ugg boots wholesale Il Papa ai buddisti e ai cristiani

Nel contesto del Myanmar, in cui il dialogo interreligioso una via necessaria per costruire una pacifica convivenza, il Papa ha incontrato ieri il Consiglio Supremo dei Monaci Buddisti. Quello della convivenza riconciliata stato il ritornello di tutti gli incontri di ieri di Francesco, compresi quelli con i fedeli cattolici durante la messa al centro sportivo di Kayaikkasan Ground e il discorso che ha tenuto ai vescovi del Myanmar.

C chi dice, parafrasando Marshal Mcluahn, che la cifra del pontificato di Francesco sia il mezzo pi che il messaggio, e in effetti l di ieri al Kaba Aye Center, uno dei templi buddisti pi venerati dell sud orientale, un esempio di questa pastorale. Cattolico tra i buddisti, papa Bergoglio si tolto le scarpe (restando per con i calzini neri ai piedi) prima di incontrare il presidente del Consiglio supremo “Sangha”, il venerabile Bhaddanta Kumarabhivamsa, e poi ha parlato della necessit di una comune di cui non solo il Myanmar, ma tutto il mondo ha ha specificato Francesco, noi parliamo con una sola voce affermando i valori perenni della giustizia, della pace e della dignit fondamentale di ogni essere umano, noi offriamo una parola di speranza. Aiutiamo i buddisti, i cattolici e tutte le persone a lottare per una maggiore armonia nelle loro comunit Quindi sul terreno comune della natura umana che si fonda questo dialogo per una convivenza pacifica, fondato appunto sui valori di giustizia e pace che possono essere riconosciuti indipendentemente dal credo professato.

Peraltro, anche il presidente dei monaci nell introduttivo ha sottolineato come i popoli del mondo devono cooperare e impegnarsi insieme senza timori, a realizzare un vita sociale con l di una globale sicurezza. Noi tutti dobbiamo denunciare qualsiasi forma di espressioni che incitano all falsa propaganda, conflitti e guerre con pretesti religiosi e condanniamo con fermezza coloro che danno supporto a tali attivit tutte le forme di incomprensione, di intolleranza, di pregiudizio e di odio papa Francesco ha citato Buddha e san Francesco d come esempi per a ispirare ogni sforzo per promuovere la pazienza e la comprensione, e per guarire le ferite dei conflitti che nel corso degli anni hanno diviso genti di diverse culture, etnie e convinzioni religiose sapienza di Dio un “GPS” infallibile

nelle ferite di Cristo aveva detto il Papa ai circa 150mila fedeli nella messa del mattino, assaporare il balsamo risanante della misericordia del Padre e trovare la forza di portarlo agli altri, per ungere ogni ferita e ogni memoria dolorosa. In questo modo, sarete fedeli testimoni della riconciliazione e della pace che Dio vuole che regni in ogni cuore umano e in ogni comunit testimonianza cristiana rivolta a tutti, distinzioni di religione o di provenienza etnica La freschezza di questa piccola chiesa si manifesta anche nel fatto che comunit proclamano il Vangelo ad altre minoranze tribali, senza mai forzare o costringere, ma sempre invitando e accogliendo Si conferma cos lo stile del pontefice argentino che pi volte ha chiesto la testimonianza di vita (anche in senso sociale) come segno di missionariet e di non cadere nel proselitismo.

Ma il Signore certamente i vostri sforzi di seminare semi di guarigione e riconciliazione nelle vostre famiglie, comunit e nella pi vasta societ di questa nazione. Non ci ha forse detto che la sua sapienza irresistibile (cfr Lc 21,15)? Il suo messaggio di perdono e misericordia si serve di una logica che non tutti vorranno comprendere, e che incontrer ostacoli. Tuttavia il suo amore, rivelato sulla croce in definitiva, inarrestabile. come un spirituale che ci guida infallibilmente verso la vita intima di Dio e il cuore del nostro prossimo i feriti

Rivolgendosi ai 22 vescovi del Myanmar, il Papa torna a battere il tasto del ruolo costruttivo per la societ che i cattolici devono impegnarsi ad assumere. Chiesa in Myanmar testimonia quotidianamente il Vangelo mediante le sue opere educative e caritative, la sua difesa dei diritti umani, il suo sostegno ai principi democratici. Possiate mettere la comunit cattolica nelle condizioni di continuare ad avere un ruolo costruttivo nella vita della societ facendo sentire la vostra voce nelle questioni di interesse nazionale, particolarmente insistendo sul rispetto della dignit e dei diritti di tutti, in modo speciale dei pi poveri e vulnerabili vostro paese, ha ricordato Francesco, impegnato a superare divisioni profondamente radicate e costruire l nazionale. Le vostre greggi portano i segni di questo conflitto e hanno generato valorosi testimoni della fede e delle antiche tradizioni; per voi dunque la predicazione del Vangelo non dev soltanto una fonte di consolazione e di fortezza, ma anche una chiamata a favorire l la carit e il risanamento nella vita del popolo qualche parola a braccio il Papa ha ricordato anche un altro refrain del suo pontificato. in questa guarigione [si riferisce al ministero di guarigione dei vescovi, nda] ricordatevi che la Chiesa un da campo Guarire, guarire ferite, guarire le anime, guarire. Questa la prima vostra missione, guarire, guarire i feriti
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ugg coats Il colpo di fuoco batterico Erwinia amylovora

Il colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora)Il Colpo di fuoco batterico colpisce le pomacee (pero, melo e cotogno) nonché alcune specie di piante ornamentali e di piante spontanee appartenenti alla stessa famiglia delle Rosaceae. Questa malattia altamente infettiva per le piante, ma innocua per l’uomo e gli animali, è causata dal batterio Erwinia amylovora. con attrezzi da taglio, mani, vestiario etc.) e dall’altra sussiste un accrescimento esponenziale dell’agente patogeno in favorevoli circostanze quali condizioni climatiche di caldo umido che possono causare la morte di giovani piantine in un lasso di tempo assai breve. Attualmente non esistono prodotti fitosanitari in grado di permettere una lotta efficace contro il Colpo di fuoco batterico. 18460 del 13/10/2016)Un’infezione da colpo di fuoco batterico non è sempre facilmente riscontrabile ma esistono comunque dei sintomi, riconoscibili anche da un profano, che indicano la presenza della malattia:

I fiori colpiti si tingono di scuro. In genere viene colpito l’intero cespo ma qualche volta si verifica anche la morte di singoli fiori. I fiori malati si seccano e la maggior parte delle volte rimangono attaccati alla pianta.

I giovani tralci imbruniscono, si curvano ad assumere una forma uncinata ed avvizziscono. La caduta dei tralci è osservabile preferibilmente in estate.

