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Diciamolo per tempo: avremo un occasione da lasciarci sfuggire. Capiterà al termine della storia politica del nostro attuale presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, quando il Titanic ch ha comandato per anni cozzerà inesorabilmente contro il freddo iceberg della sua vecchiaia (a patto che qualche scialuppa non lo recuperi all istante ma in quel caso ci auguriamo si tratterà della barca di Caronte).

ancora il 60% dei consensi! rivendica il Premier. Virgola quattro, Silvio, sennò non ti credono. E infatti qualcuno s accorto del pericolo: alcuni topi già abbandonano la cambusa della nave da crociera del Sultano, che comincia ad avere qualche falla ed è destinata ad affondare. Ma è solo l poiché tanti ne seguiranno, ci vorrà del tempo (pensate che ancor oggi molti imbastiscono manifestazioni pro Berlusconi. Ottime occasioni, per beccarli tutti assieme).

Bene, il nostro giudizio è questo: non si dovrebbe permettere a nessuno di questi ratti di saltare su di una nuova nave. Non alle pantegane (i servi istituzionali e mediatici del Sultano), e solo parzialmente ai topini (i semplici elettori di Berlusconi), dei quali si potrà tranquillamente incamerare il voto lasciandoli però ai margini delle decisioni (tanto si accontentano già ora d trattati così, non si vede perché concedere loro altro).

Non esiste che la parte del popolo che ha sostenuto per anni un coacervo di delinquenti venga a dettar di nuovo legge come se nulla fosse accaduto, rifacendosi una verginità e raccontandoci di aver sempre criticato Berlusconi o peggio di non averlo votato. Sappiamo bene quanto gli italiani siano avvezzi a questo: un popolo che, salvo minoranze di uomini onorevoli (cioè i partigiani guerriglieri da una parte e i folli fedeli di Salò dall riuscì a trasformarsi da menefreghista pro fascista a menefreghista anti fascista, cambiando bandiera al solito al girar del vento. Per non parlare della dabbenaggine che dimostrò nel lasciarsi scippare l occasione di redenzione (in quel caso, morale), quando, subito dopo Pulite affidò la costruzione della Seconda Repubblica a un già ampiamente compromesso figliastro della Prima. (Oggi Berlusconi, in declino, grida: finirà come nel Lo spero anch non sopporterei la discesa in campo di un altro pifferaio magico).

Dunque siate radicali: voi lo sapete, tra i vostri conoscenti, tra i vostri amici, tra i vostri parenti, chi ha supportato il Sultano. Non dimenticatevene: quando non comanderanno più, non ci dovrà essere compassione per queste persone, che sono responsabili fino alla loro ultima azione pubblica (compiuta per convenienza, per malafede o per ignoranza non c La democrazia sembra funzionar meglio laddove è coadiuvata dalla riprovazione etica verso i suoi pervertitori, no?

Politici, inciucisti e finti oppositori, portaborse, servi zelanti, saltimbanchi e troie di regime, sedicenti giornalisti, pubblicitari e propagandisti d tipo, prelati, pseudo intellettuali prezzolati, opinionisti un tanto al chilo, feltri e belpietri d risma, laidi imprenditori, contenti evasori, cittadini ignavi o ignoranti d sorta. Di tutti dovrà esser fatta piazza pulita (almeno nell che intese Gianfranco Fini quando, a braccetto con Berlusconi, prese in mano la Rai per la prima volta ma lui con lo scopo di riempirla di servi). triste doverlo dire, nella misura in cui può esser triste un illiberale; si vorrebbe non essere obbligati a sostenerlo, ma quest è realistico se, come sosteneva Spinoza (quello meno famoso, senza il la pace non è assenza di guerra, bensì una virtù, uno stato d una alla giustizia perciò che gl ci tengano a chiudere una buona volta i conti con loro stessi (cosa che ogni spirito giovane e bennato dovrebbe augurarsi, e infatti Beppe Grillo se ne dimentica sempre). Tuttavia non v alcuna speranza che ciò accada: a questo popolo sono state raccontate belle favolette per così tanti anni che ha perso ogni nervo, ogni arditezza, ogni coraggio (che già naturalmente la sua indole tenderebbe a non possedere), ed è maledettamente viziato.

Sarà la solita presa in giro,
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la solita farsa, il solito penoso melodramma all Sarà un di voltagabbana.

Luca, Bastio, ma accendere il cervello mentre si legge? Pur non condividendo tutto quanto scritto nell quello che criticate è assurdo!

Non è stato detto che repubblichini e partigiani si equivalgono, né che entrambi hanno avuto ragione nelle loro scelte.

Piuttosto, che entrambi (o almeno, una parte di entrambi gli schieramenti) si comportò in modo onorevole. Il senso, anche non fosse ben specificato da un qualunque dizionario, parrebbe lo stesso ovvio dal contesto: queste persone, comportandosi con onore, non hanno cambiato radicalmente e rapidamente casacca, né fatto finta di aver avuto sempre la stessa idea.

Cosa non vi torna di questo discorso?

Ciao Stefano, non mi torna la tua interpretazione, semplicemente. A me della frase:

minoranze di uomini onorevoli (cioè i partigiani guerriglieri da una parte e i folli fedeli di Salò dall’altra) soltanto il fatto che stiamo equiparando repubblichini e partigiani, un qualcosa che fino a qualche anno fa non sarebbe stato nemmeno immaginabile.

Questo atteggiamento è tipico di ciò che cercano di fare le nostre istituzioni e la nostra classe politica da diversi anni, ossia creare una sorta di storia nel quale tutti gli italiani possano rispecchiarsi, e in questo caso la storia comune si trova nel definire repubblichini e partigiani come uomini entrambi. Se già qualche intervento passato del professor morte, strapieno di mi aveva fatto ragionare sulla brutta piega che sta prendendo questo sito, adesso ne ho una prova definitiva.

Luca, hai pure ricopiato la frase, com possibile che tu non l capita? se qualcuno mette nella stessa frase partigiani repubblichini li sta eguagliando?

Io sono d con ciò che afferma il Prof, a mio avviso si tratta di ovvietà e purtroppo non ho trovato nulla di brillante, pungente o spinoziano.

Personalmente penso che la satira di questo sito sia di altissimo livello, detto questo capisco come molti pensino che questa sezione abbia poco a che fare con spinoza.

