma sono state trovate e proprio nei giorni scorsi rimpatriate: sono 19 testuggini di terra, della specie “Testudo graeca”, protette dalla Convenzione di Washington CITES, e sequestrate dalla Guardia di Finanza in servizio presso il porto, nel corso di due diverse operazioni a maggio.

IL VIDEO DELL animali erano stati nascosti all di alcune auto,
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imbarcate poi su un traghetto diretto in Italia.

Appena le Fiamme Gialle hanno trovato le testuggini, le hanno affidate a un centro Enpa in provincia di Genova, anche a causa delle pessime condizioni di salute in cui versavano al momento del sequestro (tanto che alcune di loro non sono sopravvissute al viaggio).

I rettili sequestrati sono stati imbarcati su un traghetto diretto in Tunisia, paese da cui provenivano, e affidati alle cure del comandante della nave.

Questo risultato frutto della paziente opera di collegamento e cooperazione tra la Guardia di Finanza e le autorit tunisine e si inquadra nell delle attivit svolte dal Corpo a seguito dell delle competenze CITES in campo doganale. Tutte le operazioni concernenti sia il sequestro che il rimpatrio delle testuggini sono state effettuate in collaborazione con i funzionari dell delle Dogane di Genova e con il supporto tecnico del servizio CITES dell dei Carabinieri, competente per le attivit in materia svolte al di fuori degli spazi doganali.
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