Le foglie imbruniscono a partire dalla venatura principale ed avvizziscono, appaiono come bruciate (da cui la denominazione) e rimangono attaccate alla pianta.

In genere, la malattia si sviluppa a partire dalla cima dei tralci e si manifesta in modo esplosivo sui giovani rami in concomitanza ad un clima favorevole, soprattutto nei mesi che vanno da maggio fino a settembre.

Obbligo di denuncia

Il colpo di fuoco batterico é un organismo di quarantena, sottoposto a lotta obbligatoria. A causa dell’elevato rischio di diffusione é obbligo evitare il contatto diretto o l’estirpazione in modo non autorizzato di piante o parti di piante con sintomi sospetti.

In ogni caso devono essere rispettate le misure generali d’igiene predisposte nel ambito della lotta contro il colpo di fuoco batterico.

Il Servizio fitosanitario può disporre tutte le misure agronomiche nell’ambito della lotta contro il Colpo di fuoco batterico, sentito il centro di consulenza della frutti viticoltura o la Ripartizione provinciale sperimentazione agraria e forestale.
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ugg con bottoni Il marketing della liberazione

La pubblicità ha sempre promesso le stesse cose: benessere, felicità, successo. Ha venduto sogni e proposto scorciatoie simboliche per una rapida ascesa sociale. Ha fabbricato desideri raccontando un mondo di eterne vacanze, sorridente e spensierato. La pubblicità ha venduto di tutto a tutte e a tutti, indistintamente, come se la società fosse senza classi. Oggi ha mutato pelle. Oggi, ogni prodotto, dalla macchina alle scarpe, passando per le bibite e altro, tutto è presentato come un elemento distintivo per una gioventù ribelle. Ci sono pubblicità che vogliono ridare il potere al popolo, altre che vogliono sovvertire le leggi del mercato, tutte inneggiano alla rivoluzione.

Oggi, la cultura commerciale è “ribelle”.

La rivoluzione passa attraverso le scarpe che porti, la bibita che bevi. Il nuovo, solo perché tale, è “rivoluzionario” e, come tale, il comprarlo e l’usarlo, sostituisce le pratiche di lotta.

Si identifica una convenzione sociale che non metta in discussione lo status quo, né i rapporti di classe, né la società e la si destruttura e, grazie a questa destrutturazione, le ditte vendono e la società rimane sempre la stessa. Ci si appassiona per un messaggio pubblicitario irriverente, non si racconta che serve solo a vedere moltiplicate le possibilità di essere “chiacchierati” e, quindi, di vedere accresciuto il messaggio pubblicitario stesso. La sconfitta della lotta di classe, in questo paese, e la dimensione “buonista ” e conservatrice della sinistra socialdemocratica, hanno schiuso ai pubblicitari le porte delle nicchie culturali che erano proprie della sinistra e il cui carisma e la cui forza evocativa vengono ora utilizzati per altri scopi. C’è la ditta che lotta contro il razzismo, quella che si presenta come il simbolo del non conformismo, l’altra della rivolta adolescenziale e, ancora, quella della rivoluzione sessuale. Le marche hanno, ormai, sostituito i movimenti.

Siamo al trionfo del marketing della liberazione. La ribellione, per alcune/i,è una protesi identitaria . Questa epidemia di ribellione non impressiona né il capitale né le sue articolazioni repressive. Non contenti tutte/i questi/e ribelli si autorappresentano come “scomodi” per questa società. E, buon ultimo, si definiscono “disubbidienti”. L’esibizione è diventata un meccanismo del capitalismo mediatico. Tutto si risolve nell’ “épater les bourgeois”. Dobbiamo avere chiavi di lettura per distinguere tutti costoro dai veri/e ribelli,
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disubbidienti e scomodi/e? Non ce n’è bisogno ,questo già lo fa per noi la borghesia. Quelli/e di cui abbiamo parlato, hanno i riflettori puntati su di loro, se ne parla, vengono intervistati/e, vengono ospitati/e di qua e di là. Gli /le altri/e, quelli/e che lo sono veramente, sono avvolti dal silenzio e dall’oblio e, quando “esagerano”, vengono stigmatizzati/e, demonizzati/e, repressi/e. L’impegno politico, le vetrine infrante “sarebbero” frutto di frustrazioni sessuali, l’impegno delle donne in politica, tanto più se antisistemico, “sarebbe” il frutto di sconfitte sentimentali. La ribellione alle ingiustizie sociali, accompagnata dalla lotta di classe, “troverebbe spiegazione”, per tutti costoro, in qualche ormone mancante o in eccesso. A chi teorizza e pratica la lotta armata, secondo questa lettura, “sarebbero” mancate le ammucchiate ed il sesso trasgressivo. Secondo questa filosofia, per liberarci da questa società, dobbiamo andare a mangiare nei ristoranti etnici, comprare nei negozi equosolidali, comprare i dischi di Lady Gaga e, magari, aderire a questa o quella lettura della sessualità e delle pratiche esistenziali, presentate come liberatorie e rivoluzionarie.

Il trionfo del capitale: rabbia, insoddisfazione, ricerca di altro, li ha saputi mettere al servizio dei propri interessi, creando un bisogno di identificazione con nuovi stereotipi culturali. Il capitale, attraverso la pubblicità, riesce a riplasmare la realtà sociale secondo una visione immaginaria della società. I giovani disoccupati delle periferie urbane impersonano una sorta di lotta tra una marca e l’altra di scarpe da ginnastica. Pubblicità, stereotipi culturali vincenti, diventano uno strumento di trasformazione della coscienza sociale. Donne e uomini che, nei messaggi pubblicitari e nelle rappresentazioni mediatiche, vediamo,
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senza distinzione gerarchica, al lavoro e a casa e, magari, nelle nuove inclinazioni sessuali, in realtà nascondono la fine del lavoro a tempo indeterminato, l’apologia della precarietà, il rilancio dei ruoli. Le aziende che vivono sfruttando il lavoro minorile o producono materiali bellici o distruggono l’ambiente nei paesi del terzo mondo, omettendo bellamente questi aspetti e rappresentandosi come altro, concorrono alla schizofrenia di questa società che dice di essere sensibile a questi temi, ma li disattende quotidianamente nella pratica.

Contemporaneamente, il tabù del sesso viene largamente sfruttato da quando si è scoperta la correlazione tra desiderio sessuale e pulsione all’acquisto e il legame tra pratiche sessuali non usuali e malinteso concetto di rivoluzione e liberazione. Allo stesso tempo, resta fermo lo stereotipo della donna che è oggetto di piacere o soggetto domestico che, anche quando è emancipata e lavora fuori casa, è lei stessa che sorveglia la sua abbronzatura, l’odore delle sue ascelle, i riflessi dei suoi capelli, la linea del suo reggiseno o il colore delle sue calze.

