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MONSUMMANO. Le griffe sono il polmone che ha ridato fiato al distretto calzaturiero della Valdinievole, ma possono essere anche la morsa che lo mette in difficoltà. Il rapporto stretto tra le aziende locali e i grandi marchi della moda ha rilanciato un distretto fiaccato dalla crisi dopo il boom degli anni ’80 e ’90 nato sul successo dei mocassini cuciti a mano. Un successo spremuto fino all’ultimo, sfruttato e svenduto a cani e porci, come dice un artigiano storico, fino al rischio di seppellire con il mocassino anche il distretto. Oggi nel sopravvissuto e rigenerato polo delle scarpe operano circa 270 aziende, tra calzature e indotto, con 2.100 addetti, un fatturato stimato in 280 milioni l’anno e un export che cresce. I problemi non mancano, ma si può dire che le scarpe hanno ripreso a camminare.

Second life: il lusso. La seconda vita del distretto è fatta di lusso e di grandi negozi. Nasce con la scelta di legarsi alle grandi firme della moda. Le griffe che negli anni del mocassino avevano avuto modo di conoscere e apprezzare le capacità produttive e creative delle piccole aziende della Valdinievole si sono proposte come committenti, trasformando quest’area in una grande fabbrica diffusa e spezzettata che lavora per loro. Prima si faceva soprattutto la quantità e le aziende piccole andavano sul mercato con i loro marchi. Adesso c’è ancora qualcuno che lo fa, ma la maggior parte si è trasformata in contoterzista di alta qualità per le grandi griffe. Gucci, Ferragamo, Prada e Miou Miou, Armani, Chanel, Dolce e Gabbana, Versace, Chloé. Non c’è praticamente firma del glamour che non produca da queste parti le scarpe da donna e da uomo vendute per centinaia di euro in tutto il mondo. E quasi tutte le aziende locali lavorano per le grandi griffe totalmente o parzialmente.

Gucci ha fatto shopping. Nel caso di Gucci la collaborazione è diventata acquisizione. Il Gruppo Gucci ha infatti rilevato da più di un decennio il calzaturificio Paoletti di Pistoia e la TigerFlex di Monsummano che ha come amministratore Federico Bartoli, presidente dei calzaturieri di Confindustria Pistoia. Paoletti produce per la griffe le scarpe da donna, Tiger Flex quelle da uomo.

Committenti e terzisti. In tutti gli altri casi il rapporto è quello tra committente e terzista, con l’azienda locale talvolta legata da un’esclusiva alla griffe, in altri casi libera di lavorare per più firme e al tempo stesso realizzare anche marchi propri con i quali andare sul mercato. E’ il caso della Madaf di Castelmartini, 25 dipendenti, terzista per griffe famose, ma nei negozi con il proprio marchio Mario Fagni, nome del titolare. O di Alberto Gozzi (Chiesina) che lavora con diverse firme, ma ha anche un marchio proprio con più linee di fascia medio alta, showroom e boutique a Mosca.

Vantaggi e svantaggi. La stretta collaborazione con le griffe ha pregi e difetti. E’ un vantaggio, per esempio, la garanzia di una quota di fatturato che non dipenda dalla capacità di aggredire il mercato internazionale, operazione per la quale occorrerebbe una struttura commerciale per l’estero ben strutturata, come spiega Giuseppe Gori, segretario della sezione calzaturieri di Confindustria Pistoia. Per le griffe il distretto offre grandi opportunità di sviluppo perché qui ci sono le competenze. Da un bozzetto le nostre aziende sono capaci di tirar fuori un modello di alto livello. Loro sanno come tagliare i pellami, sanno come sviluppare l’idea e industrializzarla, senza che le griffe si debbano caricare di rischi e di un oneroso settore progettazione. Un bel risparmio. Anche perché le responsabilità di eventuali fallimenti sono spesso sulle spalle delle aziende produttrici. E questo è già un primo svantaggio.

