ugg coupon Il bricolage domestico degli ausili per disabili

A volte è necessario essere un po’ critici per ridimensionare le situazioni. Credo che non sia una scoperta di oggi quella di accertare quanto siano cari alcuni ausili a fronte del loro effettivo costo nel materiale. la mia sedia rotelle, mi disse (ridacchiando): ” ci saranno, si e no 100.000 lire di metallo” (lo disse in dialetto veneto e vi assicuro che risi a crepapelle). Siamo d’accordo che è così anche per le automobili di lusso e altri aggeggi per cui si paga la manifattura, la tecnologia, l’ingegno e l’assemblaggio più che il materiale. per questo che è auspicabile una VERA revisione del Nomenclatore Tariffario, che parta dalle esigenze del disabile/paziente e non dal bilancio, ma che verifichi anche gli effettivi costi degli ausili senza però voler risparmiare sulla salute. (Martina)

Un ausilio per l’ auto costa 10.000 euro. In Thailandia si trova per pochi spiccioli.

C’è chi la crisi la sente più, chi meno. Chi deve tagliare il superfluo soffre, ma sopravvive. Chi deve rinunciare a un ausilio per vivere, piuttosto si arrangia e se lo costruisce da solo. Il problema dei costi proibitivi degli apparecchi che consentono a molti disabili una vita appena decente è sempre più diffuso, questo ha acceso una straordinaria attitudine al fai da te da parte dei genitori e parenti. Chi ha un figlio disabile dovrebbe ritagliare dal suo budget familiare cifre notevoli,
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non sempre per tutti è possibile.

Occorrono 4.400 euro per un passeggino, 1.900 per la cappotta abbinata, 300 euro per un pezzo di ferro su cui scorre un sedile, 1.000 euro per una seggiolino in gommapiuma e velcro, 870 euro per un paio di scarpe taglia 32, 34.000 euro per una sedia a ruote: non oggetti di lusso, ma ausili indispensabili per rendere meno faticosa la vita di bambini e adulti con gravi disabilità. Sono naturalmente prezzi che costringono molte famiglie a ingegnarsi ad adattare o addirittura inventare di sana pianta, ausili per i loro figli o nipoti. Il fenomeno è noto già da qualche tempo in Francia, dove addirittura esiste un concorso, promosso da Handicap International e Leroy Merlin, che da 15 offre un sostegno materiale alle migliori invenzioni proposte da parenti e amici di disabili.

Un’inchiesta fatta da “Redattore Sociale” ha permesso di individuare anche nel nostro paese esempi eccelsi di questo particolare bricolage. Aldo Dall’Ara,
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nonno Aldo, per portare la nipote Elena a spasso per il centro di Cesena ha inventato la “tricicletta”. Si tratta di una mountain bike a cui ha adattato anteriormente un carrello dove può far salire la carrozzina della ragazza e portarla in giro per vari chilometri, piuttosto che il solito giretto al caldo spinta a mano per la città.

Il problema dell’ausilio auto costruito nasce anche da una perversa normativa che permette alle ditte costruttrici l’ assoluto monopolio degli apparecchi per disabili. Chiara Bonanno è un’assistente sociale e mamma di un ragazzo con grave disabilità, dal suo blog lancia una provocazione: “Per abbassare i costi degli ausili, ci vorrebbero i cinesi!” Per la Bonanno ci sarebbe una grande speculazione nel mercato nazionale degli ausili. “La particolare carrozzina di mio figlio, costa 34.000 euro, come un’automobile di lusso. Un mio amico disabile passa sei mesi l’anno in Thailandia: ha comprato lì un ausilio per l’automobile, molto semplice, che serve a comandare un pedale con le mani: l’ha pagato pochi euro, mentre qui costa più di 10.000 euro,
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perché in Italia c’è una sola ditta che lo produce.” Così le famiglie si arrangiano e fanno di necessità virtù.