Il mondo è quello che è, pieno di ogni bruttura, ma noi ci possiamo “autoassolvere” perché beviamo un prodotto che è sinonimo di libertà, perché vestiamo casual o perché facciamo sesso fuori dal coro. Facciamo pure quello che ci pare, perché quello che ci piace , proprio perché ci piace, è buono, ma lo è, naturalmente, per noi che lo facciamo e ci piace, ma non parliamo, per favore, di libertà, di rivoluzione, di cambiamento della società.

Questa configurazione sociale si caratterizza nella preminenza progressiva della merce su ogni altro elemento e nella mercificazione di tutti i rapporti, compresi quelli sociali e affettivi, nella cultura che viene ridotta a mode che si susseguono, con l’apparire esibizionistico che prende il posto dell’autonomia individuale, nell’appiattimento della storia stessa sull’evento immediato e l’informazione istantanea, nella fuga dal conflitto sociale e nella disaffezione dalla politica, nella strumentalizzazione delle lotte di liberazione e delle diversità.

E, allora, se la borghesia è in grado di appropriarsi di parole,
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contenuti e sogni che ci dovrebbero appartenere,sarebbe il caso che ci chiedessimo come possiamo porvi rimedio.

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In fondo per lui è stato relativamente facile nascondere la commozione. Alessandro Del Piero ha spiegato come ogni volta che sentiva salirgli il magone in gola durante il suo interminabile ultimo giro di campo sia riuscito a celarsi all’occhio indiscreto delle telecamere. Si è fermato, ha finto di raccogliere una delle decine di sciarpe lanciategli dai tifosi; oppure di allacciarsi le scarpe o massaggiarsi il ginocchio ferito dal carneade Cazzola. E ha atteso che passasse. Noialtri da raccattare non abbiamo niente e se le ginocchia dolgono è la vecchiaia, mica il colpo proibito di un difensore dell’Atalanta. E l’unico motivo per cui non scoppiamo a caragnare è che c’è una moglie juventina da consolare mentre versa lacrime sulle spalle di Alice, talmente ignara di tutto, coi suoi 15 mesi, da non essersi neppure lamentata col nonno per l’improvvido regalo post trentesimo scudetto. La maglia numero 28 di Diego. Ma il nonno amava Liedholm e Rivera. Perdonali. Non sanno quel che fanno.

Mentre allora il tifoso piange e chissà se piange più per l’addio di Alex oppure per i 22 anni che aveva quando quegli segnò alla Reggiana e che ora non ci son più Inizi a invecchiare quando il tuo calciatore preferito ha meno anni di te, afferma pressappoco un esperto di catarsi calcistiche come il londinese e gunner Nick Hornby il critico scalpita. E fra kleenex, battimani e urrà non dimentica che se il fantasista di San Vendemiano è stato quanto difficile è coniugare questo verbo essere al passato, quasi un ei fu di memoria manzoniana la Juventus, ebbene, lo è stato nel bene e nel male. Nel bianco o nel rosa dell’improbabile veste da trasferta; e pure nel nero più cupo.

stato la Juve perché come tutti i gobbi ha tanto goduto e festeggiato così a lungo e così spesso da far sembrare la vittoria un’abitudine. Ma come la Juve non ha mai compiuto l’impresa più agognata e cioè quella di aprire un vero e proprio ciclo glorioso a livello internazionale. Sogno proibito che più volte è stato alla portata di Madama e invece non s’è concretizzato mai. Ed è stato colto al contrario dal grande Real, dal Barcellona e dal Liverpool; a denti stretti diremo: sì, anche dal Milan; dall’Ajax e su scala minore dal Forest di Brian Clough ora stabilmente piazzato in serie B inglese.

Un’ossessione che ci condurrà dritti sul lettino dell’analista, altra esperienza che Nick Hornby conosce per testimonianza diretta e sulla quale Pinturicchio ha a nostro avviso responsabilità tali da potergli addebitare almeno una parte della specialistica parcella. Certo, era in campo a Roma per la conquista della Champions League del 1996; ed ebbri di birra e felicità abbiamo accolto pochi mesi dopo il destro sotto la traversa con cui stese in coppa Intercontinentale gli argentini del River Plate.

Né scordiamo che a Monaco lasciarlo in panca contro il Borussia Dortmund fu forse un drammatico errore di mister Lippi, visto che appena entrato segnò una rete tanto inutile e illusoria quanto bella tecnicamente, con un colpo di tacco al volo. Difficile è però dire in quale polverosa lampada si fosse andato a cacciare il suo genio ad Amsterdam quando si perdette sì per un gol di Mihatovic segnato in fuorigioco di un metro abbondante, ma pure senza scendere di fatto sul rettangolo verde.

Impossibile è non ricordare la sua latitanza nella sciagurata finale di Old Trafford contro il Milan quando il Capitano era atteso a spazzar via le ombre e i timori e i tremori dovuti al forzato forfait dell’uomo più in forma e temuto del momento, Pavel Nedved. E ci lasciò ad aspettarlo, come si trattasse veramente di quel Godot beckettiano cui l’aveva accostato la perfida ironia dell’Avvocato.

Inimitabile nelle competizioni di ampio respiro e puntuale all’appuntamento con la Storia, 5 maggio 2002 compreso, il pur commosso cuore gobbo del maggio 2012 ad Ale non perdona il braccino tennistico mostrato in tante sfide secche. In casacca azzurra altrettanto. La rete dell’auf wiedersen alla Germania del 2006 è un due a zero siglato a tempo quasi scaduto, dopo che il colpo del Ko alle truppen di Klinsmann lo aveva già assestato Fabio Grosso, un Cazzola il cui destino fu benevolo. Quando sei anni prima l’uppercut decisivo avrebbe potuto sferrarlo lui ai cugini francesi nella finale degli Europei, sfoderò dapprima un obbrobrio mancino e poi una botta a colpo sicuro che però finì per centrare in pieno il corpo del pelato estremo difensore e noto sciupafemmine Fabien Barthez. Come tutti i totem e segnatamente quelli molto, forse troppo, longevi Alessandro Del Piero non è solamente il sorridente e accattivante caratterista che fa da spalla a un’ex Miss Italia nei caroselli. Ma anche uno del quale il compagno di squadra, e poi mister, Ciro Ferrara ha dichiarato che vuol giocare sempre lasciando così trapelare fra le righe una posizione di leadership forse non sempre accolta di buon grado fra le mura sacre dello spogliatoio. Sospettarlo è facile, vista la prontezza con cui rifecero i bagagli per lasciare Torino talenti come quello di Pippo Inzaghi che, a dispetto della mole di reti segnate insieme, con il Capitano non legò granché; e soprattutto quello di Zinedine Zidane, fra i pochissimi che forse avrebbero potuto finire per fare ombra al Moloch col numero 10.