In ogni caso penso che sia una buona cosa dare visibilità a un pensiero lucido e fuori dagli schemi (e il prof morte penso sappia essere brillante in questo quando vuole)e stimolare un dialogo ragionato tra persone che hanno pensieri divergenti, sempre che di pensieri si tratti e non si tratti di esclamazioni qualunquiste (vedi repubblichini=partigiani).

Nonostante abbia sempre apprezzato Spinoza mi fa paura leggere questo presunto scritto satirico che molte persone prenderanno per vero ( anche perché come satira è quantomeno squallida ) e non farà altro che incitare all e alla violenza.

Ci hai dimenticato le foibe, per il resto è perfetto per farci capire cosa passa per la testa di molti italiani. Ovviamente son (un bel po preoccupato.

Bravo MarioZeudo, un amico su facebook ha linkato questo articolo che trovo veramente miope e violento. Chi come me ha votato in passato Berlusconi, e mai rinnega nè si pente, trova oggi diffcile sostenere questo governo sulla posizione nuclearista, sull operativa e sui problemi personali di SB. Per questo motivo la gente sta cambiando direzione, ciò non significa fare il voltagabbana, nè rinnegare ciò che di buono è stato fatto da eroi nascosti del nostro tempo, come Giulio Tremonti. Definire topini gli elettori di centrodestra significa continuare con una posizione violenta e priva di ragione, posto che è tutta da verificare la capacità di tenuta di un nuovo e per ora misterioso governo. Speriamo che Spinoza torni a fare Spinoza, e si allontani dalla politica, perchè con la politica ci si sporca le mani, per forza.

Vedi che meriteresti di perdere il diritto di parola?

Ma tranquillo il pezzo era satirico, non lo hai capito solo te, che giustamente ti senti in pericolo, ma non per colpa degli amici italiani di pensiero politico avverso al tuo, ma per colpa della tua coscienza che a ragion veduta rifiuta di appartenere ad un berluschino.

Son finiti gli assegnini del nano, ora, per favore, ricominciamo a parlare di politica, da qualsiasi colore la si guardi.

Ma l di essere stato un berlusconino o un berluscones, secondo me è già un dantesco.

non sei fascista per l tra partigiani e repubblichini (nel modo in cui lo fai, mi sembra abbastanza lecito). ma sei fascista per i tuoi codici espressivi, per la violenza del tuo linguaggio, per il livore, la rabbia, la voglia di punire, di condannare, perfino di umilare (che avvilente evocazione, chiamare la gente topi). è fascista (oltre che brutto) perfino il tuo nome. ed è fascista l di uno spazio comune ad uso dei tuoi rigurgiti di bile: non potresti farti un blog,
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invece di sfruttare la popolarità che Spinoza ha acquisito con ben altra satira?

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Come personalizzare il banner di Google per i blog su Blogger

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QUALI SONO LE DIRETTIVE PER GLI WEBMASTER?

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QUALI SONO LE SANZIONI?Il Garante della Privacy “tenuto conto dell’impatto anche economico della norma” prevede “un tempo di adeguamento di un anno a decorrere dalla pubblicazione della presente” normativa. Chi non si uniformerà rischia una sanzione da seimila a trentaseimila euro (art. 161 del Codice). L’installazione di cookie senza il consenso dell’utente prevede invece una multa che va da diecimila a centoventimila euro. Per saperne di più consultate il seguente documento

Individuazione delle modalità semplificate per l e l del consenso per l dei cookie il Presidente dell’Autorità Garante Antonello Soru

In realtà un tipo di banner come questo è visibile in tutti i siti di Google la prima volta che vengono aperti. In tale banner è presente anche il link con le ulteriori informazioni come da normativa che conduce alla pagina Privacy e Termini da cui accedere anche alla pagina con tutti i cookie utilizzati da Google. Anche chi possiede un dominio personalizzato che mostra la Navbar dovrebbe essere al riparo da ogni problema. Se invece abbiamo un template senza Navbar e non abbiamo intenzione di mostrarla dovremo crearci un banner da soli con tutti i crismi di quelle che sono le indicazioni della normativa. Un esempio potrebbe essere questo

che viene visualizzato da tutti i visitatori la prima volta che entrano nel sito. Per un tale banner bisogna utilizzare JQuery e sarà mia cura presentarlo ai lettori interessati in un prossimo futuro quando saranno anche più chiari tutti i termini della questione.
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ugg boots australia ieri i deputati si sono salvati il vitalizio d

Audace colpo dei soliti noti: i parlamentari salvano le loro pensioni (d’oro). Ieri alla Camera bloccata una norma che metteva in discussione gli onorevoli vitalizi. La questione è semplice: perché i cittadini devono versare contributi per 35 anni per avere una misera pensione e invece i parlamentari dopo 5 anni di “lavoro” (si fa per dire) incassano assegni da nababbi? La semplice domanda non è stata riproposta nell’aula di Montecitorio perché la presidenza l’ha vietato. Abolire i vitalizi? Non scherziamo. Non se ne può nemmeno parlare.

A presentare la mozione (che sarebbe stata immediatamente esecutiva) l’onorevole Idv Antonio Borghesi, lo stesso che ci aveva già provato nel settembre 2010. I lettori di Sanguisughe ricorderanno come finì allora: la mozione fu bocciata, praticamente all’unanimità, in 4 minuti e 49 secondi (poi dicono che il Parlamento è lento). Ieri la Camera ha fatto ancora prima: la mozione non è stata nemmeno messa in discussione. E’ stata dichiarata “non ammissibile”, cioè rigettata sul nascere in base a norme assai fumose e in parte modificate per l’occasione. Praticamente un colpo di mano che perpetua lo scandalo. Evviva: i vitalizi dei parlamentari sono salvi. Cari italiani, vi tocca continuare a pagarli. E’ stato calcolato che in 5 anni da onorevole un parlamentare versa circa 60mila euro di contributi. Da pensionato ne incassa in media 440mila (se maschio) e 550 mila (se femmina). Significa che ogni pensione da parlamentare costa alla collettività dai 380mila ai 490mila euro. E poi mettono il ticket sulla sanitàQuello di Fini ieri è stato davvero un immenso autogol. Se poteva sperare di raccogliere un minimo di consenso tra chi come me era profondamente deluso dalla Lega e dal berlusconismo, oggi può solo ritenersi un animale in via di estinzione. Durerà solo quanto questa maggioranza. Alle prossime elezioni lui, bocchino e tutta fli saranno praticamente estinti. Non è ammissibile e neanche eticamente pensabile ritenere e legiferare in maniera retroattiva per tutti gli altri italiani e considera la Casta una entità intoccabile una vera barbarie non riuscire neanche ad avvicinare un minimo di giustizia sociale a queste sanguisughe. Proprio lui che vive di politica da sempre e che saremo sicuramente costretti a trovarlo sui giornali di gossip a prendere il sole sul ponte del suo motoscafo SCHIFO senza limiti. Presidente Fini SI VERGOGNI

Conferenza Stato città ed autonomie locali 2 febbraio 2011:

disposizioni legislative che si sono affastellate,
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giustificate dall di ridurre i costi della politica, hanno colpito sensibilmente la dignità degli amministratori locali e messo in discussione anche la loro funzione di rappresentanza istituzionale.

fa comunque presente che a decorrere dal gennaio 2012 dovrà procedersi all ISTAT degli emolumenti

Le nuove indennità previste:Rimango Perlplesso. Non una voce si è alzata dalla CASTA per ridursi uno dei tanti benefici che hanno. Continuano a chiederci sacrifici. come possiamo fare per cambiare le cose?

