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Gli agenti lo hanno visto passeggiare in strada con fare sospetto: una telefonata, poi due, qualche sguardo avanti e dietro per essere sicuro di non essere osservato da nessuno. E invece a osservarlo, “fiutando” che qualcosa non andava, c i poliziotti che alla fine hanno arrestato lui e il suo socio.

Due cittadini iraniani un trentasettenne incensurato e un trentenne con un vecchio precedente sono stati arrestati dalla Squadra Mobile di Milano per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il primo a finire nella rete dei poliziotti stato il pi grande, che stato fermato in via Boiardo zona Turro ed stato trovato in possesso di undici grammi di shaboo, la metanfetamina dieci volte pi potente della cocaina che cos avevano spiegato i carabinieri dopo un sequestro trasforma i consumatori in veri e propri zombie.

Dopo aver sequestrato la droga addosso al trentasettenne, gli agenti sono andati a casa sua, un appartamento nella vicina via Russo in cui l viveva con il suo connazionale. L all di una scarpiera, i poliziotti hanno trovato cinque involucri con all altri 94 grammi di shaboo, che i due coinquilini spacciavano insieme.

Dalla droga finita nelle mani degli agenti i due pusher avrebbero ricavato pi di mille dosi ogni dose di 0,1 grammo per un valore totale sul mercato di oltre trentamila euro.
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ugg ugg boots nuova indagine rivela scandalo tossico nel merchandising

Dopo il modello di scarpe “Predator” di Adidas, nella triste classifica della concentrazione tossica, seguono le scarpe “Tiempo” prodotte dalla Nike su cui sono stati rilevati livelli di PFOA pari a 5,93 microgrammi per metro quadro . Un paio di guanti da portiere

“Predator” della Adidas contenevano, inoltre, livelli di PFOA nettamente superiori a quelli stabiliti dalla stessa azienda nella proprio lista delle sostanze ristrette.

Il pallone ufficiale della Coppa del Mondo ‘Brazuca’ è risultato contaminato da nonilfenoletossilati (NPE), una sostanza che, rilasciata nell’ambiente, degrada in nonilfenolo conosciuto per essere tossico per i pesci e altri organismi acquatici. Gli NPE sono stati trovati anche in oltre due terzi delle scarpe analizzate e nella metà

dei guanti,
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indicando un uso piuttosto diffuso di questa sostanza chimica pericolosa.

Ftalati e dimetilformammide (DMF), infine, sono stati rilevati in tutte le 21 scarpe da calcio analizzate. Il DMF, sostanza utilizzata come solvente nella produzione di scarpe sportive, interferisce con la riproduzione ed è nocivo se viene a contatto con la pelle.

Livelli molto elevati di ftalati (15 per cento) sono stati riscontrati nella stampa al plastisol di una maglietta da calcio Adidas realizzata e venduta in Argentina e sul cinturino di un paio di guanti da Puma (6 per cento di ftalati) prodotti in Ucraina e venduti in Italia. Livelli così alti suggeriscono l’uso intenzionale di plastificanti, in contrasto con le politiche aziendali di entrambe le aziende e decisamente superiori ai limiti fissati nei loro programmi di gestione delle sostanze chimiche pericolose.

Nonostante i loro impegni per l’eliminazione delle sostanze tossiche dalle proprie filiere e dai loro prodotti siamo costretti a dare un cartellino rosso ad aziende come Nike. Adidas e Puma. Credo che tutti quanti, dalle comunità locali che si vedono contaminata l’acqua dalle industrie tessili, ai giocatori, fino ai tifosi pensino che lo sport debba essere pulito e se c’è qualcosa da prendere a calci sono le sostanze chimiche pericolose che intossicano il calcio e le riserve idriche globali conclude Campione.
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A pochi passi da via Montenapoleone, la galleria Silbernagl presenta un’ importante mostra di multipli, serigrafie e pezzi unici del celeberrimo artista della pop art americana.

Andy Warhol é da considerarsi a pieno titolo, uno dei padri della modernità, un autentico creatore di icone ante litteram, prima o nel momento stesso in cui la televisione e i media cominciarono a fare di attori, sportivi, artisti musicisti e cantanti figure mitiche della contemporaneità.