Abbracci e ringraziamenti di circostanza a parte, con la sua liquidazione, e prima ancora con lo stesso arrivo del sergente di ferro Antonio Conte, si può pensare che la Vecchia Signora abbia voluto riattualizzare un principio ricorrente nella mitologia di ogni latitudine. La vita nasce o rinasce sempre dopo il sanguinoso sacrificio di una divinità, le cui membra dilaniate vengono poi offerte in pasto ai fedeli. Solo l’olocausto può garantire un’esistenza rinnovata e assicurarne la solidità e perennità. Per questo, se metaforicamente il 13 maggio del 2012 il Re è morto, si gridi ancora viva il Re. E per quanto le si possa augurare di no, è probabile che anche Alice avrà alla fine la sua bella dose di lacrime da versare su una maglia differente da quella numero 28 di Diego, bidone do Brasil. E naturalmente un altro idolo da sacrificare e incolpare per i suoi rovesci e le sue sofferenze sportive. Ora noialtri possiamo tornare a caragnare per i 22 anni che, direbbe De Gregori, ti volti a guardarli e non li trovi più. A ben pensarci, lasciarli in compagnia di Del Piero non è stato male.
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ugg rylan IL PARMA SI COMPLICA LA VITA

La Spezia PARMA SPEZIA 0 0Di Gennaro; De Col, Terzi, Giani, Lopez; Maggiore, Bolzoni (15’st Giorgi), Pessina; Mastinu (31’st Ammari); Granoche, Marilungo (37’st Forte). A disp. Bassi, Manfredini, Capelli, Ceccaroni, Forte, Soleri, Augello, Calabresi, Acampora, Vignali, Ammari. All. Fabio Gallo

Arbitro: Riccardo Ros di Pordenone

Assistenti: Paolo Formato di Benevento e Vito Mastrodonato di Molfetta

Quarto ufficiale: Marco Serra di Torino

Ammoniti: Bolzoni, Lucarelli, Terzi, Maggiore,
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Di Cesare, Sierralta, De Col

Espulso: al 41’pt Lucarelli per somma di ammonizione

Recupero: 1′(pt), 4′(st)20.04 L’ultima d’andata ci riporta a Parma dopo 36 anni, per una gara che ai tempi della serie C portava allo stadio più spettatori di questa sera. Due storie completamente diverse quelle di Parma e Spezia, perché quando i gialloblu vincevano coppe europee e primeggiavano nel campionato di serie A, la squadra bianca attraversava uno dei decenni peggiori della propria storia. E’ la sfida anche fra due tifoserie che sono state amiche per quasi 30 anni, paradossalmente senza nemmeno incontrarsi una di fronte all’altra, ma scambiandosi visite in occasioni delle partite più importanti: la storia dice che anche quel gemellaggio è finito in archivio in una serata estiva di dieci anni fa. C’è freddo al “Tardini”, come il copione impone: giocare la sera alla fine di dicembre rimane un’assurdità, fra le tante del moderno mondo del calcio. Tanta pioggia in mattinata sopra il manto erboso dello stadio, tanto da usare i teloni protettivi, per scongiurare eventuali allagamenti.

20.14 Spalti ancora semivuoti allo stadio, le squadre sono impegnate nel riscaldamento e a breve torneranno negli spogliatoi. Spezia con il 4 3 1 2, Parma col 4 3 3, atteggiamenti tattici simili per due allenatori che sono stati da calciatori compagni di squadra: non ci sono i “vecchi” bomber delle due squadre, Gilardino e Calaiò, curiosamente entrambi ex dell’altra squadra, e questo toglie un po’ di tasso tecnico alla gara. Non c’è il grande freddo temuto a Parma, dove i tifosi spezzini trovano una temperatura di 6: lo Spezia cerca la sua seconda affermazione esterna, dopo aver sfatato il tabù in quel di Vercelli. Trentadue punti in classifica per i ducali, 29 per gli spezzini: non sono poi così lontano le due formazioni, malgrado i diversi potenziali a disposizione.

PRIMO TEMPO.

Incontrarsi sul valico della Cisa, fra Pontremoli e Berceto,
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terre di chiese, libri, commerci e battaglie rusticane, come ogni luogo di confine che si rispetti. Quando ancora non c’erano nè strade nè auto e, chi non poteva permettersi un mulo si muoveva esclusivamente con le proprie gambe e la guerra decimava le città, c’era chi s’incamminava sulla Francigena e dopo tre giorni senza sosta, con scarpe e piedi distrutti dai chilometri, giungeva in Alta Lunigiana per comprare l’agognata farina padana, un lusso autentico per chi a due passi dal mare si cibava di patate e castagne. E’ per questo che in uno dei valichi più angusti del Paese, la vita delle genti è sempre stata in movimento, un tempo per mere ragioni di sussistenza poi, con destini moderni così diversi, per questioni di. opportunità. Ci piace partire da lontano per raccontare una sfida calcistica che mancava da 36 anni suonati e che mette di fronte Parma e Spezia, mai così vicino in classifica come stasera: i bianchi, che a poche ore da San Silvestro vestono lo smoking da trasferta, proveranno a giocare un bello scherzetto ai “cugini ricchi”, più costretti ad un risultato pieno per questioni di budget speso, aspettative della piazza e, soprattutto, rientri finanziari della nuova proprietà cinese. L’inizio, entrando in cronaca, però è tutto dello Spezia che lascia giocare l’avversario ma copre meglio le tre zone del campo, con una superiorità numerica a centrocampo che fa ben ripartire, anche grazie al movimento degli attaccanti. Il Parma va a folate e quando parte ha grande velocità sugli esterni e in particolare su Baraye che al 9′ prova a sfondare per vie centrali,
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fermato dall’intervento risolutivo di capitan Terzi. La catena di sinistra dello Spezia, con Lopez e Pessina, e quella omologa del Parma, con gli ex carpigiani Gagliolo e Di Gaudio prendono il sopravvento: sulle mancine le cose migliori del primo spicchio di partita.

Lo Spezia corre con ordine, il Parma a folate.