4 righe tratte dalla nostra COSTITUZIONE che dovrebbero far riflettere la CASTA (sempre che sappiano che esiste una costituzione!):

1)Il lavoro non è solo un rapporto economico, ma anche un valore sociale che nobilita l Non è solo un diritto, bensì anche un dovere che eleva il singolo. Non serve ad identificare una classe

2)tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua,
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di religione, di opinioni politiche, di condizioni sociali e personali, sono uguali davanti alla legge (uguaglianza formale, comma 1)

3)la scuola è aperta a tutti; quella statale è gratuita; libera e senza oneri per lo Stato quella privata

4)la preponderanza di organi elettivi e rappresentativi; il principio di maggioranza ma con tutela delle minoranze (anche politiche);
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processi decisionali (politici e giudiziari) trasparenti e aperti a tutti; ma soprattutto il principio di sovranità popolare.

ma questi vivono in un galassia!!! sono distanti anni luce da noi schiavi non si rendono conto di quanto sia difficile sopravvivere per noi comuni mortali, almeno ci portassero rispetto! sarebbe ora di cominciare a lavorare seriamente altro che ferie!!
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fannulloni assenteisti, non sanno far altro che litigare come delle comare e in definitiva sono inconcludenti

ma possibile che questi tutti i giorni siano in tv e sui giornali? non date spazio alle loro dichiarazioni

e voi, sanguisughe, almeno fateci un favore risparmiateci le vostre cazzate grazie

Incommentabile! E proprio vero che al peggio non c mai fine. Fra inchieste, mazzette e ladrocini sguazzano nella melma come loro habitat naturale. Brava Susy. Per deliberare norme a loro consumo ci mettono meno di 48 ore ma se si tratta dei loro privilegi fanno quadrato e diventano intoccabili. Chi ha scritto i principi dell Se c volonta in 24 ore si modificano i principi dell e nelle altre 24 ore si sradicano i vitalizi in essere per ricalcolarli come per gli altri comuni mortali e cioè con il metodo contributivo. Sono insaziabili e devastano il futuro delle nuove generazioni caricandole dell fardello costituito da tutti questi costi assolutamente inutili, che non fanno altro che erodere i servizi pubblici e la nostra qualità di vita. Oggi la stessa operazione è stata ripetuta da Schifani. Un vero SCHIFO. Credono che se tutti ribadiscono la stessa zozzeria forse può sembrare meno zozza. Siete uno SCHIFO.

Non avevamo dubbi non poteva essere altrimenti! Tagli? Si,
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sulle saponette gli arredi, la cancelleria etc un pò di fumo negli occhi di noi poveri peones per poi tra un pò (mesi? Anni?) accorgersi che i tagli erano stati troppi e via ad affidare spese ed appalti ai soliti noti. Supponiamo (suvvia con un pò di immaginazione ) che il loro stipendio sia guadagnato va bene lom stipendio. Ma la norma che gli garantisce la pensione (e che pensione) dopo pochi anni di mentre a noi tocca lavorare 40 anni bè quella proprio non ha uguale in tutto il mondo. Complimenti anche il naso rosso PAGLIACCI!

Se per andare in pensione con il massimo ci vogliono 40 anni di contributi ed io li ho versati tutti, pretendo l pensionistico il mese successivo.

Se lo stato mi costringe a restare al lavoro mi deve pagare lo stipendio e versare l pensionistico maturato con i miei 40 anni di contributi versati.

Se questo non avviene, lo stato mi sta trattanendo arbitrariamente di 12 mensilità + la tredicesima + la mensilità del mese aggiunto nel 2011.

ugg scontati italia Il muro del pianto della Qualit italiana

QualitiAmo nato con l’idea di condividere, per la prima volta del tutto gratuitamente in Italia, testi, idee, approfondimenti, discussioni, contributi e spunti sulla Qualit e sul management in generale.

Da subito abbiamo scelto la strada del copyleft perch non abbiamo mai avuto paura di condividere con gli altri ci che sappiamo e perch ci sembrato il modo migliore per far circolare i nostri materiali e per dare una mano a quanti oggi cercano di capire qualcosa di pi sul tema della Qualit che deve e dovr rappresentare il futuro dell’Italia, di questo siamo fortemente convinti.

Come buona prassi fare e come prevedono le regole del copyleft e dell’utilizzo della Rete, ci sembrato per giusto richiedere che venisse riconoscita la paternit dei nostri testi e che, una volta che questi fossero stati ripubblicati da altri, venissero accompagnati da un link al nostro sito come giusta “ricompensa”, morale, per gli sforzi dei nostri autori.

Cos spesso,
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non stato: i nostri materiali sono stati spesso copiati, utilizzati come supporto di corsi, presentati con la firma di altri autori e addirittura inclusi in lavori che sono poi stati distribuiti commercialmente senza che QualitiAmo venisse neppure citato nella bibliografia.

Ora, se vero che, come diceva Gervaso, il plagio un atto di omaggio perch chi copia, in realt ammira, anche vero che qualcuno deve ricordare ai signori del “copia incolla” che chi si occupa di Qualit dovrebbe avere prima di tutto un’Etica.

Per questo abbiamo deciso di porre un limite a questo malcostume e abbiamo iniziato un controllo approfondito e sistematico sulla Rete, alla ricerca dei testi di QualitiAmo che sono stati duplicati e diffusi senza riconoscercene la paternit e senza un link al nostro sito.

Su questa pagina pubblicheremo, settimanalmente a partire da oggi , un riferimento a chi ha attinto a piene mani dal nostro sito senza sentirsi nemmeno in dovere di segnalare che l’autore dei testi pubblicati QualitiAmo.