Con un talento straordinario, tutto concentrato sull’ interesse dei personaggi pubblici che conobbe frequentò e coi quali stinse amicizia, Andy Warhol, non solo si cimentò con il processo pop concettuale della deconstualizzazione, conferendo una componente mitica e di culto ad oggetti comuni come Campbell Soup, Brillo, la Coca Cola o delle semplici scarpe femminili, ma, seppe recuperare e riportare alla modernità quel tratto tipico che il ritratto aveva avuto per secoli,
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ovvero la possibilità di tramandare e mitizzare l’ importanza di un personaggio.

Dall’ impressionismo in poi infatti, attraverso l’espressionismo ma anche il cubismo e il futurismo, il ritratto, per motivi borghesi prima ed intellettuali poi era stato portato verso una demitizzazione sottolineandone invece le componenti intimistiche, personali o stilistiche ed impersonali.

L’operazione di Warhol fu esattamente quella, contraria, di tornare alla centralità del personaggio e alle sue qualità intrinseche per farne un mito. Tanto che, sicuramente, tra le immagini di Marilyn Monroe quella di gran lunga più amata e riprodotta fu proprio quella che lui seppe creare

In mostra ci saranno Marilyn e Liz Taylor, ma anche Mao, Madonna e Micheal Jackson. E poi la Campbell Soup e i mitici Flowers, only for exibition.

Una collezione di 42 pezzi sapientemente raccolti per anni, che variano dalle copertine dei dischi autografate alle preziose cartelle di trial proof autenticate dalla fondazione.

In occasione di questo straordinario evento di qualità museale, unico per una galleria privata e per Milano, il giorno 7 marzo avrà luogo una “lecture” sui rapporti di Andy Warhol con la Milano degli anni 80 e sulle differenti modalità di numerazione delle serigrafie dell’ autore. Interverrano Igor Zanti, Mario Manduzio ed Matteo Bellenghi.
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La Fifa si copre di ridicolo: anche questa volta la lista dei 30 nominati per il Fifa World Player 2007 lascia sconcertati gli amanti del calcio di mezzo mondo.

Manca Zlatan Ibrahimovic, unanimemente considerato fra i 10 calciatori più forti del mondo e non c’è nemmeno l’ombra di Francesco Totti, Scarpa d’Oro in carica, 24 reti all’attivo nella scorsa stagione, nonostante siano stati entrambi autori di un inizio di stagione 2007/08 scoppiettante. (Clicca qui per la Gallery, Qui per la lista completa dei 30 nominati)

Si dice spesso “in questi premi vengono considerati di più i giocatori che fanno bene in Champions o che vincono qualcosa d’importante”, bene, allora bisognerebbe spiegare cosa ci fanno nella fatidica lista dei 30 ben 7 giocatori del Barcellona. Lo svedese e il Capitano della Roma non sono gli unici assenti illustri e gran parte dei giocatori entrati in nomination paiono essere lì più per un’investitura legata alla loro fama mondiale, al campionato e alla squadra per la quale militano. La Fifa è rimasta indietro di un anno: ben 23 calciatori sui 30 selezionati erano presenti anche nella lista del Fifa World Player 2006 che finì a Fabio Cannavaro.

A guardare bene sono 23 su 29, considerando che uno di questi, Zinedine Zidane, nel 2007 non ha giocato a calcio.

Ovviamente ci sono i nominati forti, quelli che sono lì per vincere il premio assegnato dal voto dei CT e dai Capitani delle nazionali di tutto il mondo: Ricardo Kakà, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, ma non manca il solito Ronaldinho.

Nella lista dei “misteriosamente nominati” troviamo Thierry Henry,
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totale desaparecido nel 2007, Juninho Pernambucano, Carlitos Tevez, Essien, Eto’o, Lilian Thuram, Patrick Vieira e perfino il terzino del Bayern Philipp Lahm.

Tanto per far un altro esempio di che tipo di valutazioni sballate siano state fatte Fernando Torres (14 gol, nell’Atletico Madrid) è presente nella top 30, Frederic Kanouté (21 gol in Liga, 4 in Uefa fra cui quello della vittoria in finale) non c’è.