Natalini e Ferragamo, rose e spine. “Sergio Natalini” è uno dei calzaturifici più grossi della zona, ha sede a Pieve a Nievole e due stabilimenti, dà lavoro a 150 dipendenti interni e ad altri 50 lavoratori esterni. Nato nel 1972 come tomaificio, è uno di quelli che ha fatto la scelta di legarsi in esclusiva a una grande griffe, in questo caso Ferragamo, un nome che nel mondo significa scarpa italiana di altissima qualità. Grande prestigio e commesse sicure. Da qui escono ogni giorno 1500 paia di scarpe per un fatturato di circa 16 milioni di euro. Ma non sono tutte e rose e fiori. Perché da Ferragamo arrivano il bozzetto della scarpa e il pellame e eventualmente l’accessorio fashion, poi tutto il resto è compito dell’azienda di Pieve a Nievole. Natalini è tra i fornitori storici di Ferragamo, tra i pochissimi esclusivisti e tra i primi anche come quantità prodotte. Ma il rapporto con la griffe è diventato più difficile. E se la famiglia Ferragamo è molto attenta alla qualità, il management guarda forse più ai costi e ai risparmi. I manager hanno aumentato il numero di aziende terziste (ora sono una trentina) a cui si rivolgono, molte del sud, creando una sorta di concorrenza interna che comprime sempre di più i margini dei terzisti, stretti tra i compensi fissati dai committenti e i costi vivi di produzione. In questo caso i prezzi per i terzisti sono fermi al 2009, l’anno peggiore di tutti si fa notare quando il rapporto euro dollaro era a 1,50. Così anche alla Natalini è arrivata un po’ di cassa integrazione. E ci si interroga sulle scelte del futuro prossimo.

Gli altri problemi. Che il matrimonio con le griffe non abbia cancellato i problemi lo conferma anche Michele Gargini, segretario Filctem Cgil Pistoia, ricordando che negli ultimi anni ci sono state anche chiusure di aziende e qualche ridimensionamento. E’ il caso del calzaturifcio Parlanti di Monsummano, che lavora in proprio e per Prada, alle prese con cassa integrazione e mobilità. Gargini segnala altri due nodi: Il rapporto consolidato con le griffe dice dovrebbe anche valorizzare le imprese e garantire più stabilità. I committenti dovrebbero impegnarsi, quando è necessario, a trovare anche altri gestori per non far chiudere le aziende. Il secondo problema è superare il passaggio generazionale. Via via che i dipendenti più anziani vanno in pensione, non ci sono giovani che sanno fare quel lavoro. Si rischia di disperdere un capitale umano, una manodopera capace.
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Apertura in via eccezionale ai non residenti per il “Bando per la visita dell’isola di Montecristo per i residenti nei comuni delle Isole dell’Arcipelago Toscano Anno 2016”

In riferimento al “Bando per la visita dell’isola di Montecristo per i residenti nei comuni delle Isole dell’Arcipelago Toscano Anno 2016” scaduto il 3 ottobre 2016, si comunica che, in considerazione delle poche domande pervenute e della necessità per l’Ente di coprire i costi del vettore, si proroga fino al 7 ottobre e si apre in via eccezionale ai non residenti.

Fino al 7 ottobre sarà possibile iscriversi alla visita riservataagli adulti di età almenosuperiore a 14 annicompiuti, i bambini di età inferiore non saranno accettati per la difficoltà dei percorsi naturalistici da affrontare. A tal proposito si raccomanda di affrontare l’escursione solo se in condizioni fisiche idonee ad una escursione impegnativa,
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ricordando che l’isola non è dotata di alcun servizio.

Per iscriversi occorre pagare la quota di iscrizione di 60,00che comprende il trasferimento con la barca e la visita guidata dell’isola nella giornata fissata. Il pagamento, a favore dell’Ente Parco Nazionale Arcipelago Toscano, può essere effettuato con bonifico effettuato su

IBAN IT 16R 01030 70740 0000 01726 467con causale “Montecristo” e conil recapito telefonico dell’interessato. Le domande incomplete o non conformi saranno considerate nulle.

A bordo della imbarcazione durante il viaggio di andata sarà effettuata la preparazione alla visita con un seminario informativo.

La visita è prevista per Domenica9 ottobre 2016 e, in caso di avverse condizioni meteo,
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sarà spostata alla Domenica successiva 16 ottobre.

Le visite a carattere escursionistico sull’Isola saranno effettuate in due gruppi distinti, su due percorsi differenziati, ciascuno di 50 persone, accompagnate da una guida ambientale escursionistica e con la guida del Corpo Forestale dello Stato.

Coloro che pur avendo pagato l’iscrizione, per qualche motivo sopraggiunto,
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non potessero partecipare, non potranno esigere il rimborso della loro iscrizione ma potranno farsi sostituire da una persona adulta purchéresidente, comunicando al Parco, via posta elettronica gli estremi di riconoscimento.

L’escursione sull’isola di Montecristo dura circa 4 ore, ha un percorso in parte ripido,
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richiede scarpe e abbigliamento da trekking, acqua e pranzo al sacco a cura dei partecipanti.