Aquestoproposito, invitiamo chiunque ne venisse a conoscenza a segnalarci testi che ancora non risultano inclusi in questa lista e, soprattutto,
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materiale di supporto dei corsi che risulti innegabilmente copiato dal nostro sito.

Se, infatti, avete pagato e frequentato un corso basato su materiale che viene distribuito gratuitamente in rete, siete stati fatti oggetto di una truffa. Segnalatecelo per porre fine a questo malcostume molto italiano. Includeremo in questo elenco le organizzazioni oggetto delle vostre segnalazioni e avvertiremo, cos eventuali futuri clienti.

Se, invece, fate parte di chi in passato ha copiato ma avete regolarizzato la vostra posizione inserendo come autore dei testi QualitiAmo e un link al nostro sito, segnalatecelo. Provvederemo a rimuovere immediatamente i vostri riferimenti da questa pagina.

Certidifare un servizio alla Qualit italiana e a chi se ne occupa seriamente, ringraziamo tutti per il supporto che vorranno darci e restiamo a vostra completa disposizione per ogni chiarimento in merito dovesse occorrervi.

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“Copiare era sempre stata l’attivit che ottimizzava al massimo basso rischio, basso costo e grandi rendimenti”

(Tratto dal capitolo: “Innovazione e altre catastrofi” di Zzzoot Fulminati in azienda)

Cinzia Massa ha realizzato la sua presentazione “Conoscere la Qualit facendo un copia incolla diffuso di parecchi testi presenti in rete. Poteva mancare QualitiAmo? settimana 2 luglio 6 luglio 2012

I contenuti segnalati nella settimana settimana 25 giugno 29 giugno 2012 sono stati riferiti alla fonte corretta e corredati da un link a QualitiAmo, quindi tutti i riferimenti sono stati eliminati dal nostro sito

Lavoro Mio Lavoro Mio, societ che seleziona profili da proporre alle aziende,
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prepara gli annunci per la ricerca di personale nell’ambito della Qualit copia incollando il profilo ideale del candidato pubblicato su QualitiAmo.

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Le strade delle Madonie hanno fatto da sfondo ad eroiche sfide, capaci di illuminare al meglio il firmamento sportivo. I duelli che si sono consumati in questo suggestivo scenario hanno inciso alcune delle note più belle dello spartito motoristico. Difficile non subirne il fascino. Il merito va a un nobile evento, entrato nel cuore della leggenda: la Targa Florio! Concepita come gara automobilistica, essa ha saputo esprimersi in un campo di azione a più ampio respiro. Grazie agli sforzi dell’ideatore si è presto elevata a fenomeno di costume.

In questa dimensione appare spontaneo il collegamento con uno dei grandi protagonisti, cresciuto all’ombra della kermesse. Anche lui madonita, figlio di una Cefalù intrisa dei simboli della dominazione normanna. Si chiama Francesco Liberto. Nasce a febbraio del 1936, nel cuore della splendida cittadina balneare. Il suo nome d’arte è “Ciccio”. La carriera di questo singolare artista si sviluppa come la trama di una magica favola.

Sin dalla tenera età di sei anni è impegnato come calzolaio nella bottega dello zio dove, tra pellami e attrezzi di lavoro, carpisce i segreti di un mestiere che lo consegnerà alla storia. I giorni scorrono tranquilli, al ritmo scandito da mille martellate. Ma la monotonia non prende il sopravvento. Il giovane apprendista è assai curioso e si apre facilmente alla scoperta. La musica celestiale delle auto da corsa non tarderà a contagiarlo. Intensa l’ammirazione che vive al passaggio dei bolidi che partecipano alla prova siciliana.

Ancora non può immaginare che quella mitica sfida segnerà il suo futuro! Cresce rapidamente nella professione, alla quale si dedica con spirito creativo. Negli anni Sessanta entra nell’universo glamour del Club Mediterranee. Qui allarga la panoramica, schiudendosi agli orizzonti internazionali (una gustosa anteprima per lui, destinato a conoscere una notorietà senza confini). Negli stessi anni stabilisce i primi contatti con quei cavalieri del rischio che, con folle ardimento, affrontano le curve del circuito madonita.

Inizia a frequentare i grandi campioni come Ignazio Giunti il quale, durante un cena all’Eucaliptus (nel 1965), gli commissiona un paio di scarpe. Vuole che siano morbide e leggere, per un impeccabile feeling di guida. L’artigiano, che è molto sveglio,
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interpreta al meglio i suoi desideri.

Tutti i più grandi nomi dell’automobilismo mondiale cercano di accaparrarsi i pezzi del celebre “ciabattino”. Nel 1977 Niki Lauda vince il titolo conduttori, con la Ferrari 312 T2. Ai suoi piedi (manco a dirlo) i prodotti del laboratorio cefaludese. Per un certo periodo Ciccio diventa fornitore ufficiale della Scuderia del “cavallino rampante”. Le scarpe del maestro accompagneranno i successi di tanti altri piloti, come Mario Andretti, Carlos Reutemann, Emerson Fittipaldi, Clay Regazzoni, Jo Siffert, Jack Ickx, René Arnoux, Gérard Larrousse, Arturo Merzario, Sandro Munari e Nino Vaccarella.

Alcuni dei modelli più belli portano le decorazioni di Franco Cheli, docente presso l’Accademia di Brera. Di alto lignaggio anche gli altri pezzi della collezione. Per realizzarne un paio occorrono almeno 15 giorni: il tempo necessario a lavorare a mano i nobili pellami di questi gioielli su misura, omologati per le corse.

I prodotti dell’atelier siciliano trovano spazio in quattro grandi musei: quello della Ferrari, a Maranello; quello dei fratelli Rossetti, nel milanese; il Romans, in Francia e il Deutsches Ledermuseum, in Germania. Ciccio è stato recentemente inserito nel Dizionario della Moda. Non è difficile capirne le ragioni, visto che le sue scarpe costituiscono un mirabile esempio di design e cultura. Esse sono il prodotto della scienza della bellezza. Nella loro galassia si ergono al rango di astri splendenti. Proprio come le imprese dell’uomo che le ha plasmate!
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MONTEBELLUNA Lewis Cavarzan (in foto), 46 anni, titolare di Calzaturificio 4C fondata nel 1979 dal padre a Biadene di Montebelluna, il nuovo portavoce di CNA Calzature, pelletteria, pellicceria. Il congresso si tenuto la scorsa settimana.