La truppa degli italiani è guidata dal detentore Fabio Cannavaro, abbondantemente sotto i suoi livelli nella prima stagione con il Real, Gigi Buffon e i tre milanisti Gattuso, Pirlo e Alessandro Nesta.

Altra annotazione, solo un giocatore dei nominati ha giocato nel 2007 in un campionato non europeo, si tratta di Juan Roman Riquelme,
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ma il suo ritorno al Villareal dopo i trionfi con il Boca Juniors lo rende il trentesimo giocatore su trenta ad essere tesserato per una squadra europea.

ugg womens shoes Omicidio Scarpa Gionta Torre Annunziata 7 ottobre 2016

Si scritto questa mattina lennesimo capitolo processuale relativo allomicidio di Natale Scarpa, padre del boss del clan Gallo Cavalieri, Vincenzo, ucciso a ferragosto del 2006 dinanzi allo stadio Giraud di Torre Annunziata. Ad oltre dieci anni di distanza, c ancora tanto da scoprire riguardo mandanti ed esecutori materiali del delitto voluto dal clan Gionta. Da definire al momento in primo grado c la posizione di Luigi Maresca, uno degli storici ras del clan dei valentini, ritenuto uno degli elementi del gruppo di fuoco. Dinanzi alla Corte dAssise di Napoli hanno testimoniato gli agenti di polizia che effettuarono le indagini.

I poliziotti hanno confermato il possibile movente del delitto e il momento di altissima tensione tra i due clan che poi sfoci in una vera e propria guerra di camorra. Come spesso succedere per tutte le guerre, fu un pretesto a scatenarla. Durante il perido di Carnevale del 2006,Il figlio di Aldo Gionta,
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Valentino junior, allora 14enne, lanci un uovo marcio addosso a Natale Scarpa che lo colp con uno schiaffo. Una risposta che venne giudicata come un affronto da parte del clan di Palazzo Fienga che decise di uccidere il 73enne padre del boss avverso Vincenzo caramella. Tutto confermato dagli investigatori chiamati a testimoniare in aula per lennesima volta. Non si tratta, infatti, del primo procedimento relativo a questo omicidio.

In un primo momento venne emesse una prima ordinanza di custodia cautelare poi annullata ai danni del presunto gruppo di fuoco. Poi fin a giudizio Pasquale Gionta come mandante del delitto. Condannato in primo grado, venne assolto in appello, uscendo di scena dal procedimento. Per quanto riguarda i mandanti stato accusato anche il fratello maggiore Aldo, assolto per in primo grado ma contro cui lAntimafia ha presentato appello. Per quanto riguarda gli esecutori materiali sono stati condannati allergastolo Giuseppe Coppola e Francesco Amoruso, deceduto successivamente in al 41bis. Otto anni vennero inflitti anche ai pentiti Aniello Nasto e Vincenzo Saurro mentre venne assolto un killer storico della cosca Giovanni Iapicca condannato allergastolo invece per il duplice omicidio De Angelis Genovese.
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Importanti novità in casa Cycle, il brand di jeanswear e casualwear d’alta gamma, che ha siglato un accordo di licenza per la propria collezione di calzature uomo con lo storico calzaturificio marchigiano Galizio Torresi, attivo dal 1979 e specializzato nella produzione di scarpe da uomo totalmente Made in Italy.

L’accordo prevede una collaborazione per sei collezioni, con rinnovo dopo le prime tre. La collezione si compone di trenta modelli, per il 70% sneakers e per il 30% calzature dressing.

“Siamo molto soddisfatti della nuova collaborazione con Galizio Torresi, partner perfettamente in linea con la nostra strategia produttiva grazie al profondo know how Made in Italy e alla capacità di effettuare trattamenti particolari ai pellami che rendono le calzature il perfetto complemento per l’abbigliamento Cycle. Su questo fronte, il team di Galizio Torresi ha lavorato in stretta collaborazione con Andrea Bertin,
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lo stilista di Cycle Uomo”, ha commentato Mirco Rota, Direttore Commerciale di Cycle. “Per il momento abbiamo deciso di focalizzarci sull’uomo perché riteniamo che il mercato delle sneakers e della scarpa giovane in generale sia oggi il più interessante per noi e quello con il maggior potenziale di crescita”.