Il pressing dello Spezia inizia presto: addirittura sul palleggio con cui Lucarelli e compagni fanno ripartire l’azione, si sgancia anche Bolzoni alzando il baricentro della squadra una decina di metri. Velleitario il tiro da venti metri di Dezi, sfortunato è invece Granoche sul rimbalzo sfavorevole di un cross ben calibrato da De Col. Per gli aquilotti i problemi possono nascere solo sugli esterni dove il modulo è dalla parte dei padroni di casa: la chiave tattica dice che con undici piuttosto offensivo, tutti gli undici aquilotti sono coinvolti nella pratica conservativa e infatti il Parma fatica ad avvicinare il proprio fraseggio all’area ospite. Scozzarella cerca di farla viaggiare più velocemente possibile per evitare il ritorno dei giovani mediani spezzini, inesauribili, per Bolzoni non è gara facile, condizionata da un giallo discutibile ma preso davvero troppo presto. Decisamente più da ammonizione il pestone che Lucarelli rifilerà a Mastinu alla mezz’ora su un contropiede in superiorità numerica degli aquilotti: a 40 anni suonati un fallo d’esperienza che blocca una vera azione da gol. Mentre non si contano i cori contro dalle rispettive curve, la partita perde qualche lampo ma non il tono complessivo che la rende apertissima e aperta davvero ad ogni risultato: ci va davvero vicino la formazione di Gallo suna serpentina irresistibile di Marilungo che stoppa in corsa alla perfezione e gira una palla al centro dove Granoche si avventa contemporaneamente a Di Cesare, col difensore che ha la meglio.

Granoche sfiora il gol da album Panini. Collettivamente Parma inferiore, espulso Lucarelli!

Non perde di tono il match che si avvia all’ultima parte del primo tempo e lo Spezia continua a ben comportarsi nelle due fasi: al 37′ il pressing di Maggiore induce all’errore di impostazione Iacoponi e il centrocampista aquilotto vola verso la porta, premiando il movimento sul primo palo per Granoche nell’unico passaggio possibile: la palla arriva dietro il Diablo e il suo tacco in corsa fa venire i brividi alla curva Nord: se fosse finito in porta sarebbe stato puro cinema d’autore. Ma a strappare il copione della gara ci penserà Lucarelli al minuto 41: il difensore del Livorno, simbolo della rinascita del Parma, va a cercare fortuna su un calcio d’angolo e sostituisce la sua testa con un evidente tocco di mano, certamente più lapalissiano della famosa mano di Maradona: la palla non finisce nemmeno alle spalle di Di Gennaro ma Ros è a due passi e sventola in faccia al capitano il secondo cartellino giallo. L’inferiorità numerica toglie tranquillità al Parma, lo Spezia non sembra però voler cadere nell’inganno “del belinone” e cerca soprattutto di gestire psicologicamente i momenti del match, grazie a tanti giocatori esperti che ad ogni situazioni cercano un dialogo con l’arbitro. In due tempi Frattali dice no al mancino interessante di Mastinu mentre sull’asse Maggiore Granoche si costruisce una bella ripartenza, fermata solo da un fallo di mano dell’uruguayano. Ma l’aggressività della mediana spezzina è impressionante e anche un top player come Scavone va in grossa difficoltà su quelle simpatiche tarantole di Pessina e compagni. Di Cesare è costretto a stendere Marilungo che stava ripartendo, la gara entra nel vivo e il taccuino di Ros si riempie: il Parma prova a reggere, lo Spezia a trovare il colpo. Stupenda la piroetta di Maggiore che su una palla difficile si gira su se stesso come un Iniesta qualsiasi,
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scartando in un micron due difensori e anche se l’azione sfuma, i mille tifosi spezzini si spellano le mani a vedere quel ragazzo cresciuto a scogli e mezeta.

Dominio Spezia ma il miracolo lo fa Di Gennaro.

La gara sembra prendere lo svincolo della Parma Mare ma la B ti ricorda al 14′ che nulla è fatto senza certezze e su un calcio d’angolo battuto da Mastinu, la difesa del Parma allontana trovandosi in un contropiede 4 vs 3 ben orchestrato da Insigne che serve un pallone quasi perfetto per l’accorrente Scozzarella: diagonale a colpo sicuro ma Di Gennaro ci mette corpo ed istinto, deviando da grande portiere poi Pessina mura Baraye sulla seconda palla. Pericolo scampato e momento frizzante del match con la successiva rasoiata di De Col che non sorprende il bravo Frattali. A mezzora dalla fine una prima girandola di sostituzioni con gli ingressi di Giorgi, Nocciolini e Sierralta per Bolzoni, Baraye e Gagliolo, che esce con le lacrime agli occhi per un ginocchio girato malamente. Finito il pernicioso momento di caos, lo Spezia torna a macinare gioco col nuovo regista Maggiore ma i cambi giovano ai ragazzi di D’Aversa: gli aquilotti schiacciano sull’acceleratore soprattutto dalle parti di uno scatenato De Col, uno di quelli che più ha goduto dell’espulsione altrui. Al 19′ Mastinu prova a bucare un sempre attento Frattali, poi Pessina non inquadra la porta sempre dalla distanza: c’è meno facilità di palleggio da parte spezzina, il Parma cerca di alleggerire con qualche sortita.

Lo Spezia non ne ha più e spreca un finale favorevole.

Un quarto d’ora finale in cui anche lo stato delle batterie avrà voce in capitolo, mentre Gallo si gioca l’amuleto Ammari per un positivissimo Mastinu: smesso da tempo il pressing, la manovra non convince quanto nel primo tempo, mentre Pessina tenta l’ennesimo sinistro che non trova lo specchio pur da posizione invidiabile e con un gaudente pallone rimbalzante. Il destro di Ammari al 38′ è invece un siluro sulla testa di Serrialta che trovandosi sull’esatta traiettoria, si immola per la causa, davanti al suo portiere che probabilmente avrebbe fatto fatica a seguirla nel traffico visivo. Il Parma, con un grandissimo Di Gaudio, è raccolto nella sua area come in un tempio sacro, lo Spezia, con Forte al posto di Marilungo, ha un diavolo per capello ma anche poca freschezza mentale nei suoi tentativi, spesso superficialmente gestiti. Solo un guizzo, una giocata uno contro uno può far saltare il banco e lo Spezia del “Tardini” è mancato forse solo in quel tipo di brillantezza che ti fa andare in porta e fare gol. Perché la porta, oltreché sempre più piccola,
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sembra anche più lontana. Finisce in pareggio, tutto sommato specchio dell’andamento della gara ma Gallo non deve rimuginare: un punto d’oro alla vigilia, che diventa d’argento al fischio finale ma giro di boa a 30 punti, due in più di un anno fa. Un brindisi di San Silvestro con le migliori bollicine.

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Come si capisce dalla traduzione stessa (ovvero, in equilibrio si tratta di un corso che mira ad insegnare all metà del cielo come si ondeggia a dodici centimetri da terra.

Ovviamente, non esiste un rimedio universale, ma il trucco che comunque a pennello per ogni donna è quello di rimanere in piedi nel modo corretto, evitando di piegarsi e di contrarre i polpacci quando si cammina, rafforzando al contempo i muscoli più deboli (in genere, quelli del glutei): in questo modo, si controlla la muscolatura delle gambe e della schiena,
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impedendo che si scatenino dolori che possono anche diventare cronici, rendendo poi ogni passo (stilettoso o meno) una vera tortura.