Ditta con dieci dipendenti, Calzaturificio 4C, inserita in una filiera produttiva che ha internazionalizzato da tempo, lavora per conto di aziende della scarpa made in Italy e produce anche una propria linea di calzature con il marchio JM.

Il lavoro per conto terzi ha una serie oggettiva di svantaggi. I piccoli produttori artigiani e lo hanno provato sulla loro pelle in questi anni di magre sono l della filiera che salta per primo, quando l si ferma e i mercati finiscono di essere ricettivi. Sono loro a pagare il prezzo pi salato. Ma ora il peggio sembra ormai alle spalle.

crisi del calzaturiero pare finita l scorso e in questo periodo c molto lavoro racconta Cavarzan . Stiamo assistendo al rientro in Italia delle lavorazioni da parte, in particolare, delle medie aziende del settore che,
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sotto la pressione dei mercati esteri, vogliono prodotti di qualit e la trovano nelle nostre ditte artigiane che hanno decenni di esperienza anni di crisi sono stati durissimi e ora il peggio sembra passato. Il rientro delle commesse, questa inaspettata fase di in localizzazione, fa ben sperare, anche se tra gli operatori del settore, stremati dalla recente recessione, rimane il timore che sia fuoco di paglia

grandi marchi della calzatura per cui l locale lavora hanno in genere sviluppato due linee, quella di fascia alta e quella di fascia bassa spiega Cavarzan . Le linee di fascia bassa continuano a farle negli stabilimenti all le linee di fascia alta le stanno riportando in Italia perch il know how che abbiamo qui non ce l ancora nessuno nel mondo. Il punto di forza di noi artigiani che non siamo meri esecutori: in fase di realizzazione del prodotto sappiamo apportare quelle migliorie che spesso fanno la differenza ricetta vincente sembra ruotare anche attorno alla formazione e alla motivazione del personale.

prodotti che escono dalle nostre aziende per conto dei nostri committenti li facciamo come se fossero i nostri: c cura e passione nel nostro lavoro aggiunge il portavoce di CNA Calzature . E questa passione la acquisiscono anche i nostri operai: anche loro sanno che il nostro futuro dipende dalla qualit dalla ricerca costante di perfezione, dall quindi dal loro impegno e dalla loro dedizione

Allo Stato, questi artigiani appassionati, chiedono principalmente una cosa: la tutela, vera,
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del made in Italy. raro che vengano prodotte calzature o altri accessori completamente all ma venduti poi come made in Italy precisa Cavarzan . Allo Stato italiano chiediamo forme pi efficaci di tutela delle nostre produzioni e del marchio Paese >

ugg australia zalando IL GORGIA di platone

Il dialogo si svolge in casa di Callicle, che ospita il sofista Gorgia di Leontini e il suo discepolo Polo, in un momento posteriore al 407 (Socrate allude alla sua esperienza di pritania dicendo che ?avvenuta l’anno precedente). Callicle, che svolge una parte rilevante nel dialogo, ?probabilmente un personaggio inventato dalla fantasia di Platone per rappresentare, per cos?dire, l’acclimatazione dell’etica aristocratica alla democrazia.

Il Gorgia ?un passo importante nella maturazione del pensiero di Platone: l’ enchos e alcune tesi socratiche convivono con la critica filosofica alla democrazia e con l’accenno a miti e temi metafisico morali destinati a venir sviluppati nelle successive opere della maturit?

Gorgia , che si vantava di saper rispondere a qualsiasi domanda, ?reduce da una fortunata esibizione pubblica. Socrate gli pone un quesito analogo a quello cui aveva messo di fronte Protagora : “chi sei?”, cio?”che cosa insegni?”

Polo, ambizioso allievo del sofista, si offre di rispondere in sua vece: gli uomini hanno molte technai, apprese dall’esperienza. L’esperienza fa s?che la nostra vita proceda secondo una regola (kata technen) e non a caso (kata tychen ). Gorgia ?il migliore, perch?possiede la techne pi?bella. [448c]

La tesi di Polo ha una componente epistemologica: l’idea che la techne, intesa nel senso di conoscenza indirizzata alla pratica, derivi esclusivamente dall’esperienza. Socrate osserva che il giovane sofista ha imparato la retorica, ma non il dialeghesthai, cio?l’arte del dialogo come argomentazione finalizzata alla verit? si ?lanciato in una lode della retorica, ma non ha detto che cos’? Ha fatto un discorso propagandistico, mentre Socrate chiedeva una definizione che spiegasse quale fosse il contenuto caratterizzante dell’insegnamento di Gorgia. [448d]

Interviene Gorgia , che accetta di discutere con Socrate usando la brachilogia, l’argomentazione breve, che rende possibile l’interlocuzione, in luogo della macrologia: un abile sofista sa padroneggiare entrambe le tecniche. La retorica spiega Gorgia interrogato da Socrate ?una techne, come la tessitura, la medicina, la ginnastica, la musica. Tutte le technai producono discorsi persuasivi nel rispettivo ambito di competenza e hanno ad oggetto dei beni.

Le technai manuali si risolvono nel lavoro, quelle discorsive hanno la loro azione e ratificazione nei discorsi. In particolare, la retorica si occupa di produrre discorsi persuasivi nelle assemblee politiche e nei tribunali: il suo oggetto ?il giusto e l’ingiusto. E’ una techne che conferisce grande potere a chi la domina, perch?un discorso persuasivo pu?sopravanzare, nelle pubbliche assemblee, le argomentazioni di esperti in altri rami del sapere. [ 449d ss.]

Socrate induce Gorgia a distinguere fra il memathekenai e il pepisteukenai, ossia fra il sapere che segue all’ avere imparato e la convinzione che segue all’ essere stati persuasi. [ 454c ss]. Sia chi ha imparato, e dunque sa, sia chi ?stato convinto, e dunque nutre una credenza, ?persuaso di ci?che gli ?stato messo in mente: ma mentre pu?esserci una persuasione ( pistis ) vera e una persuasione falsa, non pu?esservi una scienza ( episteme ) falsa.

La retorica, che mira alla persuasione e non all’insegnamento, suggerisce soltanto delle credenze, e funziona soprattutto davanti a un pubblico di ignoranti un pubblico cui non viene trasmesso nulla, ma ?semplicemente manipolato.

Gorgia sottolinea che se della retorica viene fatto un uso ingiusto, la responsabilit?di questo uso non dipende da chi l’ha insegnata, ma dall’allievo che la impiega cos? In altri termini, l’arte del sofista ?uno strumento moralmente neutro, una tecnica nel senso moderno della parola, il cui significato assiologico dipende dall’uso che se ne fa.