La nuova collezione sarà presente nei 20 showroom Cycle dislocati in Europa e Cina; gli altri Paesi esteri saranno invece serviti direttamente nel nuovo showroom Cycle a Milano, recentemente inaugurato. Lo showroom si colloca all’interno dell’ex area industriale Richard Ginori, nella zona sud di Milano.

Il layout, curato dallo studio Storage Associati, il piano terra ospita le collezioni uomo e donna,
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ricreando contemporaneamente al suo interno un salotto dal sapore “industrial vintage” che contrasta con il rivestimento in doghe di legno dipinte in un tono di grigio più scuro rispetto allo spazio generale. Al piano superiore lo stesso volume si colloca al centro dello spazio e fa da quinta alla sala riunioni.

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Tracy Edwards, l’uomo che vent’anni fa riuscì appena in tempo a scappare dalle grinfie del “mostro di Milwaukee”, il “cannibale” Jeffrey Dahmer, e a portare così nella sua casa degli orrori la polizia, è stato incriminato ieri per la morte di un senzatetto, che avrebbe gettato da un ponte, assieme ad un complice. Un testimone, citato dall’accusa, ha raccontato di aver visto Edward discutere animatamente con il senzatetto, John Jordan, assieme ad un altro uomo, Timothy Carr. Alla fine dell’alterco, Edwards e Carr avrebbero gettato nel fiume Jordan. Anche Carr è finito giù dal ponte, ma è stato salvato dalla polizia, giunta poco dopo, mentre Jordan è morto affogato. Nel 1991, Edward conobbe il “cannibale” Dahmer e accettò un invito nel suo appartamento alla periferia di Milwaukee, dove si ritrovò rapidamente con le manette ai polsi e con il padrone di casa con un coltello in mano pronto ad ucciderlo per mangiargli il cuore. In un momento di distrazione di Dahmer riuscì però a fuggire in strada, dove passava per caso un pattuglia della polizia. Gli agenti trovarono poi nella casa di Dahmer numerosi resti di cadaveri conservati nel frigorifero, alcune teste e mani tagliate di netto, teschi umani dipinti, peni conservati in formaldeide e fotografie di cadaveri squartati. Al processo, nel 1992, “il mostro” venne giudicato colpevole di 17 omicidi e fu condannato all’ergastolo. Due anni dopo, venne picchiato a morte da un detenuto sofferente di schizofrenia, Christopher Scarver.
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Giovani” nei primi due anni ha già offerto in Umbria “un’occasione di lavoro a 4.000 disoccupati”. Occasione di lavoro, come si legge nel report del marzo scorso dedicato all’attuazione di questo programma promosso dall’Unione europea, che non significa dunque “posto fisso” ma possibilità di formazione professionale, tirocini ed altre esperienze per aiutare i giovani tra 15 e 29 anni ad entrare nel mondo del lavoro. Una notizia positiva in uno scenario nazionale dove la disoccupazione giovanile è di circa il 40 per cento ed in quello dell’Umbria dove negli ultimi tre anni 9.000 under quaranta secondo l’Istat hanno lasciato la nostra regione per cercare un lavoro.

Per i due milioni di giovani che pur essendo disoccupati non vanno a scuola e non partecipano a progetti di formazione per trovare un qualche impiego nel 2014 è nato anche in Italia il programma Garanzia Giovani. Le 4.000 “occasioni di lavoro” offerte in Umbria fino alla fine del febbraio scorso per 706 giovani sono diventate contratto a tempo indeterminato, per 711 un contratto di apprendistato e ad altri 504 hanno consentito di lavorare per più di 6 mesi con un contatto a termine. Tra fondi europei, dello Stato e della Regione in Umbria sono stati spesi sinora circa 30 milioni di euro. Adesso questi fondi si stanno esaurendo e la Regione si sta dando da fare per il reperimento di altri 20 milioni di euro per il biennio 2016 17.