I problemi più frequenti legati ai tacchi sono le ginocchia deboli e il mal di schiena spiega il dottor Martin Bell, che lavora come tecnico ortopedico a Clifton, vicino Bristol perché le nostre gambe sono degli ammortizzatori, che però danneggiamo se non usiamo nella maniera giusta quando camminiamo. Ecco perché lavoro con le donne, in modo da controllarne forza fisica e rigidità muscolare. In pratica, lo specialista filma la camminata a tacco alto delle sue clienti, per poi analizzarla insieme alle pazienti,
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trovandone i difetti (sia nella postura che nella stessa falcata) e suggerendo così gli esercizi necessari per correggerla.

La difficoltà maggiore continua il dottor Bell è quando una ragazza, che magari non ha mai fatto una corsa in vita sua o un esercizio per il controllo dei muscoli, indossa improvvisamente dei tacchi e pretende di muoversi come se avesse ai piedi un paio di infradito o di stivali Ugg, perché in realtà il suo corpo non capisce cosa sia successo e il rischio è di finire a gambe all Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, però, non sono solo le ragazze giovani ad andare dal medico lamentando dolori ovunque a causa dei tacchi esagerati. Ho molte clienti di mezz in genere donne in carriera, che si mettono a camminare sui tacchi dopo che in ufficio è arrivata una collega più giovane, che magari usa solo il tacco 12,
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perché sono convinte che il tacco dia loro maggior potere ed autorevolezza.

Insomma, bisogna dimenticarsi certe altezze una volta superati gli anta? Niente affatto conclude Bell ma occorre essere realisti e rendersi conto che anche con un tacco 5 o 7 si è comunque eleganti e che ci sono delle scarpe che sono semplicemente troppo alte per poter essere usate. Non a caso, a differenza della maggior parte delle ragazze normali, alle modelle viene insegnato a camminare su tacchi vertiginosi>. Vero. Eppure, malgrado gli insegnamenti ricevuti, il capitombolo da passerella è sempre in agguato, come confermato anche dalle ultime sfilate, segno che il tacco resta comunque scivoloso per tutte.
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negozi ugg roma Il matrimonio di Eva Longoria raccontato dai Beckham su Instagram

Eva Longoria ha subito aggiornato il profilo Instagram, all delle nozze le terze per l 41enne con il produttore televisivo messicano Jos Antonio Baston, per tutti Pepe, 47 anni. Ora si chiama Eva Longoria Baston. Social prima di tutto. Con l al dito.

In generale, tutto il matrimonio stato molto social. Amici e parenti, a cominciare dai super intimi David e Victoria Beckham, hanno documentato tutto sui loro profili, malgrado l concessa a un magazine di gossip americano. Victoria,
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d parte, ha avuto un ruolo importante nelle nozze: ha disegnato l dell (lo sposo era vestito italiano, in Brunello Cucinelli), un modello molto semplice in cr senza pizzo e strascico.

La cerimonia stata celebrata in Messico, nella residenza dello sposo a Valle de Bravo, non lontano da Citt del Messico.

Victoria ha raccontato, per esempio, di essere stata costretta dalla sposa a indossare gli Ugg. Lei che non esce senza un tacco 15. Erano a bordo pisicina. riesco a credere che Eva me li abbia fatti indossare,
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ma a una sposa non i pu dire di no scrive su Instagram.

Guarda la gallery, Eva Longoria sposa per la terza volta

Ricky Martin, Pepe, Eva Longoria e un amico della popstar (Instagram)

Il stato celebrato da padre Pedro, un prelato amico della coppia. Nessuna damigella per Eva, mentre erano presenti le figlie di Pepe, Tali e Mariana. siamo sposati nel nostro giardino, circondati da amici e le persone che amiamo: Pepe e io siamo marito e moglie scrive su Instagram la sposa.
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jimmy choo for ugg Il blog di Daniele Martinelli

norma su Sky che penalizza Sky é l dell Berlusconi contemporaneamente capo del governo e proprietario dei un monopolio televisivo Parole di Massimo D lo stesso buffone che qualche anno fa diceva che Mediaset é patrimonio degli italiani. La stessa Mediaset controllata dal piduista violento calunniatore che intima a Walter Veltroni di rompere col e violento Antonio Di Pietro. Ridere o piangere non cambia: ci vorrebbe che qualcuno spiattellasse sui connotati rifatti dell di Mangano che lui é l a vedere quell Di Pietro naviga da solo nel mare della politica italiana corrotta. Con una mano imbarca consensi di migliaia di pidini pentiti e con l lancia l al Partito Derelitto di Uolter Veltralema con un semplice Altro che forza riformista, come dice il pidino Andrea Orlando rifacendosi al popolo del Circo Massimo. Quello é stato soltanto un circo. La politica di opposizione é un cosa.

Intanto Rupert Murdoch sta a Silvio Berlusconi come il sole sta alla luna. Murdoch é editore in tutto il mondo di televisioni satellitari e giornali, Berlusconi é un golpista barricato nei palazzi piantonato a turno da D nella salvaguardia dei 6 canaletti televisivi che irradiano lo stivale. Da almeno 15 anni impone la legge marziale per dare a Publitalia ciò che sottrae alla Sipra Rai. Insiste al capezzale delle televisioni morenti il Berlusconi che si gira per non vedere la recessione e la crisi montante delle famiglie che lo travolgeranno. Vede soltanto il suo mercato privato delle televisioni. Con un decreto legge su misura raddoppia l agli abbonati Sky nella speranza di sottrarre qualche abbonato a Murdoch. Raggiunto l finisce anche il ruolo politico di questo brigante in cravatta e della sua consorteria asservita di ministri ombra.

I fatti del 2003 sembrano preistoria. Dimenticati i tempi in cui Murdoch entrava nella concorrenza televisiva italiana con la fusione di Stream e Telepiù, dopo le inutili scorribande di Berlusconi che intestava a suoi prestanome quest canale, per non dare nell di superare contro la legge la quota di proprietà del canale fissata al 10%. Non so quanti ricordano la vendita forzata di Telepiù da parte di Berlusconi alla francese Vivendi, successivamente rilevata da Murdoch sempre nel 2003. L in cui il magnate oceanico definiva il piduista moderno e di ampie vedute che certamente non distruggeremo L in cui Murdoch negava l del conflitto di interessi dicendo che Italia c pluralismo, Mediaset fa poca informazione a favore di Berlusconi poiché i suoi giornalisti vogliono dimostrare indipendenza L in cui Murdoch bollò la Rai berlusconiana come la gran parte dei media dopo 5 anni, il Berlusconi moderno e liberale risponde alle sviolinate col raddoppio dell sugli abbonamenti Sky, portandola dal 10 al 20%. Perché Ahilui nel frattempo sono raddoppiati anche gli abbonati alla pay tv, diventati 4 milioni e 600 mila (quasi 10 volte quelli di Mediaset premium) per un che raccoglie pubblicità per 250 milioni di euro.