Socrate replica che, stando cos?le cose, il retore non ?esperto neppure sull’oggetto del suo discorso, il giusto e l’ingiusto, e conosce solo l’arte di persuadere gli ignoranti,
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cio?di sembrare sapiente fra gli incompetenti. Gorgia , cadendo in contraddizione con quanto detto prima, risponde affermando che la retorica comporta anche la conoscenza di ci?che ?giusto. [460c d] La distinzione socratica fra il sapere che segue l’aver imparato e la persuasione che segue all’essere convinto potrebbe incorrere nel sospetto di essere una distinzione meramente retorica: chi ci assicura che l’insegnamento non sia una forma scaltrita di persuasione? Anche i sofisti con cui Socrate si confronta hanno la pretesa di insegnare qualcosa; le domande con cui Socrate li incalza suggeriscono il dubbio che la sofistica non abbia nulla da trasmettere, ma si riduca al marketing di se stessa. Gorgia stesso, di fronte a questo dubbio, preferisce cadere in contraddizione, affermando che la retorica ha qualcosa da insegnare sul giusto e sull’ingiusto.

Socrate ?davvero diverso dai sofisti? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo scoprire, nell’argomentazione di Socrate , qualcosa che la distingua dalla retorica sofistica. E questo compito ?difficile, perch?Socrate conosce ed usa le tecniche argomentative dei suoi avversari. (458a)

Lo spessore semantico del sostantivo greco enchos e del corrispondente verbo elencho comprende non solo la nostra “confutazione”, ma anche il venire riconosciuti colpevoli, e l’essere svergognati (in Omero). L’ elenchos, in altri termini, non ?una riprovazione puramente cognitiva, ma comporta una esperienza umiliante. Un sofista o un politico pubblicamente confutati avrebbero fatto una brutta figura, e avrebbero perso mercato o potere. Stando cos?le cose, ?bizzarro e paradossale che Socrate veda nell’ enchos una esperienza salutare e benefica, tanto da render preferibile il venir confutati al confutare; ed ?analogamente bizzarra la convinzione socratica che subire ingiustizia sia meglio che commetterla. Ma proprio simili convinzioni distinguono l’ atteggiamento di Socrate da quello dei sofisti: Socrate pu?avere la certezza di “insegnare” perch?egli stesso si espone alla confutazione e, non facendosi pagare, rifiuta la competizione della politica e del mercato. La differenza prima fra stile socratico e stile sofistico non ?solo logica ed epistemologica non riguarda solo gli strumenti argomentativi ma ha anche a che vedere con un orientamento e un interesse etico, preliminari allo sviluppo dei suoi ragionamenti: ?per un interesse etico che Socrate mette alla prova se stesso e gli altri in una confutazione che ?allo stesso tempo una esperienza di purificazione personale.

Polo sfrutta l’imbarazzo del maestro come occasione per rifarsi avanti: Gorgia si ?vergognato di ammettere che la retorica ?una tecnica indipendente da ogni controllo assiologico, e Socrate ne ha approfittato per farlo cadere in contraddizione. Ma come se la caverebbe Socrate, se fosse investito del compito di rispondere?

Socrate accetta la sfida, e si impegna a sostenere la tesi che la retorica l’arte di argomentare in pubblico non ?una vera e propria techne, perch?non ha ad oggetto un bene umano; ? piuttosto, una forma di kolakeia, cio?di adulazione e di seduzione. Non avendo un progetto, essa si basa solo sull’esperienza, come del resto aveva detto Polo all’inizio del dialogo. Il rapporto fra la retorica e l’amministrazione della giustizia, intesa come una techne, ?paragonabile a quello fra la cucina e la medicina: un bravo cuoco, in base alla sua esperienza, pu?certo cucinare cibi gradevoli al palato, ma solo un buon medico, che ha in mente un ideale di salute fisica, sa dire quale sia la dieta pi?sana. [463b ss] Per questo motivo, non si pu?sostenere che sia sufficiente l’esperienza a fare una techne: occorre anche una conoscenza dei fini cui ?indirizzata l’azione. Questa conoscenza non pu?derivare solo dall’esperienza, perch?richiede un giudizio sui fini in base ai quali facciamo i nostri progetti.

Polo replica dicendo che retori e tiranni hanno un grande potere nella citt? perch?possono far bandire o mettere a morte chi vogliono. Una tesi di questo genere presuppone la convinzione che la retorica, se intesa come tecnica agnostica rispetto alla natura e al valore dei fini per i quali viene impiegata, accresca il potere delle persone che la dominano. Imparare una tecnica mettendo fra parentesi il problema della moralit?dei suoi fini conduce a padroneggiare degli strumenti che ci sarebbero preclusi se avessimo scupoli di natura etica. Il nostro arbitrio, in questo modo, avr?possibilit?pi?ampie di realizzazione. [466a ss]

Socrate , che pensa che una vera techne includa la consapevolezza e la valutazione dei suoi fini, deve dimostrare che i retori e i tiranni non hanno le potenzialit?loro attribuite, perch?non hanno la consapevolezza e la capacit?di valutare gli scopi per i quali agiscono. Essi non fanno ci?che desiderano, ma ci?che sembra loro opportuno. E le due cose non sono necessariamente identiche.

Gli uomini agiscono per degli scopi, che devono essere dei beni per loro: ad esempio, chi beve una medicina amara,
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lo fa in vista di un bene, la sua salute. Le azioni che compiono per ottenere questi beni sembrano loro buone. Ma una azione che sembra buona, cio?in grado di realizzare il bene cui ?finalizzata, pu?non essere l’azione pi?adatta per conseguire il bene che l’agente si prefigge. In questo caso, l’agente fa ci?che gli sembra bene, ma non fa ci?che desidera. Usando una distinzione prodotta dalla filosofia analitica (E. Anscombe), possiamo dire che, in questo caso, l’ oggetto reale della sua azione non si identifica con il suo oggetto inteso. Ci?che l’azione effettivamente realizza ?diverso da ci?che l’agente aveva in mente di ottenere. Questo avviene quando un agente, pur avendo il potere di agire, manca di conoscenza sulla vera natura della sua azione.