A livello nazionale non mancano polemiche sugli effettivi risultati di Garanzia Giovani e c’è chi parla di flop citando un rapporto del Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) secondo il quale circa un milione di giovani si sono iscritti al programma ma solo poco più di 30.000 hanno trovato un lavoro. Quindi rilevano i critici del programma ogni contratto costerebbe 36.000 euro. Questo perché gran parte dei soldi arrivati dall’Europa si disperdono in sprechi e costi burocratici. ” certo ha dichiarato recentemente Fabio Paparelli, vicepresidente della Regione ed assessore al lavoro e formazione che un programma di politiche attive come Garanzia Giovani non può da solo risolvere il problema della disoccupazione ed in particolare di quella giovanile”. Paolo Sereni è il responsabile per la Regione della programmazione delle politiche di Garanzia Giovani. Anche lui ammette che per favorire la ripresa economica ed occupazionale occorrono anche altri interventi e che solo con Garanzia Giovani non si creano nuovi posti di lavoro. “Però sottolinea la formazione e la qualificazione professionale, il tirocinio ed il sostegno all’autoimprenditorialità sono un sicuro incentivo per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro”. Come dimostrano i numeri di Garanzia Giovani in Umbria che è una delle Regioni dove l’attuazione di questo programma sta ottenendo i migliori risultati a livello nazionale. Il programma è nazionale e quindi le iscrizioni sono aperte a tutti i cittadini italiani. Sono stati infatti circa 9.000 i giovani che hanno rinunciato, magari perchè nel frattempo hanno optato per altre Regioni, o che non avevano i requisiti richiesti. Dei 17.500 regolarmente iscritti in Umbria circa 14.500 hanno avuto il prescritto colloquio con gli operatori dei centri per l’impiego che gli hanno illustrato le opportunità offerte dal programma per la realizzazione di un progetto professionale personalizzato. Dopo il colloquio viene firmato un patto di attivazione con il quale si è formalmente inseriti nel programma Garanzia Giovani.

Cgil: tante difficoltà ma esperienza positiva. Servono risorse certe

“Garanzia giovani ci avvicina ai modelli di servizi per l’impiego degli stati del Nord Europa e mette in contatto i giovani con il mondo del lavoro”: Giuliana Renelli, segretaria regionale della Cgil Umbria, esprime un giudizio nel complesso positivo sul programma e su come viene attuato in Umbria ma sottolinea la necessità di disporre di nuove risorse certe perchè in questo momento i fondi si stanno esaurendo ed alcune richieste di partecipazione restano sospese. Il programma spiega è nato in un momento sbagliato, con tante aziende che chiudevano e tanta gente che perdeva il lavoro mentre Garanzia giovani certo non rispondeva a questi problemi. Per cui è stato difficile anche per i sindacati seguire in modo adeguato la programmazione e l’attuazione di uno strumento nuovo. Il rodaggio continua è stato lungo ma in Umbria certi errori sono serviti per mettere a punto misure che ora producono risultati ancora da quantificare ma sicuramente positivi. Tra i problemi c’è stato e non è ancora del tutto risolto quello del ritardo nei pagamenti. In certi casi i tirocinanti hanno aspettato anche quattro o più mesi. Ci sono stati poi momenti di un vero e proprio blocco nei pagamenti. Positivo il giudizio del sindacato sui provvedimenti della Regione per contrastare un uso non corretto dei tirocini da parte dei datori di lavoro e sugli incentivi per favovorire contratti lavorativi per gli iscritti a Garanzia Giovani. La segretaria della Cgil ritiene invece che in Umbria non sia stata promossa adeguatamente l’autoimprenditorialità, la misura più importante per creare lavoro. “Occorrono provvedimenti che aiutino di più i giovani ha detto a vincere la paura di intraprendere strade nuove senza un paracadute”.