Sky ha invaso l del piduista col quale ha costruito il suo impero economico e politico. La televisione. E come toccare i cuccioli alla leonessa. L al 20% é una scorrettezza istituzionale degna da dittatura colombiana che graverà sulle famiglie, in un settore, quello televisivo, che nell della grande recessione é oggetto di sgravi fiscali. Il governo inglese ha ridotto l sugli abbonamenti televisivi di 2 punti e mezzo. Nell di Berlusconi si pagherà l al 20% se ci si abbona a Sky, ma si continuerà a pagare soltanto il 5% se si comprano i giornali e il 4% se si paga il canone Rai. Mentre i governi di Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna attuano misure a sostegno dei redditi più bassi e dei lavori precari, il governo italiano dei piduisti differisce il pagamento dell per le imprese e non i consumatori. Gli stessi che tra un po saranno del tutto consumati assieme alla lingua dell di lustranatiche ad personam che votano le leggi del brigante.

Non stà a me giudicare se Sky sia o meno un bene di lusso,
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ma un partito ha aumentato una tassa.

Questo é diventato il paese dei bolli.

Se invece di ripristinare l al 20% per SKY Berlusconi avesse adeguato l a mediaset scendendola al 10%, quanti di noi avrebbero gridato al conflitto d Avremmo detto che si era fatto una legge ad personam per pagare meno tasse. Grazie a questo provvedimento invece é stato tolto un privilegio ad un colosso miliardario come quello di SKY che comunque aveva già aumentato il canone ai suoi utenti.

Tra il non fare ed il fare male e peggiorare, dovendo scegliere preferisco il non fare.

Attenzione, non sto difendendo la Sinistra(che non esiste più) poiché tutti gli schieramenti negli armadi hanno un ossario, altro che scheletri.

Il problema principale é che io sono un cittadino italiano che paga le tasse, se tu mi prendi per il cuxo un volta te la lascio passare. Se tu mi prendi per il cuxo 100 volte io mi incazzo e di brutto. Berlusconi e la sua equipe ha fatto questo. Prendere per il cuxo decine e decine di volte gli italiani e continua impassibile tutt non vedo chi fa le cose, io vedo come le fa e se le fà. Non mi interessa lo schieramento. Se una cosa é fattabene gliene dò il merito.

In un Paese come l che in tutti questi hanni ha perso su ogni fronte impeganandosi a gestire problematiche non primarie ha favore di pochi e a discapito di molti l di una politica seria e forte incentrata sulle REALI esigenze del Paese era prioritaria. Con la politica dello sono stati promessi mari e monti il risyltato attuale é che L continua a rimanere arretrata. Non esiste politica economica, sociale, industriale, non esiste un caxxo! Facciamo semplicemente ridere, e ringraziando Dio noi siamo itagliani e riuscuiamo a tirare avanti ma allos tesso tempo non abbiamo le palle per mandare a casa sta gente.

Per un cosa buona che fanno ce ne sono 50 fatte male, questo si traduce in un passo avati e 20 indietro.

Sarebbe troppo lungo discorrere di tutti gli anni di caxxate politiche ma a voi sembra normale che un uniformazione equa venga data da trasmissioni come REPORT? E che dopo trasmisioni come queste denunciano i fatti, solo allora la politica, a volte, si muove (vedi ultimamente discarica di Malagrotta). La vicenda Alitalia fa ridere, avete presente da chi é compolsto il CdA? Ci si é appellati al senso di responsabilità degli imprenditori per mantenere l della compagnia. Oro colati per i profani,
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io mi sono sbellicato dalle risate. Si sono fatti gli interessi di pochi per la disgrazia di molti. I debiti li pago anche io, la CAI, tempo un anno, verrà sicuramente assorbita da una compagnia più grande come ad esempio Air France o nella più rosea delle ipotesi gli italiani avranno una partecipazione minoritaria. La CAI rispecchia per filo e per segno l berlusconiana, prima i miei interessi poi, forse, quelli del Paese ma sempre se gliene viene qualcosa o a lui o a chi lo appoggia.

E il rimborso del 55%? Ma come parliamo di ecologia, risparmio energetico e rilancio economico e facciamo di tutto per stroncarlo. Poi si parla di Nucleare per riempirsi la bocca.

E ancora ieri a Porta a Porta, i soldi di SKY andrebbero per la Social Card. Ma perché era stata introdotta senza neanche avere la sicurezza della giusta copertura. Ma per favore, ma dove vogliamo andare con questa classe politica, a Ficulle al massimo.

Si può scegliere di vivere sapendo come si sta davvero o morire credendo che sia sempre tutto a posto. E solo una questione di scelte.

Mi dispiace, ma purtroppo non riesco propio ad essere daccordo con te o forse al 10%.

La critica alla sinistra la faccio anche io. Ma é la sinistra questa? La sinistra quella vera é morta già da un bel pò.

Privilegi e attaccamento alla poltrona vale per tutti.

Hai ragione quando dici che é TUTTA la politica che non va.

Dici che non sopporti l decisionale e Berlusconi ha la capacità di decidere, e celermente. E propio quel CELERMENTE che mi preoccupa. Il problema dei rifiuti in Campania che tu porti ad esempio é lungi dall risolto. Si é solo nascosta la polvere sotto il tappeto.

L altro esempio da te citato é stata gestita malissimo e come al solito da imprenditore mischiando gli interessi personali e la politica di scambio con gli amici.

Ecco vedi, qui la sinistra una volta tanto avrebbe fatto meglio ma non ha avuto il tempo.

Concordo al 100% con quello che scrivi al punto 1).

Dici che crederai che Berlusconi é pulito quando verrà condannato e messo dentro. O mi prendi in giro o sei ingenuo ma non credo

Con le leggi ad personam che si é fatto fare già da tempo, con le prescrizioni che non sono assoluzioni, con il lodo Alfano, con i suoi avvocati che sono anche in Parlamento in conflitto di interesse con il fatto che fra 4 anni e mezzo diventerà pure presidente della Repubblica: condannato e in prigione non lo vedremo mai.
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sconti ugg IL PENSIERO NASCE DAL DUBBIO

Possiamo ricapitolare col dire che l’origine del pensiero sta sempre in una qualche perplessità, confusione o dubbio. Il pensiero non è un caso di combustione spontanea; non accade punto secondo ‘principi generali’. Vi è qualcosa che lo occasiona e lo evoca. I comuni appelli a pensare, rivolti ad un bambino (come ad un adulto), senza tener conto della esistenza o meno, nella sua esperienza, di una qualche difficoltà che lo turbi o che alteri il suo equilibrio, sono altrettanto futili quanto, per cos dire, l’invitarlo a sollevarsi da terra reggendosi con i lacci delle scarpe.