Facciamo un esempio: l’oracolo annuncia a Edipo che uccider?sua padre e sposer?sua madre. Edipo, essendo convinto che i suoi genitori adottivi di Corinto siano i suoi genitori naturali, fugge a Tebe per sottrarsi alla profezia. Qui comincia a desiderare di sposare la vedova del re, Giocasta. Questo ?l’oggetto inteso della sua azione, ci?che gli sembra bene. Edipo, tuttavia, non sa che Giocasta ?sua madre; ignora, pertanto, che l’oggetto reale del suo desiderio ?proprio ci?che sta cercando di evitare, e cio?il matrimonio con sua madre. Edipo fa quello che gli sembra bene, ma non quello che desidera, a causa della sua ignoranza. Se ci manca la conoscenza, non basta il potere, per realizzare quello che vogliamo. Quando Socrate afferma che il potere senza conoscenza non ha nessun valore, non sta parlando di una conoscenza semplicemente tecnica, ma della conoscenza del bene, che permette di discernere il giusto dall’ingiusto. Egli ha di fronte un interlocutore, Polo, il quale pensa che la retorica, svincolata dall’etica, possa migliorare il benessere di chi se ne vale senza farsi scrupoli. Il poter fare ci?che sembra dei retori e dei tiranni ?qualcosa di invidiabile. E a questo interlocutore deve dimostrare che l’ingiustizia, e non l’impotenza, ?il male supremo:

Il supremo male, il male peggiore che possa capitare, ?commettere ingiustizia.

Non vorrei n?patirla n?commetterla, ma, fra le due, se fossi costretto a scegliere, preferirei piuttosto patire che commettere ingiustizia. [469b c]

Socrate conduce Polo a riconoscere che il vero potere non ?semplicemente fare ci?che si vuole, ma riuscire a trarne vantaggio. Il giovane sofista, allora, gli adduce come esempio di felicit?(eudaimonia) un usurpatore e tiranno di successo, il despota macedone Archelao figlio di Perdicca. Come prova della sua tesi presenta il consenso della maggioranza. Socrate , per? non accetta questa prova come valida: il ridicolo e l’appello ad una opinione condivisa dai pi?sono solo surrogati di confutazione surrogati tanto pi?sospetti in quanto offerti da un sofista, che fino a un momento fa si era vantato di saper manipolare le assemblee con la propria retorica i quali non hanno nessun valore in una argomentazione ad veritatem. [471d ss]

Socrate si propone di dimostrare a Polo, con il metodo elenctico, che non ?possibile essere nello stesso tempo adikos (ingiusto) ed eudaimon (felice). L’opinione da cui prende avvio l’ enchos ?la tesi di Polo secondo cui subire ingiustizia ?peggiore (kakion) che commetterla; ma commettere ingiustizia ?moralmente pi?brutto (aischion) che patirla. Questa tesi si basa sul presupposto che la bellezza e la bruttezza morale (kalon e aischron) siano diverse dall’ agathon e dal kakon, cio?dal bene e dal male in quanto inteso a procurare felicit?

Il primo passo dell’enchos consiste nel chiedere per quale ragione una cosa ?considerata “bella” (kalos). La risposta ? perch?d?piacere o ?utile a chi la contempla. Analogamente, una cosa apparir?brutta (aischros) se provoca dolore o danno. Cio?il bello e il brutto dipendono dal piacere e dal dolore che provocano, o (vel) dal bene e dal male che procurano.

Polo aveva riconosciuto che commettere ingiustizia ?pi?brutto (aischion) che patirla.

Ma questo significa che Polo riconosce anche che commettere ingiustizia pu?essere o pi?doloroso o (vel) pi?dannoso (peggiore) che subirla.

Commettere ingiustizia non supera in dolore in patirla. Possiamo per?ammettere che lo supera in male,
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e quindi:.

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Vicky è la nipote della Strega Cattiva che vola su una scopa. Crea sempre piani malvagi che non vanno mai a buon fine e vuole scacciare Rose dalla scuola perché le rovina sempre tutto. Esteriormente sembra un angelo, è la studentessa più brava della , i professori la adorano e nessuno si rende conto di quanto sia malvagia. Vuole diventare la cattiva più perfida della storia e il suo scopo è quello di aprire il Portale Magico in modo che i vecchi cattivi possano entrare alla . Anche lei ha una bacchetta magica con il quale lancia magie malvagie.”>

Vicky è la nipote della Strega Cattiva che vola su una scopa. Crea sempre piani malvagi che non vanno mai a buon fine e vuole scacciare Rose dalla scuola perché le rovina sempre tutto. Esteriormente sembra un angelo, è la studentessa più brava della , i professori la adorano e nessuno si rende conto di quanto sia malvagia. Vuole diventare la cattiva più perfida della storia e il suo scopo è quello di aprire il Portale Magico in modo che i vecchi cattivi possano entrare alla . Anche lei ha una bacchetta magica con il quale lancia magie malvagie.

Nonna Raperonzolo è la Professoressa di Poesia e Letteratura. Soffre di claustrofobia, è vivace e molto emotiva, ma tende ad essere molto solitaria. Visto che ha trascorso parecchio tempo da sola nella sua torre, a volte è un po’ matta,
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parla ai capelli e agli oggetti come se fossero persone. Vorrebbe che i suoi studenti memorizzassero tutti i libri come fa lei. Tuttavia sprona spesso Astoria a studiare meno e a passare più tempo con gli amici. E anche lei spinge affinché Astoria cominci a frequentare qualcuno.”>

Nonna Raperonzolo è la Professoressa di Poesia e Letteratura. Soffre di claustrofobia, è vivace e molto emotiva, ma tende ad essere molto solitaria. Visto che ha trascorso parecchio tempo da sola nella sua torre, a volte è un po’ matta, parla ai capelli e agli oggetti come se fossero persone. Vorrebbe che i suoi studenti memorizzassero tutti i libri come fa lei. Tuttavia sprona spesso Astoria a studiare meno e a passare più tempo con gli amici. E anche lei spinge affinché Astoria cominci a frequentare qualcuno.

, la Rainbow di Iginio Straffi, autore delle Winx, lancia la nuova serie di animazione su Rai YoYo. La serie si comporrà in totale di 26 episodi: i primi sei verranno mandati in onda dal 21 maggio al 5 giugno,
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durante l’estate verranno proposti contenuti extra e solo da settembre potremo vedere l’intera stagione. è una serie d’animazione dai toni colorati e molto divertente, con una netta nota ironica che ci ispira alle fiabe più famose. Un po’ come succede in Once Upon a Time, anche in le fiabe classiche verranno rivisitate.