E’ mortificante scoprire dall’ inchiesta di Redattore Sociale che un ausilio per la seduta, fatto di velcro e gommapiuma, chiamato Squiggles, viene venduto a circa 1.000 euro, ma con 100 euro di materiale e l’ aiuto di un terapista molti hanno imparato a farselo in casa. Ancor più paradossale è scoprire che i prodotti più riusciti dell’ ingegno, che nasce dalla disperazione dei genitori, possono a loro volta “ispirare” il mercato. E’ il caso del “guscio”, una seduta in gommapiuma che si modella sulla persona disabile, nasce dall’idea di un genitore che l’ aveva costruita in casa, non potendosi permettere soluzioni molto più costose. Un’azienda di Reggio Emilia ha ripreso l’idea, l’ha modificata e ora si rivende il guscio a più di 1.500 euro.
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ugg knightsbridge IL MERCATO VA AMPLIATO

C’era una volta una piccola piazza vuota. Per chiunque si rechi oggi in piazza del Borgo Vecchio a San Vito, ogni giovedì mattina, immaginare quello steso spazio vuoto e senza voci non solo è difficile, è quasi impossibile. A dare vita al mercato di S. Vito infatti sono loro, residenti e negozianti, che in coro lanciano la proposta per il nuovo anno: nuovi banconi dalle offerte più variegate e una piazza ancora più piena.

Il tempo dei bilanci è arrivato. A un anno dall’iniziativa della sezione Ascom di S. Vito, il paese si interroga sulla novità del mercato e sulla sua effettiva efficacia.

A lanciare l’iniziativa,
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infatti, poco meno di due anni fa era stato Sante Cavedon, storico negoziante nonché caposezione dell’Associazione Commercianti di S. Vito. Che così racconta. Era una lamentela ovunque. I clienti continuavano a sottolineare la mancanza di generi di consumo. Con il risultato rammenta ancora adesso contrariato il commerciante , che le massaie si spostavano verso i mercati di Schio e Malo, lasciando in paese solo gli anziani. E’ così che io e l’Associazione ci siamo attivati per fornire un servizio in più al nostro Comune.

A distanza di diversi mesi dalla prima apparizione in piazza, il brulichio di scarpe e borsette del giovedì mattina testimonia solo in parte la riuscita di una iniziativa richiesta da tempo dai residenti. Molto più che entusiasti infatti si dicono gli stessi commercianti della zona, che salutano quasi con gratitudine la ritrovata vivacità della piazza e delle vie. Ben venga il mercato,
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perché porta movimento e visibilità commenta infatti Alfonso Rizzi, titolare dell’omonimo negozio di alimentari lì vicino . Il giovedì gli incassi sono decisamente aumentati, e nel negozio entra molta più gente.

Ma se in fatto di vivacità i banconi di scarpe e di frutta e verdura hanno toccato nel segno, è nella varietà delle merci che i residenti azzardano una piccola lamentela. I giovedì mattina in piazza hanno risvegliato un paese che fino a poco tempo fa sembrava essere solo un dormitorio spiega Giuseppina Ciscato, intenta a scegliere qualche regalino Natale . Ma mancano ancora i banchi della rosticceria e dei formaggi. Perché privarsene, visto che ci starebbero?. E a dare ragione alla clientela, ci pensano gli stessi venditori ambulanti. Questo mercato risponde bene,
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la gente ne aveva proprio bisogno commenta Walter Pavan dal suo banco di frutta e verdura. Tuttavia per essere totalmente efficace dovrebbe variegare la sua offerta, studiando una migliore disposizione della merce.

red ugg boots Scarpa e Scarpone da trekking

sport invernali: tutti;Registrandoti avrai accesso a tutte le funzioni dello Skiforum e la navigazione sarà più veloce (non apparirà più questo messaggio di benvenuto). NON le mojito, che vanno bene per lo struscio in corso italia a cortina e poco più.

quello che penso è che la scelta sia molto soggettiva. io non sopporto il sentirmi la caviglia bloccata, con scarpe alte non riesco a mettere dieci passi uno in fila all’altro senza diventare idrofobo. neanche con quelle da basket, per intenderci. fortunatamente dispongo di caviglie abbastanza solide da non aver bisogno di ulteriore sostegno. altri invece hanno bisogno di sentirsi la caviglia protetta in tutte le situazioni. quindi per loro ben vengano gli scarponi.