La storia: calzolaio matto di Spoleto

E uno dei 50 giovani che in Umbria grazie a Garanzia Giovani sono diventati imprenditori. Diego Damiani, di 26 anni, che a Spoleto ha aperto la bottega artigiana con insegna “Il calzolaio matto”. Ripara scarpe, borse, pelletteria e fornisce anche copie delle chiavi. Della sua esperienza autoimprenditoriale si sono occupati anche i telegiornali. “Ero senza lavoro ha raccontato e mi sono iscritto al progetto Garanzia Giovani. Mi piacciono le cose manuali, non so stare seduto davanti al computer”. Ha frequentato un corso di riparazione delle calzature e poi ha aperto la sua bottega. “Mi sono messo a testa bassa a lavorare ha detto certo le difficoltà ci sono ma per adesso va”. In bocca al lupo al “Calzolaio matto” di Spoleto.
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Alla Sapienza si tenta, dopo un blocco di vent’anni, di celebrare un concorso di prima fascia per una delle discipline caratterizzanti del corso di laurea magistrale in giurisprudenza, l’Estetica del diritto. La materia non esiste nella realtà, ma potrebbe tranquillamente. Sono chiamati a far parte della commissione giudicatrice tre professori ordinari, tra i più anziani e autorevoli esponenti della materia. Vecchi amici e colleghi, detestandosi cordialmente i tre moltiplicano i tentativi di farsi reciprocamente le scarpe, sempre continuando a sorridersi. Sono d’accordo soltanto su una cosa: il concorso serve non ai candidati, ma ai commissari. Sono loro che lo vincono o lo perdono, sono loro a dover prevalere su loro stessi e saranno sempre loro che, vincendo il concorso, acquisteranno il diritto di perpetuare la loro Scuola (che, oggettivamente, è sempre la migliore). I candidati sono solo un dettaglio,
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un dettaglio che può anche essere cambiato in corso d’opera. Il concorso è un fastidio, un ostacolo che ingombra il percorso di chi, al vertice della carriera, non vuole e non deve più rendere conto a nessuno. Se non a se stesso.

Nato nel 2000, per rispondere alle esigenze in costante evoluzione del mondo giuridico e della professione forense, in pochi anni il sito è riuscito a focalizzare l’interesse di oltre 15 milioni di visitatori che hanno contribuito, in modo del tutto spontaneo, a farlo diventare uno dei siti giuridici più importanti del panorama italiano, perchè ricco di strumenti di facile utilizzo e di materiali da consultare, sempre nel pieno rispetto della deontologia forense.

Dieci anni di costante crescita sia come numero di visitatori che come pagine visitate sempre ai vertici di molti motori di ricerca.

Siamo partiti dalla ricostruzione grafica e non è stato semplice ripensare la struttura di un sito che per tutto questo tempo è rimasto praticamente immutato.

Abbiamo cercato di conservare quel senso di ambiente familiare, quasi privato, trasformando il portale in uno spazio più ampio, in cui incontrarsi, partecipare e dove condividere con gli altri utenti nuovi contenuti.
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ROMA on line MyOurJob, il primo portale in Italia per l’orientamento professionale, nasce con lo scopo di dotare i giovani studenti (e non solo) di un sistema informativo per l’orientamento e la scelta delle professioni e delle carriere, costantemente aggiornato sulle esigenze e sui trend delle imprese e del mondo del lavoro. L’iniziativa, promossa dall’agenzia per il lavoro Orienta spa, intende contribuire a sanare la frattura tecnica, educativa e pratica che ancora oggi separa i giovani dal mondo del lavoro, offrendo loro un orientamento reale verso le professioni e i mestieri che offrono concrete opportunità di occupazione.

Lo scopo dell’iniziativa spiega Valeria Giaccari, amministratore delegato di Myourjob srl è contribuire a creare nel nostro Paese quel decisivo processo di raccordo fra la preparazione scolastica e le mutevoli esigenze del mondo del lavoro, che potrà garantire una migliore occupabilità dei nostri giovani e un’efficace risposta ai modelli di sviluppo economico dei diversi territori,
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in un contesto di economie, e quindi di lavori, sempre più globalizzati.

MyOurJob contiene al suo interno tutti e 26 i comparti che compongono il mondo del lavoro nel nostro Paese: ambiente, informatica, sociale, cultura, comunicazione, ecc. Tutti i comparti sono adeguatamente descritti e introdotti da un breve video, nel quale esperti del settore di chiara fama illustrano agli studenti le sue peculiarità, le tipologie di professioni in esso contenute,
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le prospettive di sviluppo negli anni a venire.