La trama di ha come protagonista Rose, una teenager normale che ama due cose: le fiabe e le scarpe in saldo. Rose è la nuova studentessa della Royal Academy, una scuola creata dai celebri eroi delle fiabe. Costoro ormai sono invecchiati e quindi hanno deciso di trasmettere alle generazioni future le loro storie proprio grazie a questa scuola. Qui Rose scopre di essere niente meno che la nipote di Cenerentola, la Direttrice della . Esattamente come i vecchi eroi, Rose insieme ai suoi compagni di classe dovrà difendere la Terra delle Favole dalla precedente generazione dei cattivi, esiliata tempo fa dagli eroi sulla Terra e privata dell’uso della magia.

Solo che adesso i cattivi hanno deciso di tornare nella Terra delle Favole e unirsi ai villain qui presenti,
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passando per il Portale Magico custodito dai Draghi Guardiani. Questi cattivi sono guidati da Vicky, la nipote della Strega Cattiva che frequenta la fingendosi una normale studentessa. In realtà Vicky vuole prendere il controllo del Portale per poter far rientrare i cattivi nella Terra delle Favole.

Toccherà a Rose e ai suoi amici bloccare i malvagi piani dei cattivi e garantire a tutti un happy ending.

La serie è stata creata da Iginio Straffi e da Joanne Lee per la Rainbow in collaborazione con Rai Fiction. E’ il risultato di parecchi anni di ricerca e anche di una nuova tecnica di animazione. Dopo averci deliziato con Winx Club, Mia and me, Huntik Seekers Secrets, Tommy Oscar, Monster Allergy e PopPixie, ecco che la Rainbow torna con una nuova serie questa volta dedicata al mondo delle fiabe e delle favole. Realizzare un set così grandioso come quello della e della Terre delle Favole ha richiesto un lungo lavoro di pre produzione e produzione.

Come anticipavamo la prima serie sarà composta da 26 episodi lunghi ciascuno 24 minuti, mentre una seconda serie è adesso in fase di produzione. La serie vanta una cura notevole dei dettagli (sia per quanto riguarda il disegno che la caratterizzazione dei personaggi) e anche un’animazione molto fluida. è stata realizzata totalmente in CGI,
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mentre l’animazione 3D viene proposta con una tecnica chiamata ToonShade. Ricchissima anche la colonna sonora con ben dodici canzoni originali, ecco i titoli:

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Da scarpa povera e umile, diventata chic e di tendenza: non la prima volta che la moda eleva di rango capi e accessori, e le espadrillas stanno attualmente godendo di questo salto di scenario. Nata come calzatura dei campesinos spagnoli,
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diventata pop negli anni per decenni considerata e oggi invece figura nelle collezioni Chanel, Dolce e Gabbana, Saint Laurent,
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Jimmy Choo, l sta vivendo un momento di grande lustro, anche tra i brand pi pop.

UGG Australia ha realizzato delle insolite espadrillas,
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una reinterpretazione raffinata della scarpa con la suola di corda: Coris la slip on stringata ideale per una giornata al mare, disponibile anche nella versione animalier per le fashion addicted. Perfetto da portare dalla mattina alla sera, Libbi invece il sandalo flat con cordoncino alla schiava che unisce stile casual e chic.

Ska Shoes presenta una capsule collection dedicata alla corda,
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una selezione di modelli espadrillas dai pi classici fino ai pi eccentrici. Stringati e mocassini sportivi con suola a tre corde originali e colorati, declinati nei toni pastello o in proposte pi creative come pizzo e fantasie etniche. Capsule collection anche per Maneb marchio che ha fatto del mocassino spagnolo un vero passepartout, declinandolo in tutti i materiali e i colori possibili. Per la primavera estate 2015 Luisa Beccaria a firmare la collezione speciale di quattro modelli in pelle con stampe bucoliche.
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Un altro artigiano che getta la spugna, a Iseo. Si tratta di Gianni Bombonato, 75 anni suonati, sino a qualche giorno fa calzolaio in via Mirolte.

Era un punto di riferimento per chi aveva scarpe, borse e cinture da modellare o riparare. Un approdo sicuro per chi voleva farsi quattro chiacchiere e lo invitava a bersi un caffè o un calice nella vicina osteria. Torno subito capitava allora di leggere su un cartello appeso alla sua porta.

Gianni, pensionato che si avvaleva per i suoi obblighi fiscali della consulenza di un commercialista, avrebbe continuato volentieri a lavoricchiare. Lascia perciò a malincuore.

SONO AMAREGGIATO dice . Il lavoro è calato, mentre adempimenti burocratici e tasse sono in aumento. Adesso, oltre ad attrezzarmi per inviare e ricevere posta elettronica, avrei l’obbligo di installare un Pos per la tracciabilità dei pagamenti. Non mi conviene.

Da gennaio cambierà tanta parte della sua vita: Mi mancherà il contatto con la gente spiega Gianni . Mi mancheranno soprattutto i bambini che entravano in negozio e che io mettevo contro l’anta di un armadio per misurarne l’altezza: i bigliettini con nomi e numeri sono ancora lì,
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appiccicati sull’anta. Molti di quei bambini tornavano di quando in quando a verificare, illuminandosi d’orgoglio, di quanti centimetri erano cresciuti.

A GIANNI, due mani d’oro, mancherà anche l’esercizio del suo mestiere. Originario di Lendinara, Rovigo, dalla fine delle elementari ha fatto il garzone nel laboratorio di scarpe del nonno e degli zii. Di quel periodo ricorda ancora con una punta d’angoscia l’alluvione del Polesine, nel ’51. Poi Gianni consegue la licenza di scuola media frequentando la sera.

NEL 1966 si trasferisce con genitori e fratelli a Iseo, dove mette la sua professionalità al servizio di un imprenditore che produce sandali da donna. Nell’82 si mette in proprio, in pochi metri quadri,
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in via Pieve. L’anno successivo compra casa in via Mirolte, la ristruttura e al pian terreno ricava l’attuale sua bottega. Un’attività che si è fermata per sempre, gesti e saperi che nessuno porterà avanti.

Mai successo che qualcuno si facesse avanti, che chiedesse di imparare a fare il ciabattino? Sì, è successo di recente, con la crisi risponde lui . Solo disoccupati ultracinquantenni. Nessun giovane. Di assumerne uno, neanche a parlarne. Il lavoro, poi, da quando le calzature sono per lo più di gomma, si è ridotto drasticamente. Mi dispiace smettere,
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anche per le mie macchine: sono pezzi da museo, non mi va di rottamarle.