tutto sta nel capire di cosa si ha bisogno e con cosa ci si trova meglio.

vai vai prova e vedrai che non torni indietro, anche io son cresciuto con la filosofia del solo scarpone duro e puro, ma ho capito che ormai non ha più tanto senso (almeno per me)

nella stagione calda c’è poi un discorso di traspirazione non indifferente per chi come me suda come un suino e gli sudano anche i piedi.

l’importante è che prendi una buona scarpa tecnica, non roba da 40 euro.

poi personalmente con l’allacciatura delle salomon ho definitivamente svoltato, stracomoda, veloce e multiregolabile in un attimo.

con le scarpe e scarponi a stringhe son sempre lì a stringere e smollare poi ristringere perchè si son smollati, poi riallargo perchè ho stresso troppo il destro madoooo non finisco mai

per quanto riguarda le bisce a meno che sei pazzo e le calpesti il problema non si pone dai!

ormai la specializzazione è talemente spinta che ogni attività in montagna ha la sua attrezzatura anche nel caso delle scarpe, che secondo me sono il materiale tecnico principale per andare in montagna.

Io non bado a spese (si fa per dire, nel senso che ci tengo molto alla sicurezza delle mie caviglie e dei miei ginocchi/aricolazioni inferiori) quando si tratta di acquistare un paio di scarponi/scarpette.

Io uso le salewa per fare avvicinamento e sentieri facili, mentre gli scarponi di zamberlan per escursioni più impegnative o quando devo fare più di due giorni di trekking (sempre legato al fatto di non sovraccaricare le caviglie e le ginocchia, sono dell’idea che è meglio spendere 100 in materiale che migliaia di euro in fisioterapia compromettando la propria salute ed integrità fisica).

Cmq le ho appena guardate. che voglia che mi è venuta (ieri ho usato le salewa. ma non sono mai sazio di montagna)

Una buona scarpa “bassa” e tecnica va benone per qualsiasi tipo di trekking (con qualsiasi tipo di terreno) e anche per le ferrate!

La suola Vibram usata per quelle che chiami scarpe basse/tecniche è la stessa usata per gli scarponi!
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(non per tutti i modelli ovviamente ma per la maggior parte)

Io uso normalmente un paio di Xplorer della Sportiva e non ho nessuna difficoltà per i trekking, le ferrate e sinceramente con quelle ho fatto anche la Normale del Catinaccio (III+)!

Per il discorso della caviglia dipende anche dalla camminata, non solo dalla scarpa!

Sono andato in montagna con persone con gli scarponi alti, che ti veniva la pelle d’oca a guardare come camminavano in alcuni passaggi. (non solo in discesa)

Sono effettivamente delle scarpe comode per molti utilizzi e molte volte possono essere più utili (più utili rispetto al contesto e tipo di attività intendo) che non uno scarpone!

Esempio pratico: fine settembre scorso, ho accompagnato un amico a fare la salita al Picco della Croce 3132m in val Pusteria! Salita lunga (1400m dls circa) e lungo rientro, ma nel complesso facile, nulla di alpinistico o altro. il mio socio si è fatto “spaventare” da 3 dita di neve fresca che aveva fatto il giorno prima e decise di venire con gli scarponi, io invece ero con le Explorer! Risultato: il mio amico arrivato alla macchina con le gambe pesanti e piedi doloranti, io ero stanco ma avevo gambe e piedi decisamente messi meglio! (lasciamo stare il discorso di allenamento e prestazione fisica. ti ho fatto solo un esempio per comparare le 2 calzature diverse)!

a questa domanda darei questo genere di risposta personale frutto di alcuni anni di esperienza: alla gente “tecnica” piacciono la leggerezza dello scarpone (e li fanno sempre più leggeri grazie a nuovi e sempre più tecnologici materiali) , che dia sicurezza alla articolazioni (caviglia in primis) e che allo stesso tempo ti permettano indipendentemente dalla lunghezza/difficoltà di essere agili e di riavere i tuoi piedi in consizioni accettabili subito dopo averle tolte (ho visto gente con piedi deformati da quanto gonfi > il giorno dopo se devi ripartire,
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riparti dal letto).

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