Data una difficoltà, ciò che ne segue immediatamente è il suggerimento di una qualche via d’uscita; la formazione in via di prova di qualche piano o progetto, l’accoglimento di qualche teoria che dia ragione della peculiarità in questione, la considerazione di qualche soluzione del problema. I dati a disposizione non possono fornire la soluzione, possono suggerirla. Da dove nascono, allora, le suggestioni? Evidentemente dall’esperienza passata e dall’avere a disposizione un deposito di conoscenza rilevante. Se in passato si è avuta una qualche familiarità con situazioni del genere, se si è avuto a che fare con materiali della stessa specie,
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suggestioni pi o meno appropriate e capaci di venire in aiuto non mancheranno di presentarsi. Ma se non vi è stata una qualche esperienza analoga, la confusione rimane confusione. Anche quando un fanciullo (o un adulto) si trova personalmente di fronte ad un problema, è cosa assolutamente futile sollecitarlo insistentemente a pensare se egli non ha mai avuto in precedenza esperienze implicanti condizioni in qualche modo analoghe.

Vi può essere, tuttavia, uno stato di perplessità e così pure una precedente esperienza dalla quale emerge un suggerimento e ciò nonostante non esserci un atto di pensiero riflessivo. Infatti si può non essere sufficientemente critici nei riguardi delle idee che vengono in mente. Una persona può arrivare di colpo ad una conclusione senza vagliare i fondamenti su cui poggia, può andare avanti o indebitamente abbreviare l’atto di indagine e di ricerca; prendere la prima ‘risposta’ o soluzione che le viene in mente, o per pigrizia mentale, o per torpore, o per l’impazienza di raggiungere qualcosa di stabile. Si è in grado di pensare riflessivamente solo allorquando si è disposti a prolungare lo stato di sospensione e ad assumersi il fastidio della ricerca. Per molte persone, cos la sospensione del giudizio, come la ricerca intellettuale, rappresentano una cosa spiacevole: il loro desiderio è di porvi termine il pi presto possibile. Esse coltivano un iperpositivo e dogmatico abito mentale; o forse pensano che una condizione di dubbio debba essere considerata come una prova di inferiorità mentale. Questo momento, in cui l’esame e la prova affiorano nell’indagine, segna la differenza tra il pensiero riflessivo ed un cattivo modo di pensare. Per essere genuinamente pensanti, noi dobbiamo sostenere e protrarre quello stato di dubbio che stimola ad una completa ricerca, in modo da non accettare un’idea o asserire positivamente una credenza finché non si siano trovate fondate ragioni per giustificarla.
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www.ugg.com IL DIRITTO DI CONTRADDIRSI

Sotto un cielo quello di Parigi che sta sospeso come un baldacchino, si consumano i postumi di un anniversario sottotraccia, il 150 della morte di Charles Pierre Baudelaire. Per uno dei pilastri della letteratura mondiale di metà Ottocento, per un autore che ha influenzato epigoni e colleghi dagli Scapigliati italiani a Proust e Valéry, non sono risuonate celebrazioni particolari in Francia mentre nei giorni in cui moriva il 31 agosto 1867 un italiano girava un film sul maudit de I fiori del male.Sottotitolato in francese (e così resterà ora che andrà in Francia), il mediametraggio di 40 minuti firmato da Luca Bergamaschi vede passeggiare per la capitale l’attore goriziano Massimiliano Finazzer Flory, che lo sta facendo girare nelle sale d’essai italiane, partendo da Torino e Venezia. Parigi Baudelaire, promenade poétique è un breviario di strada in cui i versi del poeta sono l’unico filo conduttore, un percorso senza ciak, lungo la memoria di un esiliato in terra sullo sfondo della Francia di oggi. Ricorrendo alle traduzioni di Luigi De Nardis del 1964, Finazzer Flory interpreta un Baudelaire più decadente che dandy, dall’anima nera come il suo abito, posticcio come il papillon, consumato come le suole delle scarpe riparate con la paglia. L’andatura caracollante rende un’oscillazione continua tra vita e morte,
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fra annullamento e affermazione di sè, mentre di quel mondo che gli scorre indifferente alle spalle è egli stesso un’espressione. Realizzato in cinque giorni a fine agosto, alla ricerca delle nuvole giuste e di qualche imprevista goccia di pioggia conferma l’attore, il documentario si snoda in una quindicina di location diverse, aprendo sulla scarna tomba nel cimitero di Montparnasse dove Baudelaire tra le foglie accartocciate posa una rosa alla tomba di famiglia e a se stesso. Si sposta quindi tra luoghi di vita ebbe una trentina di residenze diverse a Parigi e le icone della capitale, dalla Senna a Les Invalides, dalla Défense alla Torre Eiffel, dal teatro dell’Opéra fino ai Giardini del Lussemburgo, dove il busto ricorda i trastulli del bambino. All’Htel Du Quai Voltaire il poeta soggiornò mentre componeva la sua raccolta più famosa la troupe ha affittato la camera numero 59, e qui ha girato le scene finali, accanto al ritratto e alla scrivania su cui il poeta è stato chino per giorni. Oltre che da I fiori del male, Finazzer Flory attinge prosa e lirica a La moneta falsa, declamandola davanti alla Borsa, a Lo straniero, a Il cigno,
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a Il viaggio, fino ad Elevazione e Lo spleen di Parigi. E’ al parnassiano caduto dal cielo che il docufilm rende omaggio secondo una prassi consolidata da Finazzer Flory che con le letture sceniche ha portato nel mondo l’Italia di Marinetti, Verdi, Collodi e Manzoni e sul palco le verità di Cervantes, Dostoevskij, Kafka, Proust e Borges. Già assessore dal 2008 al 2011 nella giunta Moratti, l’attore privilegia operazioni culturali come quella in corso a Ca’ Foscari, a Venezia, che celebrerà in aprile il 150 con uno spettacolo teatrale.Nel solitario faccia a faccia con Baudelaire (unica presenza femminile è l’attrice Diana Augusta Stauer), nel dualismo tra parola e pensiero, l’attore rivendica l’attualità del ribelle nella luce livida davanti al Bataclan, il locale dove nel novembre 2015 s’è consumata una tra le più orribili stragi terroristiche, per recitare Dove sono i nostri amici morti? Perché siamo qui? Il numero delle anime è finito o infinito? Che cosa è la libertà?. E col sottofondo della musica di Stefano Salvatori, eccolo rivendicare tra i diritti innominati quello che ha praticato per l’intera turbolenta esistenza,
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il diritto a contraddirsi e quello che egli stesso tentò col suicidio, il diritto di